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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 07/08/2008 @ 07:26:21, in Internet, linkato 2503 volte)

Microsoft pronta a stringere un accordo con Facebook. Obiettivo: lanciarsi alla conquista della rete e ripartire all'assalto del numero uno della pubblicità online al mondo, Google.

Accordo con Facebook. Per sviluppare le attività on line, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Microsoft starebbe per stringere un accordo con Facebook, in base al quale renderà disponibile sul sito di social-networking il proprio motore di ricerca «Windows Live», oltre a gestire anche gli annunci pubblicitari. L'interesse di Microsoft per Facebook non è nuovo: la società, infatti, ha già investito 240 milioni di dollari per acquistare l'1,6% del sito. Al momento le chance di un accordo con Yahoo! sembrano invece svanite, anche se Ballmer incontrando gli analisti non ha escluso che, magari, in un futuro le trattative potrebbero essere riaperte.

Cambi al vertice. Microsoft, intanto, annuncia l'uscita di Kevin Johnson, l'uomo che da anni gestiva le attività di Windows e internet, e la scissione della divisione in due aree, ognuna guidata da un capo a tempo pieno. Una decisione, questa, che consentirà al colosso informatico di disporre di una divisione dedita esclusivamente alla gestione di Windows, compresa la preparazione di Windows 7, e i servizi in linea Windows Live. Nell'unità internet, per la quale Microsoft è a caccia di un dirigente, confluiranno invece il motore di ricerca Live Search, il portale Msn e le attività pubblicitarie.
La riorganizzazione era largamente attesa dagli analisti, convinti che un unico numero uno non potesse consacrarsi sufficientemente e contemporaneamente allo sviluppo delle attività online e al lancio del sistema Windows Vista, che gode di una pessima immagine fra i consumatori e che incontra ancora notevoli difficoltà a rimpiazzare Windows XP. Ad assumersi la guida della divisione Windows-Windows Vista sarà lo stesso amministratore delegato della società Steve Ballmer, insieme a tre dirigenti, Steven Sinofsky, Jon DeVaan e Bill Veghte.

Alla rincorsa di internet. La grande sfida per il colosso informatico si gioca però sull'online: Microsoft nella ricerca in rete resta un nano, con solo il 3% del mercato delle ricerche a fronte del 62% di Google. L'uscita di Johnson riflette in qualche modo la frustrazione di Ballmer di fronte alle deludenti performance delle attività online che, nonostante investimenti e spese miliardarie, continua a essere in rosso senza neanche conquistare quote di mercato. La divisione internet, infatti, nell'esercizio annuale chiusosi lo scorso giugno ha registrato perdite per 1,2 miliardi di dollari, il doppio rispetto all'anno precedente.


Via ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 30/07/2008 @ 07:18:49, in Internet, linkato 2766 volte)

Lo scorso aprile è stato il mese dello storico sorpasso da parte di Facebook ai danni di MySpace, in termini di visitatori unici mondiali, ma il duello tra i due social-network per eccellenza è più che mai attivo.

I dati dell'istituto di ricerca comScore hanno evidenziato che Facebook, nato nel febbraio del 2004 da una geniale idea dello studente diciannovenne Mark Zuckenberg, ha raggiunto il più datato portale di proprietà di New Corp, che ha debuttato in rete nel novembre 2003, superando quota 100 milioni di visitatori unici in tutto il mondo.

Diversa la situazione negli Stati Uniti, che continuano a premiare MySpace con 72 milioni di visitatori unici al mese, contro i 36 milioni del social network di Zuckerberg e Moskovitz. Negli ultimi 12 mesi Facebook ha aggiunto ben 75 milioni di visitatori unici mensili, ma solamente 13 di questi erano localizzati suolo americano. Secondo una stima approssimativa, saranno necessari oltre 4 anni perché Facebook possa raggiungere il suo nemico MySpace negli States.

Quali sono le differenze e i valori aggiunti dell'una o dell'altra piattaforma che li rendono competitivi l'uno con l'altro e nei confronti dei nuovi astri nascenti del settore?

PRIVACY: si tratta della questione più spinosa per ciò che concerne il social networking in generale. Fra i due contendenti è Facebook ad aver la peggio: la sezione 'home' permette infatti di visualizzare tutti movimenti dei propri contatti e dei contatti dei propri contatti. In parole povere le informazioni personali e soprattutto le foto degli utenti, anche protette da privacy, sono visibili da tutti i contatti a essi collegati anche tramite un contatto comune e non per scelta diretta. Su MySpace è invece possibile 'chiudere' il proprio profilo e renderlo accessibile esclusivamente ai contatti autorizzati.

POPOLARITA': il sistema studiato da Facebook secondo il quale l'unico modo per visualizzare le pagine del sito è attivare una rapida registrazione fa schizzare il numero dei profili coinvolgendo anche persone inizialmente non interessate a partecipare al progetto. Registrarsi a MySpace non è una condizione necessaria per visualizzare i profili, se essi sono aperti al pubblico ovviamente, e diventa quindi una scelta autonoma dell'internauta.

FOTO:
si tratta di una prerogativa di Facebook e lo elegge quindi vincitore a priori. Fin dalle prime versioni è possibile caricare foto, dividerle in album e 'taggare', segnalare le altre persone presenti sia nella foto sia nella community, i propri amici. Anche MySpace si è adeguato ma la distribuzione caotica della home dei profili non rende giustizia a questa possibilità. Unico punto a favore del social network di News Corp è relativo alla sovracitata questione della privacy, che non difende a dovere gli scatti pubblicati su Facebook.

APPLICAZIONI: si tratta dell'escamotage che porta gli utenti a fare un uso più ingente della piattaforma. Da un parte MySpace permette una rudimentale attività di blogging e la possibilità di dare ampia visibilità a file audio e video. Dall'altra Facebook offre una miriade di applicazioni più o meno utili e più o meno serie che permettono di coinvolgere i propri contatti e di avere un ruolo attivo sulla propria pagina quotidianamente.

COMMUNITY: questa la caratteristica che divide maggiormente i due contendenti. MySpace si è progressivamente trasformato in una vetrina per i gruppi musicali emergenti, dando loro visibilità e, in alcuni casi, portandoli al successo. Questa caratteristica fa sognare i giovani complessi di tutto il mondo ma diventa una scocciatura per gli utenti privati e riduce le intenzioni di chi contatta a semplice auto-promozione. Diversa la questione per ciò che riguarda Facebook, che mette in contatto amici di vecchia data, attraverso le reti legate a Istruzione e Professione, e promuove contatti 'spontanei'.

 
Di Altri Autori (del 21/07/2008 @ 07:45:25, in Internet, linkato 2411 volte)

Che fai adesso? È la domanda essenziale. Una sorta di codice che attiva la comunicazione tra conoscenti. E online è diventata lo "status update". Una funzione che da tempo si diffonde sui social network. Lanciata da Twitter. Resa popolare da Facebook. Il flusso dei brevi messaggi che rispondono alla domanda «che fai adesso?» tiene insieme piccoli gruppi di amici. Diventa un'altra forma di socializzazione. È una nuova goccia nel mare delle novità? Per qualcuno è la prossima onda dell'innovazione internettara. Per altri è trascurabile. Forse è un fenomeno leggero, ma pone una domanda seria. «Internet: che fai adesso?».

Ebbene. I social network sono piattaforme che consentono alle persone di esprimere una personalità digitale e di connettersi ad altri. Se n'è parlato per le cifre astronomiche che NewsCorp ha pagato per MySpace, America Online per Bebo, la Microsoft per una piccola quota di Facebook. Centinaia di milioni di persone li usano: circa il 39% dei navigatori intervistati da Gartner in 18 paesi, tra i quali l'Italia. Si tratta di servizi che hanno conosciuto una crescita straordinaria e che ultimamente hanno dato segnali di rallentamento. Lo stesso era successo ai podcast. E ai blog. Sono fenomeni che seguono una curva logistica: partono piano, poi crescono in fretta, infine raggiungono il limite quando trovano un equilibrio nell'ambiente che li ospita. Ma ogni volta che un fenomeno rallenta, subito se ne presenta un altro che parte. Mauro Del Rio, di Buongiorno, pensa che la nuova onda sarà una sorta di "status update" pensato soprattutto per il cellulare.

Come valutare? La logica finanziaria spinge a interessarsi alle storie che promettono crescita veloce. Ma l'analisi decisiva è concentrata sulle esigenze delle persone: e quelle che contano hanno una storia di lunga durata. Solo le innovazioni vere sciolgono la contraddizione.
Le innovazioni vere si mostrano nel punto in cui l'offerta tecnologica incontra ciò che la società comprende e vuole. Le persone vogliono – e comprendono l'importanza di – esprimersi e connettersi. Le loro relazioni fondamentali sono quelle di sempre e si sviluppano soprattutto nella vicinanza fisica. Lo dimostrava già un paper di David Liben-Nowell e altri, pubblicato su Pnas nel 2005: anche se le tecnologie digitali funzionano indipendentemente dalla distanza e anche se sono utili a chi voglia esplorare nuove conoscenze, gli utenti di network sociali si aggregano in cluster geograficamente precisi. D'altra parte, fino a che la società non comprende bene l'offerta tecnologica non le attribuisce grande importanza: in effetti, le persone intervistate da Gartner attribuiscono un valore relativamente basso ai social network (voto 5,74 su 10). Quasi tutti invece continuano a considerare fondamentale l'e.mail (voto 8,88). I social network sono più collegati al divertimento; la mail è un dovere necessario.

Lo status update e i social network via cellulare potrebbero essere le prossime storie di crescita se pensati e progettati come sistemi di messaggistica più ricchi, divertenti e convenienti, sdoganandoli dall'idea che li vede come sistemi per tenere blog semplificati, adatti a chi non ha tempo da perdere, ma offrendo loro la missione di contribuire alla qualità dell'intelligenza collettiva della rete.
I social network possono migliorare la comunicazione online, affollata di mail inutili e di sms costosi. Ma occorre che diventino più seri senza perdere il loro carattere divertente, senza troppo spam, ma soprattutto con una buona gestione delle priorità. Questo potrebbe favorire lo sviluppo preconizzato da Julia Lin, ricercatrice di Gartner: «La sfida per i social network sarà quella di adattarli all'ambiente aziendale». Ma per restare anche coinvolgenti dovranno cambiare: «In futuro, i social network di oggi ci sembreranno arcaici» pensa Charlene Li, di Forrester Research. «Diventeranno facili da usare. Non ci chiederanno mille registrazioni. Saranno naturali come la mail».

Naturali. Perché i social network che hanno senso non nascono come progetti finanziari, ma come umili piattaforme che agevolano le relazioni tra le persone che si donano tempo e attenzione. Magari con strutture aperte e standard. Riannodando il filo con l'insieme di internet. Ma questa è un'altra storia.

di Luca De Biase su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 14/07/2008 @ 07:59:17, in Internet, linkato 2673 volte)

Il linguaggio, importante, lo è sempre stato. In un'era dove le informazioni sono decisamente in sovrannumero rispetto alla capacità di fruizione dei consumatori/utenti saper comunicare bene, farsi capire e soprattutto interessare non è un'impresa da poco. Ed è lo scoglio che, stando a quando dice una recente ricerca effettuata da Forrester Research, fanno più fatica a superare i corporate blog, i siti di interscambio "culturale" creati dalle aziende per parlare di business e di prodotti. Ebbene il responso partorito dalla società di ricerca sulla base dell'osservazione di 90 siti di multinazionali che compaiono nella classifica Fortune 500 è impietoso: troppo tecnici, noiosi, scialbi (sotto il profilo della qualità dei contenuti) e incapaci di stimolare la discussione. Il motivo di così evidente insuccesso? Sembrerà paradossale (ma non lo è) ma a minare l'efficacia dei blog aziendali è la scarsa convinzione delle stesse aziende, che nel 53% dei casi li considera irrilevanti per le proprie strategie. Una sorta di vezzo, di qualcosa da fare per forza ma poco funzionale alle attività di business strategiche.

Entrando nel merito della ricerca, Forrester ha rilevato come il 70% dei blog campionati si limiti ad argomenti troppo tecnici, il 74% riceva raramente commenti e il 56% utilizzi come materiale di "ingaggio" per la discussione i comunicati stampa istituzionali. Il problema, come si diceva, non è tanto nel mezzo in sé o nelle possibili mancanze tecniche della piattaforma tecnica alla base del blog (magari povera di contributi multimediali) quanto l'atteggiamento delle aziende e degli addetti dell'area marketing in particolare, che in oltre la metà dei casi snobbano completamente il progetto. Con la conseguenza di non incentivare assolutamente la partecipazione all'attività di community da parte dei propri clienti/utenti, fornitori e partner.
La pecca, rilevano gli analisti di Forrester, è in sostanza un salto culturale che ancora non è avvenuto e che non è troppo tardi affinché avvenga. I corporate blog possono quindi uscire dall'anonimato e diventare strumenti di valore a supporto del business a condizione che le aziende (e i gestori del blog in particolare) gestiscano con più efficacia il media. E cioè stimolino più adeguatamente i confronti on line, rendano i contenuti pubblicati divertenti, facili da digerire e utilizzare, creino connessioni tra gli eventi e la community e invitino le figure più carismatiche dell'azienda a prendere la parola sul blog (esortandole però a seguire le regole della comunicazione on line). Troppi luoghi comuni o un linguaggio stereotipato non sono consoni alla natura del mezzo e alle sue finalità.

I blog diventano un importante strumento di comunicazione aziendale, ma vanno utilizzati in maniera diversa da quella istituzionale e ricorrente nelle trattative commerciali. Forrester invita quindi a dare un tocco di personalità ai post, a entrare con continuità nelle discussioni che tengono banco nella blogosfera, a spiegare la posizione dell'azienda anche su temi marginali rispetto al proprio core-business, ad affrontare senza remore (con il rischio di incontrare critiche) argomenti delicati. Solo così il corporate blog può produrre ritorni che si chiamano maggiore "redemption" in Rete e migliori relazioni con clienti (e il mercato in generale) e partner. Senza andare troppo lontano, ai blog dei big dell'industria hi-tech a stelle e strisce (come Jonathan Schwartz, il Ceo di Sun Microsystems, che ha un suo blog personale in azienda (http://blogs.sun.com/jonathan/), Forrester invita a prendere esempio da quelli della Ducati (DesmoBlog, http://blog.ducati.com/) e di Gambero Rosso (Papero Giallo, http://blog.gamberorosso.it/bonilli/). Motori e buona cucina sono senz'altro un argomento più propenso a dilettare i propri interlocutori ma, dicono gli esperti, si può fare blogging bene e con profitto anche parlando di computer, software e via discorrendo simili.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 30/06/2008 @ 07:07:40, in Internet, linkato 2320 volte)

Sony, dopo aver vinto la guerra dell'alta definizione incoronando il Blu-ray come formato vincitore in Hd, vuole sfruttare questa supremazia sui concorrenti, per lanciare la sfida a itunes di Apple. Apple ha reso l'iPod il player digitale ubiquo, usurpando il dominio di Sony nel mercato dei walkman. Ora Sony sfida iTunes nella distribuzione digitale: il CEO Howard Stringer ha spiegato che Sony rilascerà prima i film in formato digitale e poi in Dvd. Una rivoluzione per il mercato dei contenuti digitali.
 
Il servizio anti iTunes è previsto entro l'estate. PlayStation 3 e le Tv Bravia si collegheranno via Internet per vedere i nuovi film per l'home video in streaming, senza passare prima dal Dvd. Meno Blu-ray, ma più Ps3 e Tv digitali: questa sembra la nuova strategia Sony.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 19/06/2008 @ 07:12:19, in Internet, linkato 2772 volte)

Il sito di video sharing YouTube, solito ospitare dalle clip autoprodotte dagli utenti a frammenti di film memorabili, registra un’insolita e stupefacente presenza, quella di video distribuiti niente popò di meno che dalla camera alta del Parlamento di Sua Maestà britannica. La camera dei Lord ha diffuso su YouTube alcuni filmati per spiegare il suo funzionamento e svecchiare la propria immagine.
 
“I video che abbiamo caricato sul canale di YouTube riflettono la varietà e l'esperienza della House of Lords e la sua importanza per i cittadini più giovani. Speriamo che ci possano aiutare nello sfatare gli stereotipi che definiscono i membri della camera alta come fuori dal tempo” ha dichiarato Helene Hayman, primo speaker dell'istituzione britannica.
 
La scelta di utilizzare YouTube e non i tradizionali canali televisivi è stata dettata dalla volontà di raggiungere le generazioni più giovani, che preferiscono i filmati online al tradizionale mezzo televisivo.
 
Guardando i filmati, gli utenti potranno compiere dei veri e propri tour virtuali attraverso le antiche sale del Parlamento britannico. I video, prodotti da Agile Films con la cifra di 10.000 dollari, sono ospitati sul canale UKParliament di YouTube, sezione finora utilizzata scarsamente e senza un progetto coerente e organizzato.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 17/06/2008 @ 07:19:45, in Internet, linkato 2244 volte)

l social networking è un fenomeno molto attuale ed in continuo sviluppo. Ne abbiamo sentito parlare, continuiamo a seguirne il suo progresso e ne sentiremo parlare ancora perché trattasi di un'evoluzione nel modo di interagire delle persone che, aggregandosi in gruppi, vanno a costituire una comunità. In fondo, tornando alle origini dell'uomo, questo bisogno di relazionarsi con gli altri è sempre esistito... quello che cambia oggi è il modo di farlo, più veloce, reattivo e soprattutto senza 'confini'.

Ma cos'è il Social Networking?
Esso è un nuovo modo di relazionarsi, in cui diverse persone - di qualsiasi parte del mondo - con gli stessi interessi nella vita interagiscono 'aggregandosi' in una comunità che ha la sua 'sede' in pagine web.
La rete internet, luogo di aggregazione di questa comunità, continua a stupirci con le sue ampie possibilità di creazione di fenomeni diffusi, offrendo di conseguenza molte opportunità.
Si inizia in genere con la creazione di un sito web personale aperto agli amici per condividere notizie della vita di tutti i giorni, opinioni, foto, filmati ecc. per poi ampliarlo per incontrare nuove persone o per conoscere la vita degli altri. Questo nuovo fenomeno offre una vetrina dinamica che dà visibilità alla creatività dell'utente, in quanto consente di esprimere il proprio 'io' e allo stesso tempo soddisfa il desiderio di essere parte di una comunità.

I siti di social networking sono oggi molto diffusi, soprattutto fra i più giovani, i quali sono membri di uno o più siti in cui operano attivamente. Le tipologie degli utenti sono differenti, così come sono diversi gli interessi condivisi dalle tante comunità interattive esistenti.

La forte crescita del social networking trae origine dagli spazi personali: un modo semplice e molto coinvolgente per la condivisione di contenuti fra amici, conoscenti, colleghi ecc.

Perché ha successo?
Il motivo principale è perché i frequentatori di social network hanno fiducia nella loro comunità ed in questo modo essa tende a rafforzarsi e ad ampliarsi.

Secondo una ricerca Forrester, l'80% dei consumatori si fida dei consigli degli amici online.

Gli italiani utilizzano gli spazi personali per presentare se stessi, diffondere le proprie opinioni personali, facilitare i rapporti con nuove conoscenze e mantenere i contatti con amici e familiari, oltre alla possibilità di entrare in contatto con vecchi amici persi di vista da tempo.
Attualmente, si stima che vi sono migliaia di siti di social networking che operano in tutto il mondo. Si va dalle piccole reti sociali che soddisfano settori piccoli o emarginati della società, a quelli che si rivolgono ad una singola comunità geografica.

Vantaggi
Sicuramente il vantaggio principale per l'utente è estendere la propria rete di amicizie, ma è anche usato da giovani influenzatori allo scopo di 'scatenare tendenze sociali', questi attraverso la condivisione di foto/video rivivono le proprie esperienze e vogliono trasferirle agli altri.

Le reti di condivisione possono essere di 2 tipi:

Reti aperte, dove i contenuti condivisi tendono ad essere superficiali con un coinvolgimento emotivo basso; essendo reti aperte al mondo, gli utenti tenderanno a proteggersi e a non esprimere del tutto la propria individualità.

Reti chiuse, in cui avendo l'autore un maggior controllo sulle visite, i contenuti condivisi sono in genere più personali rispetto a quelli sulle reti aperte.

Il profitto indotto per la pubblicità online
Questo fenomeno crea anche un vantaggio per tutte quelle attività indotte che possono approfittare dell'opportunità di raggiungere in maniera diretta il potenziale consumatore. La pubblicità online può avvalersi di interlocutori del sito di social networking che, avendo instaurato un buon rapporto di fiducia con la comunità, 'raccomandano' un determinato brand attraverso un 'passaparola interattivo'.

Fra le tendenze più recenti... da uno studio condotto da Nielsen Mobile è emerso che un numero crescente di utenti di telefonia mobile utilizza gli apparecchi cellulari per accedere ai social networks.

Il social networking, già fenomeno globale e in continua ascesa in tutto il mondo, delinea la nascita di un nuovo consumatore: 'sveglio', curioso ed esperto nei contenuti.

Se la maggior parte di questi siti di social networking sono aperti a tutti, sarà importante però non dimenticare le basilari norme di etica on-line per farlo crescere in maniera positiva e soprattutto 'produttiva'. 

di Lisa Nanu
 

 
Di Admin (del 05/06/2008 @ 07:26:09, in Internet, linkato 2186 volte)

Che agli italiani lo shopping piaccia soprattutto in tempo di saldi è un dato di fatto assodato. Meno quello che ci vede seduti al computer per fare acquisti su Internet, anche se proprio grazie al Web (e nella fattispecie un sito come eBay) i risparmi medi di un acquisto di un bene di largo consumo può arrivare intorno al 20%. Eppure nel primo trimestre del 2008 gli internauti del Bel Paese – circa 150.000 - che hanno comprato proprio su ebay.it, la versione italiana del più famoso sito di aste on line al mondo, ben 700.000 oggetti da utenti residenti negli Stati Uniti. Approfittando, ed è la stessa società che lo cita come motivo di questo ulteriore salto in avanti della popolarità di questo mezzo, anche il favorevole rapporto di cambio fra euro e dollaro. Rispetto ai primi tre mesi del 2007, infatti, i beni importati dagli States via eBay sono stati il 18% in più e l'incremento è decisamente superiore a quello registrato nel Regno Unito (+11%), Paese notoriamente molto più sensibile che non l'Italia all'e-commerce.
La lista della spesa degli italiani, entrando nel dettaglio degli acquisti effettuati da gennaio a marzo, vede in forte rialzo le attrezzature sportive (i cui acquisti sono saliti del 63%) seguite a ruota dagli accessori e i ricambi per autovetture (+56%), strumenti e forniture per ufficio (+47%), materiale per la fotografia (+44%) e strumenti musicali (+42%). In media sono stati investiti 56 dollari per ogni singolo acquisto, una cifra più alta di quella stanziata da spagnoli e francesi (rispettivamente 52 e 55 dollari) e appena inferiore a quella sborsata da inglesi e belgi (57 e 59 dollari).
Messo con soddisfazione in archivio l'exploit di cui sopra, eBay è pronta a trarre profitto anche delle nuove funzionalità di ricerca e di un nuovo concetto di "store" virtuale che vengono proposti da subito (sono consultabili all'indirizzo www.ebay.it/ebaysirinnova) anche dal sito italiano. Il rinnovato "search engine", dicono i portavoce della società, va a pescare l'oggetto desiderato non solo nei titoli ma anche nelle descrizioni e nelle caratteristiche del prodotto, facilitandone la ricerca. In tema di negozio, invece, le novità riguardano un sostanziale ri-bilanciamento delle tariffe, che nelle intenzioni permetterà ai venditori di proporre sul sito un più ampio assortimento di prodotti, a cui si affianca un nuovo sistema di ordinamento dei risultati della ricerca, che andrà a premiare con maggiore visibilità i venditori più affidabili.

Prossima preda di Microsoft?
La scalata senza interruzioni di eBay ai vertici del settore dell'e-commerce (in Italia il sito è diventato una delle principali destinazioni dello shopping via Internet) ha quindi tutti i motivi per continuare ma sono altre le compagnie che, alla lunga, domineranno in lungo e in largo la scena di Internet. Stando infatti a un rapporto ("Internet Usa: la fine dell'inizio" scritto da tale Jeffrey Lindsay, analista di Sanford C. Bernstein, saranno Google e Amazon.com (società che raggiungono ancora tassi di crescita annuali che toccano il 30-40%) gli unici vincitori della grande battaglia che anima i servizi on line. Per eBay, invece, il destino sembra essere segnato: la società potrebbe in futuro essere acquisita da un altra società e secondo l'autore un acquirente papabile è nientemeno che Microsoft.
 

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 03/06/2008 @ 07:48:45, in Internet, linkato 1453 volte)

Le parti si stanno parlando. E il fatto che il tavolo delle trattative sia stato riaperto ha un significato molto importante nell'economia del mega merge Microsoft Yahoo!, la cui saga è iniziata giusto quattro mesi fa, quando Steve Ballmer mise sul piatto dell'offerta circa 45 miliardi di dollari. La potenziale fusione fra le due compagnie, per dirla con le parole pronunciate ieri l'altro (nel corso dell'evento D: All Things Digital conference, in cui sono intervenuti anche lo stesso Ballmer e Bill Gates) dal Ceo della società di Sunnyvale Jerry Yang, "ha un enorme potere". E allora perché non viene sancito? Le parti si parlano ma probabilmente è cambiato l'oggetto della discussione: non più una scalata completa ma un accordo su una porzione del business e delle attività di Yahoo!, un'operazione meno impegnativa di una fusione completa e naturalmente meno onerosa. Il prezzo di acquisto delle azioni è stato di fatto il parametro che ha fatto arenare la proposta di Microsoft ma dal presidente in gonnella della casa californiana, Susan Decker, sono arrivate dichiarazioni che tendono a sconfessare questa tesi, ampliando ad altri nodi non risolti le cause del dietrofront del gigante di Redmond. Sta di fatto che ancora oggi, nella comunità finanziaria, ci sono pareri discordanti circa il peso della componente ecomomica del "deal".

I due top executive, prendendo parola nel corso dell'evento di cui sopra, non hanno indietreggiato di un millimetro rispetto alle posizioni tenute fino a oggi (che sono state di fiera opposizione alle lusinghe di Microsoft e alle azioni contro il board mosse dal miliardario azionista Carl Icahn). Dalle bocche di Yang e della Decker non sono quindi arrivati dettagli aggiuntivi circa la ripresa dei negoziati confermata pubblicamente da Ballmer ma un messaggio di un certo peso è comunque filtrato. Vogliamo e dobbiamo capire le reali intenzioni di Microsoft e i loro attuali interessi nei nostri confronti, hanno detto in sostanza i vertici di Yahoo!, rimarcando come alla base del mancato accordo non vi sia stata un'unica motivazione (il prezzo delle azioni). Yang ha quindi rimesso sul tavolo le sue convinzioni circa lo stato di salute di Yahoo!, e cioè quello di un'azienda con un roseo futuro davanti, dotata delle risorse necessarie per rafforzarsi in termini di nuovi prodotti e servizi e continuare a essere assoluta protagonista sul mercato rimanendo così com'è, indipendente. Una dichiarazione d'intenti che non significa assolutamente chiudere la porta in faccia a Microsoft. Anzi. Yang vorrebbe chiudere la questione ma chiede a Ballmer di riconoscere il reale valore della compagnia e di garantirne la continuità nel lungo termine, a tutto beneficio degli azionisti. E sarebbe proprio questo il punto: i 33 dollari per azione offerti da Microsoft non avrebbero tenuto conto di "asset nascosti" di Yahoo! (la Decker ha parlato dell'enorme valore di "inventario" creato dai 500/600 milioni di utenti mensili che transitano sui siti del network) o comunque valorizzato a dovere quelle che sono tutte le potenzialità della compagnia. Yang, a questo proposito, non è entrato nel merito bensì filosofeggiato intorno ai concetti di innovazione (dei prodotti) e di interazione digitale (con gli utenti del Web). Più preciso di lui è stata Decker, che ha puntualizzato l'importanza vitale della Yahoo Open Strategy per il futuro della società, e cioè l'avvento di un ambiente aperto che avrà il compito di far convergere i profili, le preferenze e le differenti dinamiche di relazione delle varie comunità che utilizzano i servizi di social networking targati Yahoo! (dalla posta elettronica al Messenger passando per il sito di scambio di immagini Flickr).

Quanto al controverso accordo con Google sulla pubblicità on line, Yang ha liquidato la questione affermando come in assenza di una seria discussione in proposito fra le due società tutte le ipotesi finora caldeggiate dai media non sono altro che speculazioni. E il Ceo ha aggiunto anche che in materia di servizi di search (il segmento dove Google continua a macinare quote di mercato) Yahoo! seguirà strade alternative, guardando in particolare all'aspetto sociale dell'utilizzo condiviso delle informazioni raccolte in Rete. Con la convinzione di essere la migliore guida possibile per la compagnia. Guardandosi però alle spalle, la Decker ha ammesso però gli errori strategici commessi dal management nel recente passato, errori che hanno portato Yahoo! a perdere di vista il core business che ruota intorno agli utenti e alla pubblicità per dedicarsi maggiormente a una strategia di natura applicativa. Se il rifiuto della proposta Microsoft è un altro errore strategico lo vedremo presto, di sicuro quella che attende il Ceo e il Presidente di Yahoo! sarà una lunga estate calda.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Roberto Venturini (del 30/05/2008 @ 07:14:21, in Internet, linkato 1988 volte)

Mi viene spesso domandato... "ma quali aziende hanno un proprio blog"?

In quest'ottica interessante la lista delle aziende della lista Fortune 500 che hanno il blog...

La trovate qui

 
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