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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 14/11/2012 @ 07:06:55, in Social Networks, linkato 2017 volte)

Facebook conta circa 1 miliardo di utenti, 80 milioni di questi fasulli. Molti di questi sfruttano dati di profili ‘veri’, rubando in sostanza l’identità digitale di persone reali: data di nascita, hobby, lavoro, luoghi visitati, fotografie.

I furti d’identità online sono sempre più frequenti, i vertici del social network lo sanno, ma le misure restrittive e i controlli sono sporadici. Spesso lo scopo finale è quello di catturare informazioni e contatti a fini pubblicitari, qualche volta si tratta di semplice hackeraggio dilettante, altre ancora c’è una vera e propria attività di stalking.

Facebook ammette il problema ma fa poco o nulla per arginarlo. Intanto, i doppi profili e i falsi account proliferano, rendendo il mondo virtuale ancora più confusionario di quello reale.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 13/11/2012 @ 07:24:28, in Social Networks, linkato 2905 volte)

Nielsen, la nota società di ricerca e misurazione delle audience, scommette sulla SocialTv, uno dei settori più promettenti del momento.

NM Incite, una joint venture tra Nielsen e McKinsey pensata per l’analisi e la ricerca nel campo dei social media, ha infatti annunciato l’acquisizione di SocialGuide, una startup newyorkese attiva nel settore della social tv. La startup, almeno stando alle dichiarazioni, analizzerebbe i dati provenienti dai social media per più di 30mila programmi TV trasmessi su 232 canali TV USA.

L’acquisizione di Social Guide non sorprende, visto che proprio Nielsen sostiene che il 50% delle audience televisive Nord Americane interagisce online tramite social media mentre guarda la TV.

Nielsen sembra intenzionata ad utilizzare i dati della startup velocemente per misurare il valore economico della social TV e per “quantificare la relazione tra social TV e Tv rating al fine di permettere agli inserzionisti pubblicitari di massimizzare l’impatto dei propri investimenti, e fornire nuove metriche in grado di illustrare l’impatto della social TV sui comportamenti dei consumatori e sull’abitudini di visione”.

Steve Hasker, responsabile globale media product e advertising solution di Nielsen, spiega: “La rapida adozione e l’uso dei social media da parte dei consumatori sta trasformando l’esperienza di visione televisiva in qualcosa di più immediato e condiviso.” I canali televisivi, difronte a queste trasformazioni, hanno bisogno di strumenti per comprendere “l’impatto dei social TV sulla loro programmazione, rating e sull’efficacia della pubblicità.”

Via Tech Economy

 
Di Admin (del 30/10/2012 @ 07:15:54, in Social Networks, linkato 2208 volte)

Le aziende non sfruttano ancora a pieno i social media. È quanto emerge da uno studio condotto da diversi ricercatori della Stanford University.

“Le aziende apprezzano le potenzialità che i social media possono avere per trasformare tutti gli aspetti della loro attività: branding, reputazione, comunicazione, diffusione, e individuazione dei rischi strategici – spiega David F. Larcker professore presso la Stanford Graduate School of Business e principale autore della ricerca – sono consapevoli anche che possono rappresentare una grave minaccia. Non stanno però facendo molto rispetto a questo.”

Lo studio ha analizzato la conoscenza e l’utilizzo dei social media da parte di un campione di manager di alto livello, selezionati a differenza di altre ricerche in tutte le fasce demografiche e non soltanto tra i manager più giovani e sensibili ai cambiamenti del contesto tecnologico e comunicativo (età media 50 anni). I risultati sono davvero interessanti.

Il 90% dei manager dichiara, infatti, di comprender il forte impatto che i social media possono avere sull’azienda,  ma a fronte di una simile consapevolezza soltanto il 32% monitora i social per individuare potenziali pericoli per il business e ancor meno (14%) li analizza per aver indicazioni rispetto alla performance della compagnia.

Solo il 24% dei manager anziani e l’8% dei direttori riceve, inoltre, report e misurazioni sui social media; e addirittura circa la metà delle compagnie non raccoglie proprio questi dati.

Più elevato, ma in ogni caso meno di quanto ci si potrebbe aspettare, l’utilizzo dei nuovi canali a fini di contato con la clientela. Il  59% delle aziende li utilizza, infatti, per interagire con i consumatori e il 35% per effettuare ricerche su di essi.

Meno della metà (49%) li utilizza poi a fini promozionali e ancor meno (circa 30%) per fare ricerche sui propri competitor, su nuovi prodotti e servizi, o per comunicare con i dipendenti.

Larcker spiega che non nonostante i dirigenti e i membri dei consigli d’amministrazione utilizzino i social media, “la familiarità con i social media non si sta traducendo in uso sistemico all’interno delle rispettive aziende.” La motivazione più spesso citata dai manager sarebbe la mancanza di conoscenza su come impostare un sistema di raccolta e analisi delle informazioni dei social media in una forma utilizzabile. “La maggior parte di coloro che abbiamo intervistato non hanno linee guida sui social media nelle rispettive aziende, non hanno consultato un esperto di social media nella loro compagnia, e non dispongono di sistemi per la raccolta delle informazioni chiave.”

Questa inattività, secondo Larcker, potrebbe mettere a serio rischio le compagnie. Lo studio conclude, così, con una serie di consigli ed indicazioni per le aziende, che sostanzialmente invitano ad un uso sistematico, motivato e strategico dei social media a fini di business.

Qui potete trovare il report completo.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 18/10/2012 @ 07:17:48, in Social Networks, linkato 2155 volte)

Quanto rende agli inserzionisti la pubblicità sui social network? A maggio la General Motors, ha cancellato tutta la pubblicità a pagamento da Facebook, perchè l'investimento non si è tradotto in auto comprate dai consumatori. I vertici della casa di Detroit hanno dichiarato di aver speso dieci milioni di dollari per gli annunci sul social network. E i suoi marchi, hanno deciso di rivolgersi al principale sfidante di Facebook, Twitter.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, il direttore Chevrolet, Andrew Dinsdale, sarebbe entusiasta del sito di microblogging: "È un mezzo unico nel suo genere e offre opportunità esclusive per coinvolgere i clienti sui social network ad un livello con cui nessun altro può competere. Chevy ha visto tassi di risposta agli annunci di Twitter compresi tra l´1 e il 3%", dichiara Dinsdale, e il dato sarebbe molto più alto dei tradizionali annunci online.

Facebook può comunque annoverare risultati positivi tra altri grandi marchi, tra i quali Electronic Arts, che ha attribuito a Facebook un incremento di 12,1 milioni di vendite. Il social network dichiara che, in media, il 70% degli inserzionisti vede un ritorno di almeno tre volte il loro investimento.  "Tutti i giorni un marchio ha la capacità di raggiungere il mezzo miliardo di persone", dice Brad Smallwood, responsabile di Facebook.

Via Quo Media

 
Di Admin (del 04/10/2012 @ 07:09:04, in Social Networks, linkato 2225 volte)

I brand stanno scommettendo molto sui social media al fine di entrare in relazione con i propri clienti e, quasi sempre, concentrano la propria attenzione sui social network più popolari come Facebook. Stando ad una ricerca condotta da Duepuntozero Research e Connexia, lo scanrio potrebbe non essere così nettamente a vantaggio dei social.

“Sono diverse le possibilità che oggi i marketer hanno per convertire la volontà di relazione dei consumatori in capitale di brand e vendite – spiega Federico Capeci, Ceo di Duepuntozero Research – Il consumatore non è più solamente pronto alla relazione con i brand, ma sta già facendo molto in rete e sta chiedendo una relazione più articolata, più gratificante, fondata su ascolto, coinvolgimento e gratificazione reciproca: non sempre e non tutto questo, però, può essere soddisfatto con un unico strumento e non sempre solo su Facebook”.

8 milioni gli italiani, secondo la ricerca, partecipano abitualmente a community legate a specifici brand o aziende e un milione e mezzo di questi visita tali community quotidianamente. Per i brand il valore percepito tra gli iscritti a tali iniziative risulta, inoltre, più alto; sia per quanto riguarda i valori del brand che le opportunità di business.

Aziende e utenti focalizzano la propria attenzione su Facebook (ad esempio il 45% degli iscritti a una brand page Facebook legge i post pubblicati contro il 26% nelle brand community), ma nonostante ciò le brand community sembrano più efficaci. L’86% dei consumatori iscritti a brand community dichiara di essere più informato su prodotti ed iniziative contro l’84% degli iscritti ad una brand page Facebook; e l’81% sente di conoscere meglio il brand e le iniziative di questo (71% Facebook). Le brand community riescono anche ad esercitare un’influenza maggiore sul business aziendale stando alle dichiarazioni degli iscritti (65% degli iscritti dichiara di consumare maggiormente i prodotti vs 55% Facebook).

Le community dedicate specificamente ad un brand sono, inoltre, maggiormente in grado di attrarre ‘veri’ fan rispetto a Facebook. Solo il 26% degli iscritti a una brand page Facebook dichiara di essere realmente un fan e un consumatore della marca, contro il 32% rilevato tra gli iscritti a brand community. In entrambi i casi risulta, comunque, molto forte l’iscrizione dovuta a concorsi o promozioni.

La presenza dei brand nei social network non dedicati riscontra comunque una forte adesione da parte dei consumatori. Il 57% degli utenti Facebook italiani è fan di almeno una brand page di un brand e in media ogni utente del popolare social network è fan di 40 pagine dedicate a brand e prodotti. Il fenomeno risulta molto più ridotto per quanto riguarda Twitter (23% segue profili di aziende o brand).

I consumatori italiani risultano, in generale, molto interessati a informazioni sui brand, alla possibilità di entrare in relazione con i prodotti preferiti ed a contribuire attivamente alla costruzione collettiva del brand in rete. Il 79% degli intervistati, infatti, legge opinioni e raccoglie informazioni online riguardo a brand, aziende e prodotti. E il 29% va oltre, partecipando attivamente  a discussioni su tali temi o scrivendo recensioni.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 01/10/2012 @ 07:29:35, in Social Networks, linkato 1575 volte)

Il digital advertising si sta trasformando nel campo di battaglia principale per la sopravvivenza e la redditività di newspapaer e magazine. Una delle testate del gruppo Time Inc. ha, così, pensato di sfruttare ogni spazio disponibile con un’originale iniziativa.

People StyleWatch, lo spin-off del magazine People dedicato alla moda e allo shopping, ha deciso di utilizzare lo sfondo del proprio profilo Twitter come spazio pubblicitario. Solitamente lo sfondo dei profili viene utilizzato dalle testate per promuovere se stesse; People StyleWatch vi ha, invece, inserito una pubblicità del brand Jergens Daily Moisture, all’interno di una campagna che prevede l’utilizzo degli spazi offerti dal magazine sulla carta, nel web e nei social media.

Twitter, da parte sua, alla richiesta di un commento sull’iniziativa, ha risposto ad Advertising Age che gli utenti sono liberi di usare gli sfondi a fini promozionali. “Lo spazio è a disposizione degli utenti per essere personalizzato” spiega un portavoce, precisando però che la società “incoraggia gli utenti a chiarire se stanno promuovendo qualcosa, per denaro o altre forme di compensazioni”.

L’iniziativa di People e la risposta positiva di Twitter sembrano presagire un utilizzo più diffuso di tale modalità promozionale.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 17/09/2012 @ 07:04:18, in Social Networks, linkato 2559 volte)

A tre anni di distanza arriva il nuovo studio di GlobalWebIndex, una dettagliata ricerca a livello globale, che fotografa dati e trend dei social network come Facebook, Twitter e Google+, senza dimenticare i nuovi nati del mondo social come Pinterest.

Dei risultati della ricerca, consultabili su slideshare, e di quale sia lo scenario italiano dell’utilizzo dei social media, abbiamo parlato con Marcello Mari, il Responsabile per l’Italia di GlobalWebIndex e autore della nostra rubrica London Notes.

1) Cosa è cambiato dei social media dal primo GlobalWebIndex del 2009?
Da quando e’ stato lanciato per la prima volta il GlobalWebIndex nel 2009 i Social Media sono letteralmente esplosi diventando un fenomeno assolutamente globale. Il 90% della totalita’ degli utenti di Internet nel mondo ha oggi almeno un profilo Social al quale il 70% ha contribuito attivamente nell’utlimo mese. Numeri decisamente impressionanti sebbene trainati maggiormente dai paesi “emergenti”. I primi 5 paesi piu Social del mondo sono infatti Cina, Sud Korea, Filippine , Russia e l’impressionante Indonesia nella quale il 99% degli utenti Internet possiede un profilo Facebook.
Il Social ha decisamente rivoluzionato Internet e il modo in cui lo percepiamo oggi; si e’ trasformato da un semplice contenitore di siti statici ad un esperienza a 360 gradi in cui ognuno ha la possibilità di partecipare con un solo click. Ed e’ proprio in questa direzione che va il mondo creato da Google.

2) Ovvero?
Ne avevamo già parlato nel precedente “Trend Deck” rilasciato da GlobalWebIndex, in cui avevamo individuato il fenomeno col nome di “Googopoly” , e riconfermiamo il trend con la nuova Wave di dati. Goggle+ non e’ infatti un fenomeno che puo’ essere paragonato a Facebook per nessun aspetto, e chi lo descrive come un deserto social non ne comprende il significato vero e proprio. Con 400 milioni di Android smartphone nel mondo che richiedono la creazione di un profilo Google, con 900 milioni di visitatori di Youtube sempre piu integrati con l’esperienza G+, e’ diventato sempre piuùdifficile distinguere chi lo utilizza come un normale social network; e questo ha decisamente avuto un impatto anche sui risultati della nostra ricerca. Google+ non e’ quindi una “destinazione” ma più che altro un contenitore di esperienze social.
L’ibridazione dei servizi ha inoltre portato all’impossibilita’ di continuare a scindere l’utilizzo di questi servizi per categoria. Ormai non ha più senso infatti parlare esclusivamente di micro-blog o di social network essendo diventata la differenza tra questi sempre più sottile, e quasi inesistente agli occhi degli utenti. G+ e Facebook hanno col tempo integrato servizi di distribuzione di contenuti aperti non più esclusivamente alla propria rete sociale ma anche a chi decide di seguirci al di fuori di essa, mentre Twitter viene in molti casi utilizzato per comunicare esclusivamente con la propria cerchia di contatti.

3) Una recente ricerca di Audiweb ha rilevato che in Italia, negli ultimi 6 mesi, 15 milioni di italiani hanno avuto accesso al web tramite smartphone. A livello globale lo scenario qual è?
A livello globale, lo shift verso l’utilizzo di internet da dispositivi mobili ha sicuramente avuto un impatto importante, ma inferiore alle aspettative. La stragrande maggioranza degli utenti nel 2012, infatti, accede ancora ad interent tramite PC. Prendendo Facebook come esempio, il 40% dei suoi utenti vi accede regolarmente attraverso il proprio Smartphone o Tablet, ma solamente il 5% della sua base attiva contribuisce esclusivamente tramite il suo dispositivo mobile. Buone notizie per Facebook che in passato e’ stato criticato per non essere ancora riuscito a massimizzare l’esperienza mobile e trarne sufficienti guadagni.

4) Facebook è, quindi, il social network più in buona salute? E Twitter?
Sicuramente per Facebook ci sono buone notizie. Il livello di partecipazione degli utenti alla vita dei Brand on-line e’ in crescita a livello globale, con il 57% degli utenti attivi su Facebook che ha messo un “Like”. Per quanto riguarda Twitter invece, sono il 28% gli utenti che seguono un Brand e 22% quelli che ne condividono i contenuti con i propri followers. Ancora una volta si tratta di numeri trainati maggiormente dai mercati emergenti che risultano essere le vere “Social Stars” a livello mondiale sottolineando quanto, nonostante i Social Media siano un fenomeno globale, sia fondamentale comprendere le logiche locali sia per determinarne le opportunità commerciali che per valutarne l’impatto sociale.

5) E in Italia quali numeri ha il fenomeno dei social media?
Avevamo lasciato l’Italia nel Giugno 2011 incoronandola come il paese “Leader” nei Social Media in Europa, basandosi sul risultato rilevato per quanto riguardo la gestione del proprio profilo Social. Bene da allora il risultato e’ incrementato del 7% mantenendosi ancora al di sopra della media europea rilevata. Non male se si conta che su Twitter sono poco piu di 3 milioni gli utenti attivi al netto di quasi 7 milioni di utenti con un almeno account. Per quanto riguarda G+ invece, fatta la dovuta premessa iniziale, abbiamo rilevato, in Italia, 9 milioni di utenti con un account G+ nonostante chi lo utilizzi per pubblicare i propri update sia poco piu’ di mezzo milione di utenti e l’attivita’ principale sia la condivisione di foto effettuata comunque da poco piu di un milione di utenti.
A farla da padrone e’ comunque ancora Facebook, l’unico vero e proprio Social Media di massa; in Italia conta oltre 20 milioni di utenti con almeno un profilo, ovvero il 78% degli utenti Internet totali, piu della meta’ dei quali risulta essere attiva. Mentre nei paesi che per primi hanno iniziato a utilizzare Facebook, la percentuale di utenti attivi e’ in calo, in Italia il risultato sembra piuttosto stagnate essendo ormai vicini ad un sostanziale livello di saturazione del mercato.

6) Rispetto alla ricerca del 2009, c’è qualche novità nell’ecosistema dei social media?
Uno dei vantaggi di svolgere la ricerca con questa frequenza e’ quella di poter adattare il questionario alle frequenti evoluzioni dello scenario Social; in questo caso abbiamo avuto modo di aggiungere Pinterest. Lanciato nel 2010 negli Stati Uniti, ha raggiunto la popolarità in Italia sono nell’ultimo anno dove conta attualmente meno di un milione e quattrocentomila utenti, meno della meta’ dei quali attivi. Generalmente l’utente di Pinterest arriva da altre esperienze social ma cio’ nonostante il livello di partecipazione rimane piuttosto basso. Quello del divario tra utenti attivi e passivi non e’ comunque un esclusiva di Pinterest. In Italia come nel mondo,il numero di utenti che non contribuiscono in nessun modo e’ in forte crescita e risulta essere uno degli aspetti piu’ importanti di lettura dell’universo Social. Grazie ai nostri dati e’ anche possibile confermare quanto in Italia Pinterest sia un fenomeno prevalentemente femminile con quasi 7 utenti su 10 appartenenti al gentile sesso. Questo è, però, un trend che non viene confermato a livello globale, dove si conta solamente una leggera inclinazione verso l’universo femminile (56% F – 46% M ), sebbene diventi notevole se paragonata ad altri Social Media quasi tutti a maggioranza maschile (Facebook ad esempio conta il 55% di utenti uomini). Per la cronaca, il risultato piu sorprendente ci arriva dagli Stati Uniti, dove le donne su Pinterest rappresentano il 90% del totale.

7) Dai dati analizzati nella ricerca, qual è secondo lei il social network da tenere maggiormente d’occhio per il futuro?
Di realtà da seguire ce ne sono molte. Particolarmente interessante sara’ continuare a osservare l’andamento di G+ per comprenderne l’impatto sull’universo Social e capirne la reale collocazione. Fallimento completo come dicono in tanti o rivoluzione della fruizione di Internet e dei Social Media?
GlobalWebIndex rilascera’ da qui in avanti una serie di report a tema che pubblicheremo in esclusiva su TechEconomy e sui quali mi piacerebbe aprire il confronto il piu possibile.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 12/09/2012 @ 07:31:22, in Social Networks, linkato 2225 volte)

Anche qui a Tokyo l’estate volge al termine, estate che e’ stata caratterizzata da tassi di umidità degni di una foresta amazzonica. Non ci si devono aspettano lunghe code in autostrada o grandi rientri: le ferie estive nella terra del sol levante sono infatti limitate ad una manciata di giorni (in media da 3 a 5 giorni per i salaryman), spesso a ridosso della tradizionale festività’ dell’OBON che coincide con il nostro ferragosto. Una lunga e calda estane anche nel panorama dei social media e marketing locali, che ha ha segnato la definitiva consacrazione di Facebook nell’agenda di comunicazione di grandi brand ma anche di medie aziende che puntano principalmente al mercato domestico.

Negli scorsi articoli abbiamo visto quanto la capacità di mettere a frutto i network sociali e le piattaforme mobili per il business stia influenzando drasticamente lo sviluppo di nuovi prodotti: a cambiare sono ora le strategie di marketing e ‘dialogo’ con media e clienti.
Dopo i primi esperimenti con le “brand pages” degli scorsi due semestri, che hanno visto la corsa alla creazione di campagne sociali su Facebook e l’apertura frenetica di account su twitter, si è finalmente ad un momento di revisione e riflessione. Si iniziano a raccogliere e confrontare i risultati di iniziative e campagne nate da impulsi di marketing o dettate dalla corsa all’emulazione – spesso caratterizzate dalla mancanza di preparazione dei primissi approcci aziendali al social media.
E’ un ottimo momento questo – non solo perche’ ci sono i dati per riflettere e prepararsi al meglio, ma anche perché e’ sempre più chiaro che il panorama del business e’ cambiato per tutti e che non si può ci si può più voltare indietro. I social media globali si sono fatti breccia in giappone e sono qui per restare: i network sociali locali (come Mixi di cui abbiamo parlato negli scorsi articoli) faticano a mantenere credibilità nei confronti del business e a scrollarsi di dosso una immagine obsoleta e di di ‘chiusura’.

E’ questa l’estate che consacra Facebook come protagonista per il business in rete del Giappone, in un paese dove il network ha faticato (e per certi versi ancora fatica) a conquistarsi la fiducia degli utenti consumer locali. Mentre twitter perde la sua immagine di novità per stabilizzarsi come una costante presenza di fondo, come un invisibile e immancabile collante sociale e digitale.

I numeri di Facebook crescono, come crescono gli sforzi di advertising e comunicazione delle aziende che scommettono sul canale – e il network sociale si prepara allocando un team dedicato al solo mercato giapponese, con sviluppatori e professionisti del marketing in sede stabile a Tokyo. A sostenere l’espansione di Facebook nel cuore delle aziende locali hanno contribuito in maniera considerevole applicazioni di terze parti, facilitando l’integrazione delle strategie web di piccole e grandi aziende.

Come e’ successo sul mercato globale – è grazie a start up “di servizio” come Wildfire  e Involver, che si sono dedicate alla fornitura di servizi e applicazioni di marketing semplici e ‘plug & play’ per l’ottimizzazione e customizzazione delle pagine Facebook, piccole e grandi aziende in tutto il mondo hanno potuto di costruire pagine Facebook interattive e campagne di marketing con pochi click, semplici modelli preconfigurati, e costi ridottissimi.

Similmente qui in giappone si è vista nell’ultimo anno l’esplosione di provider di applicazioni “prefabbricate” e per l’integrazione di strategie di marketing e di contenuti direttamente in Facebook – e completamente in giapponese: lingua solitamente non supportata dai prodotti esteri non solo per le difficoltà con la localizzazione dei caratteri, ma anche per il diverso impianto sociale e culturale che richiede una profonda conoscenza delle consuetudini di marketing locale.


Fra i provider di social application giapponesi il primo in termini di successo e brand è Monipla che ha costruito una suite di applicazioni per la customizzazione delle brand page su facebook in giapponese, ed e’ stato subito seguito da altri player nel settore. Grazie alla diffusioni di applicazioni semplificate in lingua, e alla corsa all’innovazione per espandere le possibilita’ di marketing a basso costo, le aziende giapponesi hanno iniziato ad apprezzare e a capire l’importanza dell’uso corretto di Facebook e dei complementari canali sociali – e a vederli non piu’ come un’ecceziona ma come parte integrante del marketing mix, da coordinare con i piu’ maturi e tradizionali canali di promozione web, media e PR televisivo.

Dopo mesi di sperimentazioni, siamo ora ad una svolta, che in molti nel settore ci si aspettava e che tardava ad arrivare: e’ sempre piu’ palese che non basta aprire una pagina Facebook o attivare alcune applicazioni – quello che serve e’ una strategia di brand che includa elementi di produzione editoriale e contenuti.

Le aziende e i dipartimenti di marketing locali sono ora piu’ propensi ad investire tempo ed energia, e ad investigare più’ in profondità la necessita’ di avere una strategia piu’ matura soprattutto nel campo dei contenuti e dell’engagement. Non basta parlare con i fan, bisogno dargli valore in cambio di attenzione. Meno campagne ‘spot’ e piu’ fiducia in strategie di lungo termine.

Creare contenuti interessanti e con continuità sul web e sui canali social può avere un impatto maggiore di una serie blasonati spot televisivi. Questo rappresenta la caduta di un altro tabù mediatico e culturale per il business giapponese: per farsi notare sul web, intrattenere ed interagire con i clienti esistenti e nuovi e’ fondamentale e richiede attenzione costante. Dopo mesi passati in assenza di una vera forma di comunicazione e di ‘engagement’ con fan e potenziali clienti, l’insoddisfazione di chi ha improvvisato si fa sentire. La soluzione c’è: richiede più impegno e focalizzazione – ed e’ comunque inevitabile. E’ la soluzione ai problemi cronici di canali web e sociali o deserti per l’assenza di aggiornamenti o di messaggi diversi dal promozionale: si chiama “Content Marketing” ed si implementa con strategie di creazione di contenuti di qualita’ e regolari.
Ancora una volta, non ci si puo’ dimenticare che sulla rete “Content is King”, I contenuti la fanno da padrone: come per la Tv, e come per le applicazioni mobili, web e social network sono avidi di contenuti, talenti, e aggiornamenti continui e regolari – e le aziende sono in competizione anche sul piano dei contenuti – che sono sempre online, 24 ore su 24.

Non c’e’ fretta, ma non ci si puo’ fermare a guardare: quei business che investono oggi in una strategia dei contenuti e che si associano con i creativi, i video, le comunita’ o i talenti blogger piu’ interessanti, divertenti o utili saranno sempre un passo avanti rispetto ai competitor, in quanto in grado di attrarre maggior attenzione e interazione – quindi miglior brand awareness ed engagement.

La sfida del social web per il business è ancora una volta una sfida per la conquista del’ attenzione di media e dei clienti. E’ i parte un ritorno alla dimensione del villaggio o del mercato di piazza -o come accadeva (e accade) nei tradizionali Shoutengai giapponesi con numerosi negozi aggregati in una sola via commerciale e al coperto.

Nel mercato come nello Shoutengai, per sopravvivere e vendere bisogna attrarre nuovi clienti con una costante comunicazione, preparare la vetrina o i contenuti del banco in modo da fermare l’attenzione, conquistarne la fiducia con un servizio e prodotto valido ed avere abbastanza clienti davanti in fila da far innescare il vitale passaparola.

Via Tech Economy

 
Di Altri Autori (del 06/09/2012 @ 07:32:03, in Social Networks, linkato 1987 volte)
Profili Twitter con informazioni in tempo reale su traffico e lavori in corso, blog aperti ai viaggiatori per informarsi su una linea e magari anche criticarla, applicazioni per smartphone con cui andare a caccia degli ultimi aggiornamenti sul proprio treno.

In Francia le aziende di trasporti pubblici si lanciano sempre di più nel mondo del web 2.0 per gestire i loro rapporti con i cittadini/clienti, aumentando rapidità e interattività delle relazioni. L’ultima iniziativa in ordine di tempo partirà domani a Parigi: quattro delle linee più frequentate della metropolitana cittadina lanceranno i propri account Twitter, da cui ‘cinguetteranno” ai passeggeri notizie in tempo reale sullo stato della circolazione, sui progressi dei periodici lavori di rinnovamento della rete e su eventuali disservizi, guasti o incidenti, dalle 6 del mattino alle 21. Dopo un periodo di sperimentazione della durata di tre mesi, se il riscontro tra gli utenti sarà positivo, l’iniziativa sarà estesa a tutte le 14 linee del metrò parigino e ai treni suburbani.

Punta con forza sul web anche la nuova campagna dell’operatore ferroviario Sncf, i cui manifesti disseminati da qualche giorno in tutte le città di Francia promettono grandi novità all’insegna del ‘social’. Un’applicazione per smartphone interamente rinnovata, Sncf Direct, che permette ai passeggeri di avere informazioni aggiornate sui loro treni, e soprattutto una serie di blog dedicati alle varie tratte, suburbane (come le RER e i Transilien nella regione di Parigi) e inter-cittadine (linee Intercites). Gestiti da responsabili delle relazioni clienti, questi spazi online permettono di saperne di più sulle linee e la loro gestione, di avere notizie su quello che succede lungo il tragitto, imprevisti compresi, ma anche di esprimere le proprie critiche sul servizio, sulla manutenzione dei treni o sullo stato delle stazioni.

Senza dimenticare le interazioni ‘orizzontalì tra navigatori del web, sollecitate, per esempio, dal sito di prenotazione Voyages Sncf, che invita a “scambiarsi informazioni e astuzie” sui viaggi ferroviari.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 03/09/2012 @ 07:38:37, in Social Networks, linkato 1757 volte)

Dal 24 al 28 settembre, arriva a Torino Social Media Week, la più grande manifestazione internazionale dedicata ai social network e alla comunicazione digitale. Nata da un’idea di un gruppo di creativi di New York, Crowdcentric, Social Media Week si svolge contemporaneamente in 14 città sparse per il mondo: oltre a Torino, Barcellona, Berlino, Bogotà, Chicago, Glasgow, Hong Kong, Jeddah, Londra, Los Angeles, San Paolo, Seoul, Shanghai e Vancouver.

Durante i cinque giorni di Social Media Week i maggiori esperti e innovatori di comunicazione digitale si metteranno al servizio del pubblico per raccontare cosa si nasconde dietro al fenomeno del secolo: il web. Social Media Week è nata con l'intento di svelare come e perché questo accade. Il tema di questa edizione 2012 è Empowering Change Through Collaboration - Dare forza al cambiamento attraverso la collaborazione.

Via Quo Media

 
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