Immagine
 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
"
Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 07/06/2012 @ 07:49:20, in Social Networks, linkato 2236 volte)

Il Milan ne ha oltre dieci milioni, la Ferrari sfiora gli otto e mezzo, ma anche la cara e vecchia Nutella si conferma essere ancora un fenomeno di costume con oltre quattro milioni di fan. Gli italiani e Facebook, un rapporto ormai consolidato: forte dei 13 milioni di nostri connazionali che quotidianamente lo utilizzano, Facebook è diventato un termometro per misurare gusti e tendenze, per capire l'aria che tira.

Per analizzare il rapporto tra gli italiani e Facebook, BlogMeter ha messo in campo il suo strumento Facebook Social Analytics, e ha classificato le pagine scritte in italiano secondo due dimensioni: il numero di fan e la capacità di un loro coinvolgimento da parte delle aziende. Ne è uscito un panorama in qualche modo inatteso. ''Dove la forza del brand esercita senz'altro una capacità magnetica per avvicinare gli utenti, ma non è abbastanza se non gli si affianca una chiara strategia tesa a coinvolgere le persone all'interno di un rapporto che in qualche modo sia vissuto come gratificante o utile'', spiega Vincenzo Cosenza, esperto di social media e responsabile di Blogmeter.

Se si considera l'aspetto della numerosità dei fan, gli italiani su Facebook hanno due grandi passioni: il calcio e i dolci. Oltre al Milan, solitario e irraggiungibile in cima al ranking, fanno il pieno di supporter club come Juventus, Inter e Roma. In vetta c'è anche il mitico cavallino di Maranello, seguito da una falange di aziende che sfornano prodotti golosi e accattivanti per il palato. Oltre alla citata Nutella, troviamo brand familiari come Magnum, Kinder Bueno, Kinder Cioccolato, Pan di Stelle.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 06/06/2012 @ 07:45:26, in Social Networks, linkato 2084 volte)

I dubbi sul modello di business di Facebook e sull’efficacia dell’offerta di advertising della compagnia continuano a crescere.

4 su 5 degli utenti del popolare social network dichiarano di non aver  mai acquistato un prodotto o servizio come risultato di pubblicità o commenti su Facebook, secondo un recente sondaggio Reuters/Ipsos. Ulteriore segnale negativo per la società, che dovrà rivedere il proprio modello di business e offrire prodotti che riescano realmente a monetizzare l’enorme base utenti.

Il sondaggio Reuters/Ipsos non indaga comparativamente l’efficacia dell’advertising Facebook, ma una precedente inchiesta (Febbraio) di eMarketer aveva già suggerito una minore efficacia rispetto all’email marketing, che almeno teoricamente permette un grado di personalizzazione simile e instaura un rapporto con il target non molto differente.

Le brutte notizie per Facebook non si fermano, però, al modello di business. Gli utenti sembrano avere un atteggiamento parzialmente più freddo verso il social network. Il 34%, infatti, spende meno tempo sul sito rispetto a 6 mesi fa e solo il 20% ne spende di più. Il 21% degli statunitensi intervistati continuano, inoltre, a non avere un account Facebook.

I risultati del sondaggio confermano, quindi, i timori degli investitori rispetto alla capacità della compagnia di generare profitti. Timori che hanno causato un crollo delle azioni, dopo la quotazione sui mercati finanziari, del 29%; riducendo il valore di mercato di Facebook di circa 30 miliardi di dollari e portandolo a $74 miliardi. Trend negativo che, dopo qualche segnale intermittente di inversione, sembra destinato a prolungarsi. Lunedì le azioni Facebook hanno chiuso le contrattazioni perdendo un ulteriore 3%, venendo scambiate per 26.90 dollari.

Facebook si è rifiutata di commentare il sondaggio, ma ha rimandato a casi di successo, lasciando ovviamente da parte i casi come quelli di General Motors, terzo inserzionista pubblicitario USA, che recentemente ha deciso di non acquistare più spazi pubblicitari sul social network.

I risultati del sondaggio, in ogni caso, non devono essere letti come una misura precisa dell’efficacia dell’advertising di Facebook. Per i brand, ad esempio, spesso l’obiettivo della campagna non è generare vendite immediate, ma quelle future. Inoltre, come ricorda Steve Hasker di Nielsen, il successo di una campagna deve essere misurato in relazione alle differenti tipologie di prodotti. “Se si stanno pubblicizzando automobili Porsche e si riesce a convincere il 20% delle persone a fare un acquisto, questo è un tasso di conversione sbalorditivamente alto. Se metti in vendita noodles istantanei, forse non è.”

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 04/06/2012 @ 06:54:11, in Mobile, linkato 1751 volte)

La partecipazione quotidiana ai social network aumenta. E gli smartphone sono il trampolino di lancio per allargare i confini nei paesi in via di sviluppo. Nell'ultimo anno raddoppiano gli utenti di Twitter che accedono in media una volta al giorno: sono l'8% degli adulti online. I microblog conquistano pubblico soprattutto tra i giovani adulti fra i 18 e i 24 anni che navigano su internet. In particolare, una persona su cinque di chi frequenta Twitter ha uno smartphone.

Sono i risultati del sondaggio del Pew Institute appena pubblicato. Secondo lo studio, l'aumento di utenti quotidiani è dovuto all'incremento nella diffusione di cellulari, soprattutto nelle fasce di età giovanili. Che diventa un volano per l'espansione nelle nazioni emergenti: il Brasile è la terza nazione al mondo su Twitter, preceduta da Giappone e Stati Uniti.

 Gli utenti attivi di Facebook al giorno sono in media il 58% dei 901 milioni che frequentano il social network almeno una volta al mese. È un salto in avanti rispetto a un anno fa. E a trainare la crescita sono stati soprattutto gli abitanti degli Stati Uniti, insieme a India e Brasile, le due nazioni dove la rete sociale online ha allungato il passo fino a superare il rivale locale, Orkut, e a conquistare il primo gradino del podio dei social network. Nella sfida globale per conquistare l'attenzione delle persone guadagna terreno Google+: gli utenti attivi ogni giorno sono circa il 50% dei 100 milioni mensili. È una rete sociale che non ha ancora un anno di vita.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 01/06/2012 @ 07:33:27, in Advertising, linkato 1828 volte)

Google ha rilasciato un interessante report sull’andamento del display advertising digitale. Il report, “Display Business Trends: Publisher Edition” mira a gettare un po’ di luce sui trend del segmento, e in particolare su cosa risulta più efficace al momento e cosa al contrario non funziona. Pensato principalmente per gli editori, offre numero informazioni interessanti ed utili.

“Mentre l’industria del display evolve, stiamo collettivamente scoprendo ed analizzando trend che promettono opportunità e strade verso la crescita.” Scrive Google all’inizio del post sul blog ufficiale di  DoubleClick.

Una delle sezioni più interessanti del report riguarda i formati degli annunci display, si scopre ad esempio che il banner 468×60 è sostanzialmente morto e rappresenta ormai solo il 3% delle impressioni di Google, per di più in diminuzione del 16% durante il 2011. Trend almeno parzialmente dovuto alla crescita notevole di formati non standard, avvenuta proprio a scapito dei formati tradizionali, come i banner 468 x 60 banner. Google, nel 2011, ha, infatti, riscontrato circa 1000 formati utilizzati di cui 300 hanno generato più di un milione di impressioni.

I tre formati più diffusi (rettangolo medio, leaderboard e skyscraper) rappresentano, in ogni caso, complessivamente quasi l’80% delle impressioni. Il rettangolo medio (300×250) rappresenta il 33% delle impressioni, che hanno registrato una crescita durante il 2011 del 18%. Il leaderboard (728×90) è il secondo formato per numero di impressioni (32%), ma registra una crescita minore di queste rispetto agli altri due formati (10%). I skyscraper (160×600), al contrario, hanno una quota minore (13%) di impressioni, ma queste crescono in misura maggiore rispetto agli altri due formati (21%).

Il resto delle impressioni provengono dalla vasta varietà di formati meno comuni. Forte e particolarmente interessante la crescita dei formati di grosse dimensioni, “Premium”, che offro la possibilità di creare ad di maggior appeal visuale e più spazio alla creatività dei pubblicitari. Al trend positivo per i formati ampi, si contrappone quello negativo per i formati minori.

L’advertising display mobile, continua secondo la compagnia, a registrare trend di crescita impressionanti. Al momento rappresenta ancora soltanto 1% delle impressioni generate da display advertising digitale, ma si registra una crescita di queste durante l’anno pari al 119%. Il trend positivo sembra aver inoltre accelerato ancora, visto che l’incremento di impressioni nell’ultimo trimestre del 2011, rispetto al precedente, è stato pari al 250%.

(Google, oltre al report scaricabile, mette a disposizione degli interessati la possibilità di partecipare il 5 Giugno, previa registrazione, ad un livestream  sull’argomento, DoubleClick “Insights”.)

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 30/05/2012 @ 07:00:32, in Internet, linkato 2228 volte)

Il mercato dello shopping online italiano regge alla crisi economica, crescendo dell’11%. Contano sempre più le app e i consigli degli amici.
 
Il commercio elettronico italiano tiene bene la crisi e, a dispetto della sfiducia generalizzata, può al contrario rivelarsi uno dei principali motori per il rilancio del nostro Paese. Crescono dell’11% gli utenti attivi online da aprile 2011 raggiungendo quota 10 milioni negli ultimi tre mesi 2012 secondo una ricerca Human Highway. Cresce il fatturato, a ritmo costante, e l’export. Ed è proprio sul gap con il resto d’Europa, in termini di alfabetizzazione digitale, acquisti online, banda larga, vendite crossborder, che le nostre imprese devono oggi misurarsi per cercare di riprendere in mano le sorti dell’economia italiana. Questo è quanto è emerso dall’analisi dei dati presentati alla settima edizione del Netcomm eCommerce Forum 2012 di Milano. L’Italia è un paese che ancora importa troppo (2,8 miliardi di euro) e che soffre un ritardo cronico nell’alfabetizzazione digitale rispetto ai cugini europei. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno. Tra gli obiettivi fissati per il 2015 dall’Agenda Digitale Italiana,  gli acquisti online occupano un posto di primaria importanza, poichè tra gli italiani che navigano solo una porzione ridotta (15%) oggi compra sul Web, contro una media europea del 43%.
 
Sebbene ancora sottoutilizzato, il canale online registra un gradimento molto alto da parte chi lo utilizza, che ne apprezza il vantaggio economico, il facile reperimento dei prodotti, l’ampia scelta e la possibilità di effettuare gli acquisti in qualsiasi momento. Otto utenti su dieci, chiamati a esprimere un giudizio sulla propria esperienza di acquisto online, hanno assegnato al canale online un voto superiore al 7. Per alcuni prodotti, l’informazione derivante da attività di engagement e social network risulta rilevante: il ricorso a consigli di terzi per gli acquisti sul web riguarda circa il 60% degli intervistati da eCircle. Inoltre, mentre per soggiorni (hotel, villaggi, pacchetti vacanze), e telefonia o servizi online c’è una diffusa consuetudine ad acquisire informazioni prima dell’acquisto, al contrario libri, abbigliamento e ricariche telefoniche sono categorie di prodotti e servizi per le quali la ricerca di informazioni prima dell’acquisto risulta poco frequente. Sull’acquisto influiscono infatti molte variabili, illustrate da una ricerca di MagNews: prime risultano le spese di spedizione gratuite, le offerte (a prescindere dal canale sul quale si ricevono), l’aver trovato il prodotto in un sito di comparazione prezzi e l’aver letto feedback positivi di altri utenti in rete o sul sito di e-commerce. L’e-mail rimane il canale preferito per ricevere le offerte mentre sono ancora pochi coloro che le ricevono via smartphone, attività gradita solo dalla metà degli intervistati.
 
Interessante è sottolineare come, alla presenza di dati decisamente confortanti per quanto riguarda i panorama presente e futuro dell’e-commerce italiano, poi emergono situazioni che fanno tornare all’età della pietra, almeno tecnologicamente parlando. La realizzazione, ad esempio, di siti non ottimizzati per i device perchè creati in Flash sono forse il dato più macroscopico. Analizzando il sito di Ntv per il booking del nuovo treno ad alta velocità Italo si può notare che gli orari sono “semplicemente” stati caricati in un pdf, che è difficilmente consultabile persino se si è dotati di uno schermo da 27 pollici. E se in mano avessimo un normale smartphone da  4’’, come potremmo preferire il nuovo collegamento offerto da Luca Cordero di Montezemolo al posto dei cari, vecchi Frecciarossa?
“Tutti i siti e-commerce italiani stanno testando o almeno considerando i social network come nuovo canale per raggiungere i clienti”, dice Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico. È questa la nuova frontiera di sviluppo, “ma a oggi i social network sono usati ancora in modo superficiale dalle aziende e-commerce italiane”, replica Riccardo Mangiaracina, ricercatore del Politecnico di Milano. “Negli Usa siamo agli inizi del fenomeno, che però crescerà senz’altro”, aggiunge Krista Garcia, analista di eMarketer. Le tre opinioni tracciano i confini della questione: la strada da fare per sfruttare i social media in chiave e-commerce è ancora lunga, ma l’inizio è promettente. “Gli americani compreranno prodotti tramite social network per 3 miliardi di dollari quest’anno, contro 1 miliardo del 2011 e 14 miliardi previsti per il 2015”, dice Garcia, citando stime di Booz & Company. Il problema principale in Italia è che «le aziende non integrano ancora i social network con l’e-commerce: utilizzano soprattutto Facebook, meno Twitter e, da poco, Pinterest; ma quasi solo come vetrina che si aggancia al sito di e-commerce e per fare supporto ai clienti dopo l’acquisto – dice Mangiaracina –. La sola eccezione è Privalia: su Facebook permette di accedere in anteprima ad alcune vendite. Questo crea un circolo virtuoso che rafforza community e quindi il business”. La pratica di fare offerte esclusive è considerata, da eMarketer, tra quelle da imitare e adottate dalle avanguardie (americane) del social commerce: Startbuck’s, Best Buy, il sito-negozio di Lady Gaga, Asos (vestiti), Victoria’s Secret. Altre buone pratiche: possibilità di provare il prodotto su Facebook (“tryvertising”), raccomandazioni regalo (consigliare prodotti all’utente in base ai suoi interessi e stimolarlo a mostrare ai propri amici del network quanto ha acquistato). Eventi: costruire una campagna social attorno a un evento e così portare utenti sul proprio sito e-commerce.” Un’altra buona idea è coinvolgere gli utenti con progetti che richiedano la loro interazione. Giochi, per esempio: se vendi vestiti, puoi chiedere loro di suggerire il look migliore per un personaggio – dice Mangiaracina –. La presenza sui social è un costo, sottovalutato: un paio di persone dell’azienda devono comunque seguire la discussione. Sono risorse sprecate se poi il social non è integrato con il proprio e-commerce – avverte quindi Mangiaracina –. Tra l’altro, solo grazie a un’integrazione delle vendite è possibile misurare il fatturato aggiuntivo ottenuto grazie ai social network”.
 
Liscia però è ottimista: “Nascono e crescono le piattaforme che sposano e-commerce e social: gli italiani Blomming, Youmpa, Ulaola.com. Entro fine mese arriverà da noi l’inglese Ejero.com e sarà una rivoluzione». L’utente compra su uno dei siti affiliati a Ejero.com e poi può suggerire lo stesso prodotto ad amici del proprio network. Se così genera un altro acquisto, i due utenti (chi fa e chi riceve il suggerimento) ricevono una somma di denaro (proporzionale al valore del prodotto). È un’alternativa alla pubblicità tradizionale: il negozio concede uno sconto per ottenere una vendita in più tramite spontanee raccomandazioni social, veicolate da Ejero.com. Una cosa è certa, secondo Liscia: “L’e-commerce italiano ha bisogno dei social media per crescere, perché grazie a loro può aggiungere emozioni agli acquisti”. È un fattore che finora è mancato, in sostanza: i social sono usati quasi soltanto nella fase di pre e post-vendita (ricerca di consigli, commenti su quanto comprato). Per colpa di quell’assenza di integrazione, restano insomma su un binario parallelo rispetto al cuore del negozio e-commerce. «Ma è fondamentale fare questo passo ulteriore. Soprattutto nel nostro Paese, dove la maggior parte dei ricavi e-commerce provengono da viaggi e vestiti, cose che hanno da sempre un alto contenuto emozionale e che quindi ben si sposerebbero con i social network”.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 28/05/2012 @ 07:27:43, in Mercati, linkato 1730 volte)

Il mercato della tecnologia di consumo è in recessione. Fa eccezione la telefonia mobile, che però in Italia non ha infrastrutture adeguate per dar vita a un’economia virtuosa.

Gli smartphone piacciono a tutti, anche in periodo di crisi. Nel primo trimestre 2012, la telefonia mobile ha registrato un +7,3%, a dispetto del calo che ha colpito i piccoli elettrodomestici, -5,6%, l’informatica, azzoppata del 9,7%, e gli apparecchi legati alla tv, in ribasso del 25%. Il mercato urla recessione, ma non per i cellulari, che nel complesso hanno fatturato 780 milioni di euro tra gennaio e marzo: questo grazie alle vendite di iPhone, Android e dei nuovi Windows Phone. In Italia circolano circa 95 milioni di telefonini: molti di questi sono di ultima generazione e necessitano di una rete adeguata e veloce.

Il problema sono proprio le infrastrutture che non consentono agli utenti italiani di sfruttare a pieno i loro dispositivi: wifi latitante, connessioni lente, siti non ottimizzati per la visione sui display mobili. La questione infrastrutturale è ancora irrisolta: si discute dei problemi del 3G, quando  altrove si diffonde il 4G; la rete senza pubblica fili resta un miraggio; e Agcom, che dovrebbe deliberare in materia, è invischiata nel rinnovo del consiglio. Le aziende, dal canto loro, mancano di siti e servizi pensati per i sistemi mobili.

La mania degli italiani per gli smartphone, se supportata da strutture adeguate, potrebbe creare un circolo tecnologicamente ed economicamente virtuoso, basato su e-commerce, servizi pubblici e privati. Ma ad oggi si può solo parlare di consumo compulsivo o, forse, di onanismo hi-tech.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 24/05/2012 @ 07:14:05, in Mobile, linkato 1724 volte)

Le app mobili rappresentano una quota sempre maggiore dei consumi mediali delle persone e rivestono un ruolo centrale nell’ecosistema complesso dei media digitali. Le abitudini di consumo cambiano di conseguenza, con la maturazione del mercato e del mezzo.

Flurry, società di analisi e servizi per il mobile, ha di recente riscontrato che le app social hanno raggiunto i game in quanto a tempo di utilizzo da parte degli utenti mobili. Un cambiamento non da poco nelle abitudini di consumo, visto che tradizionalmente la categoria game aveva sempre riscontrato il maggiore successo.

Un nuovo studio della società di ricerca analizza i trend principali del mercato app, mostrando come i cambiamenti nell’utilizzo di app siano in realtà molto più profondi e vadano oltre il social e il game.

I consumatori stanno modificando profondamente la distribuzione del tempo che trascorrono utilizzando le diverse categorie di applicativi. Le app fotografiche e video sono quelle che crescono di più tra i consumi degli utenti; tra Ottobre 2011 e Marzo 2012 i minuti spesi dagli utenti attivi nell’utilizzo di questa tipologia di app sono cresciuti del 89%. Seguono le app musicali, di produttività, social e legate all’intrattenimento, che crescono rispettivamente del 72%, 66%, 54% e 40%.

La crescita del tempo trascorso nella fruizione di app video e fotografiche è impressionante. I minuti spesi in questa attività sono passati dagli 87 di Luglio 2011 ai 231 di Marzo 2012, con una crescita pari al 166%. Crescita trainata dall’innovazione tecnologica dei dispositivi, da applicazioni che facilitano l’editing e lo sharing, e da app di condivisione sociale di video e foto.

Il successo di app come Viddy e SocialCam rischia addirittura di sottrarre pubblico a YouTube e, in generale, alla fruizioni di video dal web, a causa della crescita maggiore del tempo speso nelle fruizione di video da mobile. Flurry, confrontando i propri dati con i dati di consumo di video sul web di comScore, riscontra, infatti, una forte crescita del consumo di video sia sul web che sul mobile, ma l’incremento è maggiore in mobilità. Nel 2011 i minuti spesi nella fruizione di video sul web sono passati da 276 a 472,, con un incremento del 71%. Nello steso periodo, le applicazioni video hanno registrato una crescente popolarità tra gli utenti. I minuti spesi nel loro utilizzo sono passati da 63 a 152, con una crescita quasi doppia pari al 141%. Il consumo di video, al momento, è ancora decisamente maggiore sul web, ma i trend di crescita segnalano un cambiamento degli equilibri; soprattutto se si considera che nei primi tre mesi del 2012 il consumo di video online è calato del 10%, mentre quello di app video è cresciuto del 52%.

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 23/05/2012 @ 07:11:46, in Social Networks, linkato 2337 volte)

Chi condivide fa carriera, incoraggia il team, valorizza idee e professionalità facendo crescere se stesso e l'azienda per cui lavora. Le conclusioni di una ricerca realizzata da Millward Bown per Google smontano alcuni luoghi comuni sull'uso dei social network sul posto di lavoro.

Emerge che chi li adopera per motivi professionali fa carriera più facilmente: l'86% degli intervistati è stato promosso di recente contro il 61% di chi non ne fa uso. È inoltre mediamente più soddisfatto del lavoro e si ritiene il 25% più produttivo ed efficiente. Non solo, più si sale nella scala gerarchica più i social network diventano familiari: il 71% di chi fa parte degli staff senior li impiega almeno una volta a settimana, contro il 49% degli utenti in ruoli junior.

“L'obiettivo della ricerca non è fornire una fotografia complessiva dell'adozione degli strumenti sociali online nell'industria italiana ed europea - spiega Roberto Rossi, analista di Millward Brown -. Abbiamo interrogato i dipendenti di aziende dove questi strumenti sono già disponibili, vedendo quali conseguenze hanno per chi ha una maggiore attitudine all'innovazione”. Il campione è di 2.700 dipendenti in Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Svezia provenienti da diversi settori: telecomunicazioni, media, trasporti, farmaceutico, retail, logistica.

Via Quo Media

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 21/05/2012 @ 07:45:04, in Aziende, linkato 1937 volte)

La quotazione in borsa deludente rispetto alle aspettative non ferma la strategia di espansione ed acquisti di Facebook. Ieri, poco dopo la chiusura dei mercati finanziari, il social network ha annunciato l’acquista di un’altra compagnia del mercato mobile, Karma.

Karma sviluppa un’app di social gift, che permette alle persone di inviare regali fisici connessi a cartoline di auguri digitali. Probabilmente, l’acquisto mira ad incrementare le entrate, integrando alle forme di monetizzazione attuali una fonte aggiuntiva di guadagni in forte crescita nell’ultimo anno; e all’acquisizione di expertise prezioso nel settore mobile, critico per il futuro di Facebook.

Un portavoce del social network ha, infatti, fatto sapere che il team di Karma, guidato dai fondatori Lee Linden e Ben Lewis, si unirà al gigante social e continuerà a sviluppare ed espandere i servizi.

I dettagli dell’acquisizione non sono stati resi noti, ma attraverso il blog di Karma i due fondatori si sono detti eccitati e convinti che l’integrazione nella piattaforma Facebook apporterà forti benefici per gli utenti.
 
Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Altri Autori (del 17/05/2012 @ 07:21:51, in Advertising, linkato 2126 volte)

General Motors ha deciso di non comprare più spazi pubblicitari su Facebook. La società continuerà, però, a mantenere una pagina sul social network. La decisione, secondo una fonte vicina alla compagnia riportata da The Wall Street Journal, nasce dal fatto che il produttore di autoveicoli ritiene che la pubblicità su Facebook abbia poco impatto sui consumatori.

GM, terzo inserzionista pubblicitario negli USA dopo Procter & Gamble e AT&T, ha speso lo scorso anno 1.1 miliardi di dollari in advertising, di cui $271 milioni in online display e search, budget succulento da cui Facebook verrebbe escluso.

La mossa di GM, più di tutto però, sottolinea e rende evidenti dubbi, già circolati, sulla strategia economica di Facebook, a breve distanza dall’IPO, e le incertezze sulla reale efficacia degli ad sul social network. “Mette in risalto quello su cui stavamo discutendo, la pericolosità dell’intero business model di Facebook.” ha commentato Brian Wieser, analista Internet e media presso Pivotal Research Group.

GM non è l’unica compagnia a nutrire dubbi. Un dirigente di un’altra azienda produttrice di un prodotto di largo consumo avrebbe affermato che è difficile capire se gli ad valgono i soldi spesi. “È solo un nuovo brillante oggetto, o una reale proposta di valore?”.

I pareri non sono unanimi e Ford, ad esempio, sta incrementando la propria spesa su Facebook.  Scott Monty , portavoce della società, ha spiegato che il punto è cosa si fa nel social network e come. “Non si può comprare l’ingresso in Facebook. Si deve avere una credibile presenza e fare cose innovative.”

Michael McHale, portavoce Subaru, è altrettanto entusiasta dei risultati. “Advertising più contenuti equivale a più click al nostro sito web, il che ci piace.”

“GM è un colpo di avvertimento” secondo John Battelle, presidente del network di advertising Internet Federated Media. Battelle ritiene che Facebook debba investire di più nella costruzione di relazioni con i principali inserzionisti e sviluppare un’offerta di advertising più ricca e personalizzabile.

Facebook si è rifiutata di commentare. Di certo la vicenda getta ombre sul futuro della compagnia e rischia di influenzare l’imminente quotazione in borsa.

Via Tech Economy

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Ci sono 1463 persone collegate

< aprile 2020 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Advertising (108)
Aziende (142)
Blog (11)
Brand (37)
Comarketing (2)
Comunicazione (9)
dBlog (1)
Digitale (33)
eCommerce (41)
Grande Distribuzione (7)
Internet (546)
Marketing (289)
Marketing Ambientale (3)
Marketing non convenzionale (62)
Media (102)
Mercati (80)
Mobile (210)
Permission Marketing (1)
Prodotti (95)
Pubblicità (32)
Pubblicità (88)
Retail (12)
Segnalazioni (45)
Social Networks (351)
Startup (1)
Strategie (59)
Tecnologie (75)
Trade Marketing (1)
Viral Marketing (40)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020

Gli interventi più cliccati

Titolo
Automobili (2)
Bianco e nero (1)
Comarketing (1)
Home (4)
Internet (4)
Prodotti (5)
Pubblicità (5)

Le fotografie più cliccate


Titolo

< /p>


Subscribe to my feed


Google
Reader or Homepage

Add to netvibes



Creative Commons License




02/04/2020 @ 13:25:53
script eseguito in 485 ms