Immagine
  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
"
Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 23/09/2014 @ 07:16:13, in Social Networks, linkato 912 volte)

Facebook ha nuovamente messo mano alla propria home page: il social network sta provando da diverso tempo a raggiungere un equilibrio nel sistema di selezione dei contenuti condivisi sulla sua piattaforma che sia in grado di porre sempre davanti agli occhi degli utenti i contenuti più interessanti o in grado di farli partecipare in modo più attivo.

Il nodo della questione è l'algoritmo di gestione delle notizie che appaiono sulle bacheche dei propri amici: da ultimo il social network era intervenuto per limitare l'impatto in bacheca dei cosiddetti link mangia-click, prima ancora mettendo in evidenza notizie e discussioni.

L'ultimo intervento sembra guardare ai racconti in tempo reale: per favorire la condivisione di contenuti d'attualità, Facebook ha scelto di mettere in evidenza nel news feed degli utenti tutti quei post legati ad eventi specifici, rilevanti o in diretta. Una mossa che a prima vista sembra puntare al tipo di coinvolgimento che anima utenti di Twitter, ed ai Trending Topic.

Per farlo, Facebook darà ai post un'importanza variabile nel tempo, a seconda del numero di persone che sta commentando o condividendo notizie sul medesimo argomento e a seconda dei tempi per cui l'argomento sa tenere banco. In pratica, se l'attenzione su un argomento scema, l'algoritmo del social network dedurrà che non è più così importante e ne diminuirà la rilevanza e il conseguente posizionamento nei news feed.

Via Punto Informatico

 

Secondo uno studio effettuato da Aol Platforms quando si tratta di pubblicità a pagamento sulle piattaforme sociali YouTube è il vincitore: è quello che maggiormente introduce nuovi prodotti e aiuta i consumatori a prendere decisioni di acquisto. Il rapporto, che ha analizzato i dati ricavati da 500 milioni di click e 15 milioni di conversioni durante il primo trimestre del 2014, ha rintracciato le interazioni di acquisto social attraverso la tecnologia di analisi di Convertro. Il tutto per stabilire il grado di penetrazione della pubblicità social sulle vendite on-line e il tasso di influenza sul consumatore.

Jeff Zwelling, CEO e co-fondatore di Convertro, spiega a VentureBeat: “YouTube ha un tipo di ricerca e di posizionamento preferenziale rispetto ai risultati di Google che aiuta a destreggiarsi in grandi quantità di traffico. Ma quando si arriva a YouTube, per conoscere le caratteristiche dei prodotti, il contenuto è ricco, descrittivo e di solito disponibile“. A titolo di esempio Zwelling spiega: “recentemente ho comprato una macchina per il caffè. Avevo fino a tre alternative e non riuscivo a decidere quale fosse la migliore. Alla fine, ho visto i video su YouTube di persone che utilizzano tutte e tre le macchine e ho scelto il modello che rappresentava al meglio la mia idea di una buona macchina per il caffè“.

Esistono vari step per un acquisto online dove il ruolo delle piattaforme social produce un effetto positivo.

Valutare un prodotto attraverso i social media è considerata la ‘prima’ tappa della decisione di acquisto. Il ‘centro’ del ciclo di acquisto è rappresentato dagli annunci re-targeting o altre iniziative di marketing. Nell’ultima fase, i consumatori spesso cercano il prodotto che hanno studiato nella prima fase o che hanno osservato su altri siti e ora sono pronti ad acquistare. È importante sottolineare, però, che i consumatori non seguono questo percorso in modo lineare, gli acquisti vengono effettuati in tutte le fasi del processo.
Lo studio di Aol Platforms dimostra che YouTube è più “forte” sia nell’introduzione di nuovi prodotti sia nella “chiusura” della vendita: una forza confermata soprattutto per il comparto mobile. Facebook è la seconda migliore piattaforma per le presentazioni e gli acquisti, con Google+ in terza posizione.

funnel-position-social-networkTwitter, invece, si presenta come la piattaforma peggiore per le presentazioni dei prodotti: nove volte meno efficace di YouTube. È anche peggiore nell’ultima fase del ciclo di acquisto mentre è incredibilmente forte durante la fase centrale. In particolare, lo studio mostra una differenza sconcertante tra i tweet a pagamento e i tweet semplici di presentazione di un prodotto. Il report sostiene che solo l’1% dei tweet cosiddetti “organici”, ovvero non a pagamento, di prodotti conduce a una decisione di acquisto diretto. Ma cosa succede quando si sponsorizza un tweet?
Su Twitter, pagare per un tweet significa che il tweet ha 30 volte più probabilità di portare ad un acquisto diretto, senza per questo comportare interazioni con gli altri utenti o ulteriori ricerche, e più di cinque volte più probabilità di introdurre un prodotto a un nuovo cliente. Promuovere tweet aiuta anche nell’ultima fase del ciclo di acquisto, con un incremento di tre volte il tasso di conversione.

Lo studio mostra risultati simili con i messaggi sponsorizzati su Facebook e Pinterest: portano a una crescita del 25% delle conversioni in pratiche di acquisto. Ma attenzione alle categorie merceologiche, non tutte funzionano allo stesso modo: cibo, bevande, abbigliamento e accessori se la cavano meglio attraverso i messaggi commentati dagli utenti e peggio attraverso i messaggi sponsorizzati, più efficaci per i prodotti tecnologici.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 03/09/2014 @ 07:19:57, in Social Networks, linkato 1290 volte)

I dati demografici degli utenti dei social network stanno cambiando: le vecchie reti sociali stanno ormai raggiungendo la maturità, mentre le applicazioni di messaggistica social più recenti stanno guadagnando rapidamente gli utenti più giovani. In un nuovo rapporto di BI Intelligence la società ha provato ad analizzare più di una dozzina di fonti che, in questi anni, hanno fotografato il popolo dei social media per capire come si stanno ridefinendo nel tempo.

Quello che emerge è che Facebook, Google, Twitter, LinkedIn e persino Pinterest sono diventati più dipendenti a livello globale dalla fascia di età rappresentata dai 25-34enni mentre altri social, come Snapchat e Tumblr, rimangono fortemente “abitati” da adolescenti e giovani adulti. Ecco le principali evidenze riscontrate dall’analisi.

Facebook è al femminile: le donne negli Stati Uniti sono più propense a usare Facebook rispetto agli uomini di circa 10 punti percentuali, secondo un sondaggio del 2013 sull’adozione dei social network. Facebook rimane il social network top per gli adolescenti degli Stati Uniti a dispetto di tutto. Quasi la metà degli adolescenti utenti di FB dichiara che sta usando il social di Zuckerberg più dello scorso anno e Facebook conta più utenti attivi adolescenti al giorno rispetto a qualsiasi altra rete sociale.

Detto questo, Instagram ha raggiunto, se non superato, Facebook e Twitter in termini di prestigio tra i giovani utenti. Gli adolescenti americani descrivono ora Instagram come il “più importante”, mentre Facebook e Twitter hanno perso terreno su questa misura, secondo un sondaggio sui teenager di Piper Jaffray. L’indagine ha inoltre rilevato che l’83% degli adolescenti americani in famiglie benestanti sono su Instagram.

LinkedIn è in realtà più popolare di Twitter tra gli adulti americani. Il nucleo demografico del social “professionale” è rappresentato da utenti di età compresa tra 30 e 49 anni, che corrisponde agli anni della maturità lavorativa. E non sorprende che LinkedIn abbia anche una marcata inclinazione verso gli utenti istruiti.

Twitter ha iniziato ad avere più utenti di sesso maschile, mentre in precedenza era un social network con “equilibrio di genere.” Pew Research ha rilevato che il 22% degli uomini usa Twitter, contro solo il 15% delle donne.

YouTube raggiunge il maggior numero di adulti tra 18 a 34 di ogni altra singola rete televisiva via cavo. Quasi la metà delle persone in questa fascia di età ha visitato YouTube tra dicembre 2013 e febbraio 2014, secondo Nielsen.

Snapchat, infine, è il più giovane di tutti i social network: sei su dieci utenti sono nella fascia di età 18-24 anni rispetto al 28% degli utenti di Instagram stando ad un sondaggio condotto dalla Informate.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 21/08/2014 @ 07:31:41, in Social Networks, linkato 1637 volte)

Se Andy Warhol avesse immaginato l’avvento di YouTube, avrebbe rivisto la sua profezia sui 15 minuti di celebrità alla portata di tutti. La stima è errata per difetto, a giudicare dai risultati di Felix Kjellberg, il volto più famoso sul portale web comprato da Google nel 2006 per 1,65 miliardi di dollari: conosciuto col nome di PewDiePie , ha 29 milioni di iscritti al suo canale video. Tanti quanti gli spettatori della finale dei mondiali del 2006, l’evento tivù più visto negli ultimi dieci anni in Italia. Un successo tale da far apparire il 24enne svedese sulle pagine del quotidiano americano “Wall Street Journal”, che stima i suoi guadagni in 4 milioni di dollari all’anno.

Kjellberg, che nei suoi video sperimenta e racconta ai suoi seguaci come funzionano i nuovi videogiochi, è la punta dell’iceberg del fenomeno degli YouTubers, come vengono chiamati in gergo i giovani e giovanissimi che si riprendono con una telecamera, montano un filmato e lo caricano online per catturare l’attenzione degli spettatori. Questi ragazzi a caccia di audience nascono col sito, nel 2005, ma è da maggio 2007 che tutto cambia, con l’introduzione del programma di partnership: dopo avere accolto le pubblicità nei video professionali, YouTube allarga la possibilità ai creatori indipendenti più seguiti, aprendo l’era delle star di Internet.

L’idea di base è semplice: chi carica video originali può stipulare un contratto per consentire di inserire spot pubblicitari e iniziare a guadagnare. Google trattiene il 45 per cento dei ricavi, mentre il 55 va all’autore della clip. È difficile stabilire con precisione i guadagni, che dipendono dal tipo di pubblicità (banner o video) e di posizione della stessa sulla pagina, dal Paese di appartenenza, dal prezzo di vendita per una campagna. Inoltre dato che il 75 per cento degli spot possono essere evitati, cliccando la scritta “salta” entro 5 secondi, e considerato che gli investitori pagano solo quando vengono visti per 30 secondi, è possibile stabilire soltanto una stima di guadagno lordo minimo e massimo, che va da uno a 15 dollari ogni mille visualizzazioni della pubblicità collegata al video originale. Per gli utenti con più audience il mercato è ghiotto: nel 2013 la raccolta globale di YouTube ha generato secondo eMarketer.com 5,6 miliardi di dollari, il 51 per cento in più rispetto al 2012. E gli YouTubers in grado di fare guadagni a sei cifre sono ormai migliaia.

tati Uniti ed Europa, dove il fenomeno è esploso prima, dominano il mercato, ma anche l’Italia ormai ha le sue star. Non c’è solo Marzia Bisognin, 22 anni di Vicenza, che seguendo Kjellberg in Svezia per amore ha aperto un canale in lingua inglese sui propri hobby e oggi, col nome CutiePieMarzia vanta 4 milioni di iscritti. Tra le celebrità c’è anche Francesco “Frank” Matano , 24 anni di Santa Maria Capua Vetere, che nel 2007 ha iniziato a pubblicare video di scherzi telefonici, fingendo di essere un bambino o una badante russa, ha sfondato con la sua comicità, e ora conta 932 mila iscritti. O ancora il romano Gugliemo Scilla, 26 anni, in arte Willwoosh , che dal 2008 si è costruito un pubblico di 602mila persone con show comici sempre più sofisticati in cui recita tutti i ruoli.

Col passare del tempo si sono differenziati anche i generi: oltre all’intrattenimento e alle video-parodie, che ad esempio rendono celebri il duo iPantellas (622mila iscritti), Francesco Sole (252mila) e altri, ecco la categoria del “fai da te”, con le ricette culinarie di GialloZafferano (139 mila), canale della 37enne Sonia Peronaci, o il make-up di Clio Zammatteo, 31enne di Belluno che su ClioMakeUp spiega come applicare fard e mascara ai suoi 698mila spettatori.

Un argomento molto cliccato di recente è quello dei videogame, come dimostra l’ascesa di Lorenzo Ostuni, 19 anni di Borgaro Torinese. Col suo nome d’arte FaviJ e i suoi 981mila iscritti, nel mese di giugno è stato inserito dal sito specializzato Tubefilter.com al 36esimo posto nella classifica dei 100 YouTuber più influenti al mondo, con 32 milioni di visualizzazioni al mese e un tasso di crescita del 47 per cento (la graduatoria è dominata da PewDiePie con 351 milioni). «Non mi sento famoso, ma solo uno che ha tanti amici», si schermisce Ostuni. «Ho cominciato per gioco nel 2011 a caricare video con i miei compagni di classe. Poi dal 2013 ho aperto un canale perché a molti piaceva il mio racconto dei videogame horror: la maggior parte dei miei fan ha dai 13 ai 17 anni e gli piace vedermi terrorizzato. I guadagni sono importanti, ma commisurati all’impegno: per realizzare un video impiego sei ore».


La celebrità acquisita può essere spesa fuori dai confini di Internet: Frank Matano è finito nel cast de “Le Iene” in tivù e poi a girare commedie per il cinema, come Willwoosh, che ha lavorato anche in radio e pubblicato un libro, mentre Sonia Peronaci ha avuto il suo programma e i suoi spot in televisione, e Clio Zammatteo si è divisa tra schermo ed editoria.

Per gestire questi talenti sono nate le prime agenzie e i cosiddetti “multi channel network”, come vengono chiamati i produttori di più canali, destinati sempre alla piattaforma video. A dare un’idea del business può bastare la recente acquisizione da parte di Disney del network Maker Studios (380 milioni di iscritti, 5,5 miliardi di visualizzazioni al mese), per una cifra di 500 milioni di dollari più bonus di 450 ad obiettivi raggiunti.

«Cerchiamo talenti sul web, come utenti Facebook con un vasto seguito, e tentiamo di trasferire il loro successo su YouTube», spiega Giovanna Avino, responsabile italiana di Divimove, uno dei maggiori network europei, «oppure mettiamo a disposizione dei nostri YouTubers studi televisivi con attrezzature professionali». È quanto fa la stessa YouTube, che ha già aperto studi di produzione a Los Angeles, New York, Londra e Tokyo, perché video dalla confezione più professionale attirano più spettatori. «Infatti quando le clip diventano virali, vengono spinte da Google in cima ai risultati di ricerca, generando sempre più clic e ricavi pubblicitari», spiega Avino.

«Cerchiamo tutto il giorno i talenti di domani», racconta Luca Casadei, che con l’agenzia Web Stars Channel gestisce tra gli altri Fancazzisti ANOnimi (347 mila utenti) e Leonardo Decarli (271 mila). «Poi iniziamo a farli emergere, ad esempio con comparsate insieme a colleghi già noti. Oggi puntiamo su 13 artisti, ma ne stiamo coltivando più 100 in attesa che esplodano», dice Casadei. «È impossibile costruire un artista da zero», avverte il conduttore televisivo e rapper Francesco Facchinetti, che con NewCo Management gestisce Matano e Sole, «perché è la rete a decidere se funziona o meno. Però una volta individuato un talento possiamo aiutarlo a consolidare il numero di visualizzazioni, anche se non si possono scrivere i testi di uno YouTuber, perché il segreto è la spontaneità». «Nessuno potrebbe montare i miei video, conoscere i miei tempi comici», gli fa eco FaviJ, «e se i fan si accorgono che non sei genuino il rischio è perderli tutti».

Ma quanti ragazzi ne hanno fatto davvero un lavoro? «L’Italia è il terzo mercato dopo Inghilterra e Francia», spiega Facchinetti, «e quelli che guadagnano da 2-3mila euro a 20-30mila euro al mese non sono più di cinque o sei». «Per trasformare un hobby in lavoro passano anni e bisogna raggiungere almeno 450mila iscritti», conferma Avino. Quello che però non si dice è che oltre alla pubblicità di YouTube, ce ne può essere una più o meno occulta, quando lo YouTuber accetta di mostrare un prodotto in video, farne una recensione o girare una telepromozione. «Il confine è molto labile», commenta Facchinetti, «ma le aziende hanno capito che si vende di più se un videogame appare in un video di PewDiePie che in uno spot durante la finale del Super Bowl. Il mercato italiano però è ancora immaturo e molte offerte vengono respinte al mittente per paura che il pubblico si disaffezioni». «Mi hanno proposto di parlare di alcuni giochi», conferma FaviJ, «ma ho rifiutato perché i miei fan non capirebbero un cambio di stile e contenuti». «Le aziende iniziano a capire che lo scambio di opinioni è molto intenso e ci propongono di provare in anteprima i loro videogame. Ma io dico che un gioco non mi piace anche se magari non fa piacere all’azienda», spiega Francesco Gentile, in arte Johnny Creek, 27 anni di Torino, inventore del canale in ascesa Melagoodo (310mila iscritti), che nel nome spiega la sua filosofia di vita. «Ci possono entrare tutti e l’ho lanciato per passione e non per soldi: al massimo tiro su 400 dollari al mese».

Mentre l’industria dei media inizia ad accorgersi del fenomeno, come dimostra l’accordo firmato da Divimove con Fremantlemedia, che produce show come “X-Factor” e “American Idol”, bisognerà vedere se gli YouTubers resisteranno in rete oppure no. Da una parte c’è la promessa di accedere al grande pubblico nazionalpopolare della tivù, dall’altra c’è l’incognita dei guadagni promessi dal web, messi a rischio dall’aumento esponenziale del numero degli YouTubers. E poi, man mano che diventano adulti, i ragazzi di maggior successo potrebbero stufarsi del loro hobby: «Il mio sogno è fare il montatore cinematografico, anche se mi piacerebbe continuare a caricare i miei video su YouTube», dice FaviJ. «Non ho mai pensato di diventare uno YouTuber a tempo pieno», ammette Creek, «ma mi piacerebbe organizzare eventi che ruotano attorno ai videogame».

Ma il pubblico, oggi per lo più composto da giovanissimi, da adulto vorrà ancora vedere show spesso molto improvvisati? «Penso di sì, perché gli adolescenti che ricevono il primo cellulare, una volta acceso YouTube, dimenticano per sempre l’esistenza della tivù», spiega Casadei. Facchinetti è fiducioso: «La nostra scommessa è allargare il pubblico a fasce di età più alte e fare diventare questi ragazzi le star di domani, portando tivù, cinema e musica sulla rete. Penso che ce la faremo».

Via L'Espresso

 

Ancora novità per gli inserzionisti di Facebook: il social di Zuckerberg sta lavorando per consentire ai propri inserzionisti di vedere quali acquisti vengono fatti e su quali dispositivi. Il social network sta infatti lavorando ad uno strumento di reportistica “cross-device” ovvero un nuova funzionalità che consenta di vedere come effettivamente si muovono i consumatori quando passando da un device ad un altro, rilevandone le conversioni, ovvero “l’acquisto, la registrazione, l’aggiunta di un articolo al carrello o la visualizzazione di una determinata pagina”. In altre parole sarà possibile capire sia su quale dispositivo gli utenti vedano, ad esempio, annunci pubblicitari, e poi quale usino effettivamente per finalizzare l’acquisto. A motivare la mossa di Facebook vi è la crescente abitudine a usare device in modalità integrata per usi legati allo shopping.

Nei primi test i marketers hanno utilizzato il sistema di reportistica cross device per comprendere meglio il ruolo della telefonia mobile nelle loro campagne di adverstising e spiegare anche le differenze presenti negli strumenti di analytics elaborati di terze che non tengono in considerazione l’acquisto che si finalizza attraverso l’uso di più device.

Il monitoraggio è reso possibile tramite un piccolo frammento di codice chiamato “Conversion Pixel”. In pratica gli inserzionisti che vogliono vedere gli annunci a cui i consumatori sono stati esposti possono inserire questo codice all’interno di un sito o di un’applicazione. Attraverso questo strumento gli inserzionisti potranno vedere quante persone convertono la fruizione dell’annuncio nell’acquisto di un prodotto.

Facebook sostiene che il 32% dei consumatori che “hanno mostrato un interesse” negli annunci di Facebook sul cellulare acquistano qualcosa tramite la versione desktop entro 28 giorni. ”Monitorare i click e le loro conversioni effettive in acquisti ha confermato ciò che sappiamo già: gli annunci da mobile guidano il commercio in tutto il mondo” afferma Josh McFarland, CEO di TellApart, uno sviluppatore Facebook del gruppo Preferred Marketing, in un suo post sul blog.

L’industria dell’advertising ha affrontato la questione con un modello di marketing misto, che cerca di catalogare la gamma di annunci e le fonti online che un consumatore studia prima di effettuare un acquisto. Nielsen, ad esempio, attraverso il Multi-Touch Attribution tiene traccia di come i consumatori interagiscono con diverse forme di media, compresi i mobile, prima di acquistare qualcosa.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 23/07/2014 @ 07:46:37, in Social Networks, linkato 1585 volte)

Fare shopping online direttamente su Facebook, con un semplice click sulla pubblicità di un prodotto. È la novità a cui sta lavorando il social network, che sul suo blog ha annunciato la sperimentazione del tasto «buy», in italiano «Compra», a corredo delle inserzioni delle aziende.

In pratica gli spazi pubblicitari acquistati su Fb diventeranno un canale diretto di vendita. Cliccando il tasto «buy», da computer o telefonino, l'utente potrà comprare all'inserzionista senza lasciare il social network. Il pagamento, assicura il colosso del web, sarà sicuro. «Nessuna informazione sulle carte di credito che gli utenti condividono con Facebook quando completano una transazione sarà condivisa con altri inserzionisti, e le persone potranno scegliere se salvare o meno le informazioni del pagamento per acquisti futuri». La sperimentazione è per ora limitata a piccole e medie aziende negli Stati Uniti.

L'azienda di Mark Zuckerberg aveva già annunciato all'inizio di quest'anno la volontà di rendere più efficace gli annunci social per finalità di marketing, anticipando anche l'introduzione del pulsante «Acquista ora».

Nel frattempo anche Twitter pare abbia avviato la sperimentazione di un pulsante simile, «Buy now» per aumentare il potenziale di e-commerce dalla rete sociale.

Via IlSole24Ore.com

 
Di Altri Autori (del 01/07/2014 @ 07:15:42, in Social Networks, linkato 1389 volte)

«Clienti e social, maniere al bando. Rispondere con ironia umanizza l’azienda. E attira consumatori». Così titolava dieci giorni fa Italia Oggi, creando stupore e scalpore in tutta la Rete.

Il quotidiano riportava in realtà solo i risultati di uno studio con tanto di stemmi accademici, condotto da Gaia Rubera, docente di Marketing alla Bocconi di Milano, sul comportamento di alcuni brand su Twitter come Tesco Mobile. La compagnia telefonica inglese, infatti, «ha cominciato a replicare con scortesia e ironia alle rimostranze di alcuni consumatori». La conseguenza? Ha aumentato «di molto il numero dei propri follower», addirittura del 700%, e ha conquistato «mezzo milione di clienti», passando nel 2013 da 3,5 milioni a 4.  Clienti “veri”, dunque, che offline hanno scelto di usufruire dei servizi della compagnia. Alla faccia del «Convince&Convert»!

«Ma come?!?» si sono chiesti tutti. Stop alle buone maniere? Basta all’educatissimo (e molto britannico) «May I Help You?», tanto faticosamente imparato da Seth Godin?

Tre giorni dopo Il Fatto Quotidiano rincara: «Tesco Mobile, su Twitter l’antipatia è un successo. E conquista clienti». Spiega: «Agli utenti che si lamentavano del servizio sul social network, l’azienda ha risposto in modo sarcastico, antipatico, al limite dell’offesa». Questa «ruvida ironia», però, non solo «non ha danneggiato il marchio, ma gli ha permesso addirittura di incrementare esponenzialmente i suoi seguaci nel mondo virtuale e i suoi clienti nel mondo reale». È la strategia del «perdere un cliente per guadagnarne 500mila»: trattare con «brutalità» i «consumatori scontenti per attirare l’interesse degli altri visitatori della piattaforma digitale».

Non ci credete? Ecco un esempio. «Scarica immediatamente una ragazza se il suo gestore è Tesco Mobile», twitta Felipe. Che per tutta risposta si sente chiedere da Telco: «Sei veramente nella posizione di poter scaricare una ragazza?».

Incantevole freddura.

Dall’ancora più incantevole risultato: Felipe, rimasto spiazzato e così conquistato, è diventato un fan e si è visto poi arrivare a casa persino un ricco regalo dall’azienda, «per aver reagito così bene all’essere stato pubblicamente preso in giro su internet». Risultato? Altro che Customer Satisfaction: qui è amore! «Thank you @tescomobile for the gift», cinguetta Felipe, ormai perso per l’azienda: «much love for you!!».

Il tam-tam impazza in rete. Sui social network e nei blog la curiosità di addetti ai lavori e utenti lievita come un’onda. Ninja Marketing due giorni dopo rilancia: «La strategia Twitter di Tesco Mobile: prendi un cliente, trattalo male…». E lo dice chiaramente: «Dimenticate tutto ciò che pensate di sapere su Twitter e Customer Service. Abbandonate quel tono pacato con cui vi hanno insegnato a scusarvi per il disservizio e rassicurare il cliente». Tesco Mobile «conquista tutti con l’antipatia dei suoi tweet».

Ma come? Non si era predicata finora l’importanza assoluta di «cuore, amore, dedizione, spirito di servizio, “devozione”»? Di un «comunicare assistendo, assistere comunicando», in nome del principio «Understand them, THEN reply», «ascolta, POI rispondi»? Di un mettersi a disposizione così totalizzante da farsi carico prioritariamente della responsabilità dei problemi altrui – memori del «Bring us your problem» di Seth Godin?

Nessuna contraddizione.

Torniamo però ancora un momento a Tesco Mobile.

Che, non pago, usa la stessa strategia non solo coi clienti, ma anche con gli altri Brand. Una volta sfida il concorrente O2 a una rap battle a colpi di tweet. Un’altra ingaggia una storica conversazione con Yorkshire Tea e Jaffa Cakes. Ancora, di recente, lancia l’hashtag #BanishAverage, con uno spot che invita a trasformare le cose di tutti i giorni in esperienze incredibili.

Quello di Tesco non è in realtà il primo caso. «La migliore risposta di sempre sui social media», come è stata definita, spetta a un felice “cinguettio” di Smart USA a cui un utente, Clayton Hove, aveva indirizzato questo poco educato tweet: «Ho visto un uccello defecare su una Smart. L’ha sfondata». Risposta: «Non può essere stato solo un uccello. Più probabile che fossero 4,5 milioni. (Seriamente, abbiamo fatto il calcolo)».

Spiazzante.

Come l’infografica allegata, che mostrava con fare scientifico quanti uccelli dovessero fare i propri escrementi su una Smart per distruggerla: «4,5 milioni di piccioni, 360mila tacchini, 45mila emù».

Detto, fatto. Disarmato il detrattore. Che stranito e sorpreso, ma in realtà ammirato, non poteva astenersi dal riconoscere: «Outsmarted by Smart», ossia «Fregato dalla Smart».

In Rete ormai impazzano le discussioni, le ricondivisioni degli articoli sul tema, i rilanci – «Che cosa ne pensi?», mi viene chiesto più volte. Certo, la «brutalità» di certi interventi, al limite dell’offensivo, mal sembra conciliarsi con lo spirito “evangelico” del Social Care.

In verità, per chi scrive, nessuna sorpresa. Una riconferma, semmai, che arricchisce e impreziosisce ancora di più la necessità di quella #SocialEducation già più volte ribadita come prioritaria, come parte integrante del Social Caring: del principio del #DFTT, «Don’t feed the troll».

«La verità è che alcuni vogliono solo lamentarsi o trollare», sintetizza infatti Ninja Marketing. «E ci sono aziende, come Tesco Mobile, che hanno deciso di puntare su di loro per rilanciare la propria strategia social».

Prima però di esprimere con chiarezza il mio punto sul tema – caldo più di quanto si possa immaginare: se i Brand hanno intelligenza e spalle larghe per comprenderne l’importanza, potremmo essere a una svolta non solo nel Social Care, ma nelle forme e nei metodi di comunicazione con tutta la propria rete di contatti – la domanda è: che ne pensate voi? Come reagireste di fronte a un’azienda che, anziché stendersi a tappeto pronta a esaudire ogni vostro desiderio, vi prendesse bonariamente anche un po’ in giro, come farebbe un amico per scherzo e battuta (più o meno pesante)?

Via Tech Economy

 

La pubblicità su Facebook diviene sempre più personale. Gli utenti americani di Facebook possono ora controllare e gestire meglio la pubblicità che ricevono sul social network, regolandola in base ai propri interessi e, nel caso, anche disattivandola. Lo annuncia una nota del colosso di Menlo Park, precisando che le novità riguardano il ricorso alla pubblicità basata sugli interessi (Interest-Based advertising) e lo strumento Ad Preferences, che “permettono rispettivamente di ricevere pubblicità più rilevanti in base ai propri interessi e di controllare e gestire in modo ancora più informato e consapevole i criteri che determinano la visualizzazione di uno specifico annuncio“.

In particolare, lo strumento Ad Preferences consente di capire perché si sta vedendo un particolare annuncio sul proprio diario e si possono anche consultare le categorie di interessi associate al proprio profilo che ne hanno determinato l’apparizione, aggiungendo o rimuovendo le categorie a seconda delle pubblicità che si desidera ricevere. La pubblicità può essere poi ulteriormente personalizzata da Facebook, utilizzando informazioni relative ai siti web, ai like, alle pagine e alle applicazioni mobili utilizzate dall’utente. Facebook assicura che questi nuovi strumenti sono improntati al massimo rispetto della privacy e che proprio per questo sarà possibile disattivare totalmente questo tipo di pubblicità, usando uno strumento messo a disposizione dalla Digital Advertising Alliance, supportata da FB e da altre 100 aziende. “Ad oggi questi cambiamenti riguardano solamente gli Stati Uniti, ma l’obiettivo – conclude la nota – è quello di un lancio globale nei prossimi mesi”.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 15/04/2014 @ 07:15:19, in Social Networks, linkato 1676 volte)

Curare i social network diventa sempre più importante per le case automobilistiche, tutti gli utenti di Facebook infatti frequentano le loro pagine e quelli soddisfatti rimangono fedeli al marchio. E’ quanto emerge dal Power's 2014 Social Media Benchmark Study della società di consulenza J.D. Power, secondo cui le campagne pubblicitarie sui social network hanno un impatto rilevante sulle vendite.

Facebook è il social network che offre di più, seguito da YouTube e da Twitter. In particolare, dalla ricerca di mercato in cui sono stati monitorati più di 10mila consumatori americani nelle loro attività online, è risultato che il 29% dei partecipanti ha frequentato i social media per consigli sui prodotti e sui servizi, mentre il 20% lo ha fatto per informarsi sulle case auto e sui loro prodotti.

Infine tutti gli intervistati hanno risposto di avere interagito almeno una volta con un canale social delle case automobilistiche.

Via Quo Media

 

Per festeggiare il suo ottavo compleanno, Twitter ha reso disponibile una funzione che consente agli utenti di viaggiare indietro nel tempo e ripescare facilmente il primo tweet inviato. Giochino sfizioso, che si scontra però con la scarsa capacità di fidelizzazione evidenziata dal social network nel corso degli anni e degli ultimi due in particolare.

Stando infatti a quanto scrive il Wall Street Journal, citando un'anticipazione del rapporto stilato da Twopcharts (un sito olandese che monitora l'attività degli account di Twitter), circa il 40% dei 20 milioni degli utenti che si registrano al servizio ogni mese invia almeno un tweet nel mese in cui si iscrivono. Fin qui tutto bene o quasi. Il problema è che, nel 2015, solo un quarto di questi account si presume possa essere ancora attivo. E non finisce qui. I dati di Twopcharts mostrano infatti come gli account creati in anni più recenti siano meno attivi di quelli che hanno abbracciato la piattaforma nel periodo 2006-2011. E con una progressione negativa molto evidente: circa il 25 % degli account creati nel 2008 sono cinguettanti ancora oggi, mentre solo il 10,7% di quelli creati nel 2012 sono in attività a distanza di poco più di un anno.

Dati che evidenziano, anche agli occhi dei meno esperti in fatto di dinamiche del Web, la difficoltà per il social network di mantenere un adeguato livello di "retention" degli utenti, di garantirsi continuità di "cinguettii" da parte di chi utilizza il servizio da più tempo. E quindi di sviluppare il proprio business pubblicitario. Il problema di fondo, infatti, è il seguente: Twitter genera introiti dall'advertising solo quando gli utenti interagiscono con l'annuncio, lo "re-twittano", lo utilizzano per segnalarlo fra i preferiti. O semplicimente ci clicca sopra.
Tornando ai numeri che spiegano l'evoluzione della comunità del social network, degli 1,5 miliardi di account registrati complessivamente, solo 955 milioni (sempre secondo Twopcharts) esistono ancora oggi e solo il 13% di questi ha inviato un tweet negli ultimi 30 giorni. Una percentuale, quest'ultima, che equivale a circa la metà dei 241 milioni di utenti mensili attivi (e cioè account che accedono al servizio, anche senza pubblicare nulla, almeno una volta al mese) che Twitter dichiarava alla fine del 2013.

Sulla questione, i portavoce del social network non hanno profuso dichiarazioni, trincerandosi dietro il solito "no comment" ai dati prodotti da terze parti. Da Twopcharts fanno però anche sapere che circa la metà degli account registrati nel 2014 sono stati sospesi da Twitter probabilmente perché affetti da spam. Nel 2012 tale percentuale si fermava al 28 % e sono circa 500 milioni gli account registrati sospesi nel complesso dalla nascita del social network a oggi. Se veri, si tratta di numeri preoccupanti.

Via IlSole24Ore.com

 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35
Ci sono 4425 persone collegate

< novembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
    
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
23
24
25
26
27
28
29
30
 
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Advertising (108)
Aziende (142)
Blog (11)
Brand (37)
Comarketing (2)
Comunicazione (9)
dBlog (1)
Digitale (33)
eCommerce (39)
Grande Distribuzione (7)
Internet (542)
Marketing (288)
Marketing Ambientale (3)
Marketing non convenzionale (62)
Media (102)
Mercati (79)
Mobile (210)
Permission Marketing (1)
Prodotti (95)
Pubblicità (32)
Pubblicità (88)
Retail (11)
Segnalazioni (45)
Social Networks (348)
Startup (1)
Strategie (59)
Tecnologie (73)
Trade Marketing (1)
Viral Marketing (40)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019

Gli interventi più cliccati

Titolo
Automobili (2)
Bianco e nero (1)
Comarketing (1)
Home (4)
Internet (4)
Prodotti (5)
Pubblicità (5)

Le fotografie più cliccate


Titolo

< /p>


Subscribe to my feed


Google
Reader or Homepage

Add to netvibes



Creative Commons License




22/11/2019 @ 16:41:55
script eseguito in 332 ms