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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 06/03/2019 @ 07:48:21, in Social Networks, linkato 1630 volte)

La pratica di comprare follower, visualizzazioni, like e commenti non è più solo un innocuo belletto per migliorare le apparenze social, ma è una vera e propria frode quando usata per catturare l’attenzione delle aziende. Generalmente chi fa attività di influencer marketing si fida delle “vanity metric” esposte sui profili. Coinvolge l’influencer e poi gli chiede lo screenshot dei suoi insight per verificare i risultati raggiunti. Peccato che molto spesso l’immagine venga falsificata.

Per ovviare a ciò Buzzoole (di cui sono direttore marketing) ha ideato una metodologia data-driven basata sull’accesso ai cosiddetti “first party data” (i dati direttamente forniti dai social grazie al social login degli iscritti), che permette di capire lo “stato di salute” di ogni iscritto in piattaforma (performance e genuinità).

health score buzzoole fake dashboard

Tra gli indicatori alla base dell’Health Score:

Reach/Follower: è il rapporto tra numero di persone che ha visto i post e il numero dei follower accumulati. Se particolarmente basso indica una scarsa capacità di raggiungere il proprio pubblico e potrebbe essere spia di acquisti “illegali” di follower; 

Engagement/Reach: se le interazioni risultano di molto superiori al numero delle persone raggiunte realmente (visto che l’utente ragionevolmente lascia solo qualche like e commento su un post) vuol dire che è stata messa in atto un’attività fraudolenta di generazione automatizzata dell’engagement;

Suspicious Follower: le informazioni sul paese di provenienza dell’audience di un influencer sono estremamente utili per avere indizi su eventuali attività poco chiare. Ad esempio, se un profilo italiano mostra un’audience proveniente prevalentemente o in larga parte da paesi non in linea con la nazione di origine o in cui operano “server farm” di fake, l’algoritmo lo segnala come sospetto, restituendo la percentuale di “suspicious audience”.

Inoltre la tecnologia di Buzzoole è in grado di considerare anche altre informazioni come: la pubblicazione di contenuti inappropriati, il rapporto tra i follower online e i follower complessivi, il rapporto tra visualizzazioni del profilo e crescita dei follower.

Il consiglio per le aziende che vogliono intraprendere azioni di influencer marketing è di affidarsi ad intermediari in grado di garantire creator genuini e di misurare i risultati ottenuti scientificamente, al di là delle “metriche della vanità”.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 19/02/2019 @ 07:57:33, in Social Networks, linkato 1046 volte)

La nuova mappa dei social network più popolari per nazione non presenta grandi novità rispetto a dodici mesi fa.

Facebook, ha continuato a crescere superando i 2,3 miliardi di utenti mensili, di cui 1,5 connessi almeno una volta al giorno. Oggi è il social network preferito in 153 dei 167 paesi analizzati, pari al 92% del globo terracqueo.
Nell’ultimo anno è riuscito a sottrarre anche alcuni territori (Azerbaijan, Georgia, Moldova) a Odnoklassniki, uno dei due social dominanti nei territori dell’ex Unione Sovietica. 
Questo potrebbe essere il segnale che quelle popolazioni sono pronte per il network di Zuckerberg e che dunque il prossimo a capitolare potrebbe essere VKontakte.

Resta peculiare la situazione in Iran dove, a causa della censura di stato, riesce ad emergere, a tratti, solo Instagram.

Ma cosa succede dietro le posizioni di leadership? Per scoprirlo ho confrontato vari servizi di analisi del traffico, come SimilarWeb e Alexa, che danno una stima della popolarità per nazione, in assenza di dati ufficiali granulari.
Nelle 58 nazioni che sono riuscito ad analizzare, nell’ultimo anno ha preso terreno Instagram, raddoppiando la sua presenza e distanziando tutti gli altri sfidanti. Con il suo miliardo di utenti oggi è al secondo posto in 44 paesi, mentre Twitter resiste solo in 9 (tra cui Spagna, Irlanda, Arabia Saudita) e Reddit solo in Canada, Nuova Zelanda, Norvegia.

Insomma il mondo dei social media è destinato a rimanere diviso in blocchi. Forse solo lo spostamento verso la fruizione dei social da dispositivo mobili, e la crescita di realtà come TikTok, potrebbe spostare gli equilibri in futuro. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Quali sono le vostre previsioni?

Via Vincos Blog
 
Di Max Da Via' (del 31/01/2019 @ 07:23:18, in Social Networks, linkato 717 volte)

La fase di maturità dei social media che stiamo vivendo sta determinando, da tempo, una diminuzione delle interazioni e della reach organica (analizzate qui), che spinge le aziende a far ricorso alla pubblicità per estendere la visibilità dei propri contenuti. Per avere un’idea della convenienza delle varie piattaforme ho selezionato alcune statistiche sui costi pubblicitari frutto delle analisi di AdStage (relative al Q3 del 2018).

Facebook è la piattaforma più conveniente.
La pubblicità nel news feed, quella storica, vede un CPC attestarsi su un valore mediano di $0,55 (+19% rispetto allo scorso anno). Contemporaneamente decresce il CPM che si attesta su $8,20. Il CTR tocca il livello più basso degli ultimi due anni e va all’1,44%.
La pubblicità fatta attraverso l’Audience Network presenta un CPC di $0,38, un CPM di $5,35 e un CTR dell’1,37%.
Se si decide di usare l’adv su Messenger si otterrà un CPC di $0,90, un CPM di $5,55 e un CTR di 0,61%.

facebook cpc 2018

Su Instagram gli investimenti sono cresciuti del 177%
I marketer stanno spostando velocemente i loro investimenti sul social delle immagini, ma nonostante ciò il CPC continua a scendere, arrivando ad un valore mediano di $1,09. Anche il CPM cala portandosi a $6,90 e il CTR sale allo 0,67%.
Per le Storie, secondo Socialbakers, il CPC si attesta intorno a $0,25. 
Nella mia esperienza l’accoppiata di Facebook e Instagram può portare ad ottimi risultati.

instagram cpc 2018

Su LinkedIn fare pubblicità è ancora costoso.
Quest’anno il CPC si è attestato su un dato mediano di $3,77, in forte calo rispetto ai dodici mesi precedenti. Scende anche il CPM a $6,75, mentre il CTR è stato dello 0,19%, il più basso tra tutte le piattaforme social.
Va tenuto conto che LinkedIn conta come impression “un annuncio visto per almeno 300 millisecondi con almeno il 50% dello stesso visibile sullo schermo”. Il CPC viene calcolato quando si clicca sull’annuncio, ma anche sul nome dell’azienda o sul logo.

linkedin cpc 2018

Su Twitter la pubblicità è in crescita.
Il network dei 140 caratteri fa fatica ad aumentare il proprio pubblico, ma il fatturato dalla pubblicità è cresciuto del 26% nel Q3. 
Il CPC è di $0,60, simile a quello di Facebook, il CPM è di $6,90 (+6%), il CTR è dello 1,1%. 
Twitter calcola l’impression in maniera estensiva “ogni qual volta un annuncio appare all’utente”, anche per pochi millisecondi.

twitter cpc 2018

Questi sono valori mediani, ma i risultati variano da settore a settore, da paese a paese e, naturalmente, possono essere fortemente influenzati dalla capacità di pianificazione dei singoli marketer.

Via Vincos blog

 
Di Max Da Via' (del 25/01/2019 @ 07:49:46, in Social Networks, linkato 720 volte)

Siamo giunti ad una fase di maturità di sviluppo dei social media e del marketing che li sfrutta per i suoi obiettivi. Ecco perché ho deciso di selezionare e condividere i dati più solidi, frutto di diverse analisi, che bisognerebbe tenere in considerazione per le proprie attività di social media marketing del 2019.

Crescono i contenuti postati su Facebook dalle pagine grandi. 
In media ogni pagina pubblica 4 post al giorno. Ma sembrerebbe che, statisticamente, il numero ottimale di post al giorno sia 5. Io consiglio di valutare unicamente sulla base delle statistiche personali, privilegiando sempre la qualità dei contenuti (insomma meglio pochi ma interessanti per il vostro pubblico).

L’engagement della pagine Facebook continua a diminuire
Negli ultimi 18 mesi il numero complessivo delle interazioni (reazioni, condivisioni, commenti) è sceso del 50%. Mentre il numero delle interazioni per post è calato del 65%.

trend interazioni su facebook

I video ricevono più engagement di altri formati (in particolare i live godono del coinvolgimento determinato dai commenti in tempo reale) Considerate che, probabilmente, in questa fase, ai video viene dato un peso maggiore nell’algoritmo di visibilità di Facebook. In generale va bene sperimentare live e post-produzioni, ma a patto di non improvvisare.

La reach su Facebook continua a calare, ossia è sempre più difficile intercettare persone diverse a causa della competizione selvaggia tra contenuti, aziendali e personali.

trend reach organica su facebook

Su Instagram crescono gli investimenti pubblicitari, ma iniziano a diminuire le interazioni organiche (e presumibilmente anche la reach). 

engagement trend su instagram

Le Storie su Instagram sono sempre più utilizzate. 
L’investimento pubblicitario viene ancora fatto sui post del news feed ma, in questa fase, il CPC (cost per click) delle storie è più basso di quello dei post (In media $0,25 contro circa $0,50). 
L’obiettivo della pubblicità fatta dei brand si sposta dalle mere interazioni ai click per veicolare traffico sul sito.

cost per click su Instagram
Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 18/01/2019 @ 07:41:20, in Social Networks, linkato 647 volte)
LinkedIn ha 562 milioni di iscritti (non utenti attivi) che oltre a cercare lavoro condividono contenuti la cui visibilità viene determinata da un algoritmo. Come nel caso di Facebook la formula è segreta, ma le caratteristiche principali possono essere colte leggendo i diversi pezzi di informazione che vengono disseminati dagli ingegneri nei blog ufficiali.
come funziona algoritmo linkedin

L’approccio scelto da LinkedIn per determinare la visibilità dei contenuti è ibrido, uomo macchina, e consta di diverse fasi, supportate da un’infrastruttura chiamata FollowFeed (che ha sostituito Sensei).

All’atto della pubblicazione ogni post viene classificato automaticamente dal software come “spam”, “low-quality” o “clear”, in appena 200 millisecondi.  
Poi il sistema tiene sotto osservazione il contenuto per vedere come viene accolto dalla community. Quanti raggiunge, quanti e quali membri interagiscono, i tempi e le quantità di reazioni (like, commenti, condivisioni), quanti lo segnalano e lo nascondono.
Le segnalazioni di bassa qualità di un post possono essere fatte da chiunque e vengono analizzate in tempo reale. Se raggiungono un numero elevato vengono smistate ad un gruppo di dipendenti LinkedIn per una revisione ulteriore (come nel caso di Facebook essa si basa su linee guida conosciute, dette Community Standard, e casistiche reali che non vengono rivelate). 
A seguito di questo processo di analisi l’algoritmo (potenziato da tecniche di machine learning) decide se il contenuto può essere fatto circolare liberamente o se deve subire limitazioni di visibilità più o meno estese (può essere reso invisibile in tutta la piattaforma, solo nel feed principale, fino ad arrivare alla sospensione dell’autore).

L’algoritmo di LinkedIn, al momento, risulta essere meno sofisticato di quello di Facebook. Ad esempio non tiene conto del tempo di lettura di un post (al fine di determinarne l’interesse suscitato), della freschezza, dell’affinità tra autore e lettore.

Ovviamente la formula viene continuamente modificata al fine di individuare il giusto equilibrio che consenta di aumentare la frequenza di accesso e i tempi di permanenza online degli iscritti, preservando la qualità dei contenuti. Inoltre, come su Facebook, ognuno di noi può correggere l’algoritmo intervenendo proattivamente sul news feed.

Consigli per migliorare il feed di LinkedIn

  • Eliminare i contatti aggiunti senza una motivazione professionale. Io aggiungo solo le persone conosciute ed eventualmente seguo quelle in linea col mio lavoro;
  • Smettere di seguire i contatti che producono contenuti poco interessanti
  • Nascondere i post non in linea con i vostri interessi
  • Usare l’opzione “Migliora il mio feed” per scegliere le persone e gli hashtag tematici che vorreste vedere nel flusso di notizie
controlli linkeding

Quali contenuti funzionano su LinkedIn?

  • I testi lunghi su LinkedIn vengono apprezzati, soprattutto quelli che generano commenti, facendo leva su temi caldi o sulla richiesta di suggerimenti alla community;
  • L’uso di strumenti nativi per postare, come la piattaforma interna di LinkedIn, può garantire migliori performance rispetto ad un semplice link ad un blog;
  • Arricchire il testo con molte immagini aiuta a catturare l’attenzione (uno studio ha verificato che 8 immagini determinano il più alto numero di interazioni);
  • I link a contenuti video esterni non vengono premiati dall’algoritmo (YouTube, Vimeo, TED);

Questi sono solo alcuni consigli frutto della mia esperienza e di studi empirici, ma alla base del coinvolgimento c’è soprattutto la capacità di condividere contenuti professionali di valore per il proprio network. Cosa che sarebbe semplice se esso fosse omogeneo in termini di interessi, invece su LinkedIn la rete è il risultato di stratificazioni successive (meramente dipendenti dai lavori svolti) e di aggiunte acritiche. 

Il rischio più grande che vedo all’orizzonte è che LinkedIn finisca per trasformarsi in Facebook sia per volontà del management (attento a premiare soprattutto l’engagement), che per attitudine dei suoi utenti (a pubblicare post anche più personali) .

Via Vincos blog
 

Le Instagram Stories sono ormai entrate a far parte della quotidianità di tutti noi: circa 400 milioni di utenti condividono le proprie Storie ogni giorno, chi per comunicare delle informazioni, chi per mostrare quegli attimi di vita strategici che servono a consacrare un determinato stile di vita e chi per mettere in pratica le proprie velleità creative.

Per i brand non è semplice emergere e farsi ascoltare in una realtà così caotica, in cui il tool di content creation - le Stories appunto - appiattisce ulteriormente la differenza tra creator professionista e amatoriale.

In realtà, da un’analisi sulle performance delle Instagram Stories, effettuata dalle aziende Buffer e Delmondo, risulta che le Stories più semplici ed efficaci, la cui decodifica risulta immediata, riscuotono più successo rispetto a prodotti professionali di una superiore complessità semantica.

Quindi, le parole chiave che determinano l’efficacia di una Instagram Stories sono semplicità e creatività.

Ecco, di seguito, qualche trucco di design per dare alle vostre Instagram Stories una possibilità in più di farsi notare (e ricordare).

brand instaggram

Create uno sfondo a colore pieno per far risaltare le call to action

La sequenza di Instagram Stories - che, per tornare allo studio di Buffer e Delmondo, dovrebbe essere composta da non più di sette frame per mantenere alta l’attenzione dei viewers - dovrebbe mantenere sempre una certa coerenza estetica.

instagram stories

Per questo, qualora ci fosse la necessità di “interrompere” il flusso di immagini con una call to action, vi suggeriamo di determinare il colore dominante della palette utilizzata nella sequenza e creare, sulla base di questo, un background a colore pieno su cui scrivere il proprio testo.


Usate la stessa palette delle immagini di sfondo per creare originali background per il testo

Al di là dei 27 colori basici che offre, di default, la palette di Instagram, è possibile campionare dalla fotografia inserita in Stories attraverso lo strumento contagocce.

In questo modo è possibile creare sfondi per il testo personalizzati e in armonia con l’immagine di background, o anche semplicemente agire sul colore delle lettere.

Natale Instagram

Date ai vostri testi un effetto tridimensionale

Non esiste una funzione specifica per aggiungere ombre ai testi e renderli, quindi, tridimensionali. Tuttavia, è possibile ottenere questo effetto attraverso qualche semplice passaggio.

instagram stories

La prima cosa da fare è scrivere una determinata parola del colore che vorremmo avesse la sua ombra (es. nero) e poi riscrivere la stessa parola in un colore differente, andando a sovrapporla alla precedente, posizionandola leggermente spostata di lato rispetto alla prima. In questo modo, il colore della parola sottostante donerà l’effetto di profondità desiderato.

LEGGI ANCHE: 5 brand da seguire per una strategia vincente con le Instagram Stories

Usate gli animated font

Sapete che è possibile animare i vostri font? Per farlo è necessario scaricarel’app Hype Type.

Dall’app è possibile fare direttamente le Instagram Stories e poi aggiungere il testo animato.

Nell’applicazione è possibile trovare diversi stili di testo animato tra cui scegliere, perciò, se non avete la possibilità di realizzare delle animazioni ad hoc per i vostri contenuti di brand, Hype Type vi offre un valido aiuto!


Creare l’effetto arcobaleno

Creare le scritte con effetto arcobaleno non richiede il download di nessuna app esterna e, di per sé, è un’operazione molto semplice, tuttavia richiede un po’ di pratica.

Una volta scritta la vostra parola /frase, selezionatela, mantenete un dito sul cursore del testo e, con l’altro dito, posizionatevi dove vedere il pallino di colore viola. A questo punto, dovrebbe essere disponibile l’intera palette colori: muovete simultaneamente le due dita, l’una sulle varie lettere e l’altra attraverso lo spettro colori. Vedrete che le lettere cambieranno man mano colore!

instagram stories

Usate con cura hashtag e localizzazione

Ora che sapete come rendere più belle e distintive le vostre Stories, parliamo anche di come renderle performanti, aumentando la reach attraverso l’uso degli hashtag.

Come saprete, è fondamentale inserire hashtag, tag o location all’interno delle vostre storie, per renderle visibili anche a chi non fa parte della vostra cerchia di follower.

Tuttavia, non è consigliato inquinare visivamente i propri contenuti con una serie di hashtag: la soluzione è rendere gli hashtag invisibili.

Farlo è davvero molto semplice: basta inserire l’elenco di hashtag all’interno del contenuto sotto forma di testo e colorarlo dello stesso colore di una parte della propria immagine di sfondo, campionandola (es. il cielo).

A questo punto, diminuendo al massimo il corpo del testo e spostando il blocco di hashtag nel punto campionato, noterete che saranno pressoché invisibili.

Nel 2019 le Instagram Stories rimarranno parte essenziale delle vostre strategie di comunicazione su Instagram, pertanto spendete del tempo a pensare a come incrementare la qualità e l’efficacia dei vostri contenuti e, soprattutto, distinguetevi - rimanendo sempre up to date sugli ultimi trend.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 19/12/2018 @ 07:57:37, in Social Networks, linkato 799 volte)

Facebook Watch, la Tv di Zuckerberg che prova a battere YouTube, arriva in Italia e in tutti i paesi del modo, dopo un anno di sperimentazione (visibile da desktop, mobile e Facebook Lite). 
I dati mostrano che già 400 milioni di persone visitano ogni mese la nuova sezione e 75 milioni lo fanno ogni giorno, rimanendo a guardare video per 25 minuti. 
Il social network ha anche annunciato la disponibilità globale di Ad Break, un formato pubblicitario di inserzioni nei video da 15 secondi, che dovrebbe permettere agli inserzionisti di pianificare i propri spot pubblicitari e ai creator di monetizzare i propri sforzi. 

Mentre in UK/US sono già disponibili i primi prodotti professionali chiamati Facebook Watch Originals (Five Points, Huda Boss, Sorry for Your Loss, Sacred Lies, Confetti, Red Table Talk), in Italia accedendo alla sezione Watch si vedrà una semplice lista di video pescati dalle pagine alle quali si è iscritto l’utente e anche da altre secondo un criterio di engagement ottenuto. 
Facebook sicuramente nel 2019 investirà molto nella creazione di contenuti originali in altri paesi, nell’offerta di opportunità di monetizzazione per i creator (per rubarli alla concorrenza) e di sponsorizzazione per i brand, ma la strada per diventare lo YouTube-Killer è ancora tutta in salita.

Via Vicos Blog
 
Di Max Da Via' (del 26/11/2018 @ 07:45:45, in Social Networks, linkato 840 volte)

L'influencer marketing è entrato nella sua fase di maturità, ormai legittimato come una delle possibili leve di comunicazione aziendale.  Quella che permette di raggiungere pubblici impermeabili agli stimoli tradizionali, attraverso il coinvolgimento di connettori credibili. 

Ma la maturità porta con se diverse sfide. La più importante è quella della misurazione. Le aziende si sono accorte che non basta usare le metriche imposte dalle piattaforme social (prima i fan e i follower, poi l’engagement) per misurare l’impatto delle campagne di influencer marketing. C’è bisogno di un approccio più strategico alla misurazione che parta dagli obiettivi di business e consideri metriche di business. 
Dopo un anno di ricerche Buzzoole è riuscita – con in collaborazione con Nielsen – a sviluppare un set di metriche e un approccio nuovo in grado di aiutare le aziende a vincere la sfida della misurazione e il settore a maturare. 

Due nuove metriche: True Reach e Ad Recall
True Reach indica il numero di persone raggiunte dai contenuti prodotti da una campagna di influencer marketing sui diversi canali utilizzati. Questa metrica rappresenta un’innovazione perché permette di stimare la reach anche per quei mezzi che non forniscono nativamente questo dato. Infatti mentre per le attività svolte su Facebook e Instagram questo valore è preciso perché fornito dalle stesse piattaforme, sugli altri mezzi non sarebbe possibile calcolarlo. Ma grazie ad un algoritmo messo a punto da Buzzoole in collaborazione con Nielsen, ora si può avere una estensione a tutti i mezzi del numero degli  account raggiunti dalla comunicazione. 

Ad Recall è una nuova metrica che stima la percentuale delle persone raggiunte da una campagna di influencer marketing che ricordano di averla vista. Molto utile per scoprire se essa ha fatto breccia nella mente delle persone al di là delle interazioni generate. 

I due algoritmi si basano sul confronto tra i principali indicatori delle performance dei social media (il numero dei follower, la frequenza dei post, il tasso di coinvolgimento) con le informazioni raccolte attraverso sondaggi periodici veicolati ai fan/follower iscritti a differenti social media.

Digital Brand Effect 
Oltre alle metriche descritte i brand interessati possono richiedere la produzione ad hoc di uno studio di “Brand Effect” per approfondire l’effetto di una campagna, secondo diversi KPI di “brand uplift” mediante interviste somministrate a due gruppi: uno di esposti e uno di non esposti.  Da questo confronto emergerà il reale contributo della comunicazione su una serie di KPI detti primari  (Top of Mind, Awareness spontanea e sollecitata) e secondari (Favourability, Recommendation, Intention to buy).
I primi risultati mostrano che le campagne di influencer marketing determinano un impatto positivo su tutti i KPI, soprattutto su quelli secondari, con incrementi tra i 15 e i 20 punti percentuali, passando dal gruppo di non esposti a quello di esposti.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 02/11/2018 @ 07:21:59, in Social Networks, linkato 930 volte)

Se ti dicessimo che è possibile portare il tuo account Instagram da poche centinaia a migliaia di follower in meno di un anno, cosa penseresti? Forse immagineresti l’account di qualche Influencer diventato all’improvviso popolare. Invece, ci sono molti profili business che riescono nell’impresa, grazie a contenuti coinvolgenti e coerenti.

Come riescono nell’impresa queste aziende? Per far crescere la propria community non puntano (solo) sull’advertising. Ragionando sulla natura di Instagram e su quello che gli utenti si aspettano di vedere, puntano su contenuti in linea con il loro lavoro, tratti dal mondo della grafica, dell’arte, dell’illustrazione e della moda.

Questo non significa che l’advertising non serva, ma ci insegna come adottare una digital strategy efficace possa dare risultati altrettanto importanti.

Ecco quindi alcuni suggerimenti importanti per impostare al meglio la tua strategia sul social visuale per eccellenza, quello su cui oggi non puoi proprio mancare.

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Immagine, composizione e tema

Il soggetto dell’immagine, lo stile e la composizione sono elementi cruciali per il tuo feed. Lo è ancora di più il colore.

Un tema cromatico, applicato a ogni fotografia, crea una piacevole esperienza visiva per chi scorre il tuo feed, e costringe gli utenti a guardare l’insieme, e a non soffermarsi sulla singola immagine.

Certo, mantenere una certa coerenza estetica ti richiederà del tempo. Ti serviranno non più di qualche ora a settimana per pianificare il flusso del tuo feed, e ragionare su blocchi di post che renderanno riconoscibile il tuo account.

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Tone of voice e didascalie

Le didascalie delle foto, lo sappiamo, permettono di contestualizzare e attribuire un significato all’immagine. E questa regola non scritta vale soprattutto nei casi in cui si cura un feed con immagini di altri.

Nel caso di una rivista ad esempio, si può mantenere un tone of voice amichevole, che dia risalto ai protagonisti degli articoli condivisi, ma mantenendo uno stile informativo, orientato all’approfondimento.

La scelta migliore sono didascalie sintetiche, che includano i credit e tagghino le persone ritratte.

Ovviamente puoi sperimentare anche didascalie più lunghe. Testa e trova il formato più adatto al tuo target.

instagram

Tag e hashtag

Gli hashtag sono fondamentali per massimizzare la copertura di un post. Quando un post utilizza un hashtag, diventa visibile all’interno del flusso legato a quel determinato hashtag, tanto più se riesce a ottenere le prime posizioni del feed.

Pochi, tanti, quanti hashtag dovresti usare? Per fare in modo che gli hashtag siano efficaci all’awareness del tuo account, ti consigliamo di identificarne almeno 50 e non oltre il centinaio, per iniziare, di dimensioni diverse, evitando di usarli tutti insieme e di usare sempre gli stessi.

Insomma il giusto mix prevede un uso moderato e variegato di hashtag, con dimensioni diverse, ovvero di 1M, 500k, 250k, 10k, 2k, 900 post, ecc. Scoprire quanti post sono associati a un hashtag è semplicissimo. Basta digitare # seguito dalla parola chiave che ti interessa, e il motore di ricerca interno a Instagram ti mostrerà quante persone, hashtag o luoghi sono collegati alla parola chiave.


Costanza nella pubblicazione

Per aumentare il numero di follower è importante postare con frequenza e costanza. Quando un feed è silente o ha una scarsa attività, potrebbe perdere follower o avere un engagement estremamente basso.

Per ottenere dati attendibili sul rendimento dell’account, prova ad esempio a pubblicare due volte al giorno, sei volte alla settimana, e poi riduci la pubblicazione a un post al giorno. Infine diminuisci il numero di giorni nei quali pubblicare.

Per occupare il primo posto, restarci, ed essere fonte d’ispirazione per gli utenti, la chiave è lavorare a tutti gli elementi che abbiamo affrontato finora.

Qualche altro consiglio? Cura il tuo avatar e la bio, personalizza e condividi il tuo nametag, partecipa alla vita della community, e non dimenticare di misurare il rendimento dell’attività, per capire in che modo migliorare la tua strategia visual su Instagram.

Via Ninja Marketing
 

Da qualche tempo ormai, si sta parlando del sorpasso di Instagram su Facebook.

I Millennials hanno già ampiamente dimostrato di preferire il social del visual storytelling per eccellenza a quello che è diventato Facebook, una sorta di repository di informazioni di nessun valore per le nostre vite (sede di lamentele, polemiche e commenti gratuiti), fake news, inserzioni pubblicitarie mal targettizzate e condivisioni di contenuti virali quanto anonimi.

Perché Instagram piace più di Facebook?

facebook

Così, mentre Facebook arranca, Instagram attira sempre più pubblico. Perché? Per svariati motivi.

In primis, perché siamo tutti per natura edonisti per cui apprezziamo le cose belle (una bella fotografia, una gallery armoniosa o un invidiabile stile di vita – che, anche se di plastica, ci è d’ispirazione). Oltre a questo ci siamo tutti un po’ stancati di leggere cavolate qua e là e quindi preferiamo che siano le immagini a parlare; del resto, l’interpretazione personale che noi facciamo di una determinata immagine e le emozioni intime che questa ci suscita, rappresentano un’esperienza di gran lunga più coinvolgente di quella che faremmo leggendo le dozzinali riflessioni di qualcun altro. Inoltre, Instagram risulta molto meno invadente del fratello poiché manca di tutti quegli aspetti che, a lungo andare, diventano fastidiosi, ad esempio il pulsante per la condivisione, limitando così lo spam isterico di notizie non sempre meritevoli di essere condivise.

LEGGI ANCHE: Quanto pubblicare su Instagram per coinvolgere (e non annoiare)

Per tutte queste ragioni – e perché i due social network sono figli dello stesso padre – Facebook punta nuovamente ad assomigliare un po’ di più a Instagram, testando la Visualizzazione griglia e implementando un nuovo strumento dedicato all’Influencer Marketing.

Facebook testa la Visualizzazione griglia

facebook

Nella versione desktop, potrete notare la comparsa di un’opzione alternativa alla classica “Visualizzazione lista”, ovvero la “Visualizzazione griglia”: un nuovo modo di visualizzare i post del profilo, suddividendoli in griglie di immagini quadrate (o card, in caso di contenuti di solo testo)… proprio come Instagram.

Dopo aver fatto un copia/incolla della funzione Stories (senza troppo successo), Facebook dimostra ancora una volta di voler diventare sempre più instagrammabile, per stare al passo con i tempi e con i gusti dei Millennials.

In ogni caso, la nuova feature non è stata ancora ufficializzata e potrebbe rimanere uno dei tanti test a cui periodicamente viene sottoposta la piattaforma.

Facebook punta sull’Influencer Marketing

facebook

Facebook alza un altro po’ l’asticella e testa uno strumento volto a facilitare la connessione tra aziende e influencer – personalità che su Facebook non sono mai risultate particolarmente di spicco. Si chiama Branded Content Matching ed è un motore di ricerca intelligente che permette alle aziende di individuare facilmente quali creator vantano l’audience più affine al proprio target di riferimento. 

Gli influencer potranno inserire all’interno della piattaforma tutte le informazioni necessarie a stilarne un profilo preciso (collaborazioni migliori, numero fan, …) volto ad alimentare il database di creator interno a Facebook. Le aziende potranno autonomamente accedere a questi profili, selezionandoli per caratteristiche d’interesse (età, genere, stato sentimentale, livello di studio, …) e ottenere subito una lista dei creator più affini al proprio target di riferimento. Per ogni creator sarà visibile anche il tasso di engagement e le visualizzazioni dei propri video in media per facilitare la scelta dell’influencer ideale da parte dell’azienda, in base agli obiettivi di comunicazione.

Questo tipo di strumento dà la possibilità a Facebook di sfruttare la nuova forma pubblicitaria dell’Influencer Marketing (che attualmente riscuote più successo rispetto alle classiche inserzioni) per aumentare l’attrattiva della propria piattaforma per gli inserzionisti. 

Inizialmente, lo strumento sarà utilizzabile solo su Facebook… furbacchione di un Mark!

Via Ninja Marketing
 
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