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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ieri l’Osservatorio sull’e-commerce di e-Bay.it, ha pubblicato una panoramica sui consumi on-line degli italiani. È sicuramente uno specchio efficace sulle abitudini di consumo nel nostro Paese: basti pensare che sulla piattaforma di acquisti on-line passano più di 8 milioni di visitatori al mese, e la ricerca ha tenuto conto di tutte le categorie merceologiche di e-Bay.it (le quali sono più di 6.700).

Emergono dati sui trend nazionali, ma anche le preferenze regione per regione, su tutti  gli acquisti avvenuti nel 2011. Al primo posto si conferma la categoria “Consumer tech”, (già al primo posto nel rapporto dell’anno scorso), dove la fanno da padrone cellulari, smartphone e  relativi accessori. Seguono nei trend d’acquisto “Casa, arredamento e bricolage” e al terzo posto, la categoria “Abbigliamento e accessori”, confermando anche qui le tendenze dell’anno precedente.

Tendenze regionali e prevalenza femminile

Tendenze di acquisti al femminile riguardano anche le regioni del Friuli Venezia Giulia, della Liguria e del Piemonte. Le prime due si concentrano sull’abbigliamento, mentre in Piemonte, domina l’interesse per il decoupage (tanto da riguardare più del 50% degli acquisti complessivi). Tutti questi dati segnalano dunque l’esistenza, a livello nazionale, di una fetta molto ampia di e-commerce retto dagli acquisti delle donne on-line. Se si confrontano i dati regionali con la media nazionale, emergono ulteriori peculiarità: la Lombardia ad esempio, è al primo posto tra le regioni d’Italia sia per numero di acquisti che per volume di spesa. I lombardi inoltre, comprano soprattutto elettrodomestici, come lavastoviglie e frullatori (il 65% dei frullatori venduti in Italia è stato acquistato dai lombardi). Mentre nel Lazio, seconda regione per numero d’acquisti, si spende di più per quadri per la casa, tailleur e in generale abiti da donna.

Emergono segmenti di vendita importanti e ben definiti, anche in relazione alle singole regioni: ad esempio i prodotti per il fitness e lo sport riguardano trasversalmente Sicilia, Trentino Alto Adige e Marche. Più legati  invece all’automobile, sono gli acquisti in Veneto e in Campania.

Ultimo esempio di settore ben delineato secondo le statistiche di e-Bay.it, è rappresentato dalla regione Puglia: che da sola acquista il 67% rispetto alla media nazionale dei semi per fiori e piante venduti su e-Bay.

Acquisti in mobilità con tablet e smartphone

Le tendenze o le curiosità in merito agli acquisti degli italiani on-line potrebbero continuare a lungo, ma ciò che è più interessante invece è la modalità degli acquisti. Infatti, la tendenza degli italiani all’acquisto attraverso smartphone e apparecchi mobile, è sempre più diffusa: tanto da confermare le previsioni di e-Bay. Ogni 34 secondi sul suo portale avviene una transazione via mobile e, nel 2011 il 10% degli acquisti è avvenuto tramite dispositivo mobile, generando un volume d’affari di 5 miliardi di euro. Le proiezioni per il 2012 parlano addirittura di 8 miliardi di euro, e ogni settimana viene anche caricato 1milione di annunci via dispositivo mobile.

L’e-commerce su e-Bay offre opportunità per negozi e PMI?

La domanda di molti, guardando a tendenze d’acquisto così trasversali rispetto a qualsiasi categoria merceologica, è se ciò metta in difficoltà le piccole attività e imprese italiane.

In realtà, la categoria che rispetto al 2010 ha registrato la maggior crescita su e-Bay è quella di “Commercio e industria”, che raggruppa le vendite di forniture per ufficio, cancelleria, attrezzistica, e più in generale macchinari o strumenti di lavoro. Le PMI iniziano dunque ad usare e-Bay per abbattere i costi su prodotti come fotocopiatrici, scanner, espositori e addirittura arredamenti per le vetrine; questo permette loro di evitare tagli di personale o risparmi sulla qualità di prodotto.

Ma anche i piccoli esercizi commerciali potrebbero trovare spazio su e-Bay, inserendosi con un “negozio virtuale” nel vasto flusso di clienti. Basti pensare che solo nel 2011 sono stati acquistati: 379mila cellulari, 215mila paia di scarpe da donna, e 110mila piccoli elettrodomestici. Numeri e tendenze d’acquisto che, se intercettati dai venditori, possono rappresentare una piccola fortuna nel proprio segmento di clientela, rafforzato ancor più dagli acquisti da dispositivo mobile.

Considerando la sempre maggiore espansione dell’ e-commerce in Italia, e che i “negozi” su e-Bay nel 2011 erano circa 18mila. Tutto ciò spiega anche perché e-Bay stia puntando sempre più sul passaggio dal sistema di aste on-line a quello di pura piattaforma di e-commerce. Confortare questa scelta ci sarebbero i dati vendita, secondo i quali oramai il 90% degli acquisti riguarda prodotti nuovi a prezzi fissi (attraverso il tasto “compralo subito”).

Ovviamente uno store on-line per la propria attività commerciale, richiede sempre una buona conoscenza dei sistemi di introito e visibilità della piattaforma e delle sue dinamiche di feedback, per non incappare in svantaggi commerciali dei quali non si è debitamente tenuto conto.

“Top 10″ delle regioni per acquisti su eBay:

  • Lombardia
  • Lazio
  • Piemonte
  • Veneto
  • Toscana
  • Sicilia
  • Emilia Romagna
  • Campania
  • Puglia
  • Liguria.


Via Tech Economy

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Di Admin (del 12/06/2012 @ 00:34:52, in Mobile, linkato 2175 volte)

Il boom è in atto e le opportunità sono per tutti. È questo il messaggio che arriva dal Politecnico di Milano che ha reso noti i dati dell’osservatorio Mobile Internet, Content & Apps. Nel 2011 la spesa degli utenti per navigare in internet dal cellulare e dallo smartphone esplode: con un +52%, sono stati superati gli 800 milioni di euro.

È boom anche di ricavi da mobile app e di vendite di contenuti tramite mobile web agli utenti che possiedono gli smartphone (+190%). Andrea Rangone, docente della School of management e responsabile degli osservatori, sprizza entusiasmo: “Il mobile internet è in forte crescita e non stiamo parlando dell’utilizzo delle chiavette, ma della navigazione tramite smartphone. E le app quasi raddoppiano di valore complessivamente nelle varie categorie”. Grazie ai nuovi contenuti, dopo 3 anni di contrazione, il mercato torna a crescere del 4%, toccando quota 530 milioni di euro, con i ricavi pay a farla da padrone (90%). Trainano giochi (+44%), musica (+39%) e video (+30%).

Crescono anche i ricavi complessivi dalla pubblicità mobile, con un +50% a quota 56 milioni di euro. Al di là dei numeri c’è un concetto che sta a cuore a Rangone e che viene ampiamente sottolineato nel titolo del convegno. L’esplosione del mondo mobile fa bene a tutti, grandi e piccole imprese, start up e semplici sviluppatori. “Chi riesce a interpretare il mercato nel modo corretto - aggiunge - porta a casa risultati quali che siano le condizioni di partenza”.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 11/06/2012 @ 06:54:14, in Internet, linkato 2231 volte)

L’utilizzo della rete in Italia continua a crescere, in particolare tra le italiane. La fotografia scattata da Audiweb ad Aprile registra un progressivo incremento della presenza degli italiani in rete: 28 milioni di utenti Internet durante il mese, con una crescita pari al 7.6% rispetto all’anno precedente.

Particolarmente importante l’aumento dell’utenza giornaliera, che testimonia la penetrazione di Internet nell’esperienza quotidiana. L’audience media giornaliera registra un incremento del 5.8%, raggiungendo i 13.8 milioni di utenti. Cresce anche il tempo medio speso quotidianamente in rete (+3.9%), risultando pari a 1 ora e 21 minuti, mentre si registra una leggera diminuzione delle pagine visitate in media (147 contro le 158 ad Aprile 2011).

La connessione internet, indipendentemente dall’utilizzo alla data delle rilevazioni, cresce del 6.3% (40.5 milioni), ma restano ancora molti gli italiani privi di connessione (circa 14.5 milioni).

La diffusione di Internet cresce più della media nazionale (10.6%) tra la popolazione di sesso femminile, che rappresenta ormai il 45% dell’utenza totale (6.2 milioni di donne connesse ogni giorno). Il 48.8% delle utenti ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni (3 milioni), ma è forte anche la presenza delle più giovani (25-34, 1.3 milioni) e la progressiva diffusione dell’utilizzo tra le più anziane (>55, +24.2%).

I restanti 7.6 milioni sono utenti di sesso maschile, con una forte presenza, ancora una volta, delle persone tra i 35 e i 54 anni (3.5 milioni, 45.8% del totale).

Il dato più interessante riguarda le fasce giovanili: tra le persone con un età compresa tra i 2 e i 24 anni le donne rappresentano sempre una quota maggiore dell’audience giornaliera di genere rispetto agli uomini, per quanto in termini assoluti, gli utenti di sesso maschile continuino ad essere di più.

Gli utenti maschi navigano in proporzione di più delle donne (27.5% vs 22.7%). In alcune fasce di età la navigazione è più diffusa, però, tra le persone di sesso femminile, in particolare le adolescenti (11-17) navigano di più dei coetanei di sesso maschile (19.7 vs 18.6%) e lo stesso le giovani tra i 25 e i 34 anni (36.4% vs 34.7%).

La distribuzione geografica della popolazione internet ha il suo primato in Lombardia con 2.6 milioni di utenti giornalieri, seguita da Campania (1.4 milioni) e Lazio (1.3 milioni).

Internet è utilizzato principalmente, ma non esclusivamente, nel pomeriggio; raggiungendo un picco di utilizzo sul fare della sera. A partire dalle 9 di mattina si registra una progressiva crescita del traffico, che fino alle 12 si attesta sui circa 5.9 milioni di utenti; per poi toccare i 7 milioni a partire dal primo pomeriggio (dalle 15:00). Tra le 18:00 e le 21:00 si raggiunge il picco del traffico di rete (circa 7.2 milioni), per poi lentamente declinare (tra le 21:00 e mezzanotte circa 5.7 milioni di utenti). Tuttavia è proprio nelle fasce serali che si registra un tempo di utilizzo medio maggiore: 35 minuti tra le 9 di sera e mezzanotte.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 08/06/2012 @ 07:36:30, in Social Networks, linkato 3030 volte)

Una ricerca del Politecnico di Milano mostra che i social media sono diventati dei forti strumenti per influenzare gli acquisti dei consumatori.
Oltre a essere un fenomeno di costume e di marketing per le aziende, i social media sono diventati dei fortissimi strumenti per aumentare le vendite. Una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano mostra che almeno 8 milioni di utenti internet modificano le loro scelte d'acquisto a seguito delle informazioni recuperate attraverso i social network e che 15 milioni di utenti web si fidano pienamente di quanto trovano nei blog e nei forum circa prodotti e servizi.

Potere della rete, dunque, visto che il consumatore del web 2.0 condivide ora anche le proprie esperienze positive, al contrario del passaparola tradizionale che trasmetteva soprattutto le esperienze negative.

La scuola dell'ateneo milanese ha interpellato 1.184 persone tra i 18 e i 65 anni per capire in che modo social media, blog, forum o social network influenzano i processi di acquisto dei consumatori italiani. L'indagine ha analizzato poi la frequenza di utilizzo dei media nuovi e tradizionali (stampa, tv, radio) per la raccolta di informazioni nei processi di acquisto, la fase del processo in cui avviene tale utilizzo, l'influenza che ha l'informazione reperita, quale grado di fiducia i consumatori esprimono in questa informazione, l'attitudine all'utilizzo futuro dei media. Tutto ciò riferito a 4 categorie
merceologiche: alimenti per l'infanzia, alimenti salutistici, servizi bancari e apparecchiature mobile (cellulari, smartphone e tablet).

Lo studio ha ecidenziato quanto i nuovi media si stiano stabilmente affiancando ai media tradizionali come fonti autorevoli di informazione nei processi di acquisto, al punto che l'utilizzo di social network, blog, e internet ha raggiunto una diffusione paragonabile a quella dei media tradizionali all'interno della popolazione italiana che utilizza il web.

In particolare, i nuovi media hanno un livello di influenza particolarmente elevato: la capacità di blog e forum di modificare, fino a cambiare completamente, l'opinione dell'individuo su prodotti e servizi già noti è generalmente la più alta tra i media oggetto di rilevazione.

Circa 12 milioni di italiani si fidano delle informazioni riportate sui social network e circa 10 milioni cercano nella rete ulteriori informazioni sui prodotti che vedono pubblicizzati attraverso i media tradizionali (stampa, radio e tv).

Il ricorso ai diversi media da parte dell'individuo appare fortemente legato alla categoria merceologica oggetto del processo di acquisto. In particolare:

  • L'alimentazione per l'infanzia registra un ricorso sistematico a tutti i media - nuovi e tradizionali - evidenziando un grande sforzo, da parte dei consumatori interessati, nella ricerca di quante più informazioni possibili;
  • I consumatori di alimenti salutistici dichiarano un livello di fiducia nelle informazioni riportate da forum e blog particolarmente significativo (oltre il 30% del campione dichiara un livello di fiducia alto o totale), e superiore a quello dei media generalisti e anche dei siti dei produttori.
  • Per i servizi bancari, il consumatore tende ad affidarsi ai siti aziendali per raccogliere informazioni e dettagli, soprattutto per quanto riguarda i conti correnti.
  • Nel mondo degli apparati mobile (cellulari, smartphone e tablet), la rete è invece diventata il principale canale informativo, con una prevalenza per i forum e i blog.
  • I dati confermano un ricorso ai nuovi media destinato a crescere in maniera significativa nel prossimo futuro prefigurando uno scenario in cui i nuovi media supereranno i media tradizionali come canale informativo autorevole nelle decisioni di acquisto, in grado di influenzare le scelte in maniera rilevante.

Il consumatore particolarmente attento, poi, non sostituisce i social network ai media tradizionali, quanto piuttosto utilizza tutti i diversi canali informativi durante tutto il processo di acquisto.

Relativamente alle variabili socio-demografiche come reddito e livello di istruzione, queste tendono a non essere fattori discriminanti nell'identificazione dei consumatori più attenti ai social media nei processi di acquisto. Al momento l'età, invece, rappresenta un tratto distintivo, essendo la popolazione più giovane maggiormente portata ad adottare un comportamento più multicanale e attento ai new media.

Via ManagerOnline

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Di Altri Autori (del 07/06/2012 @ 07:49:20, in Social Networks, linkato 2315 volte)

Il Milan ne ha oltre dieci milioni, la Ferrari sfiora gli otto e mezzo, ma anche la cara e vecchia Nutella si conferma essere ancora un fenomeno di costume con oltre quattro milioni di fan. Gli italiani e Facebook, un rapporto ormai consolidato: forte dei 13 milioni di nostri connazionali che quotidianamente lo utilizzano, Facebook è diventato un termometro per misurare gusti e tendenze, per capire l'aria che tira.

Per analizzare il rapporto tra gli italiani e Facebook, BlogMeter ha messo in campo il suo strumento Facebook Social Analytics, e ha classificato le pagine scritte in italiano secondo due dimensioni: il numero di fan e la capacità di un loro coinvolgimento da parte delle aziende. Ne è uscito un panorama in qualche modo inatteso. ''Dove la forza del brand esercita senz'altro una capacità magnetica per avvicinare gli utenti, ma non è abbastanza se non gli si affianca una chiara strategia tesa a coinvolgere le persone all'interno di un rapporto che in qualche modo sia vissuto come gratificante o utile'', spiega Vincenzo Cosenza, esperto di social media e responsabile di Blogmeter.

Se si considera l'aspetto della numerosità dei fan, gli italiani su Facebook hanno due grandi passioni: il calcio e i dolci. Oltre al Milan, solitario e irraggiungibile in cima al ranking, fanno il pieno di supporter club come Juventus, Inter e Roma. In vetta c'è anche il mitico cavallino di Maranello, seguito da una falange di aziende che sfornano prodotti golosi e accattivanti per il palato. Oltre alla citata Nutella, troviamo brand familiari come Magnum, Kinder Bueno, Kinder Cioccolato, Pan di Stelle.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 06/06/2012 @ 07:45:26, in Social Networks, linkato 2122 volte)

I dubbi sul modello di business di Facebook e sull’efficacia dell’offerta di advertising della compagnia continuano a crescere.

4 su 5 degli utenti del popolare social network dichiarano di non aver  mai acquistato un prodotto o servizio come risultato di pubblicità o commenti su Facebook, secondo un recente sondaggio Reuters/Ipsos. Ulteriore segnale negativo per la società, che dovrà rivedere il proprio modello di business e offrire prodotti che riescano realmente a monetizzare l’enorme base utenti.

Il sondaggio Reuters/Ipsos non indaga comparativamente l’efficacia dell’advertising Facebook, ma una precedente inchiesta (Febbraio) di eMarketer aveva già suggerito una minore efficacia rispetto all’email marketing, che almeno teoricamente permette un grado di personalizzazione simile e instaura un rapporto con il target non molto differente.

Le brutte notizie per Facebook non si fermano, però, al modello di business. Gli utenti sembrano avere un atteggiamento parzialmente più freddo verso il social network. Il 34%, infatti, spende meno tempo sul sito rispetto a 6 mesi fa e solo il 20% ne spende di più. Il 21% degli statunitensi intervistati continuano, inoltre, a non avere un account Facebook.

I risultati del sondaggio confermano, quindi, i timori degli investitori rispetto alla capacità della compagnia di generare profitti. Timori che hanno causato un crollo delle azioni, dopo la quotazione sui mercati finanziari, del 29%; riducendo il valore di mercato di Facebook di circa 30 miliardi di dollari e portandolo a $74 miliardi. Trend negativo che, dopo qualche segnale intermittente di inversione, sembra destinato a prolungarsi. Lunedì le azioni Facebook hanno chiuso le contrattazioni perdendo un ulteriore 3%, venendo scambiate per 26.90 dollari.

Facebook si è rifiutata di commentare il sondaggio, ma ha rimandato a casi di successo, lasciando ovviamente da parte i casi come quelli di General Motors, terzo inserzionista pubblicitario USA, che recentemente ha deciso di non acquistare più spazi pubblicitari sul social network.

I risultati del sondaggio, in ogni caso, non devono essere letti come una misura precisa dell’efficacia dell’advertising di Facebook. Per i brand, ad esempio, spesso l’obiettivo della campagna non è generare vendite immediate, ma quelle future. Inoltre, come ricorda Steve Hasker di Nielsen, il successo di una campagna deve essere misurato in relazione alle differenti tipologie di prodotti. “Se si stanno pubblicizzando automobili Porsche e si riesce a convincere il 20% delle persone a fare un acquisto, questo è un tasso di conversione sbalorditivamente alto. Se metti in vendita noodles istantanei, forse non è.”

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 04/06/2012 @ 06:54:11, in Mobile, linkato 1787 volte)

La partecipazione quotidiana ai social network aumenta. E gli smartphone sono il trampolino di lancio per allargare i confini nei paesi in via di sviluppo. Nell'ultimo anno raddoppiano gli utenti di Twitter che accedono in media una volta al giorno: sono l'8% degli adulti online. I microblog conquistano pubblico soprattutto tra i giovani adulti fra i 18 e i 24 anni che navigano su internet. In particolare, una persona su cinque di chi frequenta Twitter ha uno smartphone.

Sono i risultati del sondaggio del Pew Institute appena pubblicato. Secondo lo studio, l'aumento di utenti quotidiani è dovuto all'incremento nella diffusione di cellulari, soprattutto nelle fasce di età giovanili. Che diventa un volano per l'espansione nelle nazioni emergenti: il Brasile è la terza nazione al mondo su Twitter, preceduta da Giappone e Stati Uniti.

 Gli utenti attivi di Facebook al giorno sono in media il 58% dei 901 milioni che frequentano il social network almeno una volta al mese. È un salto in avanti rispetto a un anno fa. E a trainare la crescita sono stati soprattutto gli abitanti degli Stati Uniti, insieme a India e Brasile, le due nazioni dove la rete sociale online ha allungato il passo fino a superare il rivale locale, Orkut, e a conquistare il primo gradino del podio dei social network. Nella sfida globale per conquistare l'attenzione delle persone guadagna terreno Google+: gli utenti attivi ogni giorno sono circa il 50% dei 100 milioni mensili. È una rete sociale che non ha ancora un anno di vita.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 01/06/2012 @ 07:33:27, in Advertising, linkato 1857 volte)

Google ha rilasciato un interessante report sull’andamento del display advertising digitale. Il report, “Display Business Trends: Publisher Edition” mira a gettare un po’ di luce sui trend del segmento, e in particolare su cosa risulta più efficace al momento e cosa al contrario non funziona. Pensato principalmente per gli editori, offre numero informazioni interessanti ed utili.

“Mentre l’industria del display evolve, stiamo collettivamente scoprendo ed analizzando trend che promettono opportunità e strade verso la crescita.” Scrive Google all’inizio del post sul blog ufficiale di  DoubleClick.

Una delle sezioni più interessanti del report riguarda i formati degli annunci display, si scopre ad esempio che il banner 468×60 è sostanzialmente morto e rappresenta ormai solo il 3% delle impressioni di Google, per di più in diminuzione del 16% durante il 2011. Trend almeno parzialmente dovuto alla crescita notevole di formati non standard, avvenuta proprio a scapito dei formati tradizionali, come i banner 468 x 60 banner. Google, nel 2011, ha, infatti, riscontrato circa 1000 formati utilizzati di cui 300 hanno generato più di un milione di impressioni.

I tre formati più diffusi (rettangolo medio, leaderboard e skyscraper) rappresentano, in ogni caso, complessivamente quasi l’80% delle impressioni. Il rettangolo medio (300×250) rappresenta il 33% delle impressioni, che hanno registrato una crescita durante il 2011 del 18%. Il leaderboard (728×90) è il secondo formato per numero di impressioni (32%), ma registra una crescita minore di queste rispetto agli altri due formati (10%). I skyscraper (160×600), al contrario, hanno una quota minore (13%) di impressioni, ma queste crescono in misura maggiore rispetto agli altri due formati (21%).

Il resto delle impressioni provengono dalla vasta varietà di formati meno comuni. Forte e particolarmente interessante la crescita dei formati di grosse dimensioni, “Premium”, che offro la possibilità di creare ad di maggior appeal visuale e più spazio alla creatività dei pubblicitari. Al trend positivo per i formati ampi, si contrappone quello negativo per i formati minori.

L’advertising display mobile, continua secondo la compagnia, a registrare trend di crescita impressionanti. Al momento rappresenta ancora soltanto 1% delle impressioni generate da display advertising digitale, ma si registra una crescita di queste durante l’anno pari al 119%. Il trend positivo sembra aver inoltre accelerato ancora, visto che l’incremento di impressioni nell’ultimo trimestre del 2011, rispetto al precedente, è stato pari al 250%.

(Google, oltre al report scaricabile, mette a disposizione degli interessati la possibilità di partecipare il 5 Giugno, previa registrazione, ad un livestream  sull’argomento, DoubleClick “Insights”.)

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 30/05/2012 @ 07:00:32, in Internet, linkato 2310 volte)

Il mercato dello shopping online italiano regge alla crisi economica, crescendo dell’11%. Contano sempre più le app e i consigli degli amici.
 
Il commercio elettronico italiano tiene bene la crisi e, a dispetto della sfiducia generalizzata, può al contrario rivelarsi uno dei principali motori per il rilancio del nostro Paese. Crescono dell’11% gli utenti attivi online da aprile 2011 raggiungendo quota 10 milioni negli ultimi tre mesi 2012 secondo una ricerca Human Highway. Cresce il fatturato, a ritmo costante, e l’export. Ed è proprio sul gap con il resto d’Europa, in termini di alfabetizzazione digitale, acquisti online, banda larga, vendite crossborder, che le nostre imprese devono oggi misurarsi per cercare di riprendere in mano le sorti dell’economia italiana. Questo è quanto è emerso dall’analisi dei dati presentati alla settima edizione del Netcomm eCommerce Forum 2012 di Milano. L’Italia è un paese che ancora importa troppo (2,8 miliardi di euro) e che soffre un ritardo cronico nell’alfabetizzazione digitale rispetto ai cugini europei. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno. Tra gli obiettivi fissati per il 2015 dall’Agenda Digitale Italiana,  gli acquisti online occupano un posto di primaria importanza, poichè tra gli italiani che navigano solo una porzione ridotta (15%) oggi compra sul Web, contro una media europea del 43%.
 
Sebbene ancora sottoutilizzato, il canale online registra un gradimento molto alto da parte chi lo utilizza, che ne apprezza il vantaggio economico, il facile reperimento dei prodotti, l’ampia scelta e la possibilità di effettuare gli acquisti in qualsiasi momento. Otto utenti su dieci, chiamati a esprimere un giudizio sulla propria esperienza di acquisto online, hanno assegnato al canale online un voto superiore al 7. Per alcuni prodotti, l’informazione derivante da attività di engagement e social network risulta rilevante: il ricorso a consigli di terzi per gli acquisti sul web riguarda circa il 60% degli intervistati da eCircle. Inoltre, mentre per soggiorni (hotel, villaggi, pacchetti vacanze), e telefonia o servizi online c’è una diffusa consuetudine ad acquisire informazioni prima dell’acquisto, al contrario libri, abbigliamento e ricariche telefoniche sono categorie di prodotti e servizi per le quali la ricerca di informazioni prima dell’acquisto risulta poco frequente. Sull’acquisto influiscono infatti molte variabili, illustrate da una ricerca di MagNews: prime risultano le spese di spedizione gratuite, le offerte (a prescindere dal canale sul quale si ricevono), l’aver trovato il prodotto in un sito di comparazione prezzi e l’aver letto feedback positivi di altri utenti in rete o sul sito di e-commerce. L’e-mail rimane il canale preferito per ricevere le offerte mentre sono ancora pochi coloro che le ricevono via smartphone, attività gradita solo dalla metà degli intervistati.
 
Interessante è sottolineare come, alla presenza di dati decisamente confortanti per quanto riguarda i panorama presente e futuro dell’e-commerce italiano, poi emergono situazioni che fanno tornare all’età della pietra, almeno tecnologicamente parlando. La realizzazione, ad esempio, di siti non ottimizzati per i device perchè creati in Flash sono forse il dato più macroscopico. Analizzando il sito di Ntv per il booking del nuovo treno ad alta velocità Italo si può notare che gli orari sono “semplicemente” stati caricati in un pdf, che è difficilmente consultabile persino se si è dotati di uno schermo da 27 pollici. E se in mano avessimo un normale smartphone da  4’’, come potremmo preferire il nuovo collegamento offerto da Luca Cordero di Montezemolo al posto dei cari, vecchi Frecciarossa?
“Tutti i siti e-commerce italiani stanno testando o almeno considerando i social network come nuovo canale per raggiungere i clienti”, dice Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico. È questa la nuova frontiera di sviluppo, “ma a oggi i social network sono usati ancora in modo superficiale dalle aziende e-commerce italiane”, replica Riccardo Mangiaracina, ricercatore del Politecnico di Milano. “Negli Usa siamo agli inizi del fenomeno, che però crescerà senz’altro”, aggiunge Krista Garcia, analista di eMarketer. Le tre opinioni tracciano i confini della questione: la strada da fare per sfruttare i social media in chiave e-commerce è ancora lunga, ma l’inizio è promettente. “Gli americani compreranno prodotti tramite social network per 3 miliardi di dollari quest’anno, contro 1 miliardo del 2011 e 14 miliardi previsti per il 2015”, dice Garcia, citando stime di Booz & Company. Il problema principale in Italia è che «le aziende non integrano ancora i social network con l’e-commerce: utilizzano soprattutto Facebook, meno Twitter e, da poco, Pinterest; ma quasi solo come vetrina che si aggancia al sito di e-commerce e per fare supporto ai clienti dopo l’acquisto – dice Mangiaracina –. La sola eccezione è Privalia: su Facebook permette di accedere in anteprima ad alcune vendite. Questo crea un circolo virtuoso che rafforza community e quindi il business”. La pratica di fare offerte esclusive è considerata, da eMarketer, tra quelle da imitare e adottate dalle avanguardie (americane) del social commerce: Startbuck’s, Best Buy, il sito-negozio di Lady Gaga, Asos (vestiti), Victoria’s Secret. Altre buone pratiche: possibilità di provare il prodotto su Facebook (“tryvertising”), raccomandazioni regalo (consigliare prodotti all’utente in base ai suoi interessi e stimolarlo a mostrare ai propri amici del network quanto ha acquistato). Eventi: costruire una campagna social attorno a un evento e così portare utenti sul proprio sito e-commerce.” Un’altra buona idea è coinvolgere gli utenti con progetti che richiedano la loro interazione. Giochi, per esempio: se vendi vestiti, puoi chiedere loro di suggerire il look migliore per un personaggio – dice Mangiaracina –. La presenza sui social è un costo, sottovalutato: un paio di persone dell’azienda devono comunque seguire la discussione. Sono risorse sprecate se poi il social non è integrato con il proprio e-commerce – avverte quindi Mangiaracina –. Tra l’altro, solo grazie a un’integrazione delle vendite è possibile misurare il fatturato aggiuntivo ottenuto grazie ai social network”.
 
Liscia però è ottimista: “Nascono e crescono le piattaforme che sposano e-commerce e social: gli italiani Blomming, Youmpa, Ulaola.com. Entro fine mese arriverà da noi l’inglese Ejero.com e sarà una rivoluzione». L’utente compra su uno dei siti affiliati a Ejero.com e poi può suggerire lo stesso prodotto ad amici del proprio network. Se così genera un altro acquisto, i due utenti (chi fa e chi riceve il suggerimento) ricevono una somma di denaro (proporzionale al valore del prodotto). È un’alternativa alla pubblicità tradizionale: il negozio concede uno sconto per ottenere una vendita in più tramite spontanee raccomandazioni social, veicolate da Ejero.com. Una cosa è certa, secondo Liscia: “L’e-commerce italiano ha bisogno dei social media per crescere, perché grazie a loro può aggiungere emozioni agli acquisti”. È un fattore che finora è mancato, in sostanza: i social sono usati quasi soltanto nella fase di pre e post-vendita (ricerca di consigli, commenti su quanto comprato). Per colpa di quell’assenza di integrazione, restano insomma su un binario parallelo rispetto al cuore del negozio e-commerce. «Ma è fondamentale fare questo passo ulteriore. Soprattutto nel nostro Paese, dove la maggior parte dei ricavi e-commerce provengono da viaggi e vestiti, cose che hanno da sempre un alto contenuto emozionale e che quindi ben si sposerebbero con i social network”.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 28/05/2012 @ 07:27:43, in Mercati, linkato 1760 volte)

Il mercato della tecnologia di consumo è in recessione. Fa eccezione la telefonia mobile, che però in Italia non ha infrastrutture adeguate per dar vita a un’economia virtuosa.

Gli smartphone piacciono a tutti, anche in periodo di crisi. Nel primo trimestre 2012, la telefonia mobile ha registrato un +7,3%, a dispetto del calo che ha colpito i piccoli elettrodomestici, -5,6%, l’informatica, azzoppata del 9,7%, e gli apparecchi legati alla tv, in ribasso del 25%. Il mercato urla recessione, ma non per i cellulari, che nel complesso hanno fatturato 780 milioni di euro tra gennaio e marzo: questo grazie alle vendite di iPhone, Android e dei nuovi Windows Phone. In Italia circolano circa 95 milioni di telefonini: molti di questi sono di ultima generazione e necessitano di una rete adeguata e veloce.

Il problema sono proprio le infrastrutture che non consentono agli utenti italiani di sfruttare a pieno i loro dispositivi: wifi latitante, connessioni lente, siti non ottimizzati per la visione sui display mobili. La questione infrastrutturale è ancora irrisolta: si discute dei problemi del 3G, quando  altrove si diffonde il 4G; la rete senza pubblica fili resta un miraggio; e Agcom, che dovrebbe deliberare in materia, è invischiata nel rinnovo del consiglio. Le aziende, dal canto loro, mancano di siti e servizi pensati per i sistemi mobili.

La mania degli italiani per gli smartphone, se supportata da strutture adeguate, potrebbe creare un circolo tecnologicamente ed economicamente virtuoso, basato su e-commerce, servizi pubblici e privati. Ma ad oggi si può solo parlare di consumo compulsivo o, forse, di onanismo hi-tech.

Via Quo Media

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