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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 22/12/2014 @ 07:07:19, in Social Networks, linkato 1568 volte)

Gli adolescenti stanno perdendo interesse verso Facebook, tanto che l'utilizzo, in termini percentuali, è crollato in un solo anno, a quota 88% se consideriamo la fascia 13 - 17 anni.

Rispetto infatti al 2012, la popolarità di Facebook tra gli adolescenti americani ha visto una netta contrazione di presenze passando dal 94% nel 2013 all'88% nel 2014.

Un calo netto rispetto allo scorso anno, che sarà sempre più accentuato nei prossimi anni, soprattutto qualora si affermassero altre piattaforme.

Leggera riduzione anche su altre fasce, con utenti che, ormai passata la novità, iniziano via via a ridurre i propri tempi di permanenza finendo con il disattivare il proprio account.

Tra i principali motivi di abbandono da parte degli adolescenti, il controllo da parte dei genitori, che ormai, preso confidenza con il mezzo, sono in grado di controllare a distanza l'operato dei propri figli.

Facebook ha progressivamente ridotto l'apporto informativo a favore di maggiori interazioni con i propri amici. Una mossa, però, che non ha portato i propri frutti visto che quasi il 20% degli utenti accede a Facebook per informarsi su cosa accade nel mondo.

Oggi, sappiamo che le pagine Facebook hanno una portata tanto ridotta che molto probabilmente da diversi mesi non visualizzate più nessun post di molte delle pagine che teoricamente vorreste seguire.

Un problema per chi gestisce le pagine Facebook, ma un problema anche per gli utenti che vedono sparire dalle loro bacheche, informazioni e notizie.

Tra i motivi di riduzione della popolarità di Facebook, troviamo anche la crescita di sistemi verticali, che si contrappongono al più generalista Facebook e consentono di migliorare le interazioni su precisi ambiti.

Instagram, property di Facebook, sta crescendo e spostando miliardi di foto che, se prima venivano pubblicate su Facebook, ora resteranno confinate altrove. Cresce anche Pinterest (+111%) sempre in ambito fotografico.

Linkedin, in crescita in termini di utilizzo, sta assorbendo molti flussi informativi collegati al mondo Business.

Tumblr cresce, e non poco, oltre oceano grazie alle funzionalità di microblogging.

Via PianetaCellulare

 
Di Altri Autori (del 11/12/2014 @ 07:12:43, in Social Networks, linkato 1445 volte)

Il servizio di photo-sharing ha festeggiato un nuovo traguardo: 300 milioni di utenti hanno utilizzato il servizio almeno una volta al mese. E' un numero in crescita del 50 per cento negli ultimi nove mesi, ha detto la società Mercoledì. Instagram aveva annunciato in precedenza di aver raggiunto 200 milioni di utenti al mese di marzo di quest'anno.

Instagram, che è stata acquistata da Facebook due anni fa, ha anche detto che conta 70 milioni di foto e video condivisi ogni giorno, altro dato in crescita da marzo, quando erano 60 milioni i contenuti condivisi quotidianamente.

"Siamo entusiasti di vedere questa comunità prosperare", ha dichiarato il CEO di Instagram Kevin Systrom in un comunicato.

Instagram è osservata dagli investitori come un caso di studio della strategia di Facebook di acquistare alcune startup e consentire loro di crescere investendo su di esse. Il servizio di messaggistica WhatsApp, che aveva 600 milioni di utenti attivi al mese di agosto, e la startup specializzata nella tecnologia della realtà aumentata Oculus VR acquistata da Facebook lo scorso anno, sono state soggette della stessa strategia da parte del social network.

Per Instagram, la crescita è anche l'affermazione dei suoi sforzi nel rimuovere lo spam disattivando account associati a persone inesistenti, account doppi o creati solo per fare spam sul servizio. Negli Stati Uniti, si stima che circa un utente su sei di smartphone utilizza Instagram, secondo la società di ricerche di mercato eMarketer. La maggior parte di questi utenti, circa il 79 per cento, sono di età compresa tra 12 e tra 34 anni.

Instagram ha anche detto che prevede di offrire un sistema di certificazione di alcuni account, quelli più popolari, dopo aver verificato la loro autenticità - sistema che ricorda la spunta blu in Facebook con lo stesso scopo. Questa mossa, che è simile anche alla soluzione di Twitter, aiuterà gli utenti a identificare gli account di celebrità e personaggi pubblici, ed far loro evitare di seguire gli account fasulli.

Via PianetaCellulare

 

Dalle poesie pubblicate su Facebook agli scatti d'autore che fanno impazzire Instagram, fino ai filmati di visual art che si possono trovare su Vine: i social network sono un terreno fertile per una nuova generazione di artisti che pensa, crea e distribuisce interamente nel mondo digitale. Si tratta di creativi 2.0 che nella rete hanno trovato non solo una popolarità globale ma, soprattutto, nuove forme di business. Basta indagare la vicenda del trentaquattrenne newyorchese Daniel Arnold che secondo il magazine online «Gawker» è il miglior fotografo che si possa trovare su Instagram. I suoi scatti sono finiti dalla rete alla tipografia e venduti per 15mila dollari l'uno, Vogue America lo ha voluto come reporter ufficiale nelle feste più esclusive dell'ultima settimana della moda a Parigi. Arnold ha messo da parte la sua costosa macchina fotografica per lavorare con la lente digitale di un iPhone, ha abbandonato i costosi set di moda per farsi consumare le suole dalle strade della Grande Mela. «Lavoravo come assistente in uno studio di Manhattan – racconta il giovane artista –, da un giorno all'altro ho cominciato a pubblicare in rete ritratti di newyorkesi incontrati per caso lungo la Quinta Strada, erano per lo più barboni e immigrati di prima generazione ma la poesia dei loro volti mi è valsa un buon successo sui social network». Oggi Daniel vanta oltre 70mila seguaci su Instagram, la rivista «Wired» lo ha definito il «Paparazzo degli sconosciuti» e tra un post e l'altro si prepara a condividere il database del suo smartphone attraverso una mostra in una delle gallerie più famose di Londra.

C'è poi chi come Teju Cole è riuscito persino a far interagire la propria arte con gli utenti della rete. Questo scrittore trentanovenne invece di andare alla ricerca di una casa editrice, ha deciso di condividere «Hafiz», il suo terzo romanzo, in rete. Un racconto di fantascienza si è trasformato in un esperimento social che ha coinvolto oltre 1.500 utenti. Cole ha infatti inviato privatamente a ognuno dei suoi follower Twitter una frase del suo romanzo chiedendo di pubblicarla sul social network di Jack Dorsey. L'autore ha poi messo insieme i singoli cinguettii ritwittandoli nell'ordine del romanzo originale. «È stato come una caccia al tesoro – confessa Cole –, ci sono volute oltre quattro settimane prima che venissero pubblicate tutte le parti della storia, più saliva l'attesa più le persone mi esortavano a non lasciare il racconto in sospeso». Certo l'artista avrebbe potuto pubblicare direttamente sulla propria timeline il romanzo 140 caratteri alla volta, ma l'effetto non sarebbe stato lo stesso. «Il risultato è quasi una scrittura collettiva – dice Teju –, una frase è stata twittata da un amico che vive a Singapore, quella successiva da mia sorella a Los Angeles». Anche per questo l'hashtag #Hafiz è rimasta nel ranking Twitter per oltre una settimana e l'opera è arrivata nelle librerie con una scia di oltre 50mila lettori che ne avevano già sentito parlare in rete.

Per oltre tredici anni Meagan Cignoli ha cercato di portare le sue opere d'arte visiva nei musei di tutto il mondo. All'ennesimo rifiuto la decisione è arrivata in modo spontaneo: smettere con la distribuzione tradizionale e pubblicare le proprie animazioni artistiche sul web. La piattaforma scelta è stata Vine, il software per condividere filmati di sei secondi di cui Twitter è proprietario. «Il successo è stato immediato – dice Meagan –, solo con i primi video ho collezionato più visualizzazioni di quanti sono i visitatori di una grande fiera d'arte». Dalla rete il successo si è espanso nel mondo reale e oggi questa artista trentenne continua a produrre mini-filmati come direttrice di un'agenzia che da lavoro a 8 giovani creativi. «Lo spirito è rimasto sempre lo stesso – dice Cignoli –, ossia creare video animati dalla forte impronta artistica, solo che oggi anziché farli gratis li realizzo per campagne pubblicitarie di aziende come Puma ed eBay».

Una storia simile è quella di Eddie Rossetti, giovane studente di design che dopo un master in disegno del prodotto ha deciso di condividere su Pinterest il suo portfolio. Grazie all'applicazione inventata da Ben Silbermann, che nel 2013 ha dichiarato di aver incrementato le proprie iscrizioni del 50%, Rossetti ha conquistato l'attenzione e i complimenti di oltre 82mila follower. «La popolarità è arrivata con una linea di camice da uomo disegnata a partire da vecchi ritagli di giornali – racconta il giovane originario del Connecticut –. Le grandi riviste di moda hanno notato il movimento che si era creato attorno al mio profilo e mi hanno inserito nelle loro rassegne». Tra i fan di Ben ci sono tutte le più grandi case di abbigliamento del mondo, dalla spagnola Zara con la quale è nata anche una collaborazione agli italiani Versace e Ferragamo. «Con o senza social il processo creativo rimane lo stesso – dice il disegnatore –. Il lavoro di ricerca e di analisi è rimasto invariato rispetto a venti anni fa, quello che cambia è l'effetto che si ottiene condividendo in rete un'idea. Oggi si è in grado non solo di distribuire un prodotto ma anche di riceverne in tempo reale le reazioni del pubblico, quindi anche di cambiare direzione se necessario».

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 10/11/2014 @ 07:01:04, in Social Networks, linkato 1248 volte)

Se la Delorean di “Ritorno al futuro” potesse portarci indietro di quindici anni almeno, in un mondo pre social media di massa, le scelte per un piccolo imprenditore italiano in campo pubblicitario appaiono alquanto limitate. Volantini, annunci pubblicitari sul quotidiano locale, cartelloni pubblicitari e per i più coraggiosi banner su internet e pay-per-click.
Forse più che limitate, sarebbe più corretto definirle onerose. Basti pensare al tempo e alle risorse spese non solo per impaginare e stampare volantini ma anche per distribuirli oppure i costi e le tempistiche dei piccoli giornali e nessun modo per misurarne l’efficacia se non contare l’aumento di clienti senza poter attribuire in maniera certa, in molti casi, se ció  fosse proprio dovuto all’investimento pubblicitario.

Una via d’uscita
Ma un salto veloce sulla Delorean ci porta avanti di qualche anno e l’arrivo dei social media, Facebook in particolare, che sconvolge la cultura italiana per sempre.
Il piccolo imprenditore vede finalmente la possibilità di farsi pubblicità gratis (parola magica!). Non serve nemmeno un sito web, la pagina Facebook diventa in molti casi il baluardo online della piccola impresa. Like dopo like, il piccolo imprenditore può comunicare con il cliente direttamente (nel bene e nel male) senza aver bisogno di capacità specifiche o risorse aggiuntive.

Una bolla pronta a esplodere, perché questo scenario c’é qualcuno che non ci guadagna abbastanza. E così Zuckerberg & co, algoritmo dopo algoritmo, azzerano o quasi le chance del piccolo imprenditore.
Prima con l’EdgeRank, che da solo ha fatto vittime anche fra i grandi marchi (si pensi a Eat24 o Copyblogger) poi con modifiche successive che portano in vista contenuti di prima classe. Sono ormai scomparsi dal blog di Facebook e dai feed le menzioni dei programmi per piccole imprese o i vari esempi di campagne di successo, persino i coupon ed offerte come opzione pubblicitaria sono passati in secondo piano.

Content is king
Facebook adesso promuove lo storytelling come maniera efficace per non annoiare i consumatori con pubblicità invadenti. Propone esempi di campagne di McDonald’s e Coca Cola, come la recente realizzazione di video con patatine fritte in stop motion che certamente avrà avuto un budget notevole.

Un miglioramento per i consumatori certamente, ma un cambiamento di direzione che dovrebbe far riflettere i piccoli imprenditori sulla validità dei social come mezzo di promozione.
Storytelling e content marketing su i social media tempo, risorse ed esperienza in maniera costante, non tutti gli imprenditori ne hanno a disposizione.

Alla luce di tutto ciò, gli esperti cominciano a tentennare e quello che era un must, adesso diventa un optional.

L’ultimo avamposto
In un mondo in continua evoluzione, dove social media come Ello o Rooms (la nuova app targata Facebook) cambiano le regole del gioco in continuazione, forse ha senso rivalutare il sito web.
Google attesta con abbondanza di dati che effettuiamo ricerche su internet più che mai e questo accade con maggior frequenza con gli smartphone.
Un sito web semplice e responsive, ottimizzato e contenente tutte le informazioni necessarie può essere valido per anni a venire, un investimento che vale la pena fare piuttosto che inseguire i mulini a vento dei social media.

Via Republic+Queen Magazine

 
Di Altri Autori (del 03/11/2014 @ 07:06:04, in Social Networks, linkato 1143 volte)

Come annunciato un anno fa e dopo sei mesi di test, Instagram lancia ufficialmente gli annunci pubblicitari video. Fondata da Kevin Systrom e Mike Krieger e di proprietà Facebook dal 2012, ha stretto accordi con Disney, Activision, Lancome, Banana Republic e CW per mostrare 15 secondi di spot in autoplay. Gli annunci inizieranno in queste ore per poi continuare nelle prossime settimane.

Come per le immagini degli annunci pubblicitari lanciati lo scorso anno, Instagram è stata e sarà particolarmente attenta con i brand coinvolti negli annunci video. La società ha visionato tutte le clip al fine di garantire contenuti “freschi”, che ben si adattino all’atmosfera della piattaforma e che non siano semplicemente la replica di spot televisivi o su web.

I video sono diventati una parte importante della pubblicità su mobile e alcuni competitor di Instagram, come Tumblr e Snapchat, hanno recentemente lanciato prodotti pubblicitari simili: snapchat, ad esempio,  ha venduto il suo primo annuncio video di questo mese per Universal Pictures, che ha promosso un trailer per il film Ouija. Ma l’introduzione di ads all’interno di queste piattaforme, dicono gli esperti, dovrà avvenire con grande delicatezza, con una introduzione graduale in app che, fino ad oggi, sono state libere da qualsiasi pubblicità. E che si tratti di un argomento delicato lo dimostrano le reazioni registrate dai primi inserzionisti su Instagram che hanno provato ad introdurre immagini sponsorizzate sono stati attaccati da commenti negativi da parte degli utenti che non amano attività pubblicitarie nel loro feed. Eppure Instagram condivide feedback che scavano più a fondo dei commenti e guardano alla brand awareness e all’ad recall, con risultati positivi su tutti i fronti, sostiene la società.

I brand che hanno preso parte al primo lancio degli annunci video di questa mattina concordano sulla necessità di essere i primi, rafforzare la reputazione e rendere innovativo il proprio brand. ”Non è stata una decisione difficile per noi“, ha detto Brian Chang, assistente al VP Media di Lancome USA. “Noi, come marchio, abbiamo voluto cogliere il vantaggio di essere i primi sul mercato.”
Lancome sta promuovendo una nuova fragranza e un mascara, mentre Activision lancia il gioco Call of Duty, con un lavoro di mesi per ottenere risultati positivi, lanciando il video in contemporanea sulla propria pagina Facebook con 23 milioni di fan.

Immagine“Il nostro pubblico sta diventando sempre più mobile-centric, e Instagram è una piattaforma mobile-centric“, dichiara Jonathan Anastas, Capo della sezione Digital e Social media di Activision, “quindi è una parte importante del marketing mix.”
Anastas si aspetta che l’annuncio raggiunga inizialmente i 2 milioni di utenti, e grazie a like e condivisioni, altri milioni lo vedranno e convoglieranno il traffico verso il video su Facebook.
“Uno dei grandi vantaggi di lavorare nel team di marketing per Call of Duty è che i giocatori in linea di massima, e il nostro target di riferimento specifico, inalano contenuti“, sostiene Anastas. Non è pertanto preoccupato per una possibile reazione negativa alla visualizzazione di contenuti sponsorizzati. Activision lavora con Omnicom Media Group, che ha firmato in esclusiva la scorsa primavera un contratto da 40 milioni di dollari con Instagram, per offrire ai propri clienti in anticipo offerte su nuovi prodotti pubblicitari.
Il primo annuncio pubblicitario di Banana Republic è invece uno sguardo dietro le quinte presso l’azienda con suggerimenti di moda per le vacanze. Il video presenta la creazione dei bozzetti in fast-motion, con un effetto di manipolazione del tempo reso popolare da Hyperlapse, la prima applicazione stand-alone di Instagram.
“Ci stanno prendendo di mira le donne, perché si tratta di illustrazioni di moda e il focus è sui prodotti delle donne“, ha detto Marissa Webb, Direttore creativo e Vice Presidente esecutivo del design a Banana Republic.
L’orientamento degli annunci su Instagram è ancora piuttosto semplice, ma concede al marketing la possibilità di raggiungere il target per età, sesso e paese.

Via Tech Economy

 

Ancora non buone notizie per il social commerce: se i recenti numeri di Capgemini disegnano un panorama in cui i social media sono visti come una componente meno importante del percorso di acquisto rispetto a due anni fa, anche e-Marketer, riportando dati di Harris Poll per DigitasLBi sul mercato Usa, non fornisce dati confortanti. A dispetto degli sforzi dei colossi, l’ultimo quello di Twitter che ha aggiunto il tasto buy ai Tweet, non sono molti gli utenti americani che compiono l’ultimo passo verso il social-acquisto: al momento solo il 5% degli utenti Internet adulti ha fatto un acquisto su un social network come Facebook, Twitter o Pinterest. Secondo i ricercatori però, questi dati rivelano ”l‘enorme potenziale inutilizzato di crescita che c’è nel commercio social, soprattutto tra i consumatori più giovani“, spiega Tony Weisman, CEO, DigitasLBi Nord America. “Il 5% di americani che hanno effettuato un acquisto su un sito di social media equivale a circa 14 miliardi di dollari di fatturato di vendita al dettaglio on-line. Se saremo in grado di raggiungere il 20%, la cifra scalerebbe a 56 miliardi dollari. Per attivare questo potenziale, i marchi e le reti sociali hanno bisogno di fornire esperienze di social shopping che soddisfino le esigenze dei consumatori, compresa la sicurezza sui dati finanziari, privacy, e un processo di acquisto senza soluzione di continuità.”

Infatti sulla base della ricerca, migliori misure di sicurezza potrebbero motivare i social networker ad acquistare attraverso i social: il 42% degli utenti ha dichiarato che sarebbe più propenso a fare un acquisto se sapesse che le informazioni di credito sono sicure, mentre il 38% dichiara che avere la certezza che gli acquisti non sarebbero condivisi, farebbe aumentare la probabilità di portare a termine l’operazione. Eppure, a sottolineare estrema “mobilità” sul tema anche da parte degli acquirenti, nonostante molti mostrino un desiderio di sicurezza, circa un quarto degli intervistati ha dichiarato che non avrebbe problemi a comprare pur sapendo che il brand in questione potrebbe conoscere e tracciare la loro storia d’acquisto.

Età del campione e prezzo dei prodotti papabili sono gli altri due ambiti di riflessione su cui si sofferma la ricerca:  i giovani tra i 18 e i 34 anni sono quelli più propensi a fare un acquisto attraverso social media anche rispetto ai 35enni  (11% contro il 3%, rispettivamente.) Sul fronte prezzi, un terzo degli intervistati si dichiara disponibile a fare un acquisto se il totale dello shopping non superasse i 25 dollari e ulteriori risposte indicano che il costo sicuramente ha un’influenza elevata nella motivazione o meno alla spesa: il 35% sarebbe disposto ad utilizzare un  hashtag se ciò significasse ottenere uno sconto.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 24/09/2014 @ 07:17:03, in Social Networks, linkato 1432 volte)

L’Osservatorio Brands & Social Media, realizzato da OssCom - Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica - e Digital PR, pubblica il sesto report, dedicato al settore della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e non specializzata. Venti i brand analizzati, selezionati fra i principali all’interno del mercato consumer italiano.

Leader di classifica è Carrefour, con 55,2 punti, seguito a distanza da Lidl con 43,1 punti e Coop con 38,7 punti. All’interno della classifica il settore presenta alcuni brand che spiccano per un uso attivo dei social media (Carrefour, Lidl, Coop ma anche Iper), con una coda lunga di molti brand che non riescono a superare i 30 punti, a segnalare uno scarso investimento da parte della GDO in questi ambienti comunicativi. La piattaforma che domina è Facebook, mentre sia Twitter che YouTube non paiono luoghi dove i brand riescono a esprimersi e connettersi con i propri consumatori. Da rilevare, invece, una diffusa tendenza a utilizzare le applicazioni per smartphone e tablet, offrendo servizi di geolocalizzazione e informazione sui punti vendita, ma anche cataloghi di prodotto, nella maggior parte dei casi in forma di volantini digitali, e funzioni di lista della spesa virtuale o di consultazione dei dati della propria carta fedeltà.

Carrefour guida la classifica grazie a un presidio intensivo di tutte e tre le piattaforme su cui è presente il brand (Facebook, Twitter e YouTube), sfruttando anche quegli eventi, come i Mondiali di calcio, in grado di coinvolgere un ampio pubblico per proporre offerte speciali e contenuti ad hoc. Dal punto di vista dell’interazione, i profili registrano un numero molto elevato di commenti, condivisioni e like. Lo stesso si può dire di Twitter, che registra un numero di retweet mediamente molto elevato rispetto agli altri brand, mentre YouTube viene presidiato in modo costante, aggiornando frequentemente i video. Carrefour sembra quindi in grado di sfruttare i social media senza relegarne nessuno allo status di vetrina, anche in assenza di un adattamento forte dei contenuti alle specificità di ogni piattaforma.

Seconda in classifica Lidl, che eccelle nel presidiare Facebook grazie a un’interazione molto  elevata sia in termini di like che di commenti. Mentre YouTube appare come un archivio di contenuti ancora da sfruttare appieno, il presidio intensivo del più diffuso Facebook e le elevatissime performance ottenute sono in grado di far emergere il brand come una delle community di utenti più attive: si assiste infatti sia a una risposta frequente degli utenti alle domande e agli stimoli anche ludici del brand, sia a un’intensa relazione tra gli utenti stessi.

Primo tra i marchi nazionali e terzo nella classifica generale, Coop è una delle poche grandi realtà di questo campione che dimostra di avere una comunicazione strutturata. Il brand pubblica post a cadenza quasi quotidiana e interviene frequentemente nelle conversazioni. I contenuti vertono meno sulla promozione di prodotto e più sulla tematizzazione della comunicazione: dalle iniziative ecologiche e sociali alla celebrazione di eventi nazionali. Da sottolineare anche un uso peculiare di Twitter, che, nel periodo di analisi, vede il brand più come osservatore e amplificatore dei contenuti proposti dagli utenti. Oltre che per la coerenza complessiva della comunicazione, Coop eccelle  sulla piattaforma video di YouTube attraverso contenuti ad hoc, come le video pillole e il coinvolgimento degli utenti intervistati per la campagna promozionale in corso.

"Rispetto a tutti i settori analizzati fino a oggi, la GDO si presenta peculiare per due ordini di motivi: da una parte per l’uso di un numero molto ridotto di piattaforme, ascrivibile alla necessità di raggiungere un target nazionale o locale ampio e generalista di consumatori, dall’altra per un utilizzo spiccato del mobile che consente ai marchi di rimanere sempre connessi con gli utenti-consumatori - spiega Piermarco Aroldi, direttore di OssCom -. La diversità delle performance ottenute tuttavia, non si spiega soltanto con la diversità dei mercati di riferimento, ad esempio nei casi di catene più legate alla dimensione locale, ma anche con la capacità di adattare la propria comunicazione alle forme e logiche di queste piattaforme”.

“Quello della GDO - dichiara Nicolò Michetti – è un settore che mostra ampi margini di crescita e sviluppo nella comunicazione con i social media. Le opportunità di connessione offerte sono molteplici, e alcuni brand si dimostrano particolarmente attivi e capaci di sfruttarle; restano tuttavia molti marchi, come Esselunga, Famila, A&O, PAM e Sisa, solo per citarne alcuni, che potrebbero presidiare in modo efficace queste piattaforme, attuando strategie che siano in grado di coinvolgere gli utenti per formare comunità di consumatori che si scambiano informazioni e consigli sui prodotti e sulle offerte all’interno degli spazi della marca.”

La ricerca, che si propone di analizzare la comunicazione sui social media di alcuni dei più rilevanti brand nazionali e internazionali presenti sul mercato italiano, si avvale di una metodologia in grado di cogliere con precisione uno scenario comunicativo dinamico e sempre in evoluzione grazie a più di 60 diversi indicatori relativi alle variabili di esposizione, di coerenza e di interazione con il pubblico. Per questo report il campione dei brand della GDO più rilevanti sul mercato italiano è stato definito a partire dai fatturati dei maggiori gruppi, selezionando all’interno dei principali gruppi quei marchi con almeno un profilo ufficiale sui social media. La rilevazione dei dati è relativa al mese di maggio 2014 e sono stati analizzati i profili rivolti al mercato italiano.

Via iPress

 

 
Di Altri Autori (del 23/09/2014 @ 07:16:13, in Social Networks, linkato 912 volte)

Facebook ha nuovamente messo mano alla propria home page: il social network sta provando da diverso tempo a raggiungere un equilibrio nel sistema di selezione dei contenuti condivisi sulla sua piattaforma che sia in grado di porre sempre davanti agli occhi degli utenti i contenuti più interessanti o in grado di farli partecipare in modo più attivo.

Il nodo della questione è l'algoritmo di gestione delle notizie che appaiono sulle bacheche dei propri amici: da ultimo il social network era intervenuto per limitare l'impatto in bacheca dei cosiddetti link mangia-click, prima ancora mettendo in evidenza notizie e discussioni.

L'ultimo intervento sembra guardare ai racconti in tempo reale: per favorire la condivisione di contenuti d'attualità, Facebook ha scelto di mettere in evidenza nel news feed degli utenti tutti quei post legati ad eventi specifici, rilevanti o in diretta. Una mossa che a prima vista sembra puntare al tipo di coinvolgimento che anima utenti di Twitter, ed ai Trending Topic.

Per farlo, Facebook darà ai post un'importanza variabile nel tempo, a seconda del numero di persone che sta commentando o condividendo notizie sul medesimo argomento e a seconda dei tempi per cui l'argomento sa tenere banco. In pratica, se l'attenzione su un argomento scema, l'algoritmo del social network dedurrà che non è più così importante e ne diminuirà la rilevanza e il conseguente posizionamento nei news feed.

Via Punto Informatico

 

Secondo uno studio effettuato da Aol Platforms quando si tratta di pubblicità a pagamento sulle piattaforme sociali YouTube è il vincitore: è quello che maggiormente introduce nuovi prodotti e aiuta i consumatori a prendere decisioni di acquisto. Il rapporto, che ha analizzato i dati ricavati da 500 milioni di click e 15 milioni di conversioni durante il primo trimestre del 2014, ha rintracciato le interazioni di acquisto social attraverso la tecnologia di analisi di Convertro. Il tutto per stabilire il grado di penetrazione della pubblicità social sulle vendite on-line e il tasso di influenza sul consumatore.

Jeff Zwelling, CEO e co-fondatore di Convertro, spiega a VentureBeat: “YouTube ha un tipo di ricerca e di posizionamento preferenziale rispetto ai risultati di Google che aiuta a destreggiarsi in grandi quantità di traffico. Ma quando si arriva a YouTube, per conoscere le caratteristiche dei prodotti, il contenuto è ricco, descrittivo e di solito disponibile“. A titolo di esempio Zwelling spiega: “recentemente ho comprato una macchina per il caffè. Avevo fino a tre alternative e non riuscivo a decidere quale fosse la migliore. Alla fine, ho visto i video su YouTube di persone che utilizzano tutte e tre le macchine e ho scelto il modello che rappresentava al meglio la mia idea di una buona macchina per il caffè“.

Esistono vari step per un acquisto online dove il ruolo delle piattaforme social produce un effetto positivo.

Valutare un prodotto attraverso i social media è considerata la ‘prima’ tappa della decisione di acquisto. Il ‘centro’ del ciclo di acquisto è rappresentato dagli annunci re-targeting o altre iniziative di marketing. Nell’ultima fase, i consumatori spesso cercano il prodotto che hanno studiato nella prima fase o che hanno osservato su altri siti e ora sono pronti ad acquistare. È importante sottolineare, però, che i consumatori non seguono questo percorso in modo lineare, gli acquisti vengono effettuati in tutte le fasi del processo.
Lo studio di Aol Platforms dimostra che YouTube è più “forte” sia nell’introduzione di nuovi prodotti sia nella “chiusura” della vendita: una forza confermata soprattutto per il comparto mobile. Facebook è la seconda migliore piattaforma per le presentazioni e gli acquisti, con Google+ in terza posizione.

funnel-position-social-networkTwitter, invece, si presenta come la piattaforma peggiore per le presentazioni dei prodotti: nove volte meno efficace di YouTube. È anche peggiore nell’ultima fase del ciclo di acquisto mentre è incredibilmente forte durante la fase centrale. In particolare, lo studio mostra una differenza sconcertante tra i tweet a pagamento e i tweet semplici di presentazione di un prodotto. Il report sostiene che solo l’1% dei tweet cosiddetti “organici”, ovvero non a pagamento, di prodotti conduce a una decisione di acquisto diretto. Ma cosa succede quando si sponsorizza un tweet?
Su Twitter, pagare per un tweet significa che il tweet ha 30 volte più probabilità di portare ad un acquisto diretto, senza per questo comportare interazioni con gli altri utenti o ulteriori ricerche, e più di cinque volte più probabilità di introdurre un prodotto a un nuovo cliente. Promuovere tweet aiuta anche nell’ultima fase del ciclo di acquisto, con un incremento di tre volte il tasso di conversione.

Lo studio mostra risultati simili con i messaggi sponsorizzati su Facebook e Pinterest: portano a una crescita del 25% delle conversioni in pratiche di acquisto. Ma attenzione alle categorie merceologiche, non tutte funzionano allo stesso modo: cibo, bevande, abbigliamento e accessori se la cavano meglio attraverso i messaggi commentati dagli utenti e peggio attraverso i messaggi sponsorizzati, più efficaci per i prodotti tecnologici.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 03/09/2014 @ 07:19:57, in Social Networks, linkato 1280 volte)

I dati demografici degli utenti dei social network stanno cambiando: le vecchie reti sociali stanno ormai raggiungendo la maturità, mentre le applicazioni di messaggistica social più recenti stanno guadagnando rapidamente gli utenti più giovani. In un nuovo rapporto di BI Intelligence la società ha provato ad analizzare più di una dozzina di fonti che, in questi anni, hanno fotografato il popolo dei social media per capire come si stanno ridefinendo nel tempo.

Quello che emerge è che Facebook, Google, Twitter, LinkedIn e persino Pinterest sono diventati più dipendenti a livello globale dalla fascia di età rappresentata dai 25-34enni mentre altri social, come Snapchat e Tumblr, rimangono fortemente “abitati” da adolescenti e giovani adulti. Ecco le principali evidenze riscontrate dall’analisi.

Facebook è al femminile: le donne negli Stati Uniti sono più propense a usare Facebook rispetto agli uomini di circa 10 punti percentuali, secondo un sondaggio del 2013 sull’adozione dei social network. Facebook rimane il social network top per gli adolescenti degli Stati Uniti a dispetto di tutto. Quasi la metà degli adolescenti utenti di FB dichiara che sta usando il social di Zuckerberg più dello scorso anno e Facebook conta più utenti attivi adolescenti al giorno rispetto a qualsiasi altra rete sociale.

Detto questo, Instagram ha raggiunto, se non superato, Facebook e Twitter in termini di prestigio tra i giovani utenti. Gli adolescenti americani descrivono ora Instagram come il “più importante”, mentre Facebook e Twitter hanno perso terreno su questa misura, secondo un sondaggio sui teenager di Piper Jaffray. L’indagine ha inoltre rilevato che l’83% degli adolescenti americani in famiglie benestanti sono su Instagram.

LinkedIn è in realtà più popolare di Twitter tra gli adulti americani. Il nucleo demografico del social “professionale” è rappresentato da utenti di età compresa tra 30 e 49 anni, che corrisponde agli anni della maturità lavorativa. E non sorprende che LinkedIn abbia anche una marcata inclinazione verso gli utenti istruiti.

Twitter ha iniziato ad avere più utenti di sesso maschile, mentre in precedenza era un social network con “equilibrio di genere.” Pew Research ha rilevato che il 22% degli uomini usa Twitter, contro solo il 15% delle donne.

YouTube raggiunge il maggior numero di adulti tra 18 a 34 di ogni altra singola rete televisiva via cavo. Quasi la metà delle persone in questa fascia di età ha visitato YouTube tra dicembre 2013 e febbraio 2014, secondo Nielsen.

Snapchat, infine, è il più giovane di tutti i social network: sei su dieci utenti sono nella fascia di età 18-24 anni rispetto al 28% degli utenti di Instagram stando ad un sondaggio condotto dalla Informate.

Via Tech Economy

 
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