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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 04/08/2010 @ 07:57:35, in Social Networks, linkato 1984 volte)

Le fotografie di un paesaggio. I video di YouTube. La frase più bella di un articolo o di un romanzo. Tumblr è un un blocco di appunti per raccogliere parole e immagini incotrati sul web: permette di catturarle e riassemblarle in una sola pagina. Come un blob personale di internet. Se il social network twitter punta su segnalazioni e opinioni pubblicate in brevi testi dai suoi utenti, tumblr riunisce soprattutto frammenti di testi, disegni, filmati.

Oppure commenti, opinioni, citazioni tratte da un testo sul web. Negli ultimi mesi ha incuriosito i giornali negli Stati Uniti. Il primo a sbarcare con un progetto ufficiale su tumblr è stato il settimanale Newsweek: pubblica una selezione di contenuti tratti dalle sue pagine e da internet. Poi sono arrivati altri, come il New Yorker. Fino ai reporter d'inchiesta di Pro Publica, l'organizzazione non profit premiata con un premio Pulitzer: hanno utilizzato il microblog per costruire un collage ironico delle dichiarazioni politiche più recenti, ispirandosi ai fumetti.

Da pochi giorni tumblr è entrato tra i primi cinquanta siti web più visitati negli Stati Uniti. E si sono accesi i riflettori. Come spiega il New York Times, gli utenti sono sei milioni. Non molti, se paragonati alla folla di Facebook e Twitter. Ma l'espansione è rapida: i post pubblicati ogni giorno sono 4,5 milioni, sette volte in più rispetto a un anno fa. E metà degli iscritti abita al di fuori dei confini Usa. Soprattutto, ha attirato l'interesse di società editoriali e di altre aziende. A fondarlo è stato un ragazzo di 24 anni, David Karp: il diciannove luglio ha scritto sul suo twitter "Ci siamo riusciti" appena ha saputo di essere entrato nell'olimpo digitale degli spazi web più visitati.

Tumblr è stato lanciato nel 2007. La sua marcia in più rispetto a twitter è nella facilità di raccogliere video e immagini sul web (attraverso un bottone da installare sul browser, il software per la navigazione online). Gli utenti che aprono un profilo possono raccogliere in un solo spazio video di Youtube, citazioni da articoli, link. E aggiungere un loro commento. È adatto per la visualizzazione su dispositivi mobili con schermi a colori, come gli smartphone e i tablet. Gli appunti online diventano nel tempo un racconto visuale da condividere, un punto di vista sui percorsi nel web. Ma il team di twitter non resta a guardare e gli amici: hanno annunciato che presto immagini e filmati avranno più spazio anche sui loro microblog.

di Luca Dello Iacovo su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 30/07/2010 @ 07:43:01, in Social Networks, linkato 1311 volte)

Da un paio di giorni è disponibile come download Torrent, un file contenente l'equivalente di quasi 100 milioni di profili Facebook, disponibili in download al modico peso di 2.8 GB e realizzato da Ron Bowes di Skull Security . (come confermato da Pirate Bay, sono già circa 1000 i download completi effettuati ieri).

Piccola premessa: nessun attacco informatico è stato effettuato su Facebook e tanto meno questi profili sono stati rubati da qualche dipendente infedele.

Questi dati sono stati raccolti nella maniera più semplice e ovvia, ovvero direttamente da Internet, tramite uno spider (web crawler) simile a quelli utilizzati dai motori di ricerca e sfruttando il fatto che quasi un utente su cinque non ha ancora aggiornato o impostato in maniera corretta la gestione della privacy del proprio account.

Nomi, cognomi, telefoni, email e amici sono di fatto disponibili nei normali processi di ricerca e quindi a rischio di un uso illegale.

La raccolta, conservazione e soprattutto utilizzo dei dati personali è regolata da norme più o meno severe a seconda dei paesi, ma questo non esclude un uso improprio degli stessi, magari per aggiornare o integrare banche dati già esistenti e autorizzate.

Il semplice download di questi dati, in Italia, è sanzionato penalmente in quanto è necessario per ogni singolo account ottenere l'autorizzazione anche alla semplice conservazione di questi dati.

Via Pianetacellulare.it

 
Di Altri Autori (del 20/07/2010 @ 07:36:27, in Social Networks, linkato 1540 volte)

Facebook raggiunge quota 500 milioni di utenti nel globo e festeggia a modo suo, ovvero raccontando le storie di (alcuni) internauti che hanno contribuito a rendere celebre, ricco e sempre più diffuso il social network divenuto ormai epigono del web 2.0.

Mark Zuckerberg lancia così il progetto ‘Stories’, che presenterà le vicende più interessanti e particolari, i temi più importanti e strani, trattati da Facebook in questi suoi sei anni di vita. Un sito apposito, all’interno del portale principale, proporrà una visualizzazione tematica e geografica di tutto ciò che di meglio la comunità online ha offerto sinora. Gli utenti potranno partecipare al progetto spedendo un contributo scritto di 420 battute, colleganlo eventualmente a loro profilo. Le storie verranno giudicate dagli altri iscritti al network con l’ormai classico ‘mi piace’.

Mentre gli esperti esaminano le cause del successo di Facebook, che ha in parte cambiato il modo di intendere il web rendendolo ancor più interattivo e letteralmente popolare, gli scettici già pronosticano un rapido declino e un requiem nel giro di pochi anni, invitando a non dare troppo peso al traguardo del mezzo miliardo di iscritti.

Certo è che questa copia digitale degli annuari universitari americani ha puntato, con una sistema semplice ma dalle conseguenze sociologiche complesse, sulla socializzazione della rete, accentuando alcune delle peculiarità dei frequentatori del web, quali voyerismo, curiosità e necessità di archiviare e condividere documenti, propri e altrui. Facebook ha aumentato il mondo digitale, restituendogli però una patina reale: l’internauta (virtuale) e il suo doppio (concreto).

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 08/07/2010 @ 07:47:31, in Social Networks, linkato 1176 volte)

Twitter fa i primi passi nel settore dell'e-commerce: è attivo sul micro-blog l'account @EarlyBird che permetterà di pubblicizzare offerte di aziende e marchi. Gli internauti interessati a seguire le gesta del 'nuovo iscritto' riceveranno avvisi e aggiornamenti sulle promozioni offerte dai partner di Twitter, che pagheranno per l'esposizione ottenuta sul social network.

Le offerte saranno limitate a livello di tempo e disponibilità, aspetto che mette Twitter in diretta concorrenza con i gruppi d'acquisto online. La mossa si iscrive nel più ampio piano del micro-blog volto alla monetizzazione del traffico e della notorietà ottenuti.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 25/06/2010 @ 07:08:00, in Social Networks, linkato 1811 volte)

La nuova via per i social network sembra l’espansione sui servizi di messaggistica istantanea. MySpace non fa eccezione e si appresta a essere integrato in Windows Live Messenger di Microsoft, con una apposita interfaccia. Gli utenti potranno sincronizzare aggiornamenti di status su Myspace e Msn e scrivere ai propri contatti via Hotmail, il servizio di posta elettronica di Microsoft.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 10/06/2010 @ 07:12:00, in Social Networks, linkato 1789 volte)

Il web 2.0 segna un altro importante successo e continua a crescere. Almeno in Gran Bretagna, dove il traffico dei social media ha superato per la prima volta quello dei motori di ricerca.

L’ampia categoria, che secondo gli analisti di Experian Hitwise comprende Facebook e Twitter ma anche YouTube, nel mese di maggio ha raccolto l’11,9% degli accessi web d’Oltremanica, a dispetto dell’11,3% totalizzato da Google & Co.

Secondo i dati raccolti da Experian, negli ultimi tre anni il traffico britannico sui social network è cresciuto del 5%, mentre nello stesso periodo le visite ai motori di ricerca sono calate del 13%. La svolta potrebbe portare a un maggiore investimento, soprattutto pubblicitario, nei media sociali, che garantiscono un’efficacia prolungata al messaggio a dispetto dell’immediatezza del search marketing. A dominare la scena è comunque Facebook, che da solo raccoglie il 55% dei movimenti sui social media, mentre YouTube, secondo quanto a popolarità, si attesta intorno al 18%.

Via Quo Media

 
Di Altri Autori (del 22/04/2010 @ 07:14:40, in Social Networks, linkato 1828 volte)

In questi ultimi anni i social network si sono diffusi in maniera estesa e repentina modificando importanti concetti come quelli di privacy e pubblicità. Secondo quanto sostenuto da importanti testate giornalistiche come quelle del Financial Times e del New York Times, la piattaforma realizzata da Mark Zuckerberg sarebbe in procinto di lanciare il nuovo pulsante Like che i diversi siti Internet avranno la possibilità di integrare tra le loro pagine per dare la possibilità agli utenti di esprimere il proprio apprezzamento per il web site o il marchio dell’azienda.
Secondo gli esperti, attraverso tale operazione Facebook non solo estenderà ulteriormente il proprio dominio in rete, ma permetterà di raccogliere informazioni preziose sugli utenti al fine di utilizzarle per offrire una pubblicità mirata. L’ultima ipotesi è stata immediatamente confutata dalla società di Palo Alto che ha spiegato che nessun dato verrà mai raccolto ed analizzato. Quello della tutela privacy sul Web è ad oggi uno degli argomenti più gettonati.
 
L’ultima modifica delle impostazioni della privacy infatti non sembrerebbero essere state particolarmente gradite agli utenti e, dopo quanto accaduto con Google Buzz, il leader delle reti sociali ha bisogno di fare molta attenzione. Tuttavia la sua espansione è innegabile tanto che risulta il sito web più visitato addirittura di Google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo che recentemente, insieme a Microsoft, Yahoo e MySpace ha annunciato uno standard tecnologico per l’integrazione tra social network e altri siti web.
 
Secondo esperti nel settore della comunicazione digitale, l’obiettivo è quello di identificare l’utente proprio attraverso le piattaforme alle quali è iscritto e fornendo quindi la possibilità di condividere ogni operazione svolta su Internet.

Via Trackback

 
Di Altri Autori (del 12/04/2010 @ 07:41:18, in Social Networks, linkato 1337 volte)

Facebook viaggia verso il miliardo di utenti, almeno nelle intenzioni, consapevole che la moneta più preziosa è la loro fiducia. Christian Hernandez Gallardo, responsabile internazionale del Business Development di Facebook, dopo un passato a Google, spiega strategie, modello di business e integrazione con i giornali online del più celebre sito di social network al mondo a margine dello Iab seminar 2010 ospitato nella sede milanese del Sole 24 Ore.

Del modello di business di Facebook si parla dagli esordi. Oggi, con quattrocento milioni di utenti, come vanno le cose?
Riusciamo a coprire i costi: l'infrastruttura, le persone che ci lavorano e lo sviluppo. I ricavi arrivano esclusivamente dalla pubblicità online. Ora siamo concentrati in un'opera di evangelizzazione che coinvolge i team di vendita che abbiamo in tutto il mondo. Dialoghiamo con le agenzie di pubblicitàe le grandi aziende per far capire le opportunità della pubblicità mirata sugli interessi e il profilo degli utenti.

Non c'è il rischio che la pubblicità appaia invadente agli occhi degli utenti? Facebook ha dovuto fare alcuni passi indietro su questo fronte...
Sì, è successo non appena abbiamo visto che veniva meno quello che per noi è il maggior valore. E cioè la fiducia degli utenti. Quattrocento milioni di persone si fidano di noi, se dovesse mancare questo rapporto perderemmo tutto. Nello sviluppo del sito siamo sempre più attenti alla privacy.

La quotazione in Borsa, confermata nelle intenzioni dal fondatore Mark Zuckerberg, che tempi avrà?
No comment.

Come avete visto evolversi il rapporto tra informazione online e social network?
La gente vuole condividere le news. Sta già succedendo con la pubblicazione di link alle notizie dei quotidiani. Facebook oggi manda più traffico ai quotidiani online di quanto non faccia Google News. La notizia condivisa ha un valore maggiore: se un tuo amico ti segnala un articolo sei più motivato a leggerlo. Il secondo fenomeno riguarda Facebook connect, funzione che implica un'integrazione più profonda. L'Huffington post lo utilizza. I giornali per noi sono partner, non concorrenti.

Chi sono i vostri competitor?
Tutti i siti che offrono una piattaforma identitaria, cioè la possibilità di avere un'identità digitale in dialogo con amici e conoscenti, condividendo messaggi e informazioni. MySpace, Twitter, Linkedin sono tra i più noti.

Qual è il vostro obiettivo?
Come ha già detto Mark (Zuckerberg, ndr) possiamo raggiungere un miliardo di utenti.

di Luca Salvioli su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 02/04/2010 @ 07:05:49, in Social Networks, linkato 1687 volte)

Il Web 2.0 prende piede anche nelle aziende europee, però molto lentamente. Il motivo è duplice: qualche ritardo culturale, e il timore che "troppo social network" abbia effetti negativi su produttività e sicurezza. È questo il succo del rapporto "Potere alle persone? Gestione della democrazia tecnologica sul posto di lavoro" commissionata da Trend Micro a The Economist Intelligence Unit.

L'indagine, condotta su un campione di 390 dirigenti di aziende di Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Russia, ha messo in risalto come il 48% degli intervistati si dice favorevole a incrementare la libertà tecnologica nella propria azienda, però in maniera speculare un altro 47% dichiara l'esatto contrario. Questo non toglie che da parte dei dipendenti avanzi la domanda di una maggiore democrazia nell'uso degli strumenti del web 2.0, in particolare di Facebook, Twitter e compagnia bella. Bello ai dirsi, meno a farsi, secondo le imprese: lasciare briglia sciolta, dicono, introduce molte incognite e qualche mal di pancia in chi l'It lo gestisce e si vedrebbe togliere parte del controllo tecnologico che pure spetta loro. Di fronte al problema, il 40% dice che il gioco vale la candela, visto che le opportunità (più innovazione, miglior clima aziendale, migliore collaborazione coi partner) sono minori dei rischi, il 31% sostiene il contrario (calo della produttività, perdita di info sensibili, più vulnerabilità ai virus), mentre per il 23% rischi e opportunità si equivalgono.

I manager inglesi sono i più ottimisti sui benefici che potrebbe portare la rivoluzione tecnologica del web 2.0, i dirigenti russi i più diffidenti. L'Italia non si discosta dai dati europei, registrando una buona apertura. Gran parte degli intervistati italiani è sicuro che il web 2.0 sia ampiamente usato nelle imprese, anche se il 71% ritiene che l'uso del social network risponda più a bisogni personali che ad esigenze professionali. In ogni caso, il 63% si fida… Il 42,8% dei manager italiani pensa che l'uso dei social network aumenti i rischi per la sicurezza dei dati aziendali, il 38,8 % ritiene le opportunità superiori ai rischi, un 28,5% le ritiene inferiori, il 30,6% ritiene invece che rischi e opportunità stiano in perfetto equilibrio. Il 46,9% ritiene che l'introduzione del web 2.0 possa ridurre la produttività dei dipendenti, il 32,7% ritiene che i social network, in particolare Facebook e Linkedin, potrebbero costituire un pericolo per le informazioni aziendali.

In fin della fiera, i manager italiani preferiscono una regolazione soft delle nuove tecnologie, quasi il 60% invece è per la censura piena per le applicazioni e i siti di file sharing. Allora, cosa deve fare chi vuole introdurre la democrazia tecnologica in azienda e nel contempo garantire un certo livello di sicurezza? La risposta sta in sei suggerimenti da parte dei ricercatori: redigere linee guida specifiche per l'uso delle nuove tecnologie; aggiornare frequentemente le linee guida; formare i dipendenti; sviluppare strumenti di social network interni all'azienda; essere pronti a delegare parte della supervisione per garantire la protezione; favorire la collaborazione tra unità aziendali e team It.

di Pino Fondati su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 01/04/2010 @ 07:54:50, in Social Networks, linkato 1587 volte)

D’ora in avanti, gli utenti di Facebook potranno ricevere le classifiche dei dischi più venduti in Italia. La Fimi, la federazione dell'industria musicale italiana, ha reso disponibile sul sito www.fimi.it una nuova applicazione per tutti gli utenti del social network, che saranno così in grado di disporre gratuitamente dei dati di vendita e dei brani più scaricati sul proprio account, dando visibilità ai successi dei propri artisti preferiti.

Via Quo Media

 
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