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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 08/06/2011 @ 07:14:49, in Internet, linkato 1686 volte)

Sony, Apple, Amazon. E poi Google. I servizi di cloud computing per i consumatori sviluppati recentemente dai più importanti attori del settore tecnologico hanno aperto una nuova era informatica, quella del personal computing. Secondo Forrester, entro il 2016 il mercato specifico varrà 12 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti, con 196 milioni di utenti dotati della propria ‘nuvola’, 97 milioni dei quali a pagamento.

Una giungla in cui gli utenti e le aziende dovranno districarsi al meglio e in fretta, per non perdere potenziali affari. Una selva fatta di uno spazio personale sempre a disposizione sul web, archivio immateriale per contenuti ludici o di lavoro, da fruire su ogni dispositivo dai pc fino agli smartphone, purché connesso a internet. Lo studio di Forrester immagina un futuro prossimo dominato da sistemi cloud costruiti attorno agli attuali servizi di e-mail, attraverso cui gli internauti gestiranno i propri materiali. Gmail e Google Apps lavoreranno in simbiosi per archiviare lettere digitali, foto, video, documenti di testo e, forse, canzoni. Così faranno anche Hotmail e Yahoo!. Probabile che iCloud di Apple, per ora lanciato come archivio puro legato a iTunes, integrerà poi altri servizi gestionali della Mela.

Il personal computing premierà le strutture a filiera, le aziende capaci di inglobare tutte le funzioni sulla base di sistemi operativi o servizi propri. Amazon dovrebbe quindi pagare dazio, rimanendo però attore chiave nel mondo dell’e-commerce. Mentre le grandi industrie si daranno battaglia per dominare la nuova evoluzione della rete.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 01/06/2011 @ 07:32:26, in Internet, linkato 1161 volte)

Comprare in Rete si conferma essere un'abitudine sempre più diffusa fra gli internauti italiani. Lo dice il nuovo rapporto dell'Osservatorio eCommerce B2C realizzato da Netcomm in collaboraizone con la School of Management del Politecnico di Milano e presentato ieri a Milano. Due i numeri salienti: la crescita prevista per il 2011, stimata al 19%, e il volume d'affari preventivato a fine anno, che dovrebbe sfiorare gli otto miliardi di euro.

Il commercio elettronico sta pian piano assumendo anche in Italia i connotati di vera e propria industria e la buona notizia per gli operatori di questo settore è la conferma di un trend positivo che si era bruscamente interrotto nel 2009, chiuso a crescita zero a 5,7 miliardi di euro dopo un decennio di incrementi a doppia cifra.

 I buoni risultati previsti per quest'anno, dice lo studio, arriveranno in modo particolare dai prodotti, per cui si stima un aumento in valore (inteso come cifra generata complessivamente dalle transazioni di acquisto) del 23% per arrivare oltre quota 2,7 miliardi di euro. Bene comunque anche i servizi (+17%), trainati dall'affermarsi del fenomeno del social commerce, che si confermeranno il business più importante dell'e-commerce con un fatturato presunto di poco meno di 5,2 miliardi di euro

A livello di comparto merceologici, l'abbigliamento comanda la graduatoria con un salto in avanti previsto del 41% a 765 milioni di euro, seguito da editoria, musica ed audiovisivi (in salita al 30%, ma con un transato che non supererà i 300 milioni di euro) e da informatica ed elettronica di consumo (che raddoppierà il proprio ritmo di crescita dall'11% del 2010 al 21% del 2011), area dove gli italiani spenderanno online oltre 810 milioni di euro. Il settore del turismo si conferma quello più importante nell'economia del B2C italiano: per quanto l'incremento a fine anno si limiti al 13%, il giro d'affari sarà quello più vistoso e sfiorerà i 3,9 miliardi di euro. (G. Rus.)

di Gianni Rusconi su IlSole24ORE.com

 
Di Altri Autori (del 30/05/2011 @ 07:11:50, in Internet, linkato 1677 volte)

Time is money: lo sanno molto bene, ad esempio, i pubblicitari, che devono condensare l'universo della marca in brevi, e possibilmente efficaci, messaggi.

Oggi, il discorso pubblicitario è articolato in numerose ramificazioni analogiche e digitali. E, ormai dalla metà degli anni Novanta, si ragiona sull'evoluzione della pubblicità online. Quel che è certo, è che oggi viviamo un sovraccarico di comunicazione, e questo fatto spinge le persone a gestire il tempo al meglio (o almeno ci si prova). D'altra parte, il tempo è una coordinata fondamentale dell'esistenza e tutti ci rendiamo conto del suo scorrere, anche se rimane difficile spiegarlo e darne una definizione precisa.

AdKeeper è una start-up americana, basata a New York e fondata nel 2010 dall'esperto di media e tecnologie Scott Kurnit, che permette di conservare la pubblicità online per guardarla in un momento successivo. Attraverso il KeepButton si può collocare una determinata pubblicità in uno spazio online riservato, e quando si ha tempo sufficiente, si possono guardare con calma le pubblicità che hanno suscitato un certo interesse durante il tempo trascorso in rete.

Può sembrare molto ottimistico che gli utenti vogliano conservare la pubblicità online per guardarla dopo, ma dall'inizio del 2011 l'idea di AdKeeper ha già raccolto 35 milioni di dollari di finanziamenti da fondi di venture capital americani e un crescente numero di editori online sta iniziando ad integrare il KeepButton nella propria pubblicità.

di Gabriele Caramellino su  IlSole24ORE.com

 
Di Altri Autori (del 26/05/2011 @ 07:00:49, in Internet, linkato 1907 volte)

YouTube è sempre più popolare e supera ormai le 48 ore di filmati caricati ogni minuto. Ogni sessanta secondi di vita virtuale sul portale video di Google raccolgono quindi due giorni di immagini in movimento del mondo reale.

Negli ultimi sei mesi, lanche a causa di un sistema di uploading più rapido, a mole di materiale caricata dagli utenti è cresciuta del 37%, mentre rispetto al maggio del 2010 è addirittura raddoppiata.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 20/05/2011 @ 07:18:30, in Internet, linkato 2022 volte)

Ecco il solito e consueto aggiornamento dei dati sulla diffusione dell'online in Italia e i dati di audience del mese di marzo 2011 da Audiweb. Con qualche commento e un po' di prospettiva storica.

Sono 34,4 milioni gli Italiani che dispongono di un collegamento a internet, il 71,5% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con un incremento del 7% su base annua. Come al solito questo dato NON va usato per dire che ci sono 34 milioni di utenti Internet - sarebbe come confondere il possesso di un telefono e il fatto che si telefoni...

Ci sono poi dei dati che vanno interpretati anche sotto l'ottica del Digital Divide, in quanto mostrano una corposa penetrazione di ADSL e di tariffe flat: "Nella maggior parte dei casi, il 66%, le famiglie connesse dichiarano di disporre di un collegamento veloce tramite ADSL e senza limiti di tempo (abbonamento flat nel 94,4% dei casi con ADSL o cavo/fibra ottica). "

Più interessante il fatto che *almeno una volta nel mese* circa 26 milioni di italiani (dai 2 anni di età in su) hanno navigato almeno una volta *usando un PC*. Questo significa una crescita del 12.4% in un anno. E c'è stato un saltino anche rispetto a Febbraio dove erano 25.4 milioni, e i 25.8 milioni di Gennaio e i 25 di Dicembre 2010.

Nulla di pagaronabile però con la crescita dell'Internet Mobile: La disponibilità di un collegamento a internet da cellulare cresce del 50,5% in un anno, raggiungendo 7,3 milioni di persone, il 15,2% della popolazione di riferimento (anche qui, occhio, si parla di disponibilità e sappiamo benissimo che c'è non poca gente che si compra un iPhone figo e non lo usa certo per navigare in mobilità - come vedrete sotto, almeno un 30%)

Ma in un giorno qualunque, quanta gente c'è in rete?
Qui le cifre cambiano:

Sono infatti "solo" 13.3 milioni di utenti presenti in rete nel giorno medio - il che si potrebbe facilmente leggere con "solo un italiano su 4-5 usa Internet tutti i giorni" (ma mi sembrerebbe un po' sottostimato - anche se è chiaro che la maggior parte degli Italiani va in rete non tutti i giorni). Comunque la crescita sull'anno è del 14.6%

A Febbraio nel giorno medio erano 12,8 milioni, 12,6 a Gennaio, 12 milioni a dicembre 2010, 12,6 a Novembre 2010 (se poi volete farvi delle storiche più arretrate, fate un search su questo blog per “audiweb” così recuperate i post precedenti e vi fate rapidamente una serie).

Hanno navigato per 1 ora e 24 minuti al giorno: qui è sceso il tempo - 1h 37’ a Febbraio, a Gennaio era 1h 40’; consultando in media 174 pagine per persona mentre erano in media 202 a persona a Febbraio, a Gennaio 201 e a Dicembre 2010 erano 183.

Di qui in poi sostanzialmente copio e incollo la press release:

Per quanto riguarda i differenti luoghi di accesso, prevale la disponibilità di accesso da casa che raggiunge 32,4 milioni di Italiani nella fascia considerata, registrando un incremento dell’11,1%. Cresce del 7,6% l’accesso a internet da luogo di lavoro, disponibile per il 40,9% della popolazione occupata (9,3 milioni), mentre si registrano percentuali di penetrazione inferiori per quanto riguarda l’accesso da luogo di studio (disponibile per il 6,5% dei casi, ovvero 3,1 milioni di Italiani tra gli 11 e i 74 anni) e da altri luoghi quali internet point, biblioteche, ecc (il 4% dei casi, ovvero 1,9 milioni).

L’accesso a internet da cellulare/smartphone/PDA è disponibile per 7,3 milioni di individui, il 15,2% degli Italiani nella fascia considerata dalla ricerca, con un incremento del 50,5% su base annua. In particolare, il 62,7% di coloro che possono accedere a internet dal proprio cellulare o smartphone dichiara di effettuare almeno una delle attività legate alla navigazione su internet. Tra le attività più citate: per il 50,4% navigare su internet, il 27,6% inviare/ricevere e-mail, il 26,6% consultare motori di ricerca, il 24,7% accedere ai social network, il 19,6% consultare itinerari/mappe. Quote comprese tra il 10% e il 19% per altre attività come scaricare applicazioni, consultare il meteo, consultare siti di news, guardare video online, scaricare musica.

In generale, può accedere a internet da qualsiasi luogo e strumento il 73,6% degli uomini e il 69,5% delle donne; in particolare l’86,8% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni, l’87% dei 18-34enni e il 78,9% dei 35-54enni, di tutte le aree geografiche d’Italia con livelli di concentrazione simili nel Nord e nel Centro (circa 75%) ad eccezione dell’area Sud e Isole che presenta una percentuale più contenuta (65,7%).

Il profilo professionale di chi dichiara di avere un accesso a internet da almeno uno dei luoghi considerati, attraverso computer o cellulare, risulta abbastanza elevato, con i più alti livelli di concentrazione tra gli imprenditori e liberi professionisti (97,8%), i dirigenti, quadri e docenti universitari (97,4%) e gli impiegati e insegnanti (93,8%). La diffusione dell’online, infine, raggiunge una copertura quasi totale tra gli studenti universitari (99% dei casi) e tra i laureati (97,3%).

Nel giorno medio risultano online 5,8 milioni di donne (il 21,3% delle donne italiane dai 2 anni in su) e 7,5 milioni di uomini (il 27,5% degli uomini italiani dai 2 anni in su), principalmente tra i 35 e i 54 anni (6,3 milioni, il 34,6% della popolazione della fascia d’età considerata) e tra i 25 e i 34 anni (2,7 milioni, il 34,7% della fascia d’età considerata). Il 30,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni (1,4 milioni di utenti attivi) ha navigato almeno una volta nel mese, trascorrendo in media 1 ora e 33 minuti al giorno e consultando 207 pagine per persona.

Analizzando più in dettaglio il profilo sociodemografico degli utenti attivi nel giorno medio, emerge che il 51,6% possiede un diploma superiore o tecnico e il 18,7% è laureato.

Il 30,6% degli utenti attivi nel giorno medio proviene dall’area Nord Ovest (in cui spicca la regione Lombardia con il 19,9% degli utenti attivi) e altrettanti dall’area Sud e Isole (con la Campania rappresentata dal 7,9% degli utenti attivi),

Gli utenti attivi provenienti dal Centro sono il 17,1% (con la regione Lazio rappresentata nell’8,4% dei casi), mentre quelli provenienti dal Nord Est sono il 16,8% (in particolare dalla regione Veneto con il 7,5% dei casi).

 
Di Altri Autori (del 18/05/2011 @ 07:57:38, in Internet, linkato 1333 volte)

Si chiama Foodspotting la prima community che permette agli appassionati della forchetta di pubblicare foto e commenti dei loro piatti preferiti, a partire dagli antipasti fino al dolce. Lo scopo è scattare fotografie a pietanze in qualunque posto ci si trovi, per poi condividerle su internet e sottoporle al voto dei naviganti. Il cibo si fa social.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 09/05/2011 @ 07:15:11, in Internet, linkato 1242 volte)

L’80% dei cittadini statunitense si dicono intenzionati a non pagare alcunché per leggere le notizie pubblicate online dai siti dei più importanti quotidiani d’America. Questo il risultato di un sondaggio condotto da Adweek e Harris nel marzo del 2011.

Tra coloro che invece si dicono disposti a contribuire in qualche modo al sostentamento dei portali news pagherebbe, nel 14% dei casi, una cifra compresa tra 1 e 10 dollari al mese, mentre solo una piccola frazione degli intervistati (il 4%) sborserebbe tra gli 11 e i 20 dollari ogni trenta giorni.

Il destino del paywall, dell’accesso a pagamento ai siti dei giornali che tanto sta spopolando negli ultimi mesi, sembra dunque segnato in partenza da foschi presagi e da una popolarità decrescente. Nel dicembre 2009, infatti, erano 23% gli americani favorevoli alla sua adozione.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 21/04/2011 @ 07:23:02, in Internet, linkato 1395 volte)

Il dato mi pare sorprendente, anche se non è una novità assoluta, perché il settore che ha sempre trainato le vendite online, e cioè il turismo, vale “solo” il 31% della torta complessiva e quindi qualcosa come 4,5 miliardi, mentre l'elettronica di consumo è al 7% a poco più di un miliardo. A livello industriale, poi, il 2010 è stato caratterizzato dall'ingresso in Italia da maxi-gruppi come Amazon, che dopo anni di attesa ha deciso di entrare nel nostro Paese e anche da un servizio come Groupon, la piattaforma per gli acquisti “istantanei” scontati. Nel 2011 il commerio elettronico dovrebbe crescere di un altro bel 30%, con l'editoria che potrebbe mettere il turbo (+35%). Anche se Amazon dovrebbe ancora dominare le vendite, iTunes continuerà a tenere le sue posizioni nella musica online in attesa che il videonoleggio migri definitivamente sul web, con la nascita di servizi “locali” come Netflix. Secondo Casaleggio il grande trend sarà la razionalizzazione dei player in gioco. Con i piccoli sempre più fagocitati dai grandi. Segno che ad ognuno toccherà cercare una nicchia da rendere redditizia.

Il tutto mentre in Europa consorzi come Netcomm stanno facendo la guerra all'Europa, che il 24 marzo ha approvato una proposta di direttiva che dovrebbe favorire i clienti, generando però per gli operatori aggravi complessivi per 10 miliardi di euro. Tra le novità proposte dall'Ue, l'obbligo per ogni sito di e-commerce di vendere in tutta Europa e tempi più lunghi sulla possibilità di recesso.

Qui potete scaricare il report completo.

di Daniele Lepido su IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 20/04/2011 @ 07:14:24, in Internet, linkato 1446 volte)

L’Italia è tra gli otto paesi al mondo in cui internet può essere considerato davvero libero. A stilare particolare la classifica è Freedom House, che compila ogni anno il rapporto sullo stato di libertà della rete.

Tra i paesi virtuosi, oltre allo Stivale, vi sono Estonia, Stati Uniti, Germania, Australia, Gran Bretagna, Sudafrica e Brasile. Tra quelli in in cui il web è tenuto sotto stretto controllo, fino a limitare le libertà fondamentali dei cittadini internauti, compaiono nomi illustri come quelli di Cina, Cuba, Egitto, Turchia, Iran e Arabia Saudita.

Tra gli stati esclusi dall’indagine vi sono quelli scandinavi, la Francia e il Giappone. La ricerca monitora 37 nazioni e in 23 di queste almeno un blogger è stato arrestato nell’ultimo anno per aver espresso online opinioni “scomode”.  La classifica è compilata mescolando diversi criteri: restrizioni all’accesso per motivi politici o industriali, penetrazione dei servizi (tasto dolente in Italia), costi e disponibilità delle infrastrutture.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 18/04/2011 @ 07:06:35, in Internet, linkato 1814 volte)

La net economy può essere il nuovo motore dell’economia nazionale. Secondo uno studio commissionato da Google a The Boston Consulting Group, internet contribuisce al 2% del prodotto interno lordo italiano, con introiti pari a 31,6 miliardi di euro (56 miliardi se si calcolano gli effetti indiretti).

La ricerca prevede una crescita costante per il settore, che nel 2015 dovrebbe valere il 4,3% del Pil, ovvero 77 miliardi di euro. Tra il 2009 e il 2010, il balzo in avanti del giro d’affari legato alla rete è stato del 10% e nel prossimo quadriennio la tendenza positiva non si arresterà.

A trarre vantaggio dalla rete sono soprattutto le piccole e medie imprese: l’utilizzo adeguato di internet consente loro di allargare la clientela, produrre di più, assumere nuovi dipendenti. Secondo BigG, le linee guida per il futuro prossimo sono già tracciate e portano a un forte sviluppo dell’area mobile. In Italia, 10 milioni di persone già navigano via smartphone: l’economia passa sempre più dalla rete cellulare.

Via Quo Media

 
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