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 mymarketing.it: e tu cosa ne pensi?... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 24/03/2014 @ 07:33:03, in Social Networks, linkato 1349 volte)

Il primo prodotto pubblicitario di Pinterest non è ancora attivo, ma secondo quanto riportato da Ad Age il social network starebbe chiedendo impegni di spesa molto alti, tra  1 milione e 2 milioni di dollari, agli inserzionisti interessati ad acquistare spazi pubblicitari sulla piattaforma. Non solo, Pinterest starebbe progettando di stabilire i tra 30 e 40 dollari il costo per 1.000 visualizzazioni (CPM) dei suoi “promoted pins”, da visualizzare nel feed degli utenti.

Pinterest ha annunciato il progetto di introdurre pin promossi sei mesi fa e da allora ha testato il prodotto su un gruppo selezionato di clienti in modo gratuito. Ecco cosa ha detto Pinterest sui suoi annunci: “Dal momento che così tante persone usano Pinterest per segnare con un “pin” i prodotti che vorrebbero comprare in futuro, gli inserzionisti riconoscono il potenziale del social network nel mondo dell e-commerce. Inoltre Pinterest permette ai brand di includere informazioni legate allo shopping nei loro pin per permettere alle persone di conoscere il costo dei prodotti e dove possono essere comprati.”

Secondo uno studio condotto nel mese di novembre, ogni pin pubblicato sulla bacheca digitale vale una media di 0,78 dollari per il marchio di appartenenza del prodotto. Non male se calcoliamo che Pinterest ha più di 70 milioni di utenti, secondo uno studio che è uscito lo scorso giugno.

Come accade per la pubblicità di Google, un promoted pin di Pinteres avrebbe il vantaggio di colpire persone interessate e probabilmente disposte anche a compare il prodotto visualizzato. E’ molto probabile, ed è certamente la speranza del social, che cercando un dato prodotto su Pinterest, nel guardare un promoted pins ad esso correlato, esso si tradurrà in una intenzione di acquisto.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 20/03/2014 @ 07:33:18, in Social Networks, linkato 1255 volte)

Condividere la buona cucina e il piacere di stare a tavola  grazie ai social network. Una mania che spopola sulle varie piattaforme, da Instagram a Facebook e Pinterest, dove ormai si trovano veri e propri album tematici con foto ai piatti dei grandi chef e non, scattate direttamente nei ristoranti.

Una pratica ormai mondiale che, però, fa inorridire i maestri dell’arte culinaria come raccontano il New York Times e Culture visuelle che hanno riportato le proteste di chef del calibro di David Chang, Moe Issa o di Alexandre Gauthier e Gilles Goujon.

Per non parlare degli eccessi del Four Barrel Coffee di San Francisco che all’ingresso ha addirittura appeso un cartello con il divieto “Non postare questa foto su Instagram, tu hipster” o dell’Eva Restaurant di Los Angeles che strizza l’occhio alla crisi economica offrendo uno sconto del 5% a chi lascia il proprio telefonino all’ingresso.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 10/03/2014 @ 07:47:55, in Social Networks, linkato 1552 volte)

La combinazione smartphone e social network serve a correggere comportamenti imbarazzanti, ma Livr fa l'opposto: login solo con tasso alcolemico positivo.

Esiste un social network che in caso si beva solo acqua minerale non si potrà mai vedere. Si chiama Livr, funziona con un alcol test via Usb collegato al cellulare: se non si supera il test mostrando almeno un minimo tasso alcolemico, niente login. Uno strumento che incita irresponsabilmente all’ubriachezza? Secondo il CEO della startup, Kile Addison, è un social network composto da persone alticce, così come potrebbe esistere un social di vegani o di fashion victim.

Livr è appena nato e sta già facendo discutere animatamente, perché non si era mai vista una provocazione del genere però realizzata con tutti i crismi delle migliori applicazioni per smarphone e delle società che lavorano a progetti software-hardware. Livr, infatti, consente questo particolare login perché applica un tester al device, mentre l’applicazione ha una vocazione social: gli utenti abbastanza ubriachi per poter entrare nella rete possono scambiarsi pareri, fotografie, incontrarsi in qualche pub.

Come nelle migliori applicazioni di oggi, l’utente può filtrare secondo diversi criteri di ricerca le opzioni, che crescono a seconda del livello di alcol nel sangue: le migliori offerte nei locali, quelli più vicini, la geolocalizzazione dei post degli amici con la stessa passione per l’have a drink!. Ma ci sono tools davvero originali, che hanno fatto applaudire gli osservatori e (pare) garantito l’invito al SWSX ad Austin, come l’hot spot che calcola con un solo gesto touch i locali più frequentati e divertenti del momento e forse l’idea più forte di questa applicazione: il bottone Blackout, che cancella in modo permanente qualunque cosa è stata postata nell’ultimo login. La risorsa estrema in caso di selfie davvero improponibili che potrebbero causare l’immediato licenziamento o la rottura del fidanzamento.

Il disclaimer
I due fondatori dell’app-social tengono comunque – se non altro per ragioni legali – a specificare la natura di questo prodotto e il senso di puro divertimento senza esagerare. Questo il disclaimer del sito, che è anche la risposta alle eventuali critiche:

L’applicazione LIVR è destinata agli adulti responsabili in età per bere alcolici. È intesa esclusivamente per scopi di intrattenimento. Non bisogna bere e guidare. Non bisogna bere troppo. L’eccessivo consumo di alcol può causare danni irreparabili o danni al vostro corpo e può essere letale.

Via Webnews.it

 

Instant messagging, app geolocalizzate, piattaforme fotografiche. A ciascuno il suo social. Le comunità connesse iniziano a diversificare il consumo digitale, la dieta mediatica si arricchisce e accanto a Facebook attecchiscono altri social network. La supremazia di casa Zuckerberg è ancora indiscussa, ma qualcosa sta cambiando. Servizi come WeChat e WhatsApp spopolano, con tassi di crescita a tre cifre. WeChat ha segnato un balzo del 379% nel 2013 secondo il Global Web Index. Poi c'è la crescita inarrestabile di Instagram e Foursquare: nei dati di Vincenzo Cosenza si assestano rispettivamente a 150 e 10 milioni di utenti attivi. E poi ci sono social "regionali": l'Estremo Oriente abbraccia QZone, con oltre 620 milioni di utenti cinesi.

In Italia Facebook distanzia i competitor: ci accedono una volta al mese in 26 milioni e 16 lo fanno da mobile, con la fascia di pubblico maturo in crescita, i cosiddetti "silver users". Campanello d'allarme globale è allora la lenta diaspora dei giovani, al punto che il Cfo di Facebook David Ebersman ha riconosciuto che negli ultimi mesi si registra un calo di utenti: «Abbiamo visto una diminuzione, in particolare tra gli adolescenti».
Accanto ai grandi player cresce una miriade di piattaforme fruite in mobilità e condivise da comunità verticali. Quanto questi attori scesi nell'agone digitale possano entrare in concorrenza con un colosso come Facebook è presto per dirlo. Tendenzialmente non saranno mai in relazione diretta. Ma le sfide dei prossimi mesi si giocheranno sui servizi premium in mobilità, sulla crescente geolocalizzazione e sulla necessità di legare tribù sempre più verticali. I casi italiani di successo si moltiplicano: a Milano tre informatici under trenta hanno messo in rete CityGlance, prima social app per chi utilizza i mezzi pubblici. A testare gli algoritmi sono più di 7mila utenti e a breve sarà esteso anche in altre nove città.

D'altronde l'ha dichiarato più volte proprio lo stesso Zuckerberg: «Non si crea una comunità, le comunità esistono già e fanno ciò che vogliono». E allora sembra proprio che queste lo stiano ascoltando, perché negli ultimi tempi si registrano lenti ma graduali movimenti verso altre piattaforme. Beninteso, sono scosse di una magnitudo contenuta per un ecosistema digitale in assestamento. Al momento però ciò che si registra è una tendenza all'integrazione e all'uso combinato di più social. Secondo il rapporto Pew Research Center, circa il 73% degli utenti accede a piattaforme social. Facebook domina, ma molti utenti diversificano la navigazione: il 42% adotta più social, rispetto al 36% che accede esclusivamente a Facebook. «Altri servizi ne minacciano il predominio. Instagram ha molti utenti che accedono in mobilità più volte al giorno, mentre Pinterest e LinkedIn intercettano specifici gruppi demografici», sostiene Maeve Duggan, coautore del rapporto.

Queste nuove agorà vivono nel sottobosco della rete. E l'esperienza di navigazione evolve, virando dal come stiamo al dove stiamo. Lo sa bene Stefano Ceccon, italiano espatriato a Londra. Nato trent'anni fa a Bassano del Grappa, ingegnere biomedico, ha messo ordine al caotico traffico londinese, implementando London Crowd, una app che ha avuto milioni di download ed è stata annoverata da Forbes tra le migliori per districarsi nella giungla londinese.

Secondo alcuni analisti, però, a preoccupare il colosso di Mountain View non dovrebbero essere i piccoli. Perché il futuro non sarà dettato dalla frammentazione, bensì dalla concentrazione. «Avremo un unico grande social network che assorbirà tutti gli altri, perché offrirà un valore aggiunto», afferma Margherita Pagani, docente di Digital marketing alla Bocconi e all'Emlyon Business School, che ha esposto la sua tesi in un paper su Mis Quarterly. «Si tratta della "legge del gigante", speculare a quanto avviene nelle molecole e possibile scenario anche per il mondo digitale: l'evoluzione futura sarà dettata da dinamiche di integrazione a livello di network».

L'obiettivo comunque è presidiare questo ecosistema, aggregando e cercando di mantenere forti barriere in uscita. «In questo contesto il modello Google registra più opportunità perché offre servizi differenziati e gratuiti». Per Pagani un altro elemento che potrebbe spiegare la curva decrescente di Facebook è legato alla privacy: «L'elemento dell'intrusività, ovvero il fatto che i dati personali possano essere sempre più controllati, non va sottovalutato. L'utente oggi è molto più sensibile al tema».

Questo un possibile scenario. Ma c'è anche chi ha pronosticato una desertificazione del social più popolato al mondo, suscitando stupore e ilarità, oltre all'ironica risposta della stessa Facebook. Per John Cannarella e Joshua Spechler della Princeton University, Facebook sarà abbandonato entro il 2017 dall'80% degli utenti. La ricerca si basa sul confronto tra le curve delle epidemie e quelle delle reti sociali. Certo, si tratta di uno scenario irrealistico. Ma è anche vero che le evoluzioni a cui la rete ci ha abituato sono imprevedibili.

Via IlSole24Ore.it

 

Alcuni lo hanno già definito il colpo del secolo. Facebook ha comprato per 19 miliardi di dollari WhatsApp, l'applicazione di messaggistica per dispositivi mobili più diffusa al mondo. L'accordo siglato nella serata di ieri prevede che il colosso di Menlo Park paghi 4 miliardi in denaro, 12 miliardi in azioni (quasi 184 milioni di titoli) e altre 3 miliardi di dollari in azioni vincolate date direttamente a impiegati e fondatori di WhatsApp, che però si sbloccheranno tra quattro anni.

La mossa porterà al social network fondato da Mark Zuckerberg una società con oltre 450 milioni di utenti attivi al mese (il 70% di essi attivi ogni giorno) e oltre un milione di nuovi iscritti ogni 24 ore, come rivelano gli stessi i dati forniti dall'azienda fondata nel 2009 e con sede a Mountain View, California.
Secondo gli analisti è questo il motivo che ha spinto Facebook a sborsare una così alta somma: il social network vuole continuare ad alimentare la sua crescita in termini di utenti che secondo molti sta rallentando. E ancora - come si legge in una nota sul blog aziendale di Facebook - "l'acquisto accrescerà la connettività e l'utilità di Facebook nel mondo". In altri termini aumenterà ancora di più la sua presenza nella telefonia mobile, una delle aree su cui Zuckerberg punta maggiormente.

"WhatsApp presto arriverà a connettere un miliardo di persone. I servizi che hanno già superato quella soglia hanno un valore immenso", ha detto l'amministratore delegato di Facebook, Zuckerberg, aggiungendo: "Conosco Jan da molto tempo e sono molto felice di poter lavorare con lui e con il suo team per rendere il mondo più aperto e connesso".
La decisione di Facebook fa terra bruciata intorno a quello che si credeva essere l'acquisto d'oro degli ultimi anni nel settore tecnologico: quello di Skype messo a segno da Microsoft nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari. L'accordo con WhatsApp rappresenta un nuovo episodio della strategia messa in atto da Facebook: acquistare con mosse miliardarie i potenziali rivali per portarsi in casa milioni di nuovi utenti e ridurre la possibilità di perdere terreno.

È successo nel 2012 con Instagram, il social network per condividere fotografie, pagato un miliardo di dollari in denaro e azioni. La cosa invece non è andata in porto nel 2013 quando il colosso di Menlo Park aveva offerto 3 miliardi di dollari per acquistare il servizio di messaggistica Snapchat che a sorpresa aveva rifiutato: i due fondatori poco più che ventenni hanno sfidato il gigante scommettendo sulla loro crescita.

Facebook nel rivelare l'accordo ha fatto sapere che il co-fondatore e amministratore delegato di WhatsApp, Jan Koum, entrerà nel consiglio di amministrazione del social network e per ora continuerà a mantenere la sua indipendenza. L'annuncio è arrivato a mercati chiusi e il colosso fondato da Zuckerberg ha accusato il colpo cedendo fino al 5% dopo che nel corso della giornata aveva raggiunto un massimo storico di 69,08 dollari per azione.

Via IlSole24Ore.com

 

Il 23% degli under 18 in Italia trascorre tra le 5 e le oltre 10 ore su Internet (+4% rispetto al 2013),  l’8% è connesso 24 ore su 24; il 44% non ha bisogno di una postazione per connettersi ma lo fa da qualsiasi posto, grazie alla diffusione del wifi e di dispositivi internet mobili come gli smartphone, posseduti dall’85% di under 18. La rete è il luogo della socialità, ma anche dei rischi che arrivano, ad esempio, dal cyber bullismo, la principale minaccia nella vita di adolescenti e pre-adolescenti, secondo il 69% di essi (dati tratti da “Safer Internet Day study: il cyberbullismo”, Ipsos per Save the Children, 2014).

Per questo oggi, in occasione del Safer Internet Day, la giornata  istituita dalla Commissione Europea, nell’ambito del programma Safer Internet, per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei Nuovi Media tra i più giovani, a Roma viene lanciata la campagna “Se mi posti ti cancello”, un’iniziativa del progetto Generazioni Connesse – Safer Internet Center italiano, il partenariato composto da alcune tra le principali realtà italiane che si occupano di promuovere  fra i minori un uso consapevole dei Nuovi Media (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Polizia Postale e delle Comunicazioni, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Cooperativa E.D.I., Movimento Difesa del Cittadino), coordinato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e co-finanziato dalla Commissione Europea. Lanciato con uno spot è un invito ai giovani, si legge in una nota, ad “uscire allo scoperto e a raccontare la vita digitale per condividerne lati buoni e meno buoni con i propri pari, con un video e successivamente una web serie che accoglierà e svilupperà riflessioni e idee dei ragazzi stessi”. Obiettivo della campagna è stimolare adolescenti e pre-adolescenti (11-16 anni il “target” della campagna) ad un uso responsabile e positivo della rete.

In situazioni complesse, infatti, spesso la reazione è quella di chiudersi: nello specifico alla domanda i tuoi coetanei come si comportano se qualcuno li  ”prende di mira”,  il 15% dei ragazzi risponde non si confida con nessuno, il 28% ne parla con i genitori, il 41% con gli amici. E chiamati a indicare le principali conseguenze di atti di cyberbullismo, il 69% dei ragazzi e delle ragazze indicano l’isolamento e la perdita della voglia di uscire e frequentare gli amici, il 62% il rifiuto ad andare a scuola, a fare sport o altro, il 53% l’insorgere della depressione, il 45% il chiudersi nel silenzio e il rifiuto a confidarsi.

Condivisione e dialogo, invece, sono ritenuti la chiave per affrontare la vita online. Antonio Apruzzese, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni dichiara “In questa importante giornata dedicata alla sicurezza nel web, ribadiamo quanto sia importante condividere: dare voce insieme, grandi e piccoli, a ciò che la rete offre di bello ma anche far emergere il negativo che da essa può scaturire. Uscire dal silenzio significa sfruttare l’effetto amplificatore della comunicazione che la Rete Internet offre per proteggere e difendere i più deboli, sempre.”

Un impegno importante, ribadito anche dalle istituzioni presenti all’evento: “La Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione ha sostenuto sin da subito il progetto ‘Generazioni connesse’, perché crede nella necessità di formare i giovani, con il coinvolgimento indispensabile di docenti e genitori” spiega Giovanna Boda, Direttore Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione “Il Miur assicura da anni un presidio costante di attenzione e promozione di progetti volti a sensibilizzare gli studenti all’utilizzo sicuro e responsabile della Rete e a  contrastare i pericoli che si possono incontrare navigando su Internet”. 

Il tutto, aggiungiamo noi, senza demonizzare la rete, ma evidenziandone sia le opportunità che le minacce perchè è nella consapevolezza dei propri diritti ma anche delle dinamiche della rete, che risiede l’unica vera arma per prevenire il cyberbullismo.

Via Tech Economy

 

“Facebook è stata fino ad ora un’esperienza incredibile e sono davvero grato di esserne parte“. Così Mark Zuckerberg, co-fondatore e amministratore delegato del social network in blu commenta il compleanno dei dieci anni della piattaforma. Nel prossimo decennio, auspica, saranno connesse sempre più persone. “È sorprendente vedere come le persone utilizzino Facebook per costruire una vera comunità, supportandosi a vicenda nei modi più diversi – ha detto Mark Zuckerberg -. Nei prossimi dieci anni, avremo l’opportunità e la responsabilità di connettere un numero sempre maggiore di persone, continuando a fornire il nostro servizio nel miglior modo possibile“.

Era il 4 febbraio 2004 quando il social network nacque nella stanza di Mark Zuckerberg nel campus di Harvard. Oggi è una vera e propria nazione virtuale: con un miliardo e 200 mila iscritti ha già raggiunto la popolazione dell’India e punta, entro il 2015, a superare anche quella della Cina. E 945 sono i milioni di utenti che accedono oggi al social network via smartphone e tablet.

Una storia, quella di Facebook, che ha una cesura nella data del il 17 maggio 2012 quando la creatura social di Zuckerberg, tra mille perplessità, è stata ufficialmente quotata in borsa per una valore record di 104 miliardi di dollari. Eppure è stata da subito definita una delle peggiori IPO della storia del web dal momento che il titolo ha iniziato una corsa al ribasso, trascinata anche da accuse di presunte irregolarità nella procedura di quotazione. La successiva strategia messa in piedi dal colosso di per rassicurare  mercati e investitori sulla solidità e concretezza del business Facebook, di fatto l’elemento attorno al quale ruotavano i principali dubbi, hanno avuto successo. Gli investimenti sul mobile e sull’advertising hanno determinato un progressivo miglioramento dei conti e della fiducia ben rappresentati dai risultati delle ultime trimestrali,  in cui il social network registra un balzo dell’utile netto a 523 milioni di dollari rispetto ai 64 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso.

Tutto rose e fiori? Non completamente. Il social di Zuckerberg deve fronteggiare una realtà potenzialmente lesiva per il business, se è vero che ha registrato un progressivo crollo di interesse da parte degli adolescenti americani che le preferiscono altri strumenti di connessione come Snapchat. Ed è forse anche questo uno dei motivi che avrebbe spinto Facebook a provare l’acquisto della rivale ma l’affare è poi sfumato. Alcuni studiosi dell’università americana di Princeton sarebbero partiti proprio da questo rallentamento, da molti valutato come fisiologico dopo una tale espansione, quale sintomo di una “morte imminente“. Secondo i due ricercatori Faceobok sarà “abbandonato” o comunque conoscerà una drastica diminuzione di uso e popolarità. Esattamente come accade alle malattie infettive, che dopo periodi di picco, finiscono per esaurirsi.

Ma, almeno al momento, la salute di Facebbok è tutt’altro che a rischio se è vero considerando le preferenze degli utenti e risultati economici, Facebook resta, nel 2013, a fronte della crescita di altri social media come Instragram (di Facebook), il top brand 2013 secondo Blogmeter.

Buona salute ribadita dal fresco lancio dell’attesa app Paper: un’applicazione che offre articoli a schermo intero presi da diverse categorie, quali tecnologia, cultura pop, musica, divertimento, cinema e così via, da visualizzare direttamente sul proprio mobile. Al momento Facebook Paper è  disponibile per il download dall’App Store degli Stati Uniti.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 03/02/2014 @ 07:02:00, in Social Networks, linkato 1191 volte)

Il 3 febbraio, Facebook lancerà un nuovo servizio d’informazione chiamato Paper, che funzionerà come aggregatore di notizie offerto agli utenti del social network, che avranno a disposizione una sorta di giornale digitale assemblato dal sito.

Secondo le indiscrezioni, la piattaforma sarà un’applicazione mobile, inizialmente dedicata ai dispositivi Apple (iPhone e iPad), e sarà in lanciata in simbiosi con il sistema operativo iOs. Sarà accessibili in totale indipendenza rispetto al social network e darà la possibilità di commentare e mettere il canonico ‘mi piace’ alle notizie, condividendole sulla propria bacheca.

Oltre ad ampliare le funzioni di Facebook, Paper - che in prima battuta dovrebbe essere privo di pubblicità - ha il compito di rivaleggiare con Google News e convogliare sul social network un flusso maggiore di utenti e contenuti, rimpolpando il traffico e attirando in questo modo investitori e adv esterna all’applicazione.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 24/01/2014 @ 07:08:01, in Social Networks, linkato 1721 volte)

A dispetto delle funeste previsioni di  due studiosi della  University in America che la danno “morente” entro tre anni, Facebook gode di ottima salute. A rivelarlo è il Social Summary diffuso da GlobalWebIndex sui dati di adozione e uso dei social media in più di 30 mercati globali.

Stando ai numeri rilevati da GWI, Facebook è ancora ampiamente dominante senza ovviamente ignorare il fatto che anche altre reti sono in aumento. Il social di Zuckerberg rimane il numero uno in cima alla lista per numero di account (83 %), per uso attivo (49%) e per frequenza delle visite, con il 56 % degli utenti che accede sulla piattaforma più di una volta al giorno. Certo è che il sito continua a registrare diminuzioni nei livelli di uso attivo, ma è una diminuzione, spiegano da GWI, che nella seconda metà del 2013 (-3 %) è stata notevolmente esagerata in alcuni rapporti, visto che è ancora molto popolare tra tutti i gruppi demografici e ci sono in effetti stati aumenti nelle dimensioni del pubblico grazie alla sua app.

Alcuni degli altri principali attori registrati piccolo un modesto incremento tra il Q2 e Q4 – tra cui Google+ (+6 %) , LinkedIn (+9 %) e Twitter ( +2 % ) – ma i più grandi aumenti nel numero di utenti attivi sono avvenuti in reti più recenti o meno consolidate di Facebook. Ne sono esempio Instagram (+23 %) e Reddit (+13 %).

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 13/01/2014 @ 07:26:51, in Social Networks, linkato 1539 volte)

L’utilizzo dei social media da parte dei giornalisti, come fonte e mezzo per il loro lavoro, è ormai pratica diffusa e quotidiana. Secondo Il Network internazionale dei giornalisti, le applicazioni 2.0 più sfruttate dai reporter di tutto il mondo sono cinque.

Innanzitutto, RebelMouse, un aggregatore di social network che, attraverso l’inserimento di parole chiave, permette di fare ricerche incrociate su Twitter, Facebook, Instagram, YouTube, Google+, LinkedIn e Tumblr. Testate celebri come The Guardian e Al Jazeera hanno dedicato un angolo dei loro siti web ai risultati più interessanti dati dall’utilizzo di RebelMouse. Ottimi riscontri anche per Storyful Multisearch, che offre funzionalità simili e permette di ricevere una scheda diversa per ogni contenuto ricercato, a seconda dei diversi social da cui proviene (Facebook però non è supportato).

Geofeedia si concentra invece sui commenti in diretta, ovvero a evento in corso e a notizia calda, raccogliendo i post su Fb, i tweet, i video volanti di YouTube e le foto apparse su Flickr, localizzando l’origine del materiale (grazie a servizi come Foursquare). Si chiude con Topsy, che permette di setacciare tutti, ma proprio tutti, i messaggi postati su Twitter dalla sua fondazione a oggi, classificandoli secondo contenuto, numero di re-tweet e altro ancora.

Oltre a modificare sensibilmente la distribuzione dei contenuti giornalistici, i social media hanno così radicalmente cambiato le tecniche di una professione che non può fare a meno dell’interattività e della compartecipazione del web.

Via Quo Media

 
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