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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 22/03/2010 @ 07:01:25, in Media, linkato 1696 volte)

Inizia a prendere forma la prossima sfida di Google. Il quotidiano statunitense New York Times ha svelato una serie di particolari che dovrebbero caratterizzare Google Tv, piattaforma mediante la quale il gigante californiano avrebbe intenzione di sbarcare nei salotti di tutto il mondo. I partner sono Intel, Sony e Logitech International e il progetto sarà basato sul software Android.

La missione è quella di portare all’interno del tubo catodico le applicazioni web come, ad esempio, Twitter e Facebook. I partner del progetto lavoreranno al lancio di una generazione di televisori e decoder interattivi che permetteranno di combinare le prestazioni televisive con quelle virtuali.

Google avrebbe iniziato inoltre a testare la la tecnologia set top box con Dish Network e sarebbe pronta a sviluppare una nuova versione del suo broswer Chrome esclusivamente dedicata a questo progetto televisivo.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 18/03/2010 @ 07:26:38, in Internet, linkato 2193 volte)

Per un'intera settimana, negli Stati Uniti, Facebook ha superato Google per numero di click sulle rispettive homepage. A testimoniare il sorpasso, già avvenuto in passato ma unico per durata, l'istituto di ricerca di Hitwise, che ha reso noto come il social network abbia catturato il 7,07% delle visite degli internauti statunitensi e il motore di ricerca si sia fermato al 7,03%.

Il dato, è giusto sottolinearlo, fa riferimento esclusivamente alle pagine d'accesso dei due colossi della rete e non tiene conto dei siti correlati a Google, come YouTube, Gmail o Google Maps, ma è comunque indicatore di una tendenza sempre più netta: internet si sta trasformando da una piattaforma 'search' a una piattaforma 'social'.

Le visite al sito di Mark Zuckerberg sono infatti aumentate del 185% nell'ultimo anno, mentre il traffico generato dal motore di ricerca è rimasto sostanzialmente invariato. Il sorpasso sembra dunque destinato a riproporsi nei prossimi mesi e a trasformarsi in un divario.

La tendenza è nota anche dalle parti di Mountain View, avendo Google recentemente dotato il suo servizio di posta del programma Buzz, che permette un'interattività in tempo reale paragonabile a quella di Facebook e Twitter, e inserito le attività dei maggiori portali di social network all'interno dei risultati delle sue ricerche.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 17/03/2010 @ 08:00:00, in Strategie, linkato 1790 volte)

Sapete bene che secondo me la tecnologia non può essere ciò che guida la strategia di un'azienda (sui social media e in generale) ma deve essere al servizio di una visione senza condizionarla, come invece di solito capita.

immagine tratta da Sevensheaven.nl

Mi piace però evidenziare come anche il mondo dell'informatica stia andando verso la logica della nuvola (come sarebbe pù corretto definire il cosiddetto web 2.0), questo post infatti è stato ispirato dalla lettura di un articolo in cui Steve Ballmer parlava dei progetti Microsoft sul Cloud Computing.

La virtualizzazione e l'ubiquità infatti sono uno dei fattori che stanno determinando la nascita di un mondo sempre più ipertestuale dove il tipo di device ha un'importanza relativa rispetto al contenuto che veicola e all'uso che se ne fa.

Questo approccio si sposa sempre più con i presupposti economici che Chris Anderson ha tratteggiato nel suo libro Gratis: il costo dello storage dei dati e quello della banda di trasmissione decrescono continuamente mentre la loro grandezza aumenta ancor più velocemente di quella dei processori e questo consente di immaginare nuovi paradigmi economici e tecnologici basati totalmente sulla rete.

Ecco dunque che le aziende, a mio avviso, devono evolvere quanto prima verso questo modello di infrastruttura tecnologica, ciascuna secondo le proprie possibilità, per non restare tagliate fuori dai benefici del nuovo modo di fare business.

Naturalmente ciò dipende prima di tutto dalla voglia di sposare una strategia di questo tipo, senza cui, ad esempio, tutte le bellissime soluzioni di Enterprise 2.0 che ci sono oggi in circolazione sono totalmente inutili e controproducenti.

Ancora una volta dunque, anche partendo dal puro discorso tecnologico, torniamo al solito punto: non ci sono aziende innovative ma solo persone innovative che ne fanno parte, manager ma anche collaboratori che hanno capito che per il futuro avere la testa in una nuvola conviene, eccome!

E questa volta non parlo solo di temi di marketing, per chi ne avesse voglia (e fosse scettico) consiglio la lettura dei case-history del libro Wikinomics.

I commenti come sempre sono graditi.

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 16/03/2010 @ 07:26:38, in Internet, linkato 1822 volte)

Comprare un prodotto, sottoscrivere un'assicurazione o semplicemente pianificare una vacanza. Gesti quotidiani e a "portata di click". Oggi la rete è una preziosa alleata nella vita di tutti i giorni, capace di semplificare molti gesti e accorciare tempi e distanze, evitando inutili code o gincane alla ricerca del negozio più conveniente. Lo shopping online è in continua crescita e, secondo uno studio condotto da BizReport, entro il 2011 produrrà in Europa un giro d'affari di 323 miliardi di euro.

Una preziosa opportunità anche per le imprese che possono vedere crescere così margine e fatturato a fronte di minimi investimenti. A patto che, per fidelizzare i clienti, attirarne di nuovi e cavalcare l'onda della ripresa economica, puntino soprattutto sulla "customer satisfaction", ossia la soddisfazione degli utenti in rete. Perché, se è vero che il Web promette di offrire innumerevoli vantaggi, a volte per i consumatori può trasformarsi però in un'esperienza frustrante. E non sono solo parole. Lo stress da web e, soprattutto da e-commerce, esiste ed è in agguato ad ogni tocco di mouse.

Ma si può davvero analizzare scientificamente il livello di nervosismo e affaticamento psico-fisico causato dalle applicazioni online? La risposta l'ha data uno studio effettuato, per conto di Ca, da Foviance, società di consulenza specializzata nella "customer experience". Secondo un esperimento condotto tra gennaio e febbraio su alcuni volontari nei laboratori della Caledonian University di Glasgow, lo stress legato all'attività di e-commerce è visibile dagli impulsi elettrici celebrali e dalle cosiddette "onde alfa", il cui livello diminuisce o cresce proporzionalmente allo stato di relax o di tensione a cui si è sottoposti. Foviance è riuscita a monitorare l'attività celebrale durante tutta la fase di navigazione, selezione e acquisto di un prodotto in Rete, dimostrando che quando le aspettative d'acquisto non sono soddisfatte, gli utenti non solo si sentono disorientati ma sono costretti ad aumentare del 50% il loro livello di concentrazione e, conseguentemente lo stato di stress.

«Quando navigano in Rete, soprattutto quando devono effettuare un acquisto, i consumatori vogliono trovare facilmente quello che cercano e si aspettano che le applicazioni rispondano nel giro di pochi secondi», sottolinea Catriona Campbell, psicologa comportamentale e fondatrice di Foviance. «Le aziende non devono sottovalutare l'esperienza online degli utenti, anzi devono puntare a migliorarla continuamente e per fare questo devono essere in grado di poterla monitorare in tempo reale», ribadisce Kobi Korsah, direttore Emea product marketing di Ca. «Non c'entra solamente il modo in cui il sito è stato progettato, e non basta valutare come parametro la velocità di connessione. Sempre più spesso infatti a fare la differenza sono le performance delle applicazioni Web». Per questo, secondo Korsah serve un metodo efficace per valutare in tempo reale il livello di soddisfazione o di insofferenze dell'utente. Solo così si può offrire un miglior servizio ai clienti, che si traduce poi in maggiore fedeltà al marchio e, di conseguenza, anche in una crescita del business.

Un dato su cui le aziende devono iniziare a riflettere seriamente. Perché se è vero che, come sostiene lo studio sul Web-stress stilato da Ca, il 40% degli utenti che non riesce a finalizzare un acquisto abbandona un sito Internet a caccia di un'altra valida alternativa sul Web, molte imprese potrebbero perdere una partita importante. In un solo click e senza neppure esserne consapevoli.

di Claudia La Via su ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 15/03/2010 @ 07:36:19, in Internet, linkato 1836 volte)

Microsoft è pronta a lanciare un servizio di web-tv gratuito in Gran Bretagna, attraverso Msn Video. L’intento è quello di competere con iPlayer di Bbc, finanziando l’iniziativa con con spot da 30 secondi prima, durante e dopo ogni programma mostrato in streaming.

L’offerta di Msn Video comprenderà mille ore di trasmissione, ma nessuna in diretta. Microsoft ha già acquistato le licenze per mostrare 300 ore di programmi Bbc Worldwide.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 12/03/2010 @ 07:37:50, in Internet, linkato 1459 volte)

Durante il mese di gennaio a sfogliare le pagine del web sono stati 23,2 milioni di italiani. Il dato è contenuto nel rapporto mensile di Audiweb ed evidenzia un incremento dell’12% rispetto a quanto registrato a gennaio 2009.

Nel giorno medio risultano 11,3 milioni gli utenti attivi che navigano per 1 ora e 43 minuti, visitando 181 pagine. Tutti i valori risultano in crescita confrontati con il mese di gennaio 2009: gli utenti attivi nel giorno medio crescono del 20%, così come il tempo speso (+8%) e le pagine viste (+3%).

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 11/03/2010 @ 07:36:14, in Internet, linkato 1256 volte)

La ricerca Magazines and Their Web Sites spiega come le riviste patinate d’America riescono a trarre profitti dalle loro pagine internet. Tra le 665 testate considerate, quelle con almeno 1,5 milioni di utenti mensili sono le più in salute.

Lo studio porta alla luce il modus operandi delle edizioni online: nel 67% dei casi a gestire il budget è un direttore web; per l’83% la pubblicità resta la fonte primaria di guadagno; il 60% ammette l’importanza della diffusione sui social network, che poi portano traffico al sito della rivista. Le redazioni, infine, sono sempre più integrate, con il 62% dei giornalisti che lavora sia alla versione web sia a quella cartacea.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 10/03/2010 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1593 volte)

Ha fatto molto rumore la sentenza che ha portato alla condanna di tre manager di Google Italia per un video becero dove dei ragazzi picchiavano un giovane disabile.

Sul suo blog italiano (e anche su quello internazionale) Google ha individuato in questo episodio una grave minaccia per il web, mentre altri commentatori hanno ridimensionato i fatti.

La pagina del blog Google sull'accaduto

Ho già scritto in passato che il web 2.0 ha in sè un lato oscuro, in quanto la sua potenza espressiva amplifica (anche) quanto di negativo c’è nella società, con l’aggravante che le persone ancora non capiscono a pieno la differenza fra virtuale e reale quando postano in rete.

In Italia sicuramente stiamo diventando sensibili al tema della regolamentazione del web, a volte in modo un po’ emotivo, tuttavia il problema sostanziale del controllo c’è, e non solo nel nostro paese.

Non mi sembra possibile pensare a priori che ci possa essere una responsabilità automatica di provider e siti social sui contenuti caricati dagli utenti, visti i volumi e la varietà dei materiali. Inoltre lasciare il giudizio sul contenuto a chi li ospita può creare distorsioni, come quella di Facebook che elimina i gruppi sull’allattamento al seno ma non quelli pro mafia.

Di certo invece provider e siti devono essere puniti se non intervengono tempestivamente per rimuovere ciò che viene individuato come dannoso e pericoloso, però a chi tocca decidere cosa può essere definito tale?

Sicuramente è un discorso spinoso, mi verrebbe da pensare ad un ente terzo, neutrale e non governativo, che sia incaricato di giudicare e vigilare, aiutando gli isp a fare il loro lavoro senza colpevolizzarli (ma sanzionando chi poi non interviene).

Voi che cosa ne pensate? A livello legislativo che cosa proporreste?

Gianluigi Zarantonello via http://internetmanagerblog.com/

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Di Altri Autori (del 09/03/2010 @ 07:31:50, in Aziende, linkato 1469 volte)

Dopo alcuni mesi di silenzio tornano le voci in merito al "vecchio" PSP-Phone di Sony, ne abbiamo parlato la prima volta qui oltre due anni fa. Qualche giorno fa i rumor intorno alle nuove creazioni del colosso nipponico, non ce ne sarebbe una soltanto, si sono riaccesi ed accanto al telefono console, ci sarebbe anche un tablet che funge da e-book reader, computer e videogioco.

Non solo: Sony, come fanno praticamente tutti gli altri ormai, starebbe pensando a un nuovo store onlline in cui vendere le applicazioni per i suoi nuovi device. Sfida aperta al punto di riferimento in questo settore, ovviamente stiamo parlando di Apple, che con iPhone e iPad è ancora l’indiscutibile punto di riferimento quando si parla di hardware e applicazioni dedicate.

Tutto questo è stato riportato dal Wall Street Journal, naturalmente non c’è ancora nulla di confermato, che vorrebbe le novità giapponesi in arrivo per l’anno in corso, pronte a contrastare l’imminente iPad, in arrivo il prossimo mese, e il nuovo iPhone 4G, previsto per Giugno. Due, anzi 3 con l’App Store e iTunes più in generale, clienti tra i peggiori in circolazione.

Innanzitutto il negozio online, in cui si venderebbero applicazioni per il telefono, approntato da Sony Ericsson, com’è presumibile, ma con un intervento più marcato da parte di Sony, a curare la predominante parte ludica, sulla falsa riga di PSP, uno dei punti di riferimento delle console portatili. Titoli vecchi e nuovi a disposizione non solo dei prodotti imminenti ma destinati, per quanto possibile, anche i nuovi smartphone che Sony Ericsson presenterà sul mercato: Symbian, Windows Mobile o Android che siano.

Il secondo hardware previsto, dopo il telefono, sarebbe un tablet, segmento in cui dopo l’arrivo di Apple, anche se il mercato non era del tutto a digiuno, è prevista una serie di arrivi illustri cui Sony sembra non avere intenzione di sottrarsi. Ancora una volta una battaglia, già ricca di player, che si combatterà sul lato del hardware e del software a supporto, sempre meno marginale e sempre più determinante ad aumentare le vendite dei terminali: il 2010 sarà un anno fondamentale in questo senso.

di  Massimiliano Bucciol su Cellulari ad Hoc

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Di Roberto Venturini (del 08/03/2010 @ 07:34:52, in Social Networks, linkato 1260 volte)

Netglobers sta adottando un approccio abbastanza articolato alla comunicazione usando il mondo dei Social Media...
Europ Assistance ha mosso da tempo i suoi passi nel mondo del Social Media con l'avvio (su scala internazionale) di NetGlobers, un sito dedicato alla sicurezza in viaggio con larga parte dedicato ad un approccio di community. Oltre ad avere le solite indicazioni sui pericoli e situazioni particolari e alert in tempo reale su situazioni di crisi, ha aperto spazio alle persone perché arricchiscano il content attraverso propri report di viaggio (molto sintetici, come impostazione, per la verità) e si faccia circolare C2C l'informazione.

In occasione della BIT il progetto si è allargato (in Italia) a Facebook; potenzialmento della pagina e delle operazioni di Social Posting e sviluppo di un test attraverso una app che permette di definire un proprio profilo di viaggiatore e di condividerlo - integrando poi il tutto con un concorso che premia i migliori report di viaggio scritti dagli utenti.

Attraverso una votazione popolare prima e una giuria poi, il redattore del migliore report vincerà un viaggio ma vengono incentivati anche i votanti (votando si vincono dei weekend). Il tutto supportato da banner su FB e attività di mailing.
Alla BIT sono state fatte attività di animazione allo stand,  intercettazione dei passanti, arricchimento del database usando la solita ma efficacissima T-shirt in omaggio.

Un approccio piuttosto ben strutturato...

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