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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 19/07/2013 @ 07:34:36, in Mobile, linkato 1541 volte)

Nel mercato mobile europeo, è Android la piattaforma maggiormente installata sugli smartphone. Il sistema operativo di Google è infatti presente nel 70,4% di tutti i device distribuiti nel vecchio Continente: una quota nettamente superiore a quella dei diretti rivali, ovvero iOs e Windows Phone.

La nuova analisi di mercato giunge da Kantar Worldpanel Comtech che, attraverso un report condiviso in queste ore evidenzia il dominio assoluto del robottino verde nel territorio europeo. Android rappresenta la piattaforma maggiormente scelta dai consumatori, molto più di iOs installato negli iPhone che si attesta a un 17,8% dello share, e di Windows Phone, che ha solo un 6,8%.

Il successo di Android in Europa può esser soprattutto attribuito agli smartphone Samsung della serie Galaxy, che hanno rappresentato circa la metà di tutti i telefoni cellulari distribuiti. Android viene dunque amato più in Europa che negli Stati Uniti, territorio in cui è comunque leader con il 52% del mercato, ma al contempo dove la sfida con iOs si gioca da più vicino: la piattaforma di Apple possiede infatti un 41,9% di share, mentre Windows Phone è solo al 4,6% ma registra buoni ritmi di crescita.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 17/07/2013 @ 07:43:48, in Mobile, linkato 1775 volte)

 Mobile Surfer italiani hanno mediamente 27 App installate sul loro smartphone, ma ne usano ogni mese circa la metaÌ, e ogni giorno in media 5. Nel contempo hanno hanno una media di 8 bookmark salvati nel Mobile browser, e dichiarano di accedere al Mobile Web 9 volte al giorno, nella maggior parte dei casi passando attraverso il motore di ricerca.

Queste in sintesi sono le principali risultanze della ricerca condotta sugli utenti di Mobile Internet italiani dai ricercatori dell’Osservatorio Mobile Internet, Content & Apps della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con Doxa: ricerca che fa parte del report 2013 dell’Osservatorio presentato la settimana scorsa.

La Ricerca eÌ stata realizzata nel maggio 2013 su un campione statisticamente significativo di 1.030 individui utenti di Telefono cellulare/Smartphone che scaricano e/o utilizzano App, e ha approfondito in particolare due temi: l’approccio degli utenti all’uso reciproco di Mobile App rispetto ai Mobile Site, e la propensione all’acquisto di App.

 

Il 64% preferisce il Mobile Site all'App

A questo proposito, un altro dei responsi più interessanti dell’indagine è che c'è una certa sovrapposizione tra Mobile Web e App: nel 64% dei casi, infatti, dichiarano di accedere spesso o qualche volta a un Mobile site, anche se hanno un’App che offre gli stessi contenuti. In questi casi, i principali motivi che spingono a preferire il browsing sono la maggior abitudine a navigare sui siti, la maggior completezza di informazioni che il sito propone, e il fatto che si arrivi al sito tramite il motore di ricerca.

Inoltre emerge che un numero giaÌ consistente di utenti (41%) naviga sui principali siti da Mobile lo stesso numero di volte in cui vi accede da Pc. Questo avviene soprattutto per informazioni relative al meteo, per la lettura delle e-mail e per l’accesso ai Social network.

Per quanto riguarda, invece, la seconda area di indagine, ovvero la propensione all’acquisto di Mobile App, quasi la metaÌ degli utenti dichiara di avere solo App gratuite e un ulteriore 46% prevalentemente App gratuite; solo il 6%, quindi, ha in prevalenza App a pagamento. Uno dei motivi principali di questa ritrosia all’acquisto è la scarsa propensione a registrare la propria carta di credito sullo Store di riferimento: solo un terzo dichiara di averlo fatto, percentuale che sale al 64% per gli utenti Apple.

 

Il 71% dei giovani userebbe il credito telefonico

In effetti un quinto degli utenti dichiara esplicitamente di aver rinunciato all’acquisto di App percheì non voleva inserire la carta di credito, anche se il 77% di chi invece ha registrato la carta, poi l’ha usata almeno una volta nel corso dell’anno e il 60% nell’ultimo mese, a dimostrazione che chi inizia ad utilizzarla, poi lo fa di frequente. Oltre il 40% non eÌ invece disposto in assoluto a spendere soldi per acquistare contenuti.

Un modo per superare l’ostacolo della ritrosia sulla carta di credito, e allargare così notevolmente la platea dei potenziali acquirenti di App, è quella mettere a disposizione il credito telefonico come alternativa di pagamento. In generale infatti piuÌ della metaÌ dei Mobile Surfer che non hanno registrato la carta di credito sugli Store dichiara che preferirebbe usare il credito telefonico per pagare le App, percentuale che sale al 71% per i giovani tra i 15 e 24 anni.

Infine tra i diversi altri aspetti approfonditi dall'indagine, uno dei più interessanti è la qualità percepita della velocità di navigazione, da cui emerge che il 17% la giudica molto buona in generale, ma la grande maggioranza (79%) la definisce “molto variabile”, soprattutto in funzione del luogo in cui ci si trova: meno problematica risulta la variabilità legata ai contenuti. Di fronte a questa situazione, ben tre Mobile Surfer su quattro sarebbero disposti a pagare per avere la garanzia di una qualità e navigazione della rete decisamente migliore, ma in gran parte (57%) solo se il costo aggiuntivo è contenuto.

Via Wireless4Innovation

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Qualche tempo fa ho avuto il piacere di essere ospite della Adobe Digital Academy a Padova per parlare di digital transformation e insieme ad alcuni colleghi e al pubblico presente abbiamo dato vita a un dibattito molto interessante che mi ha confermato molte delle idee che avevo espresso sul tema qualche giorno prima.

Una cosa mi è apparsa particolarmente evidente: in alcune aree di marketing (digital e non) è piuttosto chiara la percezione del cambio di un paradigma ma si tratta di un argomento estremamente vasto e pervasivo che va a toccare ovunque l’organizzazione. E che dunque non può essere affrontato e gestito solo da un manipolo di innovatori.

Immagine tratta da http://chiefmartec.com/

Lo scenario d’altra parte è chiaro: come scrive Scott Brinker sul suo blog  la tecnologia cambia esponenzialmente mentre le organizzazioni lo fanno in modo logaritmico, ossia molto più lentamente.
Un fatto comune probabilmente ma che non è da vedere in modo deterministico e irrimediabile.

Il punto però allora diventa: chi è che decide veramente sulla digital transformation? Se lo chiede anche Gartner.
Di certo è necessario il committment dei vertici aziendali ma mio avviso questo non basta perché il cambiamento non può essere solo imposto ma deve essere adottato.

Prendiamo i 5 pilastri per il futuro che Brian Solis individua in suo recente lavoro:

1. Vision and leadership
2. Engaged customers
3. Empowered employees
4. Collaborative innovation
5. Internal agility in processes, systems, and decision making

In questi punti c’è tanto il vertice quanto il corpo dell’organizzazione e dunque, di nuovo, è impensabile che tale e tanta trasformazione possa avere successo se vissuta e gestita da un manipolo di digital marketers o di persone di IT.

Di certo poi non è solo un fatto di tecnologia, mezzi come il mobile e il cloud hanno cambiato il modo di lavorare in termini potenziali ma alla fine, come recita la legge di Conway, “any piece of software reflects the organizational structure that produced it“.

In positivo e in negativo.

Immagine tratta da http://www.citeworld.com

Io credo che quindi oggi sia quanto mai necessario avere delle figure in azienda che abbiano il know tecnico per capire le nuove opportunità ma anche la capacità di raccogliere i bisogni delle persone che fanno parte dell’organizzazione per metterli a fattore comune con la strategia complessiva.
Tali figure devono avere l’autorità per influire davvero sui processi e sulla mentalità e il tempo di lavorare a stretto contatto con tutte le aree interne per farsi portatrici del cambiamento.

Talvolta le organizzazioni hanno paura di semplificare  ma in realtà è solo andando a risolvere gli aspetti organizzativi e motivando le persone a migliorare tramite la collaborazione e l’innovazione che si può poi essere pronti alle nuove sfide.  Compreso il marketing integrato.

Voi che cosa ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via Internetmanagerblog.com

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Di Altri Autori (del 09/07/2013 @ 07:09:07, in Social Networks, linkato 2010 volte)

Era stato presentato a gennaio come la rivoluzione definitiva di Facebook, finalmente pronto a operare anche da motore di ricerca vero e proprio, almeno al suo interno: da oggi Graph Search è disponibile per tutti gli utenti, che potranno trovare foto, dati e post nel mare magnum di informazioni del sito, semplicemente usando chiavi di ricerca.

Graph Search basa il suo funzionamento su un algoritmo semantico, così da rovistare tra i contenuti di Facebook e scovare per associazione quelli richiesti dagli internuati, lavorando in simbiosi con Bing, motore di Microsoft. L’avvento della nuova funzione non cambia la grafica del sito, ma mette ulteriormente alla prova le politiche sulla privacy. Gli utenti sono chiamati a rivedere le proprie impostazioni sulla sicurezza, dato che d’ora in poi chiunque attuerà una ricerca sul social network potrà in teoria accedere a foto e status degli altri iscritti.

Ciascuno può però decidere a chi rendere visibili - nei risultati di ricerca - i propri contenuti: “La privacy è una cosa a cui teniamo molto e così fin dall'inizio abbiamo fatto in modo che sia possibile cercare solo le cose che si possono già vedere”, dicono Mark Zuckerberg & Co. Il futuro di Facebook ricomincia da Graph Search, che dovrebbe fare da propulsore a nuovi investimenti pubblicitari, migliorare l’esperienza degli utenti e prolungarne la permanenza nel sito. Un circolo virtuoso a suon di tag e ricerche.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 03/07/2013 @ 07:20:52, in Internet, linkato 2170 volte)

Gli italiani si riscoprono sempre più consumatori online. Circa un italiano su due, infatti, acquista prodotti affidandosi a negozi virtuali, aumentando di conseguenza la sua abilità nel fiutare un’offerta o nel comparare i prezzi tra un negozio e l’altro.
A rivelarlo è una nuova ricerca, “Il futuro del commercio – Scenari e tendenze tra online, offline, social e mobile” realizzata da Human Highway e Netcomm per Ebay, secondo cui, considerando chi ha acquistato online negli ultimi tre mesi si arriva a una quota del 46,4%, pari a 13,5 milioni di persone. Poco meno dei 2/3 dell’universo online (18,8 milioni di individui) ha invece almeno una volta portato a termine un acquisto mentre ben otto milioni rientrano tra gli acquirenti abituali di beni e servizi sul web.
Lo studio analizza varie categorie merceologiche verso le quali gli utenti hanno una maggiore propensione all’acquisto online, ma a prescindere da queste emerge come i possibili clienti abbiano quasi tutti la tendenza ad usare prima di tutto Google come motore di ricerca per cominciare le proprie indagini.
Una categoria presa in considerazione è quella dei prodotti finanziari. Per questo genere di merce il web è uno dei migliori luoghi di ricerca e di raccolta delle informazioni in quanto è possibile velocemente comparare i vari servizi e questo, secondo la ricerca, è uno dei fattori più importanti a detta di un cliente su cinque del canale tradizionale. Nello specifico, queste informazioni sono reperibili da blog, forum specializzati e dalle recensioni.
Se un consumatore decide di acquistare online prodotti finanziari si assiste poi ad un leggero aumento nell’uso dei comparatori: si arriva così al 22% rispetto al 18% di chi acquista offline. Chi compra online un pacchetto finanziario è alla ricerca di comodità e risparmio, a detta del 42% degli interpellati.

Per quanto riguarda l’abbigliamento (il genere di prodotti che più si acquista sul web), ci si affida spesso ai consigli e alle opinioni dispensate da forum, blog, recensioni e commenti di amici, ma sembra che si ascolti meno ciò che viene detto nei social network. Dalla ricerca emerge come un consumatore che si affida alla ricerca online, sia molto più attento e consapevole di chi continua a fare shopping in maniera tradizionale che persegue la via dell’acquisto in negozio soprattutto per non rinunciare a misurare il capo d’abbigliamento e per non attendere l’arrivo del corriere.

Non mancano i comportamenti comuni come il quello del pagamento. Il pagamento è di regola anticipato al momento dell’ordine con una carta di credito o prepagata. Le percentuali oscillano in funzione del bene: nel caso dei prodotti finanziari si ricorre alla prepagata con una quota del 23%, la carta di credito tradizionale supera di poco il 21% mentre il bonifico si attesta al 16,4%. Nel caso dell’abbigliamento le prepagate arrivano intorno al 30% e quelle di credito si fermano al 21%. Per quanto riguarda la PayPal, invece, questa è utilizzata in un caso su tre per l’acquisto di prodotti finanziari e 40% per l’abbigliamento.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 02/07/2013 @ 07:47:20, in Internet, linkato 1479 volte)

Audiweb rende disponibili i dati di audience online del mese di maggio 2013, Audiweb Database, distribuendo il nastro di pianificazione che presenta la stima dell’utilizzo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi.

Sono inoltre disponibili, su Audiweb Database e su Audiweb View (report mensile), anche i nuovi dati Audiweb Objects Video sulla fruizione dei contenuti video online sui siti degli editori iscritti al servizio.

Sintesi dei dati di audience online, Audiweb Database maggio 2013

In base ai nuovi dati di audience online, nel mese di maggio 2013 sono stati 28,5 milioni gli utenti che si sono collegati almeno una volta da computer.
Nel giorno medio risultano 14,2 milioni gli utenti unici, collegati per 1 ora e 25 minuti in media per persona.

Dai dati socio-demografici dell’audience online di maggio risultano online nel giorno medio 7,8 milioni di uomini e 6,4 milioni di donne, in particolare 35-54enni (6,8 milioni di utenti, il 47,6% della popolazione online), online in media per 1 ora e 25 minuti a persona.

I più giovani dedicano più tempo alla navigazione da PC nel giorno medio: i 25-34enni (2,6 milioni, il 18% della popolazione online) risultano collegati in media per 1 ora e 37 minuti, come i 18-24enni (1,4 milioni, il 10% della popolazione online) che risultano collegati per 1 ora e 38 minuti per persona. Cresce di oltre l’11% la quota degli over 55 online nel giorno medio, con 2,5 milioni di utenti di questa fascia (il 17,4% della popolazione online 55+).

Per quanto riguarda la provenienza geografica emerge che il 30,5% degli utenti online nel giorno medio a maggio è dell’area Sud e Isole (4,3 milioni di utenti attivi), il 26,4% dall’area Nord Ovest (3,8 milioni), il 16,3% dal Centro (2,3 milioni) e il 15% dal Nord Est (2,1 milioni).

Sintesi dei dati Audiweb Objects Video maggio 2013
 
In base ai dati di sintesi Audiweb Objects Video sulla fruizione dei contenuti video online dei siti degli editori iscritti al servizio, a maggio risultano 65,6 milioni di stream views (video fruiti) mensili, con 6,4 milioni di utenti che hanno visualizzato almeno un contenuto video, con una media di 46 minuti di tempo speso per persona.
Nel giorno medio le stream views sono state 2 milioni, con 805 mila utenti che hanno dedicato alla visione dei contenuti video 11 minuti e 48 secondi in media per persona.

Scarica il comunicato stampa

Via Audiweb

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Di Altri Autori (del 28/06/2013 @ 07:18:36, in Advertising, linkato 1733 volte)

Il mercato dell’advertising mobile nel Regno Unito raddoppierà nel 2013 arrivando al miliardo di sterline, grazie a player come Google, Facebook e Twitter sempre più attivi nel trainare il mercato delle applicazioni smartphone e tablet. Questo è quanto prevede eMarketer, secondo cui l’advertising in UK è destinato a crescere del 90% anno su anno dai 526 milioni di sterline del 2012.

Secondo i dati della ricerca pubblicata su The Guardian, la crescita vertiginosa è stata alimentata dall’incremento dell’uso di dispositivi mobili da parte dei consumatori britannici che risultano essere il popolo che detiene lo scettro per il maggior utilizzo di smartphone e tablet al mondo. Guardando al futuro, poi, le stime riportano che il mercato dell’advertising digitale UK crescerà di quasi 8 miliardi di sterline entro il 2016, di cui 3 miliardi grazie solo alle pubblicità su mobile.

Altri dati della ricerca portano a prevedere che Facebook guadagnerà in Gran Bretagna 279 milioni di sterline dalle entrate per la pubblicità digitale complessiva di quest’anno, con un aumento del 25% anno su anno. Potenzialmente metà di questo guadagno arriverà dalla sola pubblicità su mobile.
“Le principali piattaforme di advertising hanno notevolmente migliorato gli annunci pubblicitari mobili per gli inserzionisti nel corso degli ultimi due anni, il che ha contribuito a generare una ridistribuzione di risorse dal desktop al mobile“, ha riferito Clark Fredricksen, vice presidente delle comunicazioni di eMarketer. ”Due anni fa, Facebook e Twitter non avevano un business all’interno del mercato dell’advertising mobile. Oggi, invece, le aziende guadagnano tra un terzo e la metà di tutti i ricavi dalle pubblicità mobile“.

Nonostante i guadagni di Facebook e Twitter, il vincitore della pubblicità digitale rimane Google, che, secondo eMarketer, guadagnerà quest’anno 2,65 miliardi di sterline per l’advertising search e display.

“Anche Google ha visto aumentare drasticamente le ricerche mobili grazie agli smartphone, e quindi la società sta riscontrando introiti maggiori dalla pubblicità su dispositivi mobili” ha dichiarato Fredericksen.

Si stima, infine, che Google UK rappresenti il 44% del mercato complessivo degli annunci digital in UK che si aggira, quest’anno, intorno ai 6,1 miliardi di sterline, in aumento del 12% rispetto allo scorso anno.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 26/06/2013 @ 07:35:48, in Social Networks, linkato 1598 volte)

Sembra che l’introduzione dei video su Instagram abbia riscosso un notevole successo. Secondo quanto riportano Cnet, infatti, l’azienda di proprietà di Facebook ha fatto sapere che nelle prime 24 ore di attivazione del servizio sono stati caricati 5 milioni di video.

Instagram ha anche dichiarato che nel momento di picco massimo, gli utenti hanno caricato 40 ore di video al minuto. Il servizio, che permette di caricare video lunghi fino a 15 secondi, è evidentemente un tentativo di contrastare la popolarità di Vine, il servizio video (da 6 secondi) di Twitter. Al momento, Instagram può contare su 130 milioni di utenti.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 25/06/2013 @ 07:25:52, in Social Networks, linkato 1476 volte)

Ormai quasi tutti i brand, insieme a molte aziende B2B, hanno capito le potenzialità che Twitter offre per la crescita delle loro attività. A questo punto, ciò che risulta maggiormente interessante per le aziende presenti sul social del cinguettio, è capire come gli utenti parlano sulla piattaforma e soprattutto se le discussioni virano o almeno menzionano i brand interessati.
A questo proposito, la piattaforma inglese di monitoraggio Brandwatch, ha analizzato i dati provenienti da un lasso di tempo comprensivo di due mesi alla fine del 2012, offrendo una panoramica delle abitudini attualmente in uso su Twitter.

Dalla ricerca, effettuata su un campione casuale di 10mila tweet, è emerso innanzitutto che le interazioni su Twitter sono principalmente espressioni di engagement. Il 62% dei tweet analizzati, infatti, rappresentano conversazioni tra due o più utenti: il 22% sono retweet, il 36% replies e il 4% tag di altro tipo. Il 38% del totale dei tweet presi in considerazione, invece, sono solo tweet, ovvero messaggi che non hanno riscontro da parte di altri utenti.

Per quanto riguarda i temi trattati all’interno delle conversazioni, si scopre come 4 tweet su 5 sono classificati come “personali”, ovvero messaggi che menzionano compleanni, proverbi, oroscopi o diete. Esclusa la categoria “personal”, i topic maggiormente chiacchierati riguardano show televisivi, film, sport musica e celebrità.

Per quanto riguarda l’argomento che più preme alle aziende, ovvero la diffusione delle conversazioni circa i loro brand, dalla ricerca emerge che i tweet che parlano a proposito di marchi aziendali, rappresentano il 3,6% del totale. La nota interessante però, è che se i “marchi” fossero considerati come un topic a sé, sarebbero tanto rilevanti quanto la categoria show tv/film e sport, superando addirittura la musica, le celebrità e altri topic.
Secondo la ricerca, infatti, se i 10mila tweet presi in considerazione rappresentassero realmente la totalità di Twitter, si avrebbero 12,600 tweet al minuto relativi ai brand. Nello specifico, i dati dimostrano che gli utenti che twittano riguardo un marchio, tendono maggiormente ad includere nei loro messaggi argomenti che riguardano lavoro o educazione. Inoltre, i messaggi riguardo i brand sembrano essere maggiormente retweet piuttosto che replies, il che suggerisce come gli utenti siano più inclini a pubblicizzare un brand in modo passivo piuttosto che in modo creativo aggiungendo propri contenuti.

Infine, per quanto riguardo le categorie specifiche dei brand menzionati, si osserva come il range di nomi spazi molto, andando da Amazon a Ford alle più piccole società come Azendi o Micro Scooters. Lo stesso vale per i prodotti e servizi nominati che risultano avere un uguale numero di “mention”, dimostrando che non c’è una grossa differenza tra settore secondario e terziario.

Via Tech Economy

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La Digital Transformation, ossia in estrema sintesi l’uso della tecnologia per migliorare le performance delle aziende, non è un tema che emerge molto spesso ed esplicitamente in Italia.
Anche quando viene toccato poi, il tema dell’innovazione si riduce più che altro alla scelta di comunicare con degli strumenti digitali o, al massimo, alla distribuzione di nuovo qualche device per i dipendenti.

Sono tutte cose giuste da fare ma la big picture è ben più ampia.

In un recente report del MIT Center for Digital Business e di Capgemini infatti si afferma chiaramente “whether using new or traditional technologies, the key to digital transformation is re-envisioning and driving change in how the company operates. That’s a management and people challenge, not just a technology one.”

Insomma parliamo di organizzazione, cultura e leadership, non di eccellenze isolate, nell’area dei sistemi informativi o nel marketing digitale (che presto o tardi diventerà semplicemente “marketing” ): si tratta invece di passare “dal che cosa fare” a un maggiore focus aziendale su “come fare le cose”.

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Siamo entrati infatti in un’era necessariamente collaborativa in cui 4 grandi forze abilitanti individuate da Gartner fanno da piattaforma per questo cambiamento: il cloud, il mobile, il social computing e l’informazione (intesa anche come big data).
 
Tutti elementi che sono già bene o male presenti nelle organizzazioni ma che non hanno un contenuto intrinseco: il cloud da solo non è che un modo diverso di concepire un disco fisso, il mobile per molti equivale ancora solo a inviare mail per qualsiasi necessità, i dati per avere valore devono essere disponibili a tutti e organizzati in un certo modo. E per finire, come per i tutti i social media anche quelli interni (e gli strumenti collaborativi in genere) traggono il loro valore da ciò che le persone ci mettono dentro, non dalla piattaforma in sé.

Il grande salto culturale dunque è quello di coinvolgere l’intera organizzazione, sotto la leadership del top management, in dei processi che portino davvero valore aggiunto al modo di lavorare e di fare business.
Avere solo un dipartimento di marketing digitale, che da tempo ha iniziato ovunque un cammino che lo porta a essere sempre più intersecato con quello It, non basta più come unica condizione.

La tecnologia e la competenza nel suo utilizzo abilitano, ma sono le procedure, la cultura del lavoro collaborativo e l’interiorizzazione del suo valore che fanno la differenza. C’è molto da fare.

Gianluigi Zarantonello via Internetmanagerblog.com

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