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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 14/09/2009 @ 07:17:14, in Mercati, linkato 1586 volte)

Ancora un trimestre di passione per il mercato italiano dei prodotti di tecnologia di consumo, che registra secondo i dati rilevati da Gfk (www.gfktemax.com) per il periodo aprile-giugno una flessione dell'8,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, chiudendo con un consolidato di oltre 4,4 miliardi di euro di euro. Il ribasso di vendite riguarda praticamente tutti i settori monitorati e chi più e chi meno ha pagato dazio alla crisi: la frenata più contenuta è dei piccoli elettrodomestici (-4,4%) e dei comparti telefonia, grandi elettrodomestici e informatica mentre le contrazioni maggiori hanno toccato l'elettronica di consumo (tranne il digitale terrestre), la fotografia e soprattutto il segmento dei prodotti per l'ufficio (in discesa del 13,5%) e quello delle stampanti in particolare. Trimestre che va quindi in archivio condizionando, ovviamente in negativo, anche il consuntivo del primo semestre 2009: la frenata è del 7,9% per un totale di 8,9 miliardi di euro, con un significativo -9,1% per la consumer electronics, il settore più importante per dimensioni dell'intera industria hi-tech. Tutta colpa della recessione economica? Non esattamente, o per lo meno – questa la lettura degli analisti di Gfk – la crisi non può essere considerata come l'unico fattore di freno e di caduta dei mercati in virtù dell'assenza di importanti novità tecnologiche che vanno a influenzare in qualche modo le scelte di acquisto (o di non acquisto) del consumatore. I netbook sono lo specchio di questo fenomeno: prodotto "nuovo" ed accessibile che continua a crescere in popolarità e rimane di conseguenza una categoria hi-tech ancora in forte espansione.

 Il bianco soffre meno grazie agli incentivi, bene i cellulari entry level, spopolano i netbook

Il settore dei piccoli elettrodomestici ha prodotto nel secondo trimestre dell'anno un giro d'affari di 336 milioni di euro e il trend negativo del 4.4% si spiega con la minore domanda delle macchine da caffè e dei prodotti per la cura della persona, che ha smorzato gli effetti di uno spostamento delle vendite verso soluzioni di fascia medio/alta. Per l'industria del bianco, invece, il consuntivo a livello di fatturato è stato di 986 milioni di euro e la flessione del 7.1% si giustifica in parte con l'erosione dei prezzi delle lavatrici, che ha controbilanciato l'inizio sottotono della domanda di frigoriferi. In linea generale il comparto ha beneficiato secondo Gfk degli incentivi governativi sugli apparecchi di categoria A++ e A+, quelli a maggiore risparmio energetico.

 Sebbene l'Italia rimane pur sempre uno dei Paesi con la maggiore penetrazione dei cellulari ma il saldo del secondo trimestre, in termini di fatturato, si è chiuso in calo del 6.5% attestandosi a quota 645 milioni di euro. A generare tale erosione del giro d'affari il fatto che i consumatori hanno preferito investire nel complesso su telefonini entry level a basso costo (sebbene il numero degli smartphone venduti sia in rialzo) con la conseguenza di aver abbassato ulteriormente il prezzo medio di listino all'utente finale. Simile la frenata del settore informatico, sceso del 7.6% per complessivi 822 milioni di euro e buon per i produttori di computer che i pc bonsai hanno continuato a tirare (la crescita anno su anno è a tre cifre) riducendo la caduta in valore di tutto il comparto hardware. Buoni risultati li hanno prodotti anche gli accessori per le console di gioco mentre sembra essersi quasi esaurita la corsa all'acquisto delle chiavette Usb per connettersi a Internet dal pc portatile.

 Fotografia in ribasso, boom per i decoder per il digitale terrestre

Chi paga lo scotto maggiore del rallentamento dei consumi è in definitiva il settore dell'elettronica, Le vendite sono infatti scese in valore dell'11.4% chiudendo a poco più di un miliardo di euro e la causa va ricercata nel fatto che i tre segmenti a più forte dinamica di crescita fino a ieri - flat TV, lettori audio portatili, navigatori satellitari – hanno segnato il passo. È stato invece un boom per i decoder per il digitale terrestre, dovuto agli switch over e switch off in atto in varie regioni, mentre le cattive notizie per i produttori di macchine fotografiche (le reflex digitali hanno subito un'erosione di prezzo più forte che quella registrata per le compatte) si concretizzano in una flessione dell'11.6% per un controvalore di 165 milioni di euro.

 Home video in recessione, colpa della pirateria

A completare il triste quadro del mercato hi-tech italiano c'è il rapporto di Gfk presentato nei giorni scorsi a Venezia da Univideo, l'Associazione degli editori di prodotti audiovisivi. Un rapporto secondo cui lo stato di salute del settore è pessimo: la flessione patita nel 2008 dal settore home video è stata infatti del 17% rispetto al 5% di decrescita che fotografa la media europea, all'8% del Giappone e al 3,3% degli Stati Uniti. In cifre, l'auspicato superamento di quota un miliardo di euro è rimandato – il consuntivo 2007 era stato di 998 milioni, quello 2008 di è fermato a 828 milioni – e per il comparto c'è anche da registrare l'avvenuto sorpasso operato dai giochi elettronici. Italiani disamorati dei Dvd e dei Vhs quindi, fatta eccezione per i film di animazione, che rappresentano un quarto dell'intera industria audiovisiva nazionale ? Sembrerebbe di sì, anche considerando il flop del canale dei titoli a noleggio, che ha segnato una discesa del 26,5%. Il problema principale, dice il rapporto è comunque la pirateria, i cui effetti potrebbero impattare significativamente sui dati del primo semestre di quest'anno. Dati che dovrebbero sancire però un ulteriore salto in avanti del Blu-ray, che ha chiuso il 2008 in crescita del 221% in termini di fatturato ma costituisce ancora una porzione marginale del mercato. La speranza, dicono i portavoce di Univideo, è che la passione degli italiani per la tecnologia regga all'urto della crisi e che gli acquisiti di lettori e film in Dvd (unitamente a quelli di televisori e cellulari) continuino a correre. Oggi i riproduttori di dischi ottici sono presenti in due case su tre e sono circa sette milioni le famiglie che hanno già acquistato una Tv predisposta per l'alta definizione. 

Il mercato delle "technical goods" in Italia

 

 

 

Dati in milioni di euro 

Q4 2008

 

 

 

 

Q1 2009

 

 

 

 

Q2 2009 

 

 

 

 

Q2 2009 vs Q2 2008 

 

 

 

 

Q1-Q2 2009

 

 

 

 

Q1-Q2 2009 vs Q1-Q2 2008 

 

 

 

 

Consumer Electronics 

 

 

 

1,65

 

 

 

 

1,149

 

 

 

 

1,053

 

 

 

 

-11.4% 

 

 

 

 

2,203

 

 

 

 

-9.1% 

 

 

 

 

Photo 

 

 

 

 

247

 

 

 

 

154

 

 

 

 

165

 

 

 

 

-11.6% 

 

 

 

 

318

 

 

 

 

-7.9% 

 

 

 

 

Major Domestic Appliances 

 

 

 

1,05

 

 

 

 

873

 

 

 

 

986

 

 

 

 

-7.1% 

 

 

 

 

1,859

 

 

 

 

-6.3% 

 

 

 

 

Small Domestic Appliances 

 

 

 

 

444

 

 

 

 

299

 

 

 

 

336

 

 

 

 

-4.4% 

 

 

 

 

635

 

 

 

 

-2.6% 

 

 

 

 

Information Technology 

 

 

 

1,13

 

 

 

 

965

 

 

 

 

822

 

 

 

 

-7.6% 

 

 

 

 

1,787

 

 

 

 

-7.7% 

 

 

 

 

Telecommunication 

 

 

 

943

 

 

 

 

659

 

 

 

 

654

 

 

 

 

-6.5% 

 

 

 

 

1,314

 

 

 

 

-5.5% 

 

 

 

 

Office Equipment
& Consumables 

 

 

 

431

 

 

 

 

403

 

 

 

 

398

 

 

 

 

-13.5% 

 

 

 

 

801

 

 

 

 

-15.8% 

 

 

 

 

Totale 

5,9

 

 

 

 

4,502

 

 

 

 

4,415

 

 

 

 

-8.8% 

 

 

 

 

8,917

 

 

 

 

-7.9% 

 

 

 

 

Fonte: GfK TEMAX Italia, GfK Retail and Technology 

 di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM  

 

 

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Di Roberto Venturini (del 10/09/2009 @ 07:46:53, in Pubblicità, linkato 1288 volte)

WPP, in un comunicato relativo ai risultati del primo semestre, dove vengono esposti numeri molto duri sulla contrazione del business dovuti alla crisi, fa uscire anche un numero molto interessante.
Il mondo del digitale + direct marketing ormai vale un 25% del loro business. Inoltre sono categorie che sono state colpite in misura molto minore dalla recessione...

Per curiosità tre numeri sui profitti del gruppo:

Headline operating profit down over 24% to £342 million.
Headline profit before tax down over 35% to £252 million.
Profit before tax down 47% to £179 million.

(Poi, lo sappiamo, i numeri bisogna saperli leggere, interpretarli, analizzarli...).

(Per chi non lo sapesse, WPP è uno dei più grandi gruppi di comunicazione del mondo, con marchi tipo Ogilvy, Mediaedge: cia, VML,  Wunderman, JWT, Grey, Landor, etc etc etc).

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Di Altri Autori (del 09/09/2009 @ 07:44:06, in Mobile, linkato 1238 volte)

Un’indagine di globale sviluppata da Synovate ha svelato come ormai il telefono cellulare sia considerato essenziale dalla maggior parte delle persone. I ‘malati da telefonino’, dunque, sarebbero ormai maggioranza: non escono mai senza e, dovendo proprio scegliere, preferirebbero perdere il portafogli.

L’indagine definisce il cellulare ‘telecomando della vita’, sintesi inquietante ma non azzardata dei risultati della ricerca: il 75% oltre 8 mila intervistati (da 11 paesi diversi) hanno dichiarato di portare il telefonino con sé ovunque, mentre i cittadini risultati più legati all’oggetto sono quelli di Russia e Singapore.

Inoltre, più di un terzo ha dichiarato di non poter vivere senza telefonino, mentre il 66% non riesce a spegnerlo nemmeno durante la notte, per timore di perdere sms o chiamate importanti.

“Il cellulare ci dà sicurezza e accesso immediato all'informazione. E’ lo strumento di comunicazione più utilizzato, a volte supera addirittura la comunicazione faccia a faccia” dice Jenny Chang, managing director di Synovate.

Via Quo Media

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Di Gianluigi Zarantonello (del 08/09/2009 @ 08:00:00, in Internet, linkato 1292 volte)

Ci siamo, o meglio siamo arrivati a maturazione: i media trazionali si sono accorti di Twitter e ne stanno facendo il nuovo oggetto delle loro attenzioni, mentre già di Facebook si parla spesso anche per gli aspetti negativi (razzismo, eccessi, problemi di privacy).

Questa estate, oltre al problema dell’attacco dos, Twitter ha visto un sacco di articoli dedicati ai suo vari usi: vip che raccontano vacanze, lavori artistici colaborativi, ricerca di lavoro, funerali di persone importanti e molto altro.

Insomma secondo il noto Ciclo di Hype la nuova tecnologia con impatto sociale inizia ad essere molto nota e, a torto o a favore, celebrata e resa molto appetibile anche per i non addetti ai lavori.

Sicuramente Twitter è uno strumento interessante per fare marketing, sarà interessante capire però quale sarà il suo futuro e la sua evoluzione, visto che molti utenti non sono attivi e che per adesso utili economici se ne sono visti pochi per i suoi creatori.

Intanto però con questo batage mediatico gli utenti italiani aumenteranno e dunque sarà possibile vedere sul campo cosa succederà nel nostro paese, nel quale i social network sono usati in modo piuttosto particolare, molto legato alla condivisione di fatti privati e conversazioni private gestite su profili pubblici.

Voi avete qualche previsione in merito?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

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Di Altri Autori (del 07/09/2009 @ 07:05:50, in Strategie, linkato 1945 volte)

Non ci sono gli attesi pannelli a tecnologia Oled grande schermo e le vere novità nel campo degli Lcd si limitano ad alcuni modelli di piccolo formato (i Bravia S da 19 pollici) che fanno da appendice all'ampia gamma di Tv "Motionflow" da 100 e 200 Hz entrati a catalogo nei mesi scorsi. Quella di Sony all'Ifa non è comunque una presenza nell'ombra semplicemente perché il "leit motiv" scelto quest'anno dalla casa giapponese è la tecnologia 3D.

Televisori capaci di riprodurre immagini a tre dimensioni: questa in sostanza la nuova frontiera tecnologica che il gigante di Tokyo porta in vetrina a Berlino per dare una scossa al mercato, rilanciare le vendite con prodotti ad elevato margine e combattere l'onda lunga della crisi dei consumi. A parlarne in prima persona è stato il numero uno della casa giapponese, Sir Howard Stringer, che oltre al previsto lancio della Tv Lcd Bravia 3D (non c'è una data certa ma si parla genericamente del 2010) ha anticipato come anche i computer Vaio, la PlayStation 3, le camere digitali e i lettori di dischi Blu-ray saranno compatibili con la tecnologia tridimensionale.

Il palcoscenico dell'Ifa è quindi servito a Sony per voltare pagina dopo un primo semestre molto intenso anche sotto il profilo della riorganizzazione interna. I proclami in chiave 3D vanno visti come una sorta di nuova e futura sommessa per invogliare i consumatori a comprare dispositivi che devono continuamente innovarsi: così è stato con l'alta definizione pochi anni fa, sarà così – questa la convinzione del Ceo - per gli schermi che riprodurranno filmati in tre dimensioni. Il cinema dentro le pareti domestiche è del resto un cavallo di battaglia che l'industria della consumer electronics ha fatto suo da tempo e l'avvento di massa dei prodotti e dei contenuti 3D promette un salto in avanti notevole, almeno sulla carta, per gli amanti dell'intrattenimento digitale. La nuova idea di casa digitale di Sony avrà infatti al centro un televisore capace di riprodurre immagini tridimensionali in alta definizione a 1080p (perché dotato di un sistema che elabora i frame ad altissima velocità e di uno speciale display) che necessiterà di sorgenti video compatibili, lettori di dischi Blu-ray 3D in primis, per regalare agli utenti la visione stereoscopica di videogame, film e altro ancora. Quanto costerà una Tv 3D? Di prezzi Sony non ha parlato ma secondo gli analisti parliamo di parecchie migliaia di dollari (un modello di Hyundai attualmente in commercio in Giappone costa l'equivalente di circa 4.000 euro).

Sony, che proprio in questi giorni ha annunciato di vendere la sua ultima fabbrica in Nord America (quella di Tijuana in Messico) alla taiwanese Hon Hai Precision Industry, ha quindi rotto gli indugi e si candida al ruolo di illustre apripista di un segmento, quello dei televisori tridimensionali per l'appunto, finora rimasto nel limbo delle avanguardie tecnologiche.

La rivoluzione 3D verterà su tecnologia, canali distributivi e ovviamente contenuti, e a tal proposito è stato lo stesso Presidente di Sony a confermare il lancio prossimo venturo (nel 2010, ) del primo canale tridimensionale satellitare in Inghilterra ad opera di British Sky Broadcasting. "Oggi – ha infine concluso Stringer – il 3D è sulla strada per diventare appetibile per il mass market e il crescente numero di schermi digitali tridimensionali presenti nella sale cinematografiche, circa 7.000 in tutto il mondo entro il 2009, lo dimostra. È un treno che è partito e Sony vuole guidarlo dentro le case". Ipotesi sicuramente plausibile se non che la definizione di un unico standard per il 3D sia ancora da concretizzarsi e lasci di conseguenza scoperto il rischio di un'ennesima guerra di formati tecnologici – come quelle fra VHS contro Betamax o Blu-ray contro Hd-Dvd – che possa ridimensionare o per lo meno rallentare lo sviluppo di un mercato dall'elevato potenziale di domanda.

La strada intrapresa dalla casa giapponese è intanto quella della cosiddetta tecnologia "attiva", che prevede cioè l'utilizzo di occhialini elettronici (dal costo di circa 40 dollari sul mercato) che aprono e chiudono molto velocemente la sincronizzazione con l'immagine visualizzata sul televisore per riprodurre nell'occhio umano l'effetto tridimensionale. Un sistema diverso quindi da quello utilizzato dagli schermi cinematografici 3D, che richiedono infatti normali occhialini polarizzati che costano pochi centesimi di euro. Ma quanto cambia, per il telespettatore, mettersi di fronte a una Tv 3D? Per chi si potrà permettere di metterne una in salotto – premesso che con lo stesso apparecchio si potranno vedere ad occhio nudo i normali programmi in bassa o alta definizione – guardare un evento sportivo, un documentario, un film d'animazione o un videogioco riprodotto in formato tridimensionale sarà oggettivamente una nuova esperienza visiva. Avvolgente e quanto mai realistica.

Via ILSOLE24ORE.COM

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Di Altri Autori (del 04/09/2009 @ 07:56:18, in Media, linkato 1320 volte)

Hollywood e YouTube sono sempre più vicini. L'industria cinematografica a stelle e strisce e il sito di user-generated-content di proprietà di Google sono quasi pronti a concretizzare quella che sempre essere la naturale evoluzione del loro rapporto: film disponibili legalmente e a pagamento sotto forma di web-noleggio in streaming.
 
Secondo un rapporto del Wall Street Journal, BigG starebbe corteggiando da tempo le major nel tentativo di rendere commercialmente competitivo un portale, YouTube appunto, imbattibile per sono solo in quanto a popolarità. I film sbarcherebbero sul sito lo stesso giorno dell'uscita della versione in dvd e Blu-ray, offrendo un'alternativa agli utenti.
 
Lions Gate, Sony, Mgm e Warner Bros, stando alla testata Usa, si sarebbero già accordate per un prezzo di 3,99 dollari a visione di ogni pellicola. L'intesa porterebbe nelle casse delle major il 70% degli introiti.

Le parti in causa non hanno commentato l'indiscrezione che probabilmente non è stata ancora perfezionata.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 03/09/2009 @ 07:48:25, in Advertising, linkato 1335 volte)

Cresce la pubblicità online pensata per e indirizzata sui social network. Secondo una ricerca di comScore, il 22,1% delle inserzioni pubblicate su internet negli Usa passa attraverso Facebook e affini.

Il rapporto sottolinea la crescente predominanza di siti di social media nel panorama del web, ormai accettati anche da molte concessionarie come canale principe per gli ads in rete, e rileva una crescente concorrenza tra queste comunità online e società consolidate di internet (Yahoo! e AOL, per esempio), che si sono proposte da lungo tempo come principali destinatarie per le inserzioni di marca.

Secondo i dati di comScore, in luglio MySpace e Facebook hanno raccolto oltre l’80% degli annunci destinati ai social network, mentre i maggiori inserzionisti a investire in questo particolare campo sono stati AT&T, Experian Interactive e Ask Network.

Gli scettici sull’efficacia promozionale del social networking, però, non mancano. Molti analisti ancora si chiedono come monetizzare l’enorme traffico (potenziale e reale) di Twitter et similia,  mentre alcuni addetti marketing sono dubbiosi circa l’abbinamento dei loro marchi a contenuti quasi interamente gestiti dagli utenti (che caratterizzano i social netowork), e perciò passibili di atteggiamenti politicamente scorretti e sgraditi ai destinatari del messaggio pubblicitario.

Via Quo Media

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Di Roberto Venturini (del 02/09/2009 @ 07:48:41, in Marketing, linkato 1602 volte)

"Priceless Picks" è il nome dell'applicazione mobile, geocontestuale che Mastercard ha lanciato da poco.

L'app aiuta a identificare punti vendita, marche in offerta, content locale, eventi serali etc.

Il content è in larga parte centrato su contributi user generated - e sfruttando la localizzazione GPS dell'iPhone permette di identificare in modo veloce e senza sforzo i punti vendita più prossimi.

Interessante il target: uomini e donne 30-50 (ovvio, l'iPhone non è proprio roba da ragazzini). Altrettanto interessante il fatto che l'app sarà promossa da Mastercard usando spot televisivi.

Questo è l'indirizzo del sito web su cui si appoggia l'applicazione, con mappa eccetera. Qualche contenuto c'è anche per il mercato italiano: poca roba per ora, qualche commentino turistico... sarà perchè l'applicazione non è disponibile per gli utenti italiani dell'App Store?

Come ampiamente previsto, il futuro del marketing (o almeno di una sua parte) sembra proprio passare dal mobile e dalla geolocalizzazione... sempre ammesso che il pubblico aderisca entusiasticamente a quella che in teoria sembra essere un aproposta allettante, ma che potrebbe essere irrilevante per il dispettoso target che spesso vanifica tutti i brillanti sforzi di noi markettari.

Insomma, come al solito, aspettiamo i dati...

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Di Altri Autori (del 01/09/2009 @ 07:35:31, in Mobile, linkato 1299 volte)

Tra cinque anni oltre un terzo degli utenti europei di telefonia mobile  (39%) sfrutterà il proprio cellulare per accedere a internet. L'analisi, che prende come riferimento i consumatori della sola Europa occidentale, è stata stilata da Forrester Research ed evidenzia un forte incremento per un settore, quello dell'internet mobile, potenzialmente molto redditizio per produttori ed operatori.
 
Nel 2008 è stato solo il 13% ad accedere al web con cellulari e smartphone. La scarsità del dato è da imputarsi a tariffe proibitive e a dispositivi non sempre integrati con il servizio. Una mutazione di tendenza in questo senso dovrebbe portare a fine 2009 la percentuale al 17%.

L'Italia, paese europeo leader per la penetrazione di telefonini, giocherà un ruolo da protagonista in Europa, toccando nel 2014 una percentuale del 40%, a fronte dell'11% attuale.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 31/08/2009 @ 07:20:22, in Internet, linkato 1971 volte)

Pagare le news su Internet, alla stessa stregua di come si scaricano legalmente le canzoni? La possibile risposta di milioni di internauti sarebbe la seguente: ma quando mai. E l'ipotesi di un identico modello commerciale di vendita, buono sia per le informazioni che per la musica, che ponga in regime di libera concorrenza tanto gli editori quanto le case discografiche? Il tema è stuzzicante ancorché particolarmente complesso e di strettissima attualità per quanto riguarda il discorso delle news. L'uscita dei giorni scorsi di James Murdoch, presidente e amministratore delegato di News Corp. per l'Europa e l'Asia nonché rampollo del più famoso papà Rupert, è lo specchio di una delicata questione.

"È giusto far pagare un prezzo equo per le notizie on line - ha detto il figlio del magnate australiano - altrimenti sarà penalizzata la qualità. Il consolidato modello di offrire "free" l'informazione in Rete sarà anche superato ma c'è chi, fra gli analisti di settore, che osserva come il successo del sistema delle notizie a pagamento su Internet si possa concretizzare solo nel caso in cui l'intero mondo del Web faccia "cartello". Senza un accordo definito a tavolino fra i fornitori di contenuti è pressoché scontato, secondo questa visione del fenomeno, che gli utenti continueranno a cercare on line – e soprattutto a trovarle senza problemi – le notizie desiderate. Immaginiamo di dover pagare 10 centesimi di euro una singola notizia su uno dei principali quotidiani italiani on line e tale riflessione ci apparirà probabilmente assai condivisibile.

Una ricetta contro il file sharing: 10 euro mensili per il download illimitato
Il fenomeno della musica gratis ha vissuto la sua epopea negli anni 2000 con Napster e il "peer to peer" ma non è certo tramontato e basti pensare alle migliaia di file musicali scaricati illegalmente archiviati sul computer di un teenager per capirne il perché. Oggi i problemi della major sono soprattutto quelli di far quadrare i propri conti in un contesto in cui i consumi di Mp3 crescono ma non abbastanza per coprire i buchi di ricavi legati al crollo delle vendite di Cd. Un po' come succede, facendo forse un azzardato parallelismo, con le notizie e le case editrici: la frenata sostanziale del gettito pubblicitario nella carta stampata è solo minimamente compensata dai maggiori introiti legati all'advertising on line. Quindi c'è un problema di sistema alla base che va risolto e se Murdoch ha rotto gli indugi confermando di voler perseguire la strada del "pay per view", il settore della musica si interroga se sia necessario intraprendere quanto suggerito da una recente ricerca della UK Music, il consorzio che riunisce buona parte dell'industria discografica inglese. E cioè quello di proporre tariffe fisse per scaricare i brani dalla Rete: rendere più economicamente accessibile la musica al pubblico giovanile, offrendo a 10/15 euro mensili la possibilità di scaricare in modo illimitato - per un determinato periodo di tempo - i brani desiderati ovvierebbe al fenomeno alquanto diffuso fra i ragazzi di età compresa fra i 14 e i 24 anni di copiare i Cd degli amici o di scaricare canzoni con i sistemi di file sharing illegali ancora attivi.

Se, in altre parole, le canzoni fossero disponibili on line a prezzi e condizioni eque le cose potrebbero cambiare anche sostanzialmente e fenomeni come il "ripping" – la tecnica che permette di convertire spezzoni di video musicali scaricabili da YouTube in veri e propri file musicali – tenderebbero probabilmente a ridursi. Difficile, anzi impossibile, che il file sharing illegale o la violazione consapevole del copyright possa invece scomparire del tutto pur in presenza di un servizio di download a pagamento, come il Come With Music di Nokia, che permetta di scaricare in modo illimitato sul proprio pc o sul proprio cellulare i titoli preferiti pescandoli da un catalogo di milioni di brani. Ma se è vero che l'85% dei teenager si dice disposta a considerare un sistema di questo tipo sarebbe già un grande passo in avanti, soprattutto se coloro dediti al download di musica dalla Rete continuassero a comprare Cd in negozio.

Perché pagare una news su Internet?
In chiave notizie, l'azione di rottura di Murdoch si scontra con il fatto che il Web è da sempre il regno dei contenuti gratuiti e spendere dei soldi (quanti poi?) quando si può avere tutto gratis passa per la testa di ben pochi utenti. Eppure se i lettori del Sunday Times on line vorranno rimanere fedeli al proprio giornale lo dovranno pagare a partire da novembre e la stessa sorte toccherà nel 2010 a chi si informa sui siti Internet del Times, del Sun, del News of the World e del Wall Street Journal. La strategia della News Corp. sta suscitando reazioni contrapposte a diverse latitudini e ciò che sembra minarne alla base le (lecite) speranze di successo è probabilmente l'abitudine degli utenti a non acquistare notizie sul Web. Ma in un modo digitale dove tutto ha un prezzo – connessione alla Rete, Sms, applicazioni per cellulari, canzoni, persino le suonerie – salvo rare eccezioni, perché le informazioni professionali (parliamo di giornali on line, non di blog personali) non dovrebbero averlo?
Dietro la scelta di Murdoch ci sono naturalmente motivazioni di business e se il magnate australiano è convinto del fatto che presto altri gruppi editoriali seguiranno il suo esempio molti dubbi rimangono sull'entità del "sacrificio" da chiedere, anzi imporre, ai consumatori. Un prezzo per singola news? Un abbonamento mensile flat per accesso illimitato a tutti i contenuti? Un piano a consumo? Di numeri non se ne fanno ancora ma è sempre più gettonata l'idea che il futuro a breve termine dell'informazione on line potrebbe sfociare in un modello "ibrido", e cioè in siti strutturati per offrire notizie flash gratuite e articoli di approfondimento (e altri contenuti multimediali) a pagamento. Con alle spalle - non è un dettaglio da poco e gli store digitali di Apple ne sono un'evidente conferma - un sistema di pagamento telematico affidabile, veloce e assai semplice da usare.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

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