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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 04/11/2014 @ 07:29:27, in Internet, linkato 1277 volte)

Audiweb ha rilasciato i nuovi dati dell’audience mobile e della total digital audience del mese di agosto 2014: in questo periodo sono stati 27,4 milioni gli italiani dai due anni in su che si sono collegati a internet almeno una volta, online in media per 42 ore e 49 minuti per persona. La total digital audience nel giorno medio è rappresentata da 19,5 milioni di utenti collegati per 1 ora e 56 minuti.

La fruizione di internet da device mobili (smartphone e tablet) nel giorno medio supera ancora l’accesso alla rete tramite computer. Sono, infatti, 15,5 milioni gli italiani tra i 18 e i 74 anni che ogni giorno hanno dedicato in media 1 ora e 37 minuti alla navigazione in mobilità, mentre l’audience online da PC registra 10,5 milioni utenti unici (2+ anni) online per 1 ora e 13 minuti a persona.

Con 1 ora e 43 minuti nel giorno medio e 45 ore e 53 minuti di tempo speso in media per persona nel mese, le donne confermano un maggiore consumo di internet da mobile rispetto agli uomini.
Oltre il 62,5% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni era online nel giorno medio ad agosto (7 milioni), principalmente da device mobili.
Più in dettaglio, risultano 2,6 milioni i giovani tra i 18 e i 24 anni che nel giorno medio hanno usato device mobili (smartphone e tablet) per accedere a internet (il 60,2% dei 18-24enni), mentre l’accesso da PC vede solo 962mila utenti unici di questa fascia d’età (il 22,6% della popolazione di riferimento).

Dai dati sull’uso dei differenti device utilizzati per accedere a internet, risulta che il 66,4% del  tempo totale speso online è generato dalla fruizione di internet da mobile e, più in dettaglio, il  55,7% del totale dalla fruizione tramite mobile applications.

Via Tech Economy

 

C’è un equivoco che ancora ha molto seguito nel marketing e nelle aziende, specie quando ci si sposta sui mezzi a vocazione più digitale: bisogna essere su quel canale o utilizzare quella tecnologia perché ci daranno un vantaggio o solo perché altri ci sono già.

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Certo grazie alla diffusione di internet, degli smartphone e a mille altri fattori sono cambiate molte cose negli ultimi anni rispetto agli strumenti per comunicare, e in particolare:

a) si sono pesantemente ridotte le barriere all’ingresso per la produzione di contenuti, sia in termini di competenze tecniche sia sul piano dei costi;

b) i privati ormai posseggono in molti casi una tecnologia pari o perfino migliore di quella aziendale e non è raro che la sappiano padroneggiare meglio;

c) in termini teorici la distribuzione su vasta scala è accessibile a tutti.

Fermiamoci un attimo: rispetto a quanto sopra nella gran parte dei casi il nostro pubblico come privati sono degli amici per i quali ciò che creiamo ha un significato che nasce dal contesto, dalle relazioni, da una storia e che prescinde da qualità e mezzo di produzione.
Ma se siamo delle aziende, quali dovrebbero essere i motivi per cui dovremmo avere successo ora che la fruizione dei media è frammentata tra tanti device, asincrona e personalizzata? Per quale (abbondante) mancanza di umiltà noi dovremmo essere per forza interessanti nel frastuono della conversazione collettiva?

Senza un palinsesto unico dei media che ci dia una mano a dettare l’agenda e i tempi, come avveniva per la tv tradizionale, e con tanti stimoli continui che arrivano nello stesso momento da fonti disparate per livello, qualità e vicinanza il solo esserci non serve. E anzi è controproducente.

La domanda giusta infatti non è tanto “dove devo essere” ma che cosa voglio fare e rispetto a chi. L’ormai storico acronimo POST viene rispettato infatti inconsciamente dagli utenti, per i quali la tecnologia è qualcosa di indifferente purché sia comodo per fare ciò che vogliono, ma non dalle aziende.

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Un contenuto di qualità e rivolto alle persone giuste quindi è la prima chiave.
La seconda è la capacità di gestirlo attraverso i canali e nel tempo: fondare una strategia su di un singolo media, specie se earned, vuol dire essere a rischio ad ogni nuovo arrivo nell’ecosistema.
In più, la possibilità (tecnica e organizzativa) di rilavorare e adattare in tempi brevi ad ogni nuovo mezzo le storie ciò per cui veniamo scelti dal cliente è il secondo pilastro di una sana capacità di cavalcare l’evoluzione frenetica dei nostri tempi.

Contenuto può poi volere dire tante cose ma al centro ci sono sempre le persone, le storie, le aziende, i bisogni, l’immaginazione: è questo che riempie di senso un libro come un post di Facebook.
E allora si capisce che partire solo dal supporto non è davvero una buon idea.

P.s. Tutto ciò si applica alla grande anche agli strumenti di collaboration, ma lì c’è materiale per più di un altro post!

Gianluigi Zarantonello via Internetmanagerblog.com

 
Di Altri Autori (del 23/10/2014 @ 07:09:38, in Internet, linkato 1148 volte)

La stragrande maggioranza (88%) del valore dei mercati Internet consumer è ancora legata a Pc e Tablet (in crescita del 10% nel 2014), ma è la componente Smartphone a registrare i tassi di crescita più elevati (+73%), grazie in particolare al raddoppio delle vendite di prodotti e servizi non digitali (Mobile Commerce). Sono questi i dati in evidenza della ricerca sui “Mercati Internet” presentati dall’Osservatorio Smau – School of Management Politecnico di Milano.

Cresce del 15% rispetto al 2013 il valore complessivo dei mercati Internet consumer in Italia – intesi come tutti quei mercati rivolti al consumatore finale, abilitati dalla piattaforma Internet, ovvero fruiti tramite Pc/Tablet, Smartphone e Internet Tv. In valore assoluto si sfiorano i 16 miliardi di Euro, per l’esattezza 15,7 miliardi.

Dato estremamente rilevante è il peso dei mercati Internet su Smartphone, che in valore assoluto complessivamente arrivano a superare i 2 miliardi di Euro, passando dal 9% del 2013 al 12% del 2014. Ancora irrilevante, invece, il ruolo delle Internet Tv, nonostante la sempre maggiore diffusione di schermi che portano Internet sul televisore di casa.

eCommerce

L’eCommerce B2c,inteso come il valore degli acquisti online di prodotti e servizi non digitali da parte dei consumatori italiani, nel 2014 arriva a 11,7 miliardi di Euro (Iva esclusa), in crescita del 16% rispetto ai valori del 2013. Sul totale mercati Internet, il peso dell’eCommerce B2c è pari al 75%. Oltre il 90% del mercato eCommerce è ancora rappresentato dall’acquisto su Pc/Tablet, ma la componenteSmartphone è passata in un anno dal 5% al 9%. Non si registrano, invece, attività degne di nota di T-commerce (eCommerce su Tv).

eCommerce su Pc/Tablet

Il mercato eCommerce su Pc/Tablet vale nel 2014 quasi 11 miliardi di Euro, in crescita di circa il 10%. L’acquisto di servizi rimane la componente predominante del mercato (61%), anche se la quota di mercato dei prodotti cresce passando dal 34% al 39%. Il solo settore del Turismo continua a generare quasi il 50% degli acquisti eCommerce su Pc/Tablet nel nostro Paese.

Mobile Commerce

Raddoppia l’acquisto di prodotti e servizi attraverso Smartphone (il cosiddetto Mobile Commerce). Nel 2014 il valore si attesta intorno al miliardo di Euro (Iva esclusa). Il comparto che in valore assoluto contribuisce maggiormente è il Turismo, seguito dall’Abbigliamento e dall’Informatica ed elettronica di consumo, in linea con quanto accade su Pc e Tablet.

Pubblicità su Internet

La pubblicità su Internet raggiunge per la prima volta la soglia dei 2 miliardi di Euro, pari al 13% del totale mercati Internet, in crescita del 14% rispetto ai valori del 2013. È un segnale fortemente positivo, alla luce dell’andamento ancora difficoltoso del mercato pubblicitario sui canali tradizionali: la televisione e la radio chiuderanno l’anno stabili o in leggera perdita, mentre la stampa cala ancora di oltre il 10%. Il mercato dell’Internet Advertising rimane prevalentemente concentrato nelle mani di Pc/Tablet (86%), ma cresce velocemente la componente legata agli Smartphone (passata dall’11% del 2013 al14% del 2014); ancora non rilevante, seppur in crescita, la pubblicità su Internet Tv.

Pubblicità Internet su Pc/Tablet

La pubblicità su Pc/Tablet vale intorno ai 1,7 miliardi di Euro, in crescita del 9%rispetto al 2013. La crescita del mercato è dovuta principalmente alla raccolta pubblicitaria sui Social Network e ai formati Video, ma anche la componente legata alle Applicazioni per Tablet sta iniziando ad acquisire una certa rilevanza.

Pubblicità Internet su Smartphone

Il Mobile Advertising cresce ancora di quasi il 50%, dopo essere più che raddoppiato nel corso del 2013, e nel 2014 si prevede arrivi a sfiorare quota 300 milioni di Euro.

Contenuti e servizi Internet

Il 12% del valore dei mercati Internet – pari quasi 2 miliardi di Euro (Iva esclusa) – è rappresentato dalla spesa dei consumatori per acquistare contenuti e servizi Internet a pagamento, complessivamente in crescita dell’11% rispetto al 2013.Anche in questo caso la crescita è ancora più significativa se letta nello scenario complessivo del mercato dell’informazione e intrattenimento, dove, ad esempio, i ricavi Pay del mondo della Stampa subiscono ancora un calo superiore al 5% e anche la Pay Tv rallenta (-2% circa). Due terzi del mercato dei Contenuti e servizi Internet fanno riferimento ai canali Pc/Tablet; poco meno di un terzo alloSmartphone; ancora poco significativo (2% circa) il peso delle Internet Tv, anche se c’è forte attesa per la crescita dell’offerta e il possibile ingresso dei grandi player Over the Top internazionali, che sono già arrivati in alcuni paesi europei con i propri servizi Video.

Contenuti e servizi Internet su Pc/Tablet

I contenuti e servizi Internet fruiti su Pc/Tablet crescono del 7%, per un valore complessivo di circa 1,3 miliardi di Euro. A trainare in valore assoluto il comparto sono igiochi e le scommesse, anche se questi segmenti non sono più in crescita come negli anni passati. Crescite particolarmente interessanti si registrano invece nell’ambito delle Applicazioni per Tablet, dei contenuti Video in pay-per-view e dello streaming musicale, anche se, in valore assoluto, questi segmenti sono ancora limitati.

Contenuti e servizi Internet su Smartphone

I contenuti Internet su Mobile crescono, invece, di circa il 20%, arrivando così nell’intorno dei 630 milioni di Euro in valore assoluto. Responsabile di tale crescita è principalmente la continua ascesa delle Applicazioni, con un valore più alto del 40% rispetto al 2013.

Via Spot and Web

 
Di Altri Autori (del 02/10/2014 @ 07:16:28, in Internet, linkato 1294 volte)

Boom dei nuovi social. Tra i tredicenni imperversa WhatsApp, a usarlo sono 8 su 10. Inoltre il 93% degli adolescenti si collega a internet dallo smartphone. Sempre più tempo speso a chattare nelle ore notturne. E’ in estrema sintesi quanto emerge dall’indagine nazionale della Società italiana di Pediatria, condotta su un campione nazionale rappresentativo di 2107 studenti di terza media. L’indagine registra, ininterrottamente da sei anni, un incremento esponenziale dell’uso di internet tra gli adolescenti: nel 2008 solo il 42% del campione utilizzava internet tutti i giorni contro l’attuale 81%. Due sono le novità che emergono quest’anno. La prima è che si è conclusa la migrazione dal computer allo smartphone: la percentuale di adolescenti che si collega a internet dal telefonino è passata dal 65% del 2012 al 93% nel 2014. La quasi totalità degli adolescenti, dunque, ha internet sempre a portata di mano, in qualunque momento della giornata. E internet vuol dire essenzialmente social network. 

La seconda novità è rappresentata dal boom di nuovi social, attraverso i quali gli adolescenti esercitano le loro sperimentazioni. Il 75% del campione ha un profilo su Facebook, ma ormai ben l’81% degli adolescenti è sbarcato su WhatsApp, che non è solo uno strumento di messaggistica; il 42% su Instagram, il 30% dei maschi e il 37% delle femmine  su Ask.me, dove la possibilità di comunicare sotto anonimato lo ha reso teatro di casi di cyberbullismo; infine solo il 23% è su Twitter, social meno gettonato tra i giovanissimi. Il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver postato un proprio selfie provocante, percentuale certamente sottostimata se si considera che il 48% dello stesso campione afferma contemporaneamente di avere amici e compagni che postano selfie provocanti. Tra gli altri comportamenti a rischio il 19% ha dato online il telefono, il 16,8% ha inviato una foto, il 24,7% ha rivelato la scuola che frequenta, l’11,6% si è incontrata con lui, il 5,2% ha accettato proposte di sesso online. E se all’87,6% piace internet perché si può stare in contatto con gli amici, per il 60,2% internet è addirittura irrinunciabile.

Per il presidente della Sip Giovanni Corsello “i social network non vanno demonizzati, il problema come sempre è l’abuso. La migrazione degli adolescenti dal computer al telefonino rende difficilissimo per i genitori rendersi conto del tempo effettivamente speso dai figli sui social. E’ inoltre difficile dettare regole di comportamento dal momento che la stragrande maggioranza degli adulti non ha idea di come si sviluppa la socialità sui nuovi network in rete, di come si strutturano le relazioni, non conosce il linguaggio utilizzato. Le nostre risorse per prevenire comportamenti a rischio sono il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale che noi adulti di riferimento abbiamo insegnato ai figli. I quali prima di essere adolescenti sono stati bambini”. 

Il 56,6% % chatta la sera dopo cena e circa il 40% continua a farlo fino a tardi, prima di addormentarsi in una fascia oraria che interferisce con il sonno, con conseguenze non trascurabili sulla salute. Spiega ancora Corsello: “Alcuni problemi clinici e comportamentali descritti con frequenza maggiore negli adolescenti in questi ultimi anni come cefalea, insonnia, scarso rendimento scolastico, possono trovare motivazione dalla riduzione delle ore di sonno o dal condizionamento indotto da un abuso di internet e da stili di vita non appropriati”. E internet è il “primo pensiero” della giornata: non va trascurato il significativo incremento di adolescenti che iniziano le loro escursioni in rete già la mattina appena svegli. Dal 2013 al 2014 la percentuale di chi lo fa spesso è passata dal 2,6 al 12,5%.

C’è poi un altro pericolo. Teoricamente vietato ai minori, ma nella pratica di facile accesso per teenager e giovani adulti che navigano sul web. Si tratta del gambling, il gioco d'azzardo online che, secondo gli esperti, sta diventando una pericolosa tentazione alla quale riesce sempre più difficile resistere anche tra le fasce di età più basse. E che potrebbe costare cara. Secondo l’indagine il 13% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di aver giocato, e puntato denaro, su siti di gioco online. Il tutto nonostante una legge che vieta ai minori l’azzardo. E la percentuale di adolescenti intervistati che ammette di aver frequentato questi siti e di aver giocato "a soldi", una o più volte, sfiora il 17% se si considerano solo i maschi. Tra i baby-giocatori, il 45% ha sostenuto di aver vinto, solo il 13% ha ammesso la sconfitta con conseguente perdita in denaro, mentre il 36% non ha ricordato l'esito economico delle esperienze. Ma, che si sia vinto o perso, il 32% del campione si è comunque dichiarato orientato a ripetere l'esperienza.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 25/09/2014 @ 07:41:38, in Internet, linkato 1090 volte)

In rete 28 milioni di connazionali, ma connessi per più tempo. Il mobile domina col 58,5% delle sessioni. Quasi due ore al giorno in rete per i giovani tra i 18 e i 24 anni
Leggera ma sorprendente la flessione degli italiani connessi a Internet nel mese di giugno: sono stati 28 milioni i connazionali online, in calo rispetto ai 28,2 di maggio secondo i dati Audiweb.
Aumenta, però, il tempo trascorso in rete: la media parla di 43 ore e 9 minuti a persona, in netta ascesa in confronto alle 39 ore e 25 minuti pro capite del mese precedente.
Dominano il panorama i device mobili con 17,2 milioni di utenti, una media di 41 ore e 3 minuti e una percentuale del 58,5% delle connessioni totali.
Guardando nello specifico, si può dire che 15 milioni di italiani tra i 18 e i 74 anni passano in media oltre un'ora e mezza in rete da smartphone o tablet.
Se nel giorno medio si connettono 11,3 milioni di uomini e 9,3 milioni di donne (20,6 milioni in totale), le sessioni al femminile superano quelle al maschile per durata: 44 ore al mese (38 per i maschi) e un'ota e 41 ogni 24 (un'ora e 29 al maschile).
A influenzare le statistiche sono naturalmente i giovani tra i 18 e i 24 anni, connessi da mobile per 54 ore al mese e quasi due ore di media al giorno.

Via Business People

 
Di Altri Autori (del 08/08/2014 @ 09:50:14, in Internet, linkato 1280 volte)

Sono stati 28,9 milioni gli italiani dai due anni in su che si sono collegati a internet almeno una volta nel mese di aprile 2014, online in media per 37 ore e 50 minuti per persona mentre l’audience totale nel giorno medio ha raggiunto i 20,6 milioni di utenti collegati per 1 ora e 46 minuti. Sono i dati rivelati da Audiweb sull’ audience online da mobile (smartphone e tablet) e dell’audience totale di internet (total digital audience) del mese di aprile 2014.

Per quanto riguarda l’audience di internet da device mobili essa è rappresentata da 17,2 milioni di utenti nel mese (utenti unici tra i 18 e i 74 anni che accedono a internet da smartphone e tablet), con una media di 37 ore di tempo speso per persona. Nel giorno medio gli utenti mobile sono stati 14,8 milioni.

La fruizione quotidiana di internet è molto diffusa principalmente tra le fasce più giovani della popolazione, rispettivamente il 66% dei 25-34enni (4,5 milioni) e il 65% dei 18-24enni (2,8 milioni), che risultano anche i segmenti più attivi nella fruizione di internet da mobile. In particolare, i giovani tra i 18 e i 24 anni accedono a internet da device mobili per 1 ora e 54 minuti al giorno e per oltre 50 ore nel mese, mentre i 25-34enni per 1 ora e 30 minuti nel giorno medio e 39 ore e 47 minuti nel mese.

Per quanto riguarda i dati sull’uso dei differenti device utilizzati per accedere a internet, risulta che il 58% del tempo totale speso online è generato dalla fruizione di internet da mobile e, più in dettaglio, il 51,7% dalla fruizione tramite mobile applications. Per quanto riguarda, invece, la fruizione di internet da mobile, l’88,5% del tempo speso tramite questi device è generato dall’uso di mobile applications.

Tra le categorie di siti più visitate ad aprile, la fruizione da mobile rappresenta quote più elevate sul tempo speso per i siti o applicazioni legati al mondo dei cellulari (99% del tempo totale speso online su Cellular / Paging), i siti generalisti (75% su General Interest Portals & Communities), di intrattenimento di vario genere (71% su Multi-category Entertainment), siti o applicazioni utili per il lavoro e la condivisione (67% su Internet Tools / Web Services), i siti di giochi online (65% su Online Games) e i Social Network (62% su Member Communities).

Più tempo viene generato da PC nella consultazione delle email (85% del tempo speso su siti della categoria email), nella fruizione delle news online (79% su Current Event & Global News), su siti di eCommerce (65% su Classifieds/Auctions e 56% su Mass Merchandiser) e su siti specifici di intrattenimento (83% Adult, 60% su siti sportivi, 56% su siti con contenuti video).

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 02/07/2014 @ 07:27:16, in Internet, linkato 1119 volte)

Lo schermo di riferimento è quello del telefonino, molto di più rispetto al pc. E se la tv mantiene la leadership totale, nei target più giovani e a seconda dei momenti della giornata, deve spesso cedere il passo allo smartphone. Audiweb ha presentato per la prima volta i numeri relativi all’internet mobile che si integrano con quelli già disponibili da tempo sulla parte pc e completano così la Total digital audience che contribuirà a indirizzare meglio gli investimenti pubblicitari sulla rete.

Enrico Gasperini ha presentato i dati frutto di un lavoro lungo due anni e che vedono l’Italia prima al mondo a raccogliere l’audience che arriva da smartphone e tablet. Le cifre relative al mondo mobile fanno riferimento al periodo gennaio-marzo, coprono due sistemi operativi come iOs e Android che valgono il 75% del mercato e si riferiscono alla fascia di età 18-74 anni. In pochi mesi però si dovrebbe arrivare a una rilevazione mensile con l’allargamento anche agli altri sistemi operativi e ai target più giovani. Secondo Audiweb online troviamo con qualsiasi schermo l’82% degli italiani con punte del 100% fra gli studenti, del 68% fra le casalinghe e del 97% nella fascia di età 18-34 anni. In totale si tratta di 35,6 milioni di persone delle quali 20,7 utilizzano strumenti mobile per connettersi alla rete.

Tutti i trend relativi al consumo di internet sono in crescita con gli smartphone che salgono del 7% e i tablet del 113%. 1,8 milioni di persone accedono solo con smartphone e 168mila vanno su Internet solo tramite tablet. Mensilmente 17,2 milioni si collegano con uno strumento mobile (24 milioni da pc) e 14,5 milioni lo fanno nel giorno medio (12,5 milioni da pc). Il tempo di utilizzo mensile da mobile è di 38 ore con circa un’ora e mezzo al giorno, mentre ci colleghiamo con il desktop venti ore al mese e 1,18 ore al giorno. Nel giorno medio 7,4 milioni di utenti fanno completamente a meno del pc per collegarsi a internet e il 91% fra 18-24 anni sono multiscreen.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 30/06/2014 @ 07:29:25, in Internet, linkato 1178 volte)

Brutte notizie per il web italiano: la velocità di connessione media della rete nostra non supera i 5,2 mbps nei primi tre mesi del 2014, rimanendo sostanzialmente invariata rispetto al trimestre precedente (+0,4%). Nonostante un incremento annuo del 56%, la diffusione della banda larga veloce è ancora limitata e copre il 10% degli internauti tricolori.

Quel che si legge nel Rapporto sullo stato di internet stilato da Akamai Technologies, azienda specializzata in servizi cloud e nella fornitura di contrnuti online, frena l’ottimismo degli entusiasti della rete, che vedono l’industria (e l’utenza privata) del web penalizzata dalle carenze infrastrutturali. Il picco di velocità media di connessione raggiunto in Italia è pari a 21,4 Mbps, con una flessione dello 0,7% rispetto allo scorso anno e una diminuzione di 2,8% rispetto al trimestre precedente.

A oggi, solo il 4,3% degli italiani utilizza connessioni al di sopra dei 10 mbps. Scarse anche le prestazioni della banda larga mobile, con una velocità media di 4,6 mbps a marzo.

Via Quo Media

 
Di Gianluigi Zarantonello (del 23/06/2014 @ 09:00:00, in Internet, linkato 1259 volte)

Credo che ogni tanto serva qualche titolo provocatorio per attirare l’attenzione su di un tema.

Lanciato il sasso, ecco però alcune precisazioni introduttive necessarie:

1) vecchio non vuol dire solo finito, vuol dire anche rodato, maturo, assodato.
2) non so quanti abbiano chiara la differenza fra Webrete di pagine ipertestuali basate sul linguaggio HTML inventato da Tim Berners-Lee, e Internet, ossia l’insieme di protocolli di comunicazione (tra cui l’http delle pagine web) di derivazione militare e ben precedente al modo di navigare che noi oggi conosciamo.
3) non è un tema nuovo, si discute della “morte del web” dal 2010.

Il web è morto...dal parecchio!

Se il web è morto…lo è da parecchio!

Perché allora questo post? In prima battuta perché come molti colleghi sono un po’ stanco di discutere di web marketing o anche di digital marketing come se fossero una disciplina a parte. Ormai il digitale è un substrato di business tanto quanto lo sono il computer, il telefono, la posta elettronica etc.
Quindi è assodato, c’è, non se ne può fare a meno ma da solo non serve a molto senza idee e strategie vincenti.

Nuovi ruoli manageriali si affacciano sul mercato

Nuovi ruoli manageriali si affacciano sul mercato

In secondo luogo perché visto il contesto di cui sopra ormai nessuno si stupisce più di vedere un sito attraverso un telefonino o anche su di una tv (e presto su altri elettrodomestici) ma questo non ha semplificato le cose, le ha rese dannatamente complesse perché ogni device, browser e chissà che altro chiede una sua ottimizzazione, mentre ancora latita la cultura degli strumenti che erano disponibili già dieci anni fa.
In altri termini, in molti si stanno avventurando in qualcosa di simile alla guida di astronave stellare senza aver fatto pratica sul triciclo, perché la penetrazione dei nuovi paradigmi è stata talmente veloce che le aziende in alcuni casi non hanno nemmeno fatto a tempo a iniziare che si sono trovate già indietro di anni.

Fonte: http://www.qualcomm.com/

Internet of Everything – Fonte: http://www.qualcomm.com/

Terzo, abbiamo appena cominciato, si discute di Internet of (every)thing (non di web of thing), e quindi la mentalità vincente è quella di conoscere gli strumenti ma di piegarli ai propri obiettivi,senza rimanere prigionieri, in modo da poter gestire serenamente tutti i cambi di paradigma perché alla base c’è un pensiero chiaro. Questo significa avere una conoscenza profonda sia del business sia dell’ecosistema che si va a creare nel tempo, e ne ho già parlato tante volte.

Considerato tutto questo, non trovate come me che il solo web non possa essere proprio considerato un concetto nuovo?

Gianluigi Zarantonello via Internetmanagerblog.com

 
Di Altri Autori (del 19/06/2014 @ 07:31:04, in Internet, linkato 1409 volte)

Sembra quasi fatta per il lancio del servizio di musica in streaming (a pagamento) di YouTube. Il canale video di proprietà di Google sfiderà entro l'estate Spotify e Deezer, puntando sulla sua popolarità e sull’abitudine degli utenti a navigare tra i meandri della sua piattaforma, tra le più frequentate del web.

Resta da risolvere il problema del copyright sulle canzoni di alcuni artisti celebri, che potrebbero decidere di boicottare il servizio e non concedere a YouTube il diritto di trasmettere i propri album, rendendo meno certo il successo dell’iniziativa. Google ha siglato accordi con le principali etichette discografiche, ma le compagnie minori, che spesso gestiscono popstar di livello internazionale, non hanno ancora trovato l’intesa con il colosso della rete, lamentando un trattamento di secondo livello rispetto a quello riservato alle major. Così, band come Artic Monkeys o cantanti come Adele potrebbero sparire in toto da YouTube.

A Mountain View dormono sonni tranquilli, consci di poter contare sul 90-95% del repertorio dell’industria musicale e convinti che la minaccia dell’oscuramento dei videoclip dalla loro piattaforma sia insostenibile anche per nomi di primo piano del panorama musicale. Come rinunciare, del resto, a un pubblico potenziale di 1 miliardo di persone (per gli abbonamenti a pagamento) e di 3 miliardi per i normali passaggi video?

Band ed etichette indipendenti sono però sul piede di guerra e potrebbero appellarsi all’antitrust in Europa e Stati Uniti, convinti che Google stia facendo abuso di posizione dominante, falsando il mercato. YouTube, oltre a guardarsi dalla concorrenza di Spotify, Deezer e Beats, di recente acquistato da Apple, dovrà fare i conti con i musicisti bistrattati. Difficile cantrsela e suonarsela da soli, nell’economia internet di questi giorni.

Via Quo Media

 
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