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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 18/09/2013 @ 07:44:26, in Internet, linkato 1880 volte)

Sette consumatori online su dieci ( 71 % ), in 24 diversi paesi nel mondo, hanno riferito che nel mese scorso hanno condiviso contenuti su piattaforme di social media, mentre tre su dieci (29%) ha indicato di non aver condiviso nulla. I dati sono il risultato di una nuova indagine su 18.150 intervistati condotta da Ipsos OTX.

I contenuti maggiormente condivisi sono le foto: 4 utenti su 10 (43%), infatti, hanno indicato di aver postato e condiviso foto sui propri profili o su quelli di altri. I contenuti che seguono sono: “proprie opinioni” nel 26% dei casi, “aggiornamenti di stato” (26%), “link ad articoli” (26%), “raccomandazioni su prodotti” come film, servizi, libri (26%), “notizie” (22%), “link ad altri siti” (21%), “risposte ai post di altre persone” (21%), “video” (17%).

Tra i consumatori online, quelli dalla Turchia (93 %) sono quelli che hanno indicato una maggiore propensione alla condivisione di contenuti su piattaforme social durante lo scorso mese, seguiti da: Messico (89 %), Brasile (88 %), India (88 %), Indonesia (88 %), Argentina (86 %), Sud Africa (86 %) e la Cina (85 %). L’Italia si posiziona in alto, facendo registrare un tasso di condivisione social pari al 71%, addirittura più alto di quello registrato negli Stati Uniti che si attesta al 60%.

Per quanto riguarda i dati demografici, le medie globali hanno indicato che quelli sotto i 35 anni (81 %) hanno più probabilità di condividere qualsiasi tipo di contenuto su siti di social media , in particolare se confrontati con quelli di età 35-49 (69 %) e quelli dai 50 ai 64 anni (55 %). Le donne (74 %) sembrano più propense degli uomini (69 %) nel condividere contenuti, mentre quelli con un elevato livello di istruzione (74 %) condividono maggiormente rispetto a chi ha un livello scolastico medio-basso (70 %).

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 17/09/2013 @ 07:06:36, in Internet, linkato 1722 volte)

Il 98% di chi acquista prodotti di lusso in Italia accede quotidianamente a internet e utilizza più di tre dispositivi, ad esempio computer desktop o portatili, smartphone e tablet. Il 74% consulta invece una fonte sul web prima di decidere l’acquisto di un bene, mentre il 65% si affida ai motori di ricerca.

Sono questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca condotta da Google in collaborazione con Ipsos. Dal rapporto L’acquisto di beni di lusso in Italia emerge chiaramente la fiducia riposta nella rete: ci si affida a siti e sistemi per la comparazione dei prezzi ancor prima che mettere le mani su un determinato prodotto in negozio. Il campione analizzato è composto da circa 400 persone proveniente da diversi ogni paese, con un’età compresa tra i 25 e i 65 anni. Due soltanto i parametri di cui si è tenuto conto nella scelta di chi intervistare: un reddito familiare superiore ai 100mila dollari e un acquisto recente con un valore di almeno 2.500 dollari.

In Italia comprano beni di lusso sia uomini che donne, soprattutto nella fascia 30-50 anni, con una situazione finanziaria realizzata autonomamente e una forte propensione per il digitale. Il 75% di questo campione possiede uno smartphone, il 61% un tablet e quasi il 100% un computer, fisso o portatile. Il totale è dunque di 3,4 dispositivi a testa, contro una media nazionale che di due device a persona. Abbigliamento e accessori sono la categoria più ricercata e desiderata preferiti a orologi e gioielli.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 12/09/2013 @ 07:00:39, in Internet, linkato 1344 volte)

Sono stati ben 27 milioni, secondo Audiweb, gli utenti che a luglio 2013 si sono connessi online da pc. Stando ai dati rilevati nel giorno medio si sono connessi circa 12,8 milioni di utenti per una durata media online di circa 1h e 17minuti.
Se si guarda all’aspetto anagrafico poi, si nota come le fasce più giovani continuino ad essere le meno rappresentate. In particolare, rispetto al giorno medio, i giovani compresi nella fascia di età che va dai 18 ai 24 anni rappresentano soltanto il 10% degli utenti online; invece, quelli nella fascia tra i 25 ed i 34 anni rappresentano il 19% degli utenti connessi nel giorno medio.

C’è da dire però, che i giovani hanno tempi di permanenza in rete (e livelli di consumo) più alti rispetto ai più adulti: nel giorno medio i giovani nella fascia 18-24 anni navigano da pc per circa 1h e 32minuti, consultando 143 pagine a persona. Nella fascia 25-34, invece, passano 1h e 26minuti online con 135 pagine viste.
Se si guarda alla fruizione di contenuti video, si rilevano nel mese di luglio 5,4 milioni di utenti che hanno visualizzato almeno un contenuto video online. Le stream views totali sono state 52,2 milioni, ciò comporta un tempo speso a persona nella fruizione di contenuti video pari a 32minuti e 41secondi. Nel giorno medio, hanno visualizzato un video online 655mila utenti: si sono raggiunti gli 1,7 milioni di stream views totali, e ciascun utente nel giorno medio ha fruito contenuti video per 8minuti e 39secondi.

Se si guarda poi ai dati di genere, si nota che la percentuale di uomini connessi da pc è stata superiore a quella delle donne, ma entrambi i generi presentano leggeri tassi di presenza online superiori nelle fasce più giovani.
Infatti, dei 12,8 milioni di utenti connessi nel giorno medio, gli uomini sono stati circa 7milioni mentre le donne 5,7milioni.Tra i 7milioni di uomini, il 36,7% è di età compresa tra i 25 ed i 34 anni, mentre il 35,6% rientra nella fascia tra i 35 ed i 54 anni. Sono simili le percentuali anche per le donne, dove la fascia di età 25-34 rappresenta il 32,4% delle donne online, mentre la fascia di età 35-54 rappresenta il 32%.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 11/09/2013 @ 07:15:22, in Aziende, linkato 1271 volte)

Twitter ha acquisito MoPub, compagnia specializzata nella pubblicità su dispositivi mobili, per 350 milioni di euro. Si tratta dell’affare più costoso mai portato a termine dal micro-blog, che ora punta a sviluppare un sistema adv che permetta di raggiungere i clienti in tempo reale.

Il passo successivo sarà, con ogni probabilità, la creazione di un servizio di e-commerce ‘live’ che permetta agli utenti di acquistare prodotti riguardanti un evento o trending topic commentato via Twitter, direttamente cliccando sull’annuncio.

L’acquisizione di MoPub è utile anche a rafforzare la piattaforma di vendite di Twitter, in attesa della quotazione in Borsa che dovrebbe avvenire entro la prima metà del 2014.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 04/09/2013 @ 07:14:35, in Internet, linkato 1421 volte)

Groupon Italia ha annunciato una nuova funzione della sua piattaforma per gli acquisti tramite coupon. Il servizio, chiamato Groupon Maps, consente agli utenti di individuare tramite geolocalizzazione le offerte più vicine nella propria città. Ora, la celebre piattaforma per i gruppi d’acquisto online tramite coupon, consentirà ai propri clienti di trovare più facilmente le offerte presenti sul proprio territorio; indicizzate sia attraverso la posizione geografica sia attraverso la categoria dei “deal”.

Dopo anni di difficoltà nel trovare un proprio equilibrio nel modello di business, ora Groupon ha individuato una nuova strategia per potenziarsi, e con nuovi servizi come Groupon Maps punta a fare di se una piattaforma “pull” e non più soltanto “push”. Come ha confermato Giulio Mario Limongelli, International Vice President per il Sud Europa, “Groupon Maps è la conferma di un significativo passo avanti verso la nuova strategia Pull che Groupon sta adottando – come ha poi spiegato Limongelli – Groupon non è più soltanto una piattaforma Push che invia i deal ai clienti tramite newsletter, ma un luogo che permette ai clienti di trovare le migliori offerte in base alla zona in cui vivono o in base al tipo di offerta e categoria di consumo che stanno cercando“.

Il nuovo sistema è semplice e intuitivo: basta solo scegliere la città e cliccare sul pulsante maps, in automatico appariranno le offerte locali ed attraverso un menù a tendina è possibile selezionare la categoria di consumo. Presto sarà disponibile l’aggiornamento anche per l’app iOS, intanto gli utenti possono contare già sulla piena copertura di 500 città principali, ed accanto ad esse, tutte le altre località dove sono presenti offerte Groupon. I vantaggi della geolocalizzazione e le nuove funzioni sono state così illustrate da Limongelli: “Questa nuova funzionalità è attiva su tutte le città italiane in cui Groupon è presente e permetterà ai clienti di trovare quello che desiderano, dove lo desiderano. Inoltre, questa novità offre ancor più visibilità ai nostri partner, ed alle loro offerte sul web“.

Non appena il nuovo servizio Groupon Maps sarà pienamente disponibile via mobile, sarà molto più facile per l’utente esaminare i deal di una specifica zona geografica, e soprattutto sarà possibile applicare contemporaneamente la classica strategia “push”, attraverso la segnalazione di deal immediati a ciascun utente che si trovi in prossimità di un esercizio aderente a Groupon.

Via Techeconomy

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Di Altri Autori (del 29/08/2013 @ 07:52:08, in Aziende, linkato 1675 volte)

Si parte con l'euforia di creare una nuova dimora ma poi ci si deve scontrare con la realtà e prendere le misure delle stanze, cercare i mobili, trovare colori consoni, tutto lavorando con il metro e un po' di sana immaginazione. Tutto questo però potrebbe cambiare visto che un colosso come Ikea sta per introdurre la realtà aumentata nelle nostre case.

Insieme al prossimo catalogo la ditta svedese farà uscire un'applicazione che renderà interattiva la scelta dell'arredo. Basterà infatti fare la scansione della pagina in cui è presentato il mobile di nostro interesse con uno smartphone o un tablet per trasformare il catalogo stesso in un divano, una libreria, una poltrona che verranno visualizzati sullo schermo del dispositivo mantenendo intatto l'ambiente, come in una foto.

Spostando il catalogo anche il mobile si muoverà così da provare le diverse combinazioni. Il merito è della realtà aumentata, la tecnologia che permette di aggiungere oggetti virtuali nel mondo reale già testata ampiamente dai videogiochi. Si potrà anche scattare una foto delle diverse combinazioni e condividerle con amici e parenti per conoscere le loro opinioni in merito. L'uscita è prevista per il 25 agosto per tutti i dispositivi Android e iOs ma al lancio conterà solo 90 prodotti tra divani, tavoli, librerie, sedie e letti.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 28/08/2013 @ 07:22:56, in Aziende, linkato 1638 volte)

Addio venti di scontento, Facebook si conferma una delle compagnie più floride non solo di internet, ma dell’intero mercato azionario: la società vale ora più di 100 miliardi di dollari, nuovo massimo storico toccato lunedì 26 agosto alla chiusura di Wall Street, quanto il titolo valeva 41,34 dollari.

Il picco di ventiquattro ore fa riporta il social network in linea con l’altissima quotazione di lancio del 18 maggio 2012, quando all’approdo in Borsa le azioni furono vendute al prezzo di 45 dollari l’una. Una cifra elevatissima, che innescò l’incessante discesa dei mesi successivi, quando il titolo scese anche a 28 dollari. Nell’ultimo semestre, però, la creatura di Mark Zuckerberg è tornata a correre, a Wall Street e non solo.

I bilanci societari scoppiano di salute, con guadagni in forte crescita, ricavi superiori alle attese e un mucchio di investimenti pubblicitari: tra aprile e giugno, Facebook ha registrato utili netti pari a 333 milioni di dollari (contro i 157 milioni del 2012 nello stesso periodo), mentre i ricavi complessivi ammontano a 1,81 miliardi. L’adv vale 1,60 miliardi di dollari ed è in crescita del 41% su base annua. Il sito in blu sta sbancando soprattutto in ambito mobile, con traffico in ascesa dagli smartphone e dai tablet. Facebook vale ancora oro, a dirlo - oggi come non mai - sono i listini di Borsa.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 26/08/2013 @ 07:24:02, in Aziende, linkato 2047 volte)

Google Uber alles e i tedeschi non ce ne vogliano. Google Ventures, la branch di Big G dedita agli investimenti, crede in Uber, il servizio di trasporto privato che – anche in Italia – ha fatto imbestialire i tassisti e che, in diverse città del mondo, ha costretto le autorità comunali a scrivere o riscrivere appositi regolamenti.

É facile ipotizzare che siano almeno due gli elementi capaci di convincere Google Ventures ad investire in un singolo progetto una somma vicina ai 250milioni di dollari dei 300 che ogni anno vengono messi a budget. Il primo è la facilità con cui Uber riesce ad incrementare i propri guadagni (si parla di una crescita mensile del 18%) il secondo è il valore dell'azienda che, round dopo round, è valutata 3,5 miliardi di dollari e accarezza l'idea di affacciarsi alla borsa, forte anche dell'esperienza accumulata da alcuni degli investitori tra i quali spiccano, oltre a Google, anche Menlo Ventures e Goldman Sachs. Abbiamo raggiunto al telefono Benedetta Arese Lucini, General Manager di Uber Italia: ha confermato l'investimento di Google Ventures ma, in assenza di comunicati ufficiali, non ha rilasciato nessun'altra dichiarazione.

Il valore ancora non espresso Lo scorso 18 luglio a New York Uber ha fatto un test travestito da trovata pubblicitaria. Tramite l'applicazione per iPhone, e per un giorno solo, i clienti hanno potuto chiamare un camioncino dei gelati che ha raggiunto così i quartieri che ne hanno fatto richiesta. Uber come Amazon

È facile immaginare che Uber impiegherà i fondi raccolti per ampliare il numero di città coperte e anche la natura dei servizi offerti. Uno di questi può essere la fornitura on demand di prodotti, così come paventato da alcuni analisti che vedono in Uber un notevole potenziale. Gli investimenti per queste metamorfosi sono un altro indizio che rende l'ipotesi IPO meno fantasiosa.

Via IlSole24Ore.com

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Di Admin (del 12/08/2013 @ 07:56:12, in Social Networks, linkato 1256 volte)
C’è una diretta correlazione tra l’uso di Twitter e l’indice di ascolto di uno show televisivo. E’ quanto risulta da una indagine presentata da Nielsen che ha monitorato l’evoluzione dei tweet relativi a 221 diversi spettacoli, trasmessi sulle reti principali in prima serata, e il trend di ascolti acquisito minuto per minuto nella diretta tv. Il più delle volte non è stata riscontrata una relazione statisticamente significativa tra i due insiemi di dati ma nel 29% dei casi esiste una corrispondenza tra le conversazioni sul social network e un aumento dell’indice di ascolto. Quanto osservato confermerebbe quello che già in molti sospettavano: gli scambi di messaggi su Twitter spingerebbero in alcune occasioni gli utenti ad accendere la televisione e a sintonizzarsi sul programma in onda che costituisce oggetto di dialogo online. Per Ali Rowghani, chief operating officer di Twitter, il rapporto pubblicato convalida il ruolo dei social media come strumento complementare di incremento e coinvolgimento degli spettatori di un emittente televisiva. Via Quo Media
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Di Altri Autori (del 08/08/2013 @ 07:44:28, in Social Networks, linkato 1929 volte)

Molte ricerche dimostrano che guardare la tv e utilizzare i social media non sono due azioni che si escludono a vicenda. Anzi, gli utenti sembrano amare postare commenti su Facebook o twittare mentre sono davanti lo schermo della tv. Molti di questi spettatori discutono di ciò che stanno guardando in tempo reale con amici o altri utenti della rete che in quel momento guardano lo stesso programma intavolando spesso conversazioni che continuano per giorni e giorni.

Operatori del settore tv e del marketing televisivo hanno capito di poter utilizzare questa nuova tendenza a loro vantaggio. L’idea non è di competere con i social media ma di usarli in modo che gli show televisivi, eventi e campagne pubblicitarie possano spingere il pubblico a partecipare attivamente ed interagire con il materiale audiovisivo mostrato.

In un nuovo report targato BI Intellingence vengono esaminati i trend più significativi della Social Tv e come la nuova pratica di consumo spinge i broadcaster e gli operatori marketing a ripensare alle loro strategie in chiave social. Dal report emerge innanzitutto come il mercato in cui si gioca questa nuova partita muova ingenti somme di denaro: nel 2012, a livello globale, sono stati spesi 350 miliardi di dollari in spot televisivi. In questo senso, se la Social Tv riuscirà a rendere maggiormente efficace la pubblicità o aiutare i social media a raggiungere parte di quegli investimenti, potrà diventare, secondo i ricercatori, un vero e proprio settore di business autonomo.

La pratica della Social Tv è un’abitudine già consolidata tra il pubblico di tutto il mondo. Gli utenti dei social media affermano, infatti, che la pratica di commentare show televisivi o eventi fa già parte delle loro abitudine quotidiane. L’attività è cresciuta in corrispondenza dell’incremento delle vendite di smartphone e di altri dispositivi mobili. Questi, infatti, hanno reso molto più semplice per le persone riuscire ad interagire con i programmi stando comodamente seduti sui loro divani davanti alla tv. Uno dei dati emersi dal report è che il 40% degli spettatori americani dichiara di utilizzare i social media da smartphone o tablet mentre guarda la tv da casa. Inoltre i social media da dispositivo mobile sono maggiormente utilizzati mentre si è a casa davanti alla tv piuttosto che in altre attività come lo shopping.

La pratica della Social Tv può essere declinata in più varianti. Esistono, infatti, molte applicazioni che favoriscono questo tipo di attività come quelle al supporto per gli spot televisivi, che ottimizzano il processo di acquisto rendendo l’annuncio più diretto ed efficiente, o app che misurano in tempo reale l’audience di un determinato evento televisivo. I dati emersi dall’analisi di una determinata attività di social tv possono costituire un vero e proprio focus group da cui ricavare informazioni interessanti e, se utilizzati in modo adeguato, possono generare un ciclo di feedback positivi per la creazione di palinsesti e campagne pubblicitarie più vicine alle esigenze dello spettatore.

Via Tech Economy

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