Immagine
  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
"
Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Instagram sta lavorando molto per portare gli inserzionisti ad acquistare spazi sul proprio social network: la recente apertura delle API per l’advertising e l’aver unito le capacità di targetizzazione a quelle di Facebook darà agli inserzionisti nuove possibilità di effettuare campagne, il che porterà a un rapido aumento della spesa pubblicitaria. Ad affermarlo è la nuova ricerca di eMarketer incentrata proprio su Instagram dal titolo “Instagram Advertising: What Marketers Need to Know.”

I dati di eMarketer stimano che Instagram raggiungerà circa 600 milioni di dollari in termini di ricavi pubblicitari entro la fine di quest’anno, con un tasso di crescita vertiginoso che porterà la società a guadagnare 2,81 miliardi entro il 2017. L’interesse per Instagram da parte delle aziende è stato alimentato da studi che dimostrano un alto tasso di engagement sia con i post “organici” sia con gli annunci a pagamento (fino ad ora appannaggio solo di pochi brand di grandi dimensioni), ma è impossibile prevedere se questi risultati continueranno anche dopo l’introduzione dell’advertising aperto a tutti.

Il report sostiene che un fattore chiave del forte tasso di engagement è che ogni utente, se esegue l’accesso regolarmente, può vedere in potenza tutti i post degli account che segue nel proprio newsfeed, cosa che non accade per esempio con Facebook, il cui algoritmo limita la probabilità di vedere i post che non sono sponsorizzati delle pagine aziendali. L’esempio di Dot & Bo, famoso store di arredamento e design americano, è illuminante in proposito: la società registra un numero sostanzialmente uguale di preferenze (like) sui suoi post di Instagram e Facebook, anche se possiede solo 8.800 follower su Instagram contro i 620.000 che invece la seguono su Facebook.

Il social network delle foto però non ha un forte tasso di engagement solo sui post organici: in un post sul blog di Instagram (datato giugno 2015), l’azienda ha citato molto esempi di inserzionisti canadesi che hanno aumentato la portata del brand per percentuali che vanno dal 14 al 45%. In proposito, Jim Squires, direttore di Instagram delle operazioni di mercato, ha dichiarato: “Se ci pensate, le performance degli annunci sulla piattaforma sono superiori quasi di tre volte a quello che si vede generalmente nel settore“.

Se questi risultati rimarranno alti, dipenderà soltanto da come la società intenderà gestire l’apertura della possibilità di comprare inserzioni in tutto il mondo. Fino ad ora, l’approccio lento e attento di Instagram ha registrato un’esperienza positiva sia per le aziende sia per gli utenti. eMarketer conclude la disamina affermando che l’introduzione di molta più pubblicità potrebbe non piacere agli utenti con il conseguente rischio di verde drastici cali di utilizzo.

Via Tech Economy

 

I social media sono sempre più presenti nelle strategie di business delle imprese e Youtube e Facebook che giocano un ruolo predominante nelle preferenze delle imprese. Il Rapporto “The state of social marketing” realizzato da Simply Measured fotografa in modo puntuale quanto sta accadendo al mondo dei brand che si muovono, oggi, in un panorama che ha cifre impressionanti: oltre 2 miliardi di persone in tutto il mondo utilizzano i social media, il che vuol dire che il 28% della popolazione mondiale è interconnesso. Per le organizzazioni questa rete di connessioni presenta una grande opportunità per avere impatto su un numero senza precedenti di persone tanto che il social marketing è diventato una priorità per le aziende: secondo il report il budget disponibile per i social media rappresenta il 9,9% di quello del marketing digitale nel 2015, una cifra che è destinata a raggiungere il 22,5% nei prossimi cinque anni.

Le evidenze
Le principali evidenze che riguardano il rapporto tra brand/imprese e social media ci dicono che il trend è in crescita: non solo aumenta la disponibilità di budget ma cresce anche l’attenzione verso la creazione di team specifici, composti normalmente da uno a tre persone, che hanno esigenze distinte: strategia centralizzata e pianificazione, obiettivi di business, e infine, l’execution. La maggior parte dei social media team fanno parte dei settori marketing: il 49%, infatti, riferisce alla leadership del marketing.

Dimostrare il valore delle attività social, il ROI, resta il problema principale per il 60% dei social media marketers ma, paradossalmente, l’indagine rileva anche la mancanza di un’attività puntuale di social media analysis: solo il 22% dei marketer pensa che i dati dei social media abbiano un impatto effettivo sulle business.

Lo stato dei social
Il report passa poi ad analizzare singolarmente le piattaforme social in relazione ai brand: quelli presi in considerazione dall’indagine sono i brand compresi nella classifica Interbrand Top 100 Global Brands e, nello specifico, le imprese che hanno account globali o specifici per gli Usa che ne hanno fatto uso nel corso di aprile 2015. Quello che emerge per tale cluster è che YouTube batte tutti, seguito da Facebook e Twitter: sono loro quelli che attirano le maggiori attenzioni dei brand. YouTube è utilizzato dal 100% dei marchi presenti in classifica, con Twitter e Facebook che seguono a ruota. Reti più giovani come Instagram e Pinterest stanno guadagnando terreno.

Lo Stato di Facebook
Il 96% degli Interbrand Top 100 brand  hanno un account Facebook dedicato e il 94% ha postato contenuti nel mese della rilevazione. Si evidenzia un minore attivismo su Fb rispetto all’anno scorso ma è cresciuto il livello di engagement.

Twitter
Il 98% dei brand presenti nell’Interbrand Top 100 brand sono attivi su Twitter, e ognuno di loro ha postato contenuti nel mese di aprile. Da notare come il 55% di tutti i tweet inviati includono contenuti fotografici. La rilevazione dimostra che il tweeting regolare è la chiave del successo: il 74% dei marchi twittano almeno tre volte al giorno (compresi i retweet e risposte). In termini di engagement con gli utenti, i tweet di relazione con i brand sono aumentati del 105% in un anno. Infine, i tweet con hashtag è vero che creano più engagement ma un abuso di essi rischia di essere controproducente.

Youtube
Il 100% dei brand Interbrand hanno un account YouTube e il 92% ha pubblicato video nel mese di aprile a dimostrazione della rilevanza.

Instagram, per suo conto, pur essendo una applicazione mobile, ha attirato l’85% delle 100 aziende Interbrand con il 79% di esse attive nel mese di aprile; Pinterest, invece, ha attirato l’attenzione del 67% delle 100 aziende considerate che ne fanno un uso “vetrina”: solo il 41% dei marchi ha pubblicato attivamente in aprile 2015. Infine Google, che ha il 78% di imprese che lo usano con il 66% attivo nel mese della rilevazione.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 22/06/2015 @ 07:10:16, in Social Networks, linkato 1214 volte)

Twitter ha sempre cercato di spiegare come utilizzare al meglio il proprio social network agli inserzionisti allo scopo di massimizzare la portata e l’efficacia degli annunci: ovviamente, se i risultati sono migliori per gli inserzionisti, Twitter riuscirà ad aumentare la loro fiducia, incrementando di conseguenza le proprie entrate. In questa fase della vita del social network catturare la fiducia degli inserzionisti e, quindi, degli investitori, sta diventando un aspetto cruciale: alla base dell’addio dello storico fondatore Dick Costolo all’azienda ci sarebbe, infatti, anche lo scontento di Wall Street per i risultati finanziari non entusiasmanti degli ultimi mesi.

Come riportato da re/code, proprio per questo Twitter ha pubblicato un nuovo studio specificamente incentrato sui “direct response ad”, un tipo relativamente nuovo di pubblicità per Twitter che ha lo scopo di ottenere un risultato specifico, come far installare un’app o far visitare un determinato sito web. Il problema che Twitter ha riscontrato, però, è che quando in questi tipi di annunci viene incluso un hashtag o menzionato un altro account, la loro performance risulta deludente

In dettaglio, secondo Twitter, quando si tenta di portare visitatori al proprio sito web tramite un tweet che non include un hashtag o una menzione, esso genera il 23 % di clic in più. Quando il tweet è focalizzato sull’installazione di un’app, rinunciare all’hashtag o alla menzione porta ad un aumento di clic dell’11%.

Quello che è stato riscontrato in realtà ha una semplice spiegazione: tutte le altre parti cliccabili del tweet distraggono gli utenti dal compiere l’azione desiderata da chi ha pubblicato l’annuncio. Come dichiarato da Anne Mercogliano, responsabile marketing di Twitter, “se stai cercando di partecipare ad una conversazione online è assolutamente necessario utilizzare un hashtag, ma per incentivare un clic specifico che punta fuori da Twitter è meglio non creare ‘rumore’.”

In sintesi, gli hashtag possono distrarre gli utenti dal cliccare sul link sponsorizzato attraverso il “direct response ad”: questo si traduce in perdita di efficacia dell’inserzione e uno spreco di denaro da parte degli inserzionisti, che rischiano di allontanarsi dalla piattaforma a beneficio degli altri social network.

Via Tech Economy

 

Le notizie dentro Facebook, dicevano le indiscrezioni, e ora c’è l’annuncio ufficiale dell’azienda di Mark Zuckerberg: il nuovo prodotto si chiama Instant Articles ed è dedicato agli editori. Permette di creare, all’interno dell’app iOS di Facebook, articoli «veloci e interattivi».

Facebook spiega la nuova offerta come risposta alla crescente condivisione di news all’interno del social network, specie su mobile, che ormai da anni è la prima piattaforma di accesso (nell’ultima trimestrale il 73% dei ricavi arrivavano proprio dall’app per smartphone). Il problema è la lentezza di caricamento: da click sul link all’apertura dell’articolo l’azienda calcola che in media ci vogliano 8 secondi.

Con Instant article l’apertura diventa 10 volte più veloce. Instant Articles introduce inoltre una serie di funzioni interattive che stanno sperimentando al momento 9 grossi partner: The New York Times, National Geographic, BuzzFeed, NBC, The Atlantic, The Guardian, BBC News, Spiegel e Bild.

Nei video di demo si vedono alcune funzioni: sarà possibile zoomare e esplorare le foto ad alta risoluzione inclinando il telefono, guardare video in auto-play scorrendo l’articolo, mappe interattive esplorabili, didascalie audio e la possibilità di mettere like e commentare le singole parti di un articolo. L’esperienza sembra ispirarsi alle web stories che da qualche anno sono diventate una opportunità per visualizzare in profondità - con video, grafiche, testo e immagini - reportage e storie anche di ampio respiro.

Il punto più delicato è il modello di business e il rapporto con gli editori, visti i trascorsi di Google. Facebook, a differenza di Google News che dà solo una anteprima e un link a un articolo, con Instant Articles fa qualcosa di più ma propone allo stesso tempo una spartizione dei ricavi ai publisher. «Abbiamo progettato Instant Articles per dare agli editori il controllo sulle proprie storie, brand experience e opportunità di monetizzazione. Gli editori possono vendere pubblicità all'interno dei propri articoli e mantenere le entrate, oppure possono scegliere di utilizzare Facebook Audience Network per monetizzare gli spazi invenduti. Gli editori avranno anche la possibilità di monitorare i dati e il traffico attraverso comScore e altri strumenti di analisi» spiega la nota di Facebook.
Come aveva scritto il Wall Street Journal, le pubblicità potranno apparire all’interno a Instant Articles. Nel caso in cui queste siano vendute dagli editori, il 100% dei ricavi rimarrà a loro, se invece se ne occuperà Facebook, dovranno rinunciare al 30%.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 08/06/2015 @ 07:51:01, in Social Networks, linkato 1394 volte)

Il tasto buy arriva anche sulle applicazioni per le fotografie
Dopo YouTube, Twitter e Facebook - e in attesa di Google - l'ecommerce conquista anche i social network "fotografici" con il tasto "buy": Pinterest e Instagram. Nel primo caso, gli utenti troveranno il pulsante per l'acquisto sotto l'immagine dei quasi due milioni di prodotti che saranno messi in vendita sulla bacheca entro la fine del mese. Si comincia ovviamente con la sperimentazione solo negli Usa e per i device Apple.
Instagram offrirà invece un panorama di servizi più ampio come "compra ora", "installa ora", "registrati a una newsletter" e "scopri di più". A fornire i dati per la profilazione delle offerte sarà ovviamente Facebook, proprietaria dell'applicazione.

Via Business People

 
Di Altri Autori (del 05/06/2015 @ 07:58:17, in Social Networks, linkato 1192 volte)

Nel corso dell’ultimo anno e mezzo su Instagram sono apparse inserzioni occasionali e generiche, non profilate e identiche più o meno per tutti (uniche differenze finora sono su età, sesso e paese). Questo tipo di approccio all’advertising del social delle foto è destinato a cambiare radicalmente: presto infatti Instagram saprà se abbiamo 20 o 30 anni, se ci piacciono i gatti oppure le gite al mare, se amiamo il cioccolato o se invece siamo sensibili a cause di beneficenza e molto, molto altro.

Tutte queste informazioni verrano prese dai database di Facebook e incominciano ad essere più chiari alcuni dei piani che Mark Zuckerberg ha in serbo per Instagram, comprato nel 2012 per un miliardo di dollari: profilazione e advertising. Come scrive Business Insider, al momento solo brand di grandi dimensioni hanno la possibilità di fare advertising su Instagram, ma a  partire dal mese di luglio, la società ha intenzione di ampliare il proprio range ed aprire anche alle aziende di dimensioni più ridotte.

Entro l’inverno infatti, gli strumenti per l’acquisto di spazi pubblicitari su Instagram saranno integrati con quelli di Facebook, consentendo ad ogni brand che pubblicizza sul social di Zuckerberg di acquistare annunci anche su Instagram. A questo proposito in un post sul blog ufficiale di Instagram è possibile leggere che la società sta lavorando ”per dare a tutte le imprese la possibilità di raggiungere le persone giuste” attraverso l’integrazione delle API di Facebook e Instagram.

Inoltre secondo la società, “le persone vogliono entrare in contatto con aziende di ogni dimensione su Instagram, dai loro negozi di abbigliamento preferiti vicino casa ai ristoranti, fino ai più grandi brand del mondo”. Secondo Forbes si tratta di un cambiamento epocale per Instagram: un primo serio tentativo di monetizzare la piattaforma da parte di Facebook a tre anni dall’acquisizione.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 04/05/2015 @ 07:58:57, in Social Networks, linkato 1158 volte)

Attualmente molti editori e molti quotidiani pubblicano i link dei propri contenuti su Facebook, che è diventato un’importante fonte di traffico. L’apertura dei link tramite un dispositivo mobile può essere però lenta e particolarmente frustrante dato che si arriva spesso a dover attendere fino ad 8 secondi: l’iniziativa di Facebook, nominata “Instant Article”, ha esattamente lo scopo di abbattere questi tempi di attesa.
La società di Zuckerberg prevede di iniziare l’hosting di news e video da BuzzFeed, The New York Times, National Geographic e altri già a partire da questo mese, ma se la proposta ha attirato l’interesse di alcuni editori è anche vero che molti altri non sono convinti che legare così drasticamente Facebook ai propri contenuti sia una buona idea.

Per arrivare ai risultati sperati la società di Palo Alto sta corteggiando gli editori cambiando il tradizionale modello di revenue-sharing: quest’ultimi avranno la possibilità di mantenere le entrate derivanti dalle inserzioni che vendono sui siti di notizie ospitati da Facebook, ma il contenuto caricato più velocemente offrirebbe un incoraggiamento per gli utenti a passare maggior tempo sul social network, con non pochi benefici a lungo termine per l’azienda di Zuckerberg.

Non è chiaro però con quali modalità sarà veicolato l’advertising o se gli editori avranno la possibilità di posizionarlo e misurarlo a proprio piacimento. Inoltre alcuni di questi hanno espresso ulteriori preoccupazioni e perplessità perché vorrebbero continuare a monitorare l’user experience, così come vorrebbero continuare ad avere accesso ai dati sui loro lettori.

Gli accordi con i partner di lancio del servizio sono ancora in fase di definizione e la tempistica potrebbe cambiare, ma la società ha intavolato trattative anche con altri editori.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 22/04/2015 @ 07:24:00, in Social Networks, linkato 1407 volte)

Quando nell'ottobre del 2013, l'allora CFO di Facebook, David Ebersman, parlò di un calo di accessi al social network da parte degli utenti più giovani, le reazioni si sprecarono. Il gioiello di Mark Zuckerberg fu immediatamente descritto come un malato terminale. Sembrava l'inizio della fine. Oggi, un anno e mezzo dopo, Facebook è più vivo che mai. E a quanto pare gode di ottima salute. Basta dare un'occhiata agli ultimi dati diffusi da Pew, secondo i quali circa il 71% dei ragazzi di età compresa fra 13 e i 17 anni frequenta Facebook. Una cifra che è esattamente il doppio di quella relativa ai teenagers che visitano siti come Google o Twitter.

Facebook, dunque, è ancora il social network più popolare tra gli adolescenti. E c'è di più: è anche il mezzo di informazione preferito dai giovani italiani. Lo dicono i dati del 12esimo Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione. Dati che analizzano i consumi mediali nel nostro Paese e certificano in modo inequivocabile la netta differenza fra i giovani e i meno giovani. Una differenza che, a pensarci bene, traccia una linea di demarcazione importante fra il passato e il futuro. I dati sono quasi predittivi, anche senza volerlo.In sostanza questa ricerca ci dice che i più giovani preferiscono informarsi soprattutto attraverso i canali digitali. Facebook su tutti (il 71% contro il 61,5% del 2011, alla faccia di chi parlava di disamore verso il social di Zuckerberg da parte dei teenagers) ma anche Google e YouTube. I meno giovani, invece, sono ancora affezionati ai canali tradizionali: telegiornali e quotidiani di carta. Il dato più indicativo, insomma, è sicuramente quello relativo a Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg è il mezzo di informazione più utilizzato fra i giovani che che hanno dai 14 ai 29 anni, con una percentuale del 71,1%. E questo è l'unico caso - secondo Censis-Ucsi - in cui i telegiornali non occupano il gradino più alto del podio. La presa che il social di Palo Alto ha sui teenagers è fortissima. Roba da mettersi l'anima in pace e provare a capirne le opportunità. Consci del fatto che su un social network la quantità di informazioni è vasta e spesso incontrollata, viene il dubbio che a rimetterci sia la qualità. Quotidianamente su Facebook informazioni false vengono spacciate per vere, e non esiste una soluzione immediata al problema. Secondo Vincenzo Cosenza, esperto di social media, il problema esiste, ma è compito dei giornali salvaguardare la qualità: «Sono i mezzi di informazione - dice Cosenza a Nòva - a dover fare un buon uso dello spazio che offre Facebook. Invece spesso vedo testate italiane che lo usano come una discarica di link e solo per pubblicare le notizie più becere. Senza capire che in questo modo svalutano l'immagine del brand, per qualche like in più».

Intanto Zuckerberg, nel suo progetto di social totalizzante, sta studiando un metodo per integrare le news dei giornali direttamente all'interno di Facebook, offrendo parte delle revenue pubblicitarie agli editori. E questa, secondo Cosenza «può essere una opportunità in più (ma non in sostituzione del sito) se la si usa per valorizzare i contenuti d'informazione e soprattutto per indirizzarli al pubblico giusto. Facebook offre strumenti di targeting molto granulari che permettono di segmentare l'audience di ciascuna notizia». Al di là di quanto questa idea possa essere affascinante (per alcuni pochissimo, per altri molto), il rischio concreto è di trovarsi davanti a piattaforme sempre più chiuse, con l'obiettivo non dichiarato ma palese di ingabbiare gli utenti al loro interno. «Ogni social network sviluppa un'attitudine a costruire un walled garden, - ci dice Cosenza - un villaggio autosufficiente dove far rimanere l'utente per più tempo possibile, in modo tale che egli possa fruire della pubblicità. Ma finché il web rimarrà una piattaforma aperta ci sarà sempre spazio per poter scoprire nuovi territori». Già, sarà anche vero. Ma la piattaforma aperta che hanno in mente a Palo Alto lascia più di qualche perplessità.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 15/04/2015 @ 07:07:40, in Social Networks, linkato 1462 volte)

Centinaia di migliaia di download, star in visibilio e colossi che duellano per fare breccia nel cuore del pubblico. La nuova moda dell’hi-tech si chiama live streaming e ha i suoi alfieri in app come Periscope, Streamago Social e Meerkat (ma ci sono anche Stre.am, Tarsii, Kik…) che permettono di inviare in diretta ciò che viene ripreso dalla fotocamera di smartphone, tablet e computer. Non ci sono filtri: basta avviare l’applicazione e il filmato va in Rete, l’unica cosa che si può fare è fermarlo. Ma vediamole in breve: Periscope, nata da Twitter, è la più celebre e da noi è tra le dieci applicazioni più scaricate della settimana.

Disponibile solo per iOS, consente di mandare in diretta filmati all’interno dell’app dedicata e notifiche push ai nostri amici. Meerkat, sempre per iOS, posta su Twitter un link per seguire lo streaming in corso, Streamago Social di Tiscali invece trasmette su Facebook da iOS e PC. Stre.am e Tarsii sono le alternative per Android. Vista la giovane età delle applicazioni, non più di tre settimane di vita, è lecito chiedersi a cosa servano. I filoni principali sono tre: c’è il giornalismo (e il citizen journalism), le star e i comuni mortali. Sul primo fronte The Verge, Guardian, Sky News e BBC sono subito salite alla ribalta, offrendo notizie dal vivo, recensioni e coperture di eventi impensabili fino a qualche giorno fa. Non serve più una troupe, un collegamento via satellite o una Rete veloce per condividere un fatto, bastano un cellulare e il 3G.

La qualità non sarà eccelsa ma il valore documentaristico è ai massimi livelli: due pressioni sul display e si è online. Nel caso di eventi scottanti poi non c’è tutore dell’ordine che possa fermare la diretta: qui va tutto online subito e non c’è memory card che possa essere cancellata. Oltre ai big della notizia, il live streming può essere una risorsa inesauribile anche per le piccole testate, che ora possono competere con i colossi puntando sulla presenza capillare sul territorio dei propri collaboratori. E porpio quest’ultimo aspetto ci porta al citizen journalism: il caso clou è stato il rogo di New York della settimana scorsa, che numerosi utenti hanno documentato con Periscope, mentre da noi ha spopolato il duplice omicidio al Tribunale di Milano. Non c’è stato giornalista più tempestivo delle persone che erano nel luogo giusto al momento giusto (o meglio sbagliato) e la possibilità di vedere il replay del video ha fornito molto materiale a chi voleva confezionare servizi più meditati sull’evento. Immaginare queste app durante la primavera araba o al G8 di Genova ne scatena la portata rivoluzionaria e da oggi i grandi eventi potranno avere tutto un altro sapore, nel bene come nel male.

Dal serio al (molto) faceto, eccoci alle star. Fiorello e Jovanotti sono tra le personalità italiane più attive del settore: mostrano backstage, prove degli spettacoli e vita privata. È un’idea simpatica per continuare quella via intrapresa anni fa con Twitter, ovvero mostrarsi vicini ai fan condividendo una porzione (limitata) della propria intimità. Il problema però è che si rischia di far finire tutto alla Maria De Filippi, come quando Aurora Ramazzotti, figlia del più noto Eros, ha condiviso un video in cui imitava Belén Rodriguez e si lasciava andare a una battuta infelice sul figlio della stessa. Allo scalpore mariadefilippesco è stato subito posto rimedio con scuse spammate in ogni dove e un intervento salvifico di papà (“Ragazzi, Auri ha commesso un’ingenuità di cui si è pentita amaramente”). Una prova che non tutti sono pronti alla rivoluzione, la vita senza filtro è diversa dalle luci della ribalta.

Arriviamo ora a noi comuni mortali. Tralasciando i genietti della comunicazione che hanno iniziato a fare del live streaming una piattaforma di lancio simil YouTube, nella maggior parte dobbiamo ammettere di essere noiosi. Al momento ci sono migliaia di video di pochi secondi del tutto inutili ma ci sta, sono coloro che hanno aperto l’app, l’hanno provata e poi spento tutto (Alzi la mano chi non l’ha fatto). Basta però consultare uno qualsiasi dei tanti profili attivi per ritrovarsi immersi in una noia siderale. Ci sono bordate di bambini, gattini e cagnolini alla deriva, gli immancabili pervertiti e camere fisse che riprendono muri, porte e finestre con relativa musichetta di sottofondo. Non mancano nonne che cucinano, zie che si esprimono in incomprensibili dialetti e professori alle prese con bande di ignoranti.

La vita senza filtro in questo caso mostra tutta la sua banalità ma gli utenti migliori (pardon, peggiori) però sono coloro che mettono lo smartphone sul parabrezza dell’auto e danno vita a piani sequenza fatti di asfalto e vetture in coda. Non siete Jean Luc Godard, il vostro Week End è ben diverso da quello del genio francese e avete perso una buona opportunità per risparmiare la batteria. Usare in questo modo dei mezzi così potenti e rivoluzionari non va bene. Se proprio dovete farlo almeno dite qualcosa. Non necessariamente di sinistra, eh.V

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 13/04/2015 @ 07:07:00, in Social Networks, linkato 1442 volte)

Facebook rimane il più popolare social network tra gli adolescenti americani di età compresa tra 13 e 17, secondo un nuovo sondaggio di Pew.

Anche se siti come Instagram e Snapchat si rivolgono sempre più alla fascia d'eta dei ragazzi, Facebook è ancora una "forza dominante", Pew ha detto. Tra gli oltre 1.000 ragazzi intervistati, il 71 per cento ha dichiarato di utilizzare Facebook, mentre il 41 per cento ha detto che Facebook è il sito che usano più di frequente su tutte le altre reti sociali. Instagram e Snapchat sono, rispettivamente, il secondo e terzo dei siti più utilizzati di frequente.

Mantenere (e anche trovarne di nuovo) pubblico adolescente è fondamentale per Facebook per attirare dollari di pubblicità, sia nel presente e soprattutto nel futuro. Nel frattempo, il ruolo di Facebook nella vita del tipico adolescente americano (perchè il sondaggio è stato condotto tra ragazzi americani) è stato più volte messa in discussione negli ultimi anni.

Indagini pubblicate l'anno scorso, come quelle di Piper Jaffray e Frank N. Magid Associates, hanno concluso che la popolarità di Facebook tra gli adolescenti è diminuita negli ultimi anni. Tuttavia, un sondaggio di Forrester sempre dello scorso anno ha ottenuto risultati più in linea con la nuova indagine di Pew e ha notato che Facebook è ancora il sito di social media più utilizzato tra gli adolescenti.

Ad ottobre 2013, il Chief Financial Officer di Facebook David Ebersman ha detto che ogni giorno l'uso di Facebook tra gli adolescenti più giovani era diminuito tra il secondo trimestre ed il terzo trimestre di quell'anno. Tuttavia, il mese successivo il Chief Operating Office di Facebook Sheryl Sandberg ha respinto tali preoccupazioni, dicendo che "la stragrande maggioranza dei ragazzi americani sono su Facebook, e la maggior parte degli adolescenti americani usano Facebook quasi ogni giorno."

Secondo il nuovo sondaggio di Pew, la maggior parte degli adolescenti trascorrono il loro tempo su più di un social network. Nello specifico, il 22 per cento degli intervistati usano ancora solo un sito, il 66 per cento dpreferisce Facebook, il 13 per cento usa Google+, il 13 per cento Instagram e il 3 per cento Snapchat.

Pew ha precisato che i ragazzi avevano più probabilità rispetto alle ragazze di dire che visitano Facebook più spesso - il campione era composto per il 45 per cento da ragazzi contro il 36 per cento di ragazze.

I ragazzi tra i 15 a 17 anni hanno più probabilità dei giovani adolescenti di età tra 13 e 14 anni di usare maggiormente Facebook (il 44 per cento dei ragazzi più grandi contro il 35 per cento dei ragazzi più giovani). Gli adolescenti più giovani si sono rivelati essere più appassionati di Instagram dei ragazzi più grandi. Questa è ancora una buona notizia per Facebook, in quanto la società ha pagato 1 miliardo di dollari l'acquisizione di Instagram nel 2012.

Pew ha anche interrogato i ragazzi per il loro numero di amici di Facebook. Tra gli intervistati, il tipico adolescente ha 145 amici in rete. Nel dettaglio, il 30 per cento ha riferito di avere amici in numero tra 0 e 100, il 12 per cento tra 101 e 200 amici, il 9 per cento tra 201 e 300 amici, e il 15 per cento oltre 300 amici. Circa un terzo dei ragazzi intervistati ha dichiarato di non essere sicuro di quanti amici in Facebook avevano.

Il sondaggio di Pew è stato condotto online negli Stati Uniti in inglese e spagnolo tra circa 1.060 ragazzi di età compresa tra 13 e 17 anni, insieme a un genitore o tutore, dal 25 settembre al 9 ottobre 2014 e ad altre 44 coppie di adolescenti/genitori dal 10 febbraio al 16 marzo 2015.

Via PianetaCellulare.it

 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35
Ci sono 2843 persone collegate

< settembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
           

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Advertising (108)
Aziende (142)
Blog (11)
Brand (37)
Comarketing (2)
Comunicazione (9)
dBlog (1)
Digitale (33)
eCommerce (39)
Grande Distribuzione (7)
Internet (540)
Marketing (286)
Marketing Ambientale (3)
Marketing non convenzionale (62)
Media (102)
Mercati (79)
Mobile (210)
Permission Marketing (1)
Prodotti (95)
Pubblicità (32)
Pubblicità (88)
Retail (11)
Segnalazioni (43)
Social Networks (344)
Startup (1)
Strategie (59)
Tecnologie (73)
Trade Marketing (1)
Viral Marketing (40)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019

Gli interventi più cliccati

Titolo
Automobili (2)
Bianco e nero (1)
Comarketing (1)
Home (4)
Internet (4)
Prodotti (5)
Pubblicità (5)

Le fotografie più cliccate


Titolo

< /p>


Subscribe to my feed


Google
Reader or Homepage

Add to netvibes



Creative Commons License




17/09/2019 @ 00:19:37
script eseguito in 341 ms