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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 17/11/2015 @ 07:01:51, in Social Networks, linkato 1170 volte)

Tante novità nella classifica dei migliori brand su Facebook e Twitter di Blogmeter, innanzitutto per quanto riguarda il focus settoriale incentrato sui brand di auto e moto. Ad ottobre, dall’analisi delle performance dei profili italiani – realizzata secondo le due metriche di engagement e new fan/followe – emerge che i brand del settore ottengono le performance migliori in occasione di eventi importanti come il lancio di nuovi modelli, sponsorship e iniziative particolari.

Facebook: una grande varietà di brand

Le due classifiche di Facebook sono dominate dalle pagine ufficiali di diverse case automobilistiche. Per quanto riguarda il page engagement, ovvero l’engagement pesato sul numero di fan, a trionfare è il brand di moto Triumph MotorcyclesItalia che genera un alto livello di interazioni grazie alla partnership con David Beckham e al lancio della nuova moto Bonneville. Segue in seconda posizione la pagina di Michelin che raggiunge l’apice delle interazioni in concomitanza del Campionato del Mondo Rally (WCR) e al terzo posto Peugeot che genera un’esplosione di interazioni grazie alla sponsorship di #XF9. Un altro brand che fa il pieno di engagement è Mazda Italia: il post più engaging in assoluto è quello relativo al Tokyo Motor Show durante il quale è stato presentato il nuovo modello Mazda RX-VISION.

Considerando invece i nuovi fan, è BMW Italia ad avere la meglio, piazzandosi anche al quarto posto per engagement: il merito del suo successo è stata la campagna #ý40annidiSerie3 attraverso cui è stata celebrata la Nuova BMW serie 3. Tra gli altri brand che più hanno accresciuto la propria fan-base ci sono le due case automobilistiche tedesche Mercedez-Benz, la cui comunicazione risulta efficace anche su Twitter, e Audi che, grazie alle foto suggestive scattate dal profilo Auditography, appassiona gli utenti di Facebook. Seguono infine in terza e quarta posizione, il brand francese Renault che attraverso contest e sondaggi conquista sempre nuovi fan e infine Toyota, diventato a  fine settembre main sponsor di AS Roma.

Su Twitter svettano Fiat e Mercedez Benz

Su Twitter, invece, le due classifiche risultano piuttosto omogenee, presentando all’incirca gli stessi nomi per entrambe le metriche. Primo classificato per total engagement è il profilo Twitter di Fiat, che si posiziona terzo per numero di nuovi follower: il brand propone gli stessi contenuti in italiano e in inglese e la sua comunicazione è improntata sul divertimento e l’originalità. Segue in seconda posizione Peugeot che colleziona la maggior parte delle interazioni in occasione della campagna sociale #MoveYourEnergy legata al lancio della nuova Peugeot 208. Si piazza in terza posizione invece Ford, conquistando anche un quinto posto per numero di nuovi seguaci: in questo caso, è l’iniziativa di guida sicura #DontEmojiAndDrive a suscitare la curiosità degli utenti italiani di Twitter.

A livello di new follower, invece, il brand che conquista la vetta è Mercedes-Benz, che tra l’altro si distingue anche per total engagement piazzandosi al quarto posto: il tweet che genera il successo maggiore è l’omaggio al #BackToTheFutureDay, giornata durante la quale c’è stato anche il divertente scambio di tweet tra le due case automobilistiche, Toyota e Smart, quest’ultima al secondo posto della nostra classifica per new follower. Quinto posto infine per total engagement e quarto per capacità di accrescere la propria community, per Renault: il brand francese cattura l’attenzione degli utenti soprattutto in occasione dellancio della Clio Duel.

Uno sguardo alle classifiche generali

A livello di classifica generale, invece, il brand più coinvolgente su Facebook, è la no profit Enpa, una veterana delle classifiche stilate di Blogmeter, mentre tra le new entry in top 10 spunta la pagina Facebook di Regione Lombardia che risulta molto attiva ad ottobre con una media di circa 20 post al giorno. A livello di new fan, invece, è la pagina italiana di M&Ms a trionfare, grazie ai numerosi post con cui condivide consigli e ricette. A livello di Social CRM, il più veloce è Wind.

Su social dei 140 caratteri, a governare è il profilo di Juventus, che risulta il più coinvolgente ma anche quello che accresce maggiormente la propria community. Continua dominare per entrambe le metriche anche il profilo di Expo nel suo ultimo mese di attività, mentre a livello di nuovi follower, Ikea Italia crescere tantissimo grazie alla campagna #gustatilavita. A trionfare a  livello di response time è infine il profilo Twitter di Inofatac, che impiega solo 4 minuti a rispondere alle richieste degli utenti.

Via Spot and Web

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Di Altri Autori (del 13/11/2015 @ 07:35:20, in eCommerce, linkato 1263 volte)

I primi acquisti online con il PagoBancomat sono realtà. I clienti di Banca del Piemonte, Cassa di Risparmio di Asti, Cassa di Risparmio di Ravenna e Banca di Imola – che partecipano come emittenti pilota al progetto del Consorzio Bancomat – hanno effettuato con successo le prime transazioni sul Web con la loro carta PagoBancomat. “Finalmente siamo riusciti a portare su internet il circuito di pagamento più utilizzato dagli italiani”, ha affermato il direttore generale del Consorzio, Sergio Moggia. “Ora ci aspettiamo un’ampia adesione al servizio da parte di banche ed esercenti per consentire a un numero sempre maggiore di titolari di carte PagoBancomat di usarle anche online”.
SOLO UN OSTACOLO. Requisito fondamentale per fare acquisti sul Web con il circuito di debito nazionale, infatti, è che le banche, che emettono le carte e convenzionano gli esercenti, abbiano aderito al servizio abilitando così clienti e negozianti a utilizzare ed accettare anche questo strumento per le transazioni online.
COME FUNZIONA. Una volta abilitato al servizio dalla propria banca, il titolare potrà usare in modo facile e veloce la carta PagoBancomat sui siti di e-commerce convenzionati. Sarà sufficiente, infatti, scegliere il servizio tra gli strumenti di pagamento messi a disposizione dal sito. Cliccando sul simbolo del circuito si verrà reindirizzati a una pagina contenente l’elenco di tutte le banche aderenti al servizio. A questo punto sarà sufficiente selezionare la propria banca nell’elenco per essere trasferiti direttamente al sito di home banking, dove basterà digitare le proprie credenziali per concludere in pochi secondi il pagamento.

Via Business People

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Di Altri Autori (del 09/11/2015 @ 07:32:13, in Internet, linkato 1214 volte)

Negli scorsi giorni Facebook ha chiaramente dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, come l’advertising, soprattutto se mobile, sia oggi una delle principali fonti di entrate per chi opera in rete. Eppure, di pari passo con la crescente importanza della pubblicità online, cresce anche l’apprezzamento degli utenti per sistemi e app che ne bloccano l’invasività: secondo un report di PageFair e Adobe sono 198 milioni gli utenti attivi nel mondo che usano software che bloccano le pubblicità online il che si traduce in un costo stimato di 22 miliardi persi, quest’anno, per gli editori.

Un campanello di allarme significativo per gli advertiser che hanno puntato molto sul web in questi anni di magra su altri media: solo in Italia, sostiene Nielsen, Internet è cresciuto del +4,6% nel singolo mese di settembre (+4,6%), con la pubblicità digitale che cresce del 9,1% nel periodo gennaio – settembre di quest’anno. A livello globale Statista prevede che il digital advertising rappresenterà il 33% di tutta la spesa pubblicitaria nel 2018 mentre in Ue il mercato della pubblicità online è raddoppiato in cinque anni+11,6% rispetto allo scorso anno raggiungendo un valore di  30.7 miliardi di euro.

Un mercato potenzialmente vasto che sta però facendo i conti con sistemi sempre più sofisticati di blocco di pubblicità digitale che vanno ad intercettare atteggiamenti diversi da utenti diversi: di recente Apple ha rilasciato una  nuova versione del suo sistema operativo iOs 9 che permette di installare applicazioni che bloccano le pubblicità e altri contenuti sulla versione mobile di Safari tanto che, in poche ore, si è assistito a un boom di download di tali app. Di fatto quello che già permettono di fare altri browser da tempo nel corso della navigazione web. La mossa di Apple ha seriamente preoccupato gli inserzionisti già allarmati da un fenomeno dilagante che il colosso di Cupertino, per la portata di utenza che arruola, potrebbe acuire ancora di più.

Piace o no?

Potrebbe sembrare una domanda retorica ma non lo è del tutto. Sempre secondo PageFair, che ha intervistato un campione di 400 persone in Usa, tra i motivi che spingono, o spingerebbero, i consumatori a usare tali metodi vi è principalmente il timore che i loro dati possano essere usati per personalizzare la pubblicità mentre per altri gli utenti sarebbero semplicemente infastiditi dalla pubblicità, relegando il fattore privacy ad uno dei motivi primari ma non il principale.
L’invasività delle forme pubblicitarie display è chiamata in causa da TechCrunch, e da diversi operatori di settore, come uno dei perchè che spingono gli utenti a non voler visualizzare i contenuti pubblicitari: Scott Scott Cunningham, della Interactive Advertising Bureau spiega che: “abbiamo assistito a un aumento di pubblicità invasiva” e si, gli operatori capiscono perchè le persone sono scontente su come loro ottengono dati sui target delle loro pubblicità. Harry Kargman, fondatore e CEO delll’azienda di pubblicità mobile Kargo, a TechCrunch spiega che in molti casi la pubblicità online ha creato effettivamente “una cattiva consumer experience da tutti i punti di vista: di privacy, di usabilità e di fastidio.” Allo stesso tempo, spiega, bisognerebbe spiegare alle persone, mentre gli operatori elaborano nuove strategie, che bloccare la pubblicità è quasi come rubare: “Non c’è dufferenza dallo scaricare video pirata.”

Eppure non tutti gli utenti sono così ostili all’adversting online: nel report “What’s my worth 2015”, realizzato da Opinium Research e commissionato da Millennial Media, sul comportamento di 4000 utenti mobili in 4 Paesi: Francia, Germania, Regno Unito e USA, emerge come ci sia consapevolezza che con laa pubblicità è possibile fruire di App gratuite. Il 79% del campione è consapevole del meccanismo per cui la pubblicità permette di mantenere gratuiti contenuti e applicazioni. Solo il 3% accetta di pagare per non far apparire messaggi pubblicitari sul proprio device, mentre il 72% preferisce pubblicità e servizi gratis.

Insomma, lo scenario appare delicato con valide motivazioni pro e contro sistemi di adblocking, a dimostrazione di come l’ecosistema sia ancora alla ricerca di un giusto bilanciamento tra quelle che sono le esigenze di sopravvivenza di attività online gratuite per l’utenza e quelle della stessa utenza, che rivendica la possibilità di aggirare i vincoli, e i fastidi della pubblciità. Infondo cambiano strumenti e canali, ma il dilemma è il medesimo della tv e del telecomando.

Via Tech Economy

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Audience Engagement, Social Selling: queste le keyword assegnateci, come #Takeaways da assimilare e porre in esercizio subito nel nostro lavoro quotidiano, da due contributi usciti freschi freschi questa settimana sul panorama internazionale. «Compiti a casa» con tematiche così ricche, da richiedere però riflessione ed elaborazione, prima di poter essere adeguatamente digerite.

«Increasing Audience Engagement Key Objective in Social Media Marketing», ci dice subito eMarketer, riportando uno studio condotto da Ascend2 nel mese di ottobre su «quali siano ad oggi gli obiettivi più importanti di una strategia di» – chiamiamolo così, non proprio correttamente, lo sappiamo – «social media marketing». Il KPI più importante? L’accrescimento dell’«audience engagement», ritenuta dai marketers finalmente, si direbbe, l’obiettivo principale, più urgente e di maggior peso rispetto alla «brand awareness».

Chiariamo. La conoscenza, la diffusione del marchio non ha necessariamente il significato quantitativo di un mero «purché se ne parli», di una popolarità fine a se stessa: bensì anche, e ormai forse soprattutto, quello qualitativo di un’immagine comunicata in modo tale che il cliente possa dire «Ti amo, mi piaci, ti compro». Non a caso resta decisiva. Nella classifica mondiale redatta da Ascend2, compare al secondo posto, ricercata dal 54% degli intervistati.

Primo obiettivo strategico in ogni caso, al 64% (quasi i due terzi dei partecipanti allo studio), l’innalzamento schiettamente qualitativo della conoscenza del brand in termini di engagement, della sua capacità di generare relazioni, dialoghi, coinvolgimento positivo col proprio network. Conversazioni social – da intendersi a 360 gradi oggi, nel mondo iper-connesso dell’#IoT, ma anche del “caro vecchio passaparola”, ora più che mai primo fattore nell’innesco all’acquisto. Un panorama dove passato e futuro si fondono: che i mercati siano «conversazioni» non lo scopriamo certo oggi.

Oggi però accade che anche da noi si presti più attenzione a quell’«acqua calda» che forse da sempre c’è e vale, ma andava solo «scoperta», o riscoperta. Che il marketing – il processo di vendita – siano guidati non più, o non tanto, dalla corsa all’offerta ribassata, al deal stracciato «solo-per-nuovi-clienti» – ché ormai la prima cosa cui tanti pensano è: «Ok, dove sta la fregatura?». Non tanto dunque da una lead generation avulsa dal resto del processo, nella candida e beata dimenticanza dei clienti già acquisiti, vecchi e fedeli – almeno sinora. Proprio questa compare infatti solo al terzo posto, col 41% dei consensi. Importante: ma in un marketing-mix.

Sempre più centrale, nel New Marketing di fine decennio, appare il Social Engagement: il Social-Selling, col dito puntato sul carattere decisivo del fattore social più che sul selling.

Ecco «perché dovresti rendere il Social Selling parte della tua strategia di Lead Generation», come ricorda – venendo al secondo contributo – Claire Trévien in un articolo originariamente pubblicato su Passle e poi ripreso da Business 2 Community. Utilità del social non solo dunque per il customer care; non solo dunque per i customers già tali. La sua utilità è piuttosto ribadita qui anche per la lead generation, per le nuove acquisizioni: da aggiudicarsi evidentemente – anche, o forse anzitutto – a colpi di fiducia, di dimostrazioni del trust che si può riporre nel brand.

La gente oggi ha bisogno di sentirsi rassicurata: deve fidarsi, potersi affidare all’azienda per i cui prodotti o servizi sceglie di pagare. Per la qualità sborserà anche di più. Ma quella dev’esserci. «Build trust», si ricorda.  E la sua costruzione passa anche per un rapporto con i miei contatti, ove sia in grado di metter in gioco tutto me stesso per fornire un prodotto che sia davvero utile, che soddisfi in, ogni esigenza: umana, emotiva, emozionale in primis. «La gente si fida sempre più delle persone che delle compagnie», scrive Trévien. «Investendo una parte di te stesso», della tua persona, «nel processo, costruirai un rapporto reale coi tuoi prospect», cementandolo per il futuro, rendendolo stabile nel lungo periodo.

Quali sono allora le chiavi del New Marketing, di questo New Business Model che ci viene incontro – pur essendo appunto forse, in realtà, presente e operante da anni ormai? Customer Experience, Passaparola – «Word of Mouth» come «World of Mouth», una «parola-della-bocca» con potenziale valore di diffusione a livello mondiale – e Social CRM, Social Customer Relationship Management. Solo in questo circolo virtuoso, il cliente può esser realmente invogliato a divenire nostro cliente o, per chi già lo è, fidelizzato a restar tale, magari migliorando anche il proprio «valore economico». Obiettivo dev’essere che il cliente continui – o inizi – a comprare, a far comprare da amici e conoscenti dopo accorta recommendation, e non si trovi mai nelle condizioni di restar insoddisfatto o scontento se malauguratamente inciampa il qualche problema, per cui richiede la nostra assistenza. Un circuito che non può permettersi mai di esser vizioso e che «entro il 2020», come ricorda Jay Baer – diverrà più importante del prezzo»: se non lo è già.

Social Selling come Social Engagement: questa la sintesi delle nostre 3 keywords – il digital trend del New Marketing, proprio alle soglie del 2016. Stop Social-Selling se l’accento è posto sul selling, sul voler vendere a ogni costo via web e social media. Focus sul social, sul fattore chiave delle relazioni sociali: sul Social Helping, Social Engagement quale principio del successo, anche e in specie in termini finanziari.

La radice di questo, più profonda e originaria? In un hashtag: #SellHelp: «Vuoi vendere? Aiuta!». Vuoi avere successo nel marketing, nelle vendite, nel business? «Aiuta»: metti il cliente al centro: come persona, amico, non ticket da gestire. Sii utile: venderai. Offri al tuo cliente qualcosa che gli serva davvero, in un momento di difficoltà – seria o più “leggera e frivola” che sia: faranno la fila alla tua porta per comprarlo. Il ROI è Responsabilità: consiste nel quanto e quanto a lungo tu sia responsabile, quanto tu metta il cuore e tutto te stesso nell’aiutare, soddisfare ogni esigenza del cliente-amico, dalle più serie a quelle più “leggere”. Mostrandoti come sei, senza trucchetti, finzioni: In cui io possa riporre la mia fiducia, sentendoti vicino.

Autenticità, affidabilità e fiducia, amicizia, awareness del brand qualitativamente impeccabile: «4 A» per indicare come le aziende devono essere e mostrarsi online e offline per ottenere il business: oggi più che mai, in tempi di crisi e resilienza.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 04/11/2015 @ 07:36:48, in Aziende, linkato 1060 volte)

Quella della rapidità nelle spedizioni, per Amazon, è un'autentica ossessione. Il progetto dei droni è vivissimo - e anche Google è della partita -, ma impatta con regole e limiti di un mondo forse ancora non troppo pronto a certe tecnologie. Anche per questo, però, il colosso di Bezos spinge forte su Prime Now, il servizio dedicato ai clienti Prime che assicura la consegna in un'ora (o al massimo in due), dalle 8 del mattino a mezzanotte, sette giorni alla settimana. Oggi Prime Now arriva in Italia. Lo ha annunciato la stessa società californiana attraverso un comunicato. Il servizio è immediatamente attivo a Milano e in alcune città del suo vasto hinterland, tra le quali Cinisello Balsamo e Paderno Dugnano, e può già contare su 15.000 prodotti, alcuni dei quali sono disponibili solo tramite il nuovo servizio, per esempio pane, yogurt, gelato o minestrone surgelato.

Con un ordine minimo di 19 euro, i clienti Prime possono acquistare prodotti di uso quotidiano come pasta, caffè, pannolini e prodotti per l'infanzia, per la bellezza e la cura della persona, vini e alcolici, ma anche altri prodotti bestseller come videogiochi per console, giocattoli ed attrezzatura sportiva, che saranno consegnati direttamente a casa.

«I clienti Amazon dell'area di Milano possono usare l'app Prime Now da oggi e scoprire più di 15.000 prodotti che possono essere consegnati in un'ora» ha dichiarato François Nuyts, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. «L'Italia è il secondo Paese in Europa dove Prime Now è stato lanciato e siamo molto orgogliosi di offrire ai nostri clienti Prime una consegna ultra-veloce, oltre ai benefici di cui possono già godere grazie al loro abbonamento Prime».«Tutti noi abbiamo vite molto impegnate e talvolta è facile dimenticare di comprare una bottiglia di vino per una cena con gli amici oppure scoprire che abbiamo finito lo shampoo proprio prima di entrare in doccia. Grazie a Prime Now questo non è più un problema» ha spiegato Mariangela Marseglia, EU Director Prime Now.
Prime Now è disponibile attraverso una App (per iOS e Android) attraverso la quale si possono scegliere i prodotti e ordinarli. La consegna in un'ora ha un costo aggiuntivo di 6,90 euro, mentre quella in due ore è gratuita. L'abbonamento ad Amazon Prime è disponibile per 19,99 euro all'anno, incluso un periodo di prova di 30 giorni per i nuovi iscritti. Si parte oggi da Milano e da alcune cittadine dell'hinterland meneghino. Ma una copertura molto più vasta per l'Italia è prevista entro il 2016. Lo scoglio più visibile rimane il costo: i 6,90 euro per avere un prodotto in un'ora sono un esame importante da superare.

Via IlSole24Ore.com

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Di Altri Autori (del 03/11/2015 @ 07:37:11, in Mercati, linkato 1378 volte)

Il libro ci è esploso tra le mani. Mentre ne immaginavamo la morte, o almeno una grave malattia causata dalla digitalizzazione, lui si è semplicemente evoluto. E adesso quasi non lo riconosciamo più. Un po' anche perché ci siamo fissati sull'oggetto piuttosto che sull'uso e sul contenuto.

Il libro occupa spazi simbolici nella mente oltre che fisici sugli scaffali. Il suo trasloco nelle memorie del Kindle non è stato privo di conseguenze. Cambiando il mezzo-carta, il messaggio-libro si è trasformato, in maniera prima carsica e poi sempre più visibile.

Il negozio dove acquistare libri è diventato un servizio per produrli. Al possesso si è sostituito l'accesso. Gli aggregatori di prima grandezza (Amazon, Google, Apple) stanno soppiantando i mediatori tradizionali (i grandi editori) oltre ai canali della distribuzione (dalla scomparsa del colosso americano Borders in avanti). Soprattutto, sta cambiando l'idea settecentesca di autore, inteso come titolare unico dell'idea e della realizzazione del testo. Perché mentre l'unità del libro moderno, figlia di necessità industriali di vario genere (incluse le misure dettate dai punti di prezzo, dai livelli di costo, dal marketing, dalla consistenza fisica della carta e dalla capacità della legatura) esplode, al suo posto arrivano altre narrazioni diffuse, spezzettate, pulviscolari, circolari. Non è una novità.

La battaglia oggi è tra Kindle e iPhone/iPad su quale sia lo strumento migliore per leggere. Cosa sta succedendo? Al di là della moltiplicazione delle narrazioni, dei dati sulle vendite degli ebook reader rispetto ai tablet e degli ebook rispetto ai libri digitali, più in profondità stanno accadendo altre cose più radicali.

Come quelle che fanno a Milano gli artigiani digitali di Bent Shelf (“Il nome è lo scaffale che si flette sotto il peso dei libri”), un gruppo di tre appassionati di narrazioni a fumetti e non solo: hanno creato Comics Fu, servizio di editoria, distribuzione, pagamento, gestione dei contenuti che nel fumetto ha solo il suo primo passaggio. Dentro sono andati autori noti e meno noti, case editrici e soggetti intermedi. Lo scopo del lavoro di Bent Shelf? «Costruire piattaforme che consentano agli autori di distribuire i loro prodotti digitali direttamente ai lettori». L'arma segreta per farlo? Eliminare il lucchetto digitale, il DRM, che cambia la natura dell'atto di pubblicare un ebook. Se c'è il DRM il libro è un servizio a cui il lettore ha solo accesso temporaneo a pagamento. Se non c'è il DRM il libro è un prodotto che il lettore acquista e di cui poi dispone ovunque, su qualunque dispositivo, in qualunque momento.

Lo dice anche Massimo Ferrario, fondatore di Bookrepublic: «Sembrerà banale, ma rinunciare alle protezione è la premessa perché ci possa essere vera innovazione: finché domineranno sistemi chiusi e protetti, l'esperienza di lettura degli ebook resterà molto povera». Lo fa anche Aerbook che ha sposato il native commerce: lo store è ovunque nel web, l'interfaccia è una web app di lettura, il contenuto (qualunque contenuto, anche un libro) è accessibile come un sito web. Tutto open, senza protezioni. Come si producono questi nuovi oggetti digitali? I grandi provider dell'editoria tradizionale come l'americana Adobe hanno adattato i loro strumenti, che restano però costosi e complessi. L'innovazione è arrivata invece da mille rivoli diversi. Come Pubcoder. Piattaforma digitale indipendente per la creazione di libri liquidi: si creano e si possono convertire e fruire su tablet, ebook reader, pagine web, formati ibridi.

Non c'è fine. Poi, vendere un oggetto-libro vuol dire andare oltre al semplice atto del commercio. Humble Bundle, ad esempio, è una piattaforma americana che vende narrazioni digitali: siano esse videogames che libri, fumetti, software, con storytelling o no. È però il modello ad essere diverso da quelli tradizionali: “Pay what you want” (“Paga quel che vuoi”), cioè la vendita in bundle di un insieme di prodotti avviene a prezzi determinati dalla media di tutti gli acquirenti, con una fetta del totale che va in beneficienza (lo decidono gli utenti) e il resto condiviso tra la piattaforma (circa il 15%) e gli autori. Chi sta sopra la media ottiene più prodotti. E quel che si compra è sempre senza DRM. Forse non avete mai fatto acquisti su questo tipo di marketplace ma il cambiamento passa da qui, non da Amazon ed eBay. Le raccolte-eventi danno un'idea dei meccanismi che il digitale ha liberato riconfigurando l'intera filiera della produzione e distribuzione, con la nascita di sistemi di creazione di valore economico e simbolico alternativi a quelli tradizionali. Si può dire, in questo caso, che il libro è solo l'inizio della storia.

Via IlSole24Ore.com

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I video godono di ottima salute e con essi la pubblicità video via mobile. Un’accoppiata, mobilità e video, che ha fatto bene al mercato: gli investimenti nel settore sono più che raddoppiati dal 2013, da 720 milioni al miliardo e mezzo di dollari nel 2014, con una previsione di 6 miliardi entro il 2018. Il che equivarrebbe allla metà della spesa prevista per l’intero comparto dei video online. E secondo nuovi dati elaborati da AppLovin e da AppsFlyer,  che hanno analizzato i dati provenienti da oltre in miliardo di device mobili nel mondo, che la spesa per pubblicità video in mobilità è cresciuta più di ogni altro formato pubblicitario, ovvero 190% nei primi tre trimestri del 2015.

Una crescita che arriva da diversi fattori: di certo la diffussione massiccia dei dispositivi mobili nel mondo unita a una migliore disponibilità di banda larga. Ma, spiegano gli esperti, c’è anche da considerare il tempo medio speso dagli utenti sulle app, circa l’86% del loro tempo con in mano uno smartphone o tablet, il che dà ad aziende come AppLovin e AppsFlyer una massa critica di dati per sottoporre agli utenti l’advertsing più focalizzato sul target possibile.

Secondo Ran Avrahamy, di AppsFlyer:”La pubblicità video dimostra  quanto un’app sia davvero un modo più efficace per veicolare un messaggio rispetto ad annunci testuali o display statici.Così quando un utente decide di installare un’app dopo aver guardato il rispettivo video trailer, ha già deciso che è interessato e ci sono buone possibilità che continui ad apprezzare l’app anche dopo averla iniziata ad usare. Con altri tipi di pubblicità l’utente può solo sperare che l’app sia simile a ciò che si aspetta.”

Dal lato advertiser, nota Avrahamy, “molti marketer stanno realizzando che i video crescono velocemente anche perchè sono i primi che stanno spostando i loro budget su tale formato. E se non lo stanno ancora facendo, dovrebbero farlo al più presto” suggerisce.

Via Tech Economy

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Crescono del 66% nel 2015 le vendite via Smartphone da siti web con operativitaÌ in Italia sono cresciuti addirittura del 66%, sfiorando quota 1,7 miliardi di euro, pari all’11% di tutto l’eCommerce B2c italiano. È questo il responso principale riguardante il mondo Mobile del nuovo Osservatorio eCommerce B2C di Politecnico di Milano e Netcomm.

Più in dettaglio, il comparto con la piuÌ alta penetrazione di vendite da Smartphone eÌ l’abbigliamento, con circa il 18% del totale eCommerce, seguito dall’editoria con il 15%, grazie a un valore medio dell’ordine ridotto che favorisce l’acquisto d’impulso in mobilitaÌ. Sorprende il fatto che il terzo settore per penetrazione degli acquisti Mobile (14%) sia l’informatica/elettronica, nonostante questi prodotti siano difficilmente visibili in tutti i loro dettagli su schermi piccoli. Nel turismo, invece, la penetrazione del 7% è ritenuta troppo bassa dall’Osservatorio, poicheì l’acquisto in mobilitaÌ dovrebbe giocare un ruolo piuÌ importante (soprattutto nei trasporti).

Anche passando al valore assoluto in euro, il settore principale rimane l’abbigliamento, che ha registrato vendite via Mobile per circa 415 milioni, grazie sia ai siti di vendite private (tra cui Privalia, SaldiPrivati, vente-privee.com) che ai retailer online (come YooX). Seguono il turismo con quasi 380 milioni, grazie sia alle vendite di biglietti di trasporti (tra cui Alitalia, Lufthansa, Meridiana, Ntv, Trenitalia, Trenord) sia alle agenzie online (Expedia, eDreams, lastminute.com), e l’informatica/elettronica di consumo con piuÌ di 270 milioni, grazie sia ai pure player (Amazon, eBay, ePrice, gli Stockisti) sia ai retailer multicanale (MediaWorld e Unieuro). Tra gli altri comparti si segnalano gli ottimi risultati del couponing.

Se consideriamo oltre alle vendite su Smartphone anche quelle su Tablet, la crescita eÌ del 44% e l’incidenza dei nuovi device sale a quasi un quarto dell’intero eCommerce (22%): solo tre anni fa (2012) era al 5%.

Come testimoniato dai risultati della ricerca, condotta dal Politecnico con Doxa, il Tablet eÌ peroÌ un dispositivo utilizzato prevalentemente in casa (oltre il 70% delle connessioni avviene in wifi) e quindi sostitutivo del pc tradizionale. Tenendo conto poi che lo schermo del Tablet è di dimensioni paragonabili piuÌ a un Pc che a uno Smartphone, il paniere delle vendite via Tablet eÌ piuÌ simile a quello dell’intero eCommerce, anche se l’Osservatorio evidenzia due differenze: un peso superiore dell’abbigliamento (25% delle vendite via Tablet contro il 15% della media dell’eCommerce), e un'incidenza inferiore delle Assicurazioni (2% su tablet contro l’8% della media dell’eCommerce).

Tre motivi di ulteriore crescita nei prossimi anni

Oggi, con un peso del 22% delle vendite online, l’ecommerce attraverso dispositivi mobili nel nostro paese eÌ di poco inferiore a quello dei principali mercati occidentali (UK 28%, Francia, Spagna e USA 27%, Germania 26%). Se ci focalizziamo sulle vendite via Smartphone, l’Italia con l’11% del valore delle vendite online fa registrare l’incidenza piuÌ alta tra i principali mercati occidentali (Spagna 10%, USA 9%, Francia, Germania e UK 8%), anche se largamente al di sotto di Cina, Corea del Sud e India dove l’incidenza delle vendite tramite Smartphone va anche oltre il 50%.

Secondo l’Osservatorio quindi è ragionevole pensare che nel nostro paese vi siano ancora importanti potenzialitaÌ di crescita dell’eCommerce da Smartphone. In primis per l’ulteriore diffusione dei device. Nel 2020 si prevedono 60 milioni di Smartphone e circa 22 milioni di Tablet attivi nel nostro Paese. In secondo luogo anche la diffusione dell’eCommerce sui Social network, che tipicamente sono fruiti da dispositivi mobili, possa spingere ulteriormente le vendite. Ci sono molte attivitaÌ di sperimentazione avanzata, soprattutto all’estero, su quasi tutti i principali Social (Facebook, Twitter, Instagram, Periscope e Pinterest).

In terzo luogo i ricercatori si aspettano un incremento dell’offerta dedicata al canale Mobile, oggi ancora sottodimensionata (solo due terzi dei primi 200 merchant oggi hanno un Mobile site o una Mobile App), sia per il “Mobilegeddon”, ossia il cambiamento dell’algoritmo di ricerca di Google che favorisce i siti “responsive”, cioè pensati per facilitare la fruizione da Mobile, sia per il naturale ciclo di rinnovamento dei siti web da parte dei merchant.

Lo Smartphone, sottolinea l’Osservatorio, eÌ una fonte di traffico di primaria importanza, da cui in molti casi arriva anche piuÌ del 50% degli accessi al sito. Diventa quindi fondamentale non solo sviluppare un sito responsive, ma anche progettarlo in modo adeguato per garantire un’esperienza d’acquisto fluida anche da Smartphone, oltre che da pc.

Un ulteriore trend positivo infine è che gli acquisti da Smartphone stanno perdendo la caratteristica di decisioni d’impulso e diventando sempre piuÌ una consuetudine slegata dalla rilevanza dell’istante d’acquisto. L’incidenza delle vendite dove conta il preciso momento d’acquisto è infatti scesa dal 59% del 2014 al 48% del 2015.

Via Mobile4innovation

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I marketer lavorano sempre di più nell’ottica di costruirsi skill legate al social media management non solo in chiave di brand awareness ma, più importante, per aumentare i livelli di engagement dei loro pubblici. Un recente studio condotto ad Ascend2 e riportato da eMarketer ha coinvolto 294 professionisti del marketing, delle vendite e del business in tutto il mondo: è stato loro chiesto quali fossero i Emarketerprincipali obiettivi della loro social media marketing strategy: quasi i due terzi dei rispondenti hanno evidenziato che la priorità va all’aumento di engagement, seguito dall’aumento di brand awareness e poi, ovviamente, produrre traffico sul sito.

Ma successi strategici non si raggiungono senza una tattica efficace, spiega l’82% dei professionisti, che ruota essenzialmente attorno alla creazione di contenuti di valore. Quali? I video non possono certamente mancare, seguiti da infografiche e blog post. Ciò non vuol dire, però, che l’attività dei social possa o debba esaurirsi, lato marketer, solo nella creazione di tali contenuti da condividere: metà degli intervistati ammette che gran parte dei problemi oggi è legata alla difficoltà di avere forme affidabili per misurare il ROI dell’attività, seguita dalla mancanza di skille e risorse interne alle organizzazioni.

Di certo, emerge dalla ricerca, sono molte le sfide che i marketers sono chiamati ad affrontare ma non vi è dubbio che il social media marketing sia cresciuto e cresca ancora in Usa anche se parliamo comunque di un mercato maturo quindi necessariamente più lento di qualche anno fa. Secondo eMarketer, infatti, entro il 2015 l’88,2% delle aziende Usa userà i social media come strumenti di marketing ed entro il 2017 quel numero crescerà fino a raggiungere l’89,4%.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 26/10/2015 @ 07:10:24, in Aziende, linkato 1203 volte)

Facebook accelera sulle news: negli USA al via “instantarticles”

Prende velocità il progetto di Facebook di diventare forniture di contenuti informativi. “InstantArticles”, il nuovo prodotto che consente di leggere news e altri articoli di taglio giornalistico dentro al social network grazie a un accordo già sottoscritto con 14 realtà editoriali come per esempio il New York Times, esce dalla fase beta e ora è disponibile sul mercato americano per chiunque abbia un iPhone e la app di Facebook mentre l’arrivo sugli smartphone Android avverrà entro la fine dell’anno. Il nuovo servizio informativo consente di caricare più rapidamente le notizie, che sono interattive e arricchite da video, gallerie di foto, immagini correlate e perfino mappe per vedere il luogo degli avvenimenti raccontati. Il tutto molto rapidamente perché i vertici di Facebook sottolineano che tutti gli Instant Articles dovrebbero caratterizzarsi per una velocità di caricamento dieci volte superiore a quella di una notizia presente all’interno dell’interfaccia web mobile. Ai 14 partner editoriali, tra cui anche National Geographic, Huffington Post e Washington Post, nelle prossime settimane se ne aggiungeranno una cinquantina, da People a Cbs, da Time a Rolling Stones. Gli articoli del nuovo servizio “Instant Articles” saranno contrassegnati dal simbolo di un fulmine: gli editori, che rinunciano al traffico generato sui propri siti, potranno contare sulle entrate pubblicitarie raccolte e veicolate da Facebook che tecnicamente, con questa operazione, sbarca sul mercato editoriale come editore capace di veicolare i propri contenuti ad una platea di oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo.

Via Spot and Web

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