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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Roberto Venturini (del 04/07/2012 @ 07:24:30, in Social Networks, linkato 3005 volte)

Funziona così:  per promuovere i nuovi telefonini di LG, si mettono in palio biglietti VIP per grossi concerti.


Il trucco è che più si twitta con l'hashtag  #LGTicketHunter (e quindi si collabora a promuovere il concorso), più sul sito, la mappa si ingrandisce.


E più si ingrandisce, più diventa facile capire quale sarà la location misteriosa... e la prima persona che la individua, ci si fionda e twetta da lì vince i biglietti.


La promozione ha portato l'hashtag in Trending Topic per UK, il che per un'iniziativa promozionale non è male...


http://lgtickethunter.com/

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Di Altri Autori (del 03/07/2012 @ 07:35:39, in Internet, linkato 2195 volte)

Le compagnie internet e gli addetti marketing bramano i dati dei navigatori per attirare investimenti pubblicitari e non solo, ma devono vincere la resistenza dei consumatori, che ancora non si fidano totalmente delle aziende e del trattamento riservato alle informazioni custodite dai siti.

Secondo una ricerca condotta da Econsultancy e Adobe, il 38% degli internauti americani non è convinto delle norme sulla privacy adottate dalle compagnie, mentre il 15% è totalmente contrario a rilasciare dati personali ai siti web.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 02/07/2012 @ 07:07:35, in Aziende, linkato 2343 volte)

La fedeltà ad un brand rappresenta uno dei suoi asset principali e può essere quantificata in termini economici. La lealtà dei consumatori Apple è cosa ben nota, ma un’analisi della banca d’affari Goldman Sachs, ne ha stimato il valore. Secondo l’analista di mercato Bill Shope, complessivamente il valore dei fedeli possessori di iPhone e iPad, è pari a 295 miliardi di dollari.

Ogni singolo consumatore Apple vale in media 1053 dollari, “questo implica – stando a quanto scritto da Shope in una nota agli investitori di Venerdì – un valore complessivo per la base clienti iOS attuale di quasi 295 miliardi dollari, senza alcuna considerazione per le entrate provenienti da  contenuti, servizi o periferiche, o per il potenziale di crescita della piattaforma.”

La stima è stata effettuata tenendo conto, del prezzo medio di un device Apple ($535 a Giugno), dei costi da sostenere per cambiare piattaforma mobile, e dei risultati di un’inchiesta effettuata dalla banca d’affari tra i clienti Apple (1000) per valutarne la fedeltà al brand e la disponibilità a cambiare ecosistema mobile.

I consumatori Apple, nella stragrande maggioranza dei casi, sono propensi a confermare la propria preferenza per i device della società, particolarmente quelli che posseggono due device mobili. I tre quarti (75%) di questi  ritiene, infatti, fortemente probabile che il prossimo device acquistato sarà ancora una volta Apple.

 Tra i consumatori possessori di un unico device la percentuale è leggermente minore, ma comunque molto alta (62%). Quasi nessun consumatore ritiene improbabile (1%) o fortemente improbabile (0%) l’acquisto di un altro device della società.

Lealtà al brand davvero consistente, se si considera anche che il 21% dei clienti non sarebbe disposto a cambiare piattaforma, neanche in presenza di sconti di qualsiasi entità. Tra quelli disposti a cambiare dispositivo e brand in caso di sconti, più della metà lo farebbe solo nel caso fossero superiori al 30%.

Un simile rapporto con i propri clienti rappresenta un asset economico davvero significativo per la società.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 29/06/2012 @ 07:13:18, in Social Networks, linkato 1989 volte)

Pausa caffè al lavoro, oppure pausa Facebook. Ormai il break social network è entrato nelle abitudini di milioni di lavoratori in tutto il mondo, con il sito in blu a dominare la scena, inseguito però da Twitter.

 Secondo i dati Iab, sempre più persone preferiscono perdere qualche minuto sul micro-blog a 140 battute piuttosto che su Facebook. Il declino di Mark Zuckerberg e soci, però non ha le sembianze di una disfatto, quanto quelle di un normale piccolo calo d’interesse. In Italia, per esempio, gli internauti sono sempre più affascinati da video e navigazione mobile, che meglio si prestano a Twitter, con i suoi brevi link e la grafica snella, più veloce da caricare e leggere sugli smartphone.

Le percentuali di uso di Facebook sui luoghi di lavoro, secondo un’indagine che ha coinvolto oltre 2mila aziende in tutti i continenti, è scesa dal 54 al 37% rispetto a un anno fa, mentre quelle di Twitter sono salite dall’11 al 21%. Il flusso di traffico dei due siti è rimasto però quasi invariato, a dimostrazione che al di fuori dell’ufficio, Facebook continua ad attirare centinaia di milioni di utenti ogni giorno.

 Resta da capire se l’alto utilizzo dei social nelle compagnie sia una necessità oppure solo uno svago. Pare infatti che il 3,8% della banda larga aziendale sia sfruttata per la visione di video su YouTube. Difficile convincere il capo che sia per una questione di lavoro.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 28/06/2012 @ 07:45:06, in Social Networks, linkato 1908 volte)

Bluefinlabs, società di ricerca specializzata in analisi dei trend della Social TV, compila una classifica dei video spot più discussi su Twitter. La classifica dell’ultima settimana (6/18 – 6/24) registra lo straordinario successo di Nike che ha stimolato più di 15mila tweet, anche grazie all’inserimento negli spot di un apposito hashtag (#GameOnWorld - #MakeTheRules).

Ovviamente il volume di conversazioni generato è da attribuire a numerosi fattori, tra i quali: la popolarità del brand, i testimonial famosi provenienti dal mondo sportivo, l’alto livello di realizzazione dei filmati e la creatività.

Nike è riuscita in questo modo a generare 6.3 milioni di impression aggiuntive per gli spot, registrando una crescita delle conversazioni sociali su di essi di quasi il 500% in una settimana. L’incremento maggiore del volume di conversazioni sociali, durante l’ultima settimana, l’ha ottenuto, però, Ford (+1094%, 4754 tweet).

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 27/06/2012 @ 07:15:04, in Social Networks, linkato 2391 volte)

Le possibilità reali offerte dai social media ai brand sono al centro di forti discussioni, dopo la decisione di General Motors di non comprare più spazi pubblicitari su Facebook. I risultati di numerose ricerche hanno inoltre gettato forti dubbi sull’efficacia degli annunci nel popolare social network.

Molti inserzionisti durante il 2011 hanno fortemente incrementato la propria spesa pubblicitaria su Facebook, in particolare per l’acquisto dei cosiddetti ad “Premium” (inseriti nella homepage degli utenti e in altri spazi riservati e prominenti). I nuovi dubbi sull’efficacia di questa forma pubblicitaria hanno portato ad una riduzione della spesa nei primi mesi dell’anno, ma secondo eMarketer il problema risiederebbe almeno in parte nella tipologia di advertising acquistato, e non nell’offerta generale di spazi.

Facebook ha una seconda tipologia di offerta pubblicitaria, venduta attraverso la piattaforma self-service disponibile nel Marketplace. Questa tipologia di advertising starebbe guadagnando consensi e se utilizzata correttamente può generare ottimi risultati.
“L’importanza del Marketplace è spesso sottovalutata – spiega Debra Aho Williamson, analista di eMarketer e autrice di un report sull’argomento – Poiché i clickthrough rate su questi annunci sono minuscoli ed è poca la creatività consentita… per questo gli annunci del Marketplace riscuotono poco rispetto. Eppure, quando il targeting e l’acquisto sono eseguiti correttamente nel Marketplace, gli inserzionisti possono ottenere un grande successo“.


Una buona selezione del target risulta centrale e, per quanto le aziende continuino ad utilizzare in prevalenza dati basilari, stanno man mano implementando strategie più sofisticate e selettive; stando ai dati di un’inchiesta effettuata a Marzo 2012 da  Social Fresh.


Il problema risiede, però, nell’eccesiva importanza che si dà al numero di click generati. Secondo la Williamson le aziende stanno pian piano iniziando ad utilizzare misurazioni più sofisticate, che mirano a capire maggiormente le conseguenze di un click, le azioni reali che un annuncio riesce a suscitare, e quelle che vorrebbe ispirare. Un allontanamento dalle misurazioni standardizzate come il clickthrough rate potrebbe favorire un’ulteriore espansione dell’offerta del Marketplace.

La centralità di una social media strategy ben pianificata e studiata, e di un media planning adeguato che consideri attentamente le specificità di ogni mezzo, sono evidenziate anche dalla casa automobilistica Nissan; che sta puntando in modo deciso sui social media, ed in particolare su Facebook, per il lancio di 5 nuovi veicoli.
Il punto centrale, per Erich Marx, direttore responsabile del marketing interattivo e sociale della compagnia, è esattamente quello di capire come utilizzare i social media a fini di marketing e cosa questi possono offrire ad un brand.

“Non sono in disaccordo con quello che GM ha fatto perché noi non spendiamo così tanto in quello spazio (Facebook) - spiega Marx - Ma spendiamo nello spazio e continueremo a farlo. Non credo nello spendere $10 milioni, ma non voglio ridurre neanche la spesa a zero. Tutti alla Nissan comprendono che lo spazio dei social media è diverso e bizzarro“.

Il parere del manager è da tenere particolarmente in considerazione, considerando che Nissan in un anno, da quando Marx è il responsabile del social marketing, ha incrementato i propri Facebook fan di circa 700mila (like).

La compagnia, inoltre, risulta, secondo la società specializzata nella verifica dell’engagement Zuum, la casa automobilistica la cui brand page ha un tasso di engagement superiore. Il tutto al fronte di un investimento nel popolare social network di soli 500mila dollari.

Il punto è spendere bene capendo cosa i social media possono offrire e i costi del restare fuori da questo spazio. “Dal punto di vista puro del ROI, stiamo vendendo centinaia di auto attraverso il social? No – spiega  Marx – Non si tratta di ROI, si tratta di COI… “cost of ignoring”… Non si tratta di legare la vendita di un auto a Facebook. Facebook potrebbe scomparire, Twitter potrebbe scomparire, ma i social media non scompariranno. Le aspettative di proprietari e appassionati di poter interagire con il brand… sono ormai scolpite nella pietra. “

Questo rende necessario per i brand essere presenti in questi spazi di interazione, in modo attento alle specificità di essi e al desiderio di partecipazione dei fan. Nissan ha, per queste ragioni, pianificato diverse interessanti iniziative per il lancio dei 5 nuovi modelli.

Fra queste c’è “Innovation Garage” ad esempio, che soddisferà il desiderio di partecipazione dei fan permettendogli di comunicare le proprie idee per automobili da sviluppare in futuro; rendendo inoltre lo sviluppo di modelli automobilistici co-partecipato e più facilmente corrispondente ai desideri degli appassionati.

Un’altra iniziativa da poco conclusasi, permetteva invece di partecipare ad un contest per provare in un test-drive la nuova Altima, chiedendo ai Fan cosa avrebbero fatto se fossero stati selezionati. I video prodotti dagli utenti sono stati poi utilizzati come strumento di marketing virale, incluso quello molto efficace di un fan che aveva promesso di chiedere alla propria ragazza di sposarlo se selezionato.

La strategia Nissan è, in ogni caso, molto ampia e le iniziative molte. La casa automobilistica punta sui linguaggi e le modalità tipiche dei social media in modo efficace. La comicità, che riscuote molto successo tra gli utenti, dovrebbe essere alla base di una prossima iniziativa per promuovere la Pathfinder.

L’esperienza Nissan dimostra che il punto centrale non è la quantità di denaro investita, ma la conoscenza del mezzo e una strategia adeguata ai suoi linguaggi nonchè alle aspettative interattive e di partecipazione degli utenti. Obiettivi strategici realistici, specifici ed adeguati a ciò che i social media possono offrire ai brand, devono continuare ad essere il pilastro sul quale costruire una simile strategia.

Via Tech Economy

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Di Altri Autori (del 25/06/2012 @ 07:19:07, in Internet, linkato 2192 volte)

Italiani affezionati al buon, vecchio, caro pc desktop. Secondo un sondaggio condotto da Msn su oltre 10.500 utenti in Europa e Sud Africa sull’utilizzo della cloud non in ambito aziendale ma personale, gli italiani risultano poco inclini al collegamento a un servizio sulla nuvola da dispositivi diversi.

Secondo la ricerca, solo il 33% degli italiani usa il servizio da dispositivi diversi, mentre in Ungheria, per esempio, la percentuale sale al 77%. Gli italiani non riescono a schiodarsi dalla scrivania, l’83% usa la cloud da pc contro un 25% di media sul campione di interviste. Gli utenti degli altri paesi preferiscono collegarsi dal laptop (54% contro il 16%), o dallo smartphone (37% contro il 19%).

Lo scarso utilizzo sembra derivare da una scarsa conoscenza delle potenzialità del servizio, mentre non sembra esserci una paura relativa alla privacy: solo il 14% degli italiani pensa che l’azienda che offre il servizio possa ficcanasare sui documenti mentre gli ungheresi e i finlandesi, per esempio, sono molto più preoccupati in merito. Insomma, la consapevolezza dei rischi esiste se si conosce e si usa il servizio.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 21/06/2012 @ 19:34:43, in Social Networks, linkato 2636 volte)

Le aziende di tutto il mondo stanno adottando i social media come strumento di marketing, ma non sempre lo fanno avendo una chiara comprensione delle specificità di tale forme di comunicazione. Soprattutto la comunicazione aziendale continua ad essere troppo monodirezionale e spesso fallisce nell’istaurare un dialogo con i propri “fan-consumatori”.

Il 70% delle domande e delle interazioni da parte dei fan su Facebook, infatti, non riceve risposta dalle aziende: lo sottolinea uno studio della società di ricerca specializzata Socialbakers. Una percentuale consistente delle aziende – sempre secondo lo studio di Socialbakers - mantiene il proprio profilo (Page Wall) chiuso, impedendo feedback e domande da parte dei consumatori. Tra i brand globali la percentuale di aziende che adotta una simile politica è superiore al 25%.

Non tutti i settori industriali hanno, in ogni caso, un tasso di interazione così basso. Le aziende telefoniche e le compagnie aeree, ad esempio, risultano le sole a rispondere a più della metà delle richieste da parte dei fan. Al contrario le aziende media, che dovrebbero essere particolarmente attente all’evoluzione delle forme di comunicazione,  risultano avere il tasso di risposta minore tra i settori considerati (4.9%).

I risultati dello studio mostrano un utilizzo dei social media troppo spesso difensivo e legato a precedenti forme di comunicazione; si finisce così col chiudersi proprio a quelle che sono le caratteristiche specifiche delle piattaforme: interattività e conversazione sociale.

Via Tech Economy

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Ieri l’Osservatorio sull’e-commerce di e-Bay.it, ha pubblicato una panoramica sui consumi on-line degli italiani. È sicuramente uno specchio efficace sulle abitudini di consumo nel nostro Paese: basti pensare che sulla piattaforma di acquisti on-line passano più di 8 milioni di visitatori al mese, e la ricerca ha tenuto conto di tutte le categorie merceologiche di e-Bay.it (le quali sono più di 6.700).

Emergono dati sui trend nazionali, ma anche le preferenze regione per regione, su tutti  gli acquisti avvenuti nel 2011. Al primo posto si conferma la categoria “Consumer tech”, (già al primo posto nel rapporto dell’anno scorso), dove la fanno da padrone cellulari, smartphone e  relativi accessori. Seguono nei trend d’acquisto “Casa, arredamento e bricolage” e al terzo posto, la categoria “Abbigliamento e accessori”, confermando anche qui le tendenze dell’anno precedente.

Tendenze regionali e prevalenza femminile

Tendenze di acquisti al femminile riguardano anche le regioni del Friuli Venezia Giulia, della Liguria e del Piemonte. Le prime due si concentrano sull’abbigliamento, mentre in Piemonte, domina l’interesse per il decoupage (tanto da riguardare più del 50% degli acquisti complessivi). Tutti questi dati segnalano dunque l’esistenza, a livello nazionale, di una fetta molto ampia di e-commerce retto dagli acquisti delle donne on-line. Se si confrontano i dati regionali con la media nazionale, emergono ulteriori peculiarità: la Lombardia ad esempio, è al primo posto tra le regioni d’Italia sia per numero di acquisti che per volume di spesa. I lombardi inoltre, comprano soprattutto elettrodomestici, come lavastoviglie e frullatori (il 65% dei frullatori venduti in Italia è stato acquistato dai lombardi). Mentre nel Lazio, seconda regione per numero d’acquisti, si spende di più per quadri per la casa, tailleur e in generale abiti da donna.

Emergono segmenti di vendita importanti e ben definiti, anche in relazione alle singole regioni: ad esempio i prodotti per il fitness e lo sport riguardano trasversalmente Sicilia, Trentino Alto Adige e Marche. Più legati  invece all’automobile, sono gli acquisti in Veneto e in Campania.

Ultimo esempio di settore ben delineato secondo le statistiche di e-Bay.it, è rappresentato dalla regione Puglia: che da sola acquista il 67% rispetto alla media nazionale dei semi per fiori e piante venduti su e-Bay.

Acquisti in mobilità con tablet e smartphone

Le tendenze o le curiosità in merito agli acquisti degli italiani on-line potrebbero continuare a lungo, ma ciò che è più interessante invece è la modalità degli acquisti. Infatti, la tendenza degli italiani all’acquisto attraverso smartphone e apparecchi mobile, è sempre più diffusa: tanto da confermare le previsioni di e-Bay. Ogni 34 secondi sul suo portale avviene una transazione via mobile e, nel 2011 il 10% degli acquisti è avvenuto tramite dispositivo mobile, generando un volume d’affari di 5 miliardi di euro. Le proiezioni per il 2012 parlano addirittura di 8 miliardi di euro, e ogni settimana viene anche caricato 1milione di annunci via dispositivo mobile.

L’e-commerce su e-Bay offre opportunità per negozi e PMI?

La domanda di molti, guardando a tendenze d’acquisto così trasversali rispetto a qualsiasi categoria merceologica, è se ciò metta in difficoltà le piccole attività e imprese italiane.

In realtà, la categoria che rispetto al 2010 ha registrato la maggior crescita su e-Bay è quella di “Commercio e industria”, che raggruppa le vendite di forniture per ufficio, cancelleria, attrezzistica, e più in generale macchinari o strumenti di lavoro. Le PMI iniziano dunque ad usare e-Bay per abbattere i costi su prodotti come fotocopiatrici, scanner, espositori e addirittura arredamenti per le vetrine; questo permette loro di evitare tagli di personale o risparmi sulla qualità di prodotto.

Ma anche i piccoli esercizi commerciali potrebbero trovare spazio su e-Bay, inserendosi con un “negozio virtuale” nel vasto flusso di clienti. Basti pensare che solo nel 2011 sono stati acquistati: 379mila cellulari, 215mila paia di scarpe da donna, e 110mila piccoli elettrodomestici. Numeri e tendenze d’acquisto che, se intercettati dai venditori, possono rappresentare una piccola fortuna nel proprio segmento di clientela, rafforzato ancor più dagli acquisti da dispositivo mobile.

Considerando la sempre maggiore espansione dell’ e-commerce in Italia, e che i “negozi” su e-Bay nel 2011 erano circa 18mila. Tutto ciò spiega anche perché e-Bay stia puntando sempre più sul passaggio dal sistema di aste on-line a quello di pura piattaforma di e-commerce. Confortare questa scelta ci sarebbero i dati vendita, secondo i quali oramai il 90% degli acquisti riguarda prodotti nuovi a prezzi fissi (attraverso il tasto “compralo subito”).

Ovviamente uno store on-line per la propria attività commerciale, richiede sempre una buona conoscenza dei sistemi di introito e visibilità della piattaforma e delle sue dinamiche di feedback, per non incappare in svantaggi commerciali dei quali non si è debitamente tenuto conto.

“Top 10″ delle regioni per acquisti su eBay:

  • Lombardia
  • Lazio
  • Piemonte
  • Veneto
  • Toscana
  • Sicilia
  • Emilia Romagna
  • Campania
  • Puglia
  • Liguria.


Via Tech Economy

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Di Admin (del 12/06/2012 @ 00:34:52, in Mobile, linkato 2148 volte)

Il boom è in atto e le opportunità sono per tutti. È questo il messaggio che arriva dal Politecnico di Milano che ha reso noti i dati dell’osservatorio Mobile Internet, Content & Apps. Nel 2011 la spesa degli utenti per navigare in internet dal cellulare e dallo smartphone esplode: con un +52%, sono stati superati gli 800 milioni di euro.

È boom anche di ricavi da mobile app e di vendite di contenuti tramite mobile web agli utenti che possiedono gli smartphone (+190%). Andrea Rangone, docente della School of management e responsabile degli osservatori, sprizza entusiasmo: “Il mobile internet è in forte crescita e non stiamo parlando dell’utilizzo delle chiavette, ma della navigazione tramite smartphone. E le app quasi raddoppiano di valore complessivamente nelle varie categorie”. Grazie ai nuovi contenuti, dopo 3 anni di contrazione, il mercato torna a crescere del 4%, toccando quota 530 milioni di euro, con i ricavi pay a farla da padrone (90%). Trainano giochi (+44%), musica (+39%) e video (+30%).

Crescono anche i ricavi complessivi dalla pubblicità mobile, con un +50% a quota 56 milioni di euro. Al di là dei numeri c’è un concetto che sta a cuore a Rangone e che viene ampiamente sottolineato nel titolo del convegno. L’esplosione del mondo mobile fa bene a tutti, grandi e piccole imprese, start up e semplici sviluppatori. “Chi riesce a interpretare il mercato nel modo corretto - aggiunge - porta a casa risultati quali che siano le condizioni di partenza”.

Via Quo Media

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