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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 19/02/2020 @ 07:27:15, in Internet, linkato 191 volte)

Gli italiani si confermano sempre più connessi e "maturi" nell'approccio al mondo digitale, con un trend di adozione in crescita per quanto riguarda sia internet in senso ampio, sia le piattaforme social, sia le nuove tecnologie. Questo quanto emerge dal Report Digital 2020 di We are social e confermato anche dagli ultimi dati Audiweb relativi alla total digital audience 2019.

Stando all'analisi sono infatti quasi 50 milioni le persone online nel nostro Paese su base regolare, e 35 milioni quelle presenti ed attive sui canali social. In entrambi i casi, si registra un aumento rispetto alla rilevazione del 2019. A seguire un identikit approfondito.

Non è solamente la quantità di persone presenti ed attive a crescere, ma anche il tempo che si sceglie di passare online: spendiamo 6 ore connessi ad internet ogni giorno, e 1 ora e 57 minuti sui social, in aumento rispetto al dato rilevato nel 2019, che si era fermato a 1 ora e 51 minuti.

Maturità tecnologica
Guardando al livello di "maturità" rispetto alle nuove funzionalità/tecnologie, cresce di 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno l'utilizzo di assistenti vocali da mobile o device dedicati (dal 30% al 35%). Un italiano su 12 possiede invece device per la smart home, mentre triplica (dal 5% al 15%) la penetrazione della categoria dei wearables, siano essi smartwatch o altri dispositivi per il tracciamento dell'attività fisica o della salute in senso ampio. Più indietro, ma forse meno del previsto, l'adozione di dispositivi per la realtà virtuale, in mano al 3% degli italiani.

Privacy e fruizione
Più consapevolezza anche su dati temi: più di una persona su due ha infatti espresso preoccupazione per le fake news (52%) e in relazione al trattamento dei dati personali (59%) da parte delle piattaforme e delle aziende. Cresce contestualmente l'utilizzo di strumenti di ad-blocking (dal 35% del 2019 al 40%). Anche se il dato è alla prima rilevazione, inoltre, si riscontrano risultati importanti per quanto riguarda la regolare cancellazione dei cookies (54%) e l’utilizzo di sistemi/app per il tracciamento dello “screen time” sui dispositivi mobili (15%).

Interazione e utilizzo
Senza sorpresa, il 98% degli utenti social si connette da dispositivi mobili, ma al netto dei volumi è interessante un dato più qualitativo: siamo infatti anche più coinvolti, in virtù dell'aumento degli utenti che contribuiscono attivamente al dialogo, in crescita dal 74% all'81%.

Se si guarda alle app più usate (a seguire) non è solo il desiderio di rimanere connessi con amici, colleghi, brand preferiti e fonti di ispirazione che tiene gli italiani attaccati ai telefoni, ma anche un'evidente ricerca di svago ed intrattenimento. Guardare video online, seguire vlog, l'ascolto di musica, radio online e podcast sono tutte attività che incrociano intrattenimento e desiderio di crescita personale. A conferma di questo desiderio anche la top 10 delle categorie di app più utilizzate dagli italiani: 5 categorie delle prime 7 sono infatti ascrivibili alla sfera dei social e dell'intrattenimento.

Le piattaforme preferite 
Nessuno scossone rispetto a quanto riportato l'anno scorso, con YouTube e la famiglia di app di Facebook (WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger, nell'ordine) saldamente nella top 5. Ed è proprio Instagram la piattaforma che registra la crescita più evidente, dal 55% al 64%. In forze anche Pinterest, che vede un salto dal 24% al 29% anche in Italia, in parallelo ad una crescita globale anche in virtù di una serie di migliorie. Crescono di un paio di punti percentuali ciascuno anche SnapchatTwitterWeChatReddit: sono tutte piattaforme molto diverse tra loro ed è interessante notare come la crescita sia diffusa, indicatore di “salute generale” della categoria e non solo di alcune nicchie specifiche.

 
Di Max Da Via' (del 18/12/2019 @ 07:21:06, in Internet, linkato 412 volte)

Jingle Bells, Jingle Bells... il periodo di alberi luccicanti e Christmas Carol è ormai iniziato da un po’. Per tutti noi è il periodo più bello dell’anno, ma forse un po’ meno per i Social Media Manager.
Ogni anno il ritornello di Natale che sentono più spesso è: “quando parte la campagna natalizia?".

Secondo un recente studio di Facebook, Global Holiday Study curato da Ipsos, circa il 43% dei consumatori iniziano il loro shopping prima di Novembre, con picchi registrati durante la Black e Cyber week.

Qual è dunque la prima regola?

Holiday Promotion e Social

Diversi brand di fatto storceranno un po’ il naso, ma a livello di vendite non esiste nulla di più invitante di una promozione in puro stile natalizio.

Il motivo è molto semplice: le occasioni fanno molta più gola. Non è del tutto corretto pensare che una promozione non possa essere legata al brand, o che debba per forza essere solo un momento commerciale.

Sarà compito del brand identificare la creatività giusta e il messaggio corretto, che strizzi l'occhio ai consumatori, senza rovinare la strategia brand costruita.

La crescita delle vendite e dei ricavi, durante la Black Week, è aumentata ed aumenterà esponenzialmente nei prossimi anni, senza dimenticare che il Single Day sta diventando un momento promozionale rilevante anche qui in Europa. Bisogna fare attenzione però a non utilizzare post organici per questi eventi, ma catturare i target corretti attraverso sponsored post, in modo da non modificare troppo la brand perception che state cercando di costruire.

LEGGI ANCHE:  Natale si avvicina e fioccano i primi imperdibili annunci dai grandi brand

Social Media: Holiday Emotion

Natale è il momento delle emozioni e dell’esplosione di sentimenti. Il principale obiettivo di ogni Social Media Manager è quello di portare a ogni visitatore e consumatore un pizzico in più di spirito natalizio.

E il primo strumento per veicolare le emozioni sono sicuramente i video.

Alzi la mano chi non si è mai trovato a sciogliersi davanti a una campagna di Natale. I video sono lo strumento di comunicazione migliore dal momento che permettono a chi lo guarda di immedesimarsi completamente.

La prima regola è quella di focalizzarsi su un'emozione e sviluppare lo storyboard così da lasciare che il racconto porti la storia nel cuore delle persone. Pochi dettagli, ma che colpiscano e lascino il segno. I principali ingredienti di un contenuto virale.

Una regola importante il vostro contenuto non dovrà mai allontanarsi dai valori caratteristici del vostro brand, e da come i vostri consumatori e fan vi conoscono nella "vita di tutti i giorni".

Engage, engage, Engage!

I contenuti natalizi sono il momento perfetto per creare awareness e migliorare la fedeltà dei propri consumatori. Come?

Il primo suggerimento è quello di crearne di rilevanti, anche solo visivi che contengano prodotti ma che non passino inosservati. Non dimenticate che ognuno di noi è sommerso quotidianamente, durante il periodo delle festività, di immagini di Natale.

Dovreste dunque distinguervi, creando un feed di Instagram o Facebook ad alto tasso di originalità.

Lasciate che il valore dei vostri prodotti parli anche attraverso i contenuti che andrete a postare. Costruite una strategia che non parli solo di gifting, ma di holiday mood, perché la prima regola del successo è che la vostra audience si senta coinvolta davvero.

Ultimo, ma non meno importante, utilizzare User Generated Content: non c'è modo migliore che utilizzare immagini di consumatori per aumentare il vostro tasso di creatività che lasciare che i vostri consumatori trasmettano il vostro messaggio natalizio nel loro modo.

Via Ninja Marketing
 
Di Max Da Via' (del 26/11/2019 @ 07:23:22, in Internet, linkato 445 volte)
Guida la classifica my-personaltrainer.it (che totalizza 16 milioni di utenti). Seconda posizione per medicitalia.it; terzo posto ad albanesi.it

Ogni anno in Italia vengono effettuate 4 miliardi di ricerche su tematiche legate a health e wellbeing, con un tasso di crescita medio del 14% annuo. Ma quali sono i portali più consultati e ritenuti i più affidabili per questo tipo di argomenti? SEMrush, uno dei tool più usati in Europa nel search marketing, ha analizzato le parole chiave digitate sui motori di ricerca in Italia, stilando una breve classifica dei portali più frequentati: 1. my-personaltrainer.it, 2. medicitalia.it, 3. albanesi.it, 4. farmacoecura.it, 5. starbene.it

Tutti e 5 i siti, essendo basati su query informazionali (per il 99,6% dei casi, solo il 0,4% è traffico navigazionale, ovvero di ricerche solo sul brand) hanno il maggiore pilastro costruito sulla Seo. Circa il 60% degli utenti arriva sulle piattaforme web cercando risposte alle proprie domande direttamente sul motore di ricerca, mentre dai canali social arriva decisamente poco: 0,6% di media.
Il leader di settore, my-personaltrainer.it, vanta un traffico mensile di 16 milioni di utenti, che navigano principalmente da mobile (l’82%).

Nell’ambito salute e benessere, la vera sfida non è solo scrivere il contenuto più opportuno, ma anche renderlo il più ‘pop’ possibile, per essere compresi pure da una vasta platea.
A giudicare dalle ricerche migliori effettuate dai portali top five, si tratta di vere e proprie domande al ‘dr.Google’, entrando nell’ottica di una vocal search sempre più vicina e diffusa. Qualche esempio concreto? “pallina dura dietro l’orecchio” o “levobren colon irritabile”, piuttosto che “birra fredda mal di stomaco” sono fra le ricerche tipo.

Seppure sia riconoscibile una campagna di posizionamento, si nota la tendenza, da parte dei portali, verso una scelta di query sempre più cheap e che non seguano una linea editoriale specifica e condivisa. Addirittura, secondo SEMrush, la corsa alla visualizzazione, ovvero al like in più, potrebbe rischiare di portare il comparto a cascare verticalmente.

Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 28/10/2019 @ 07:31:59, in Internet, linkato 450 volte)
Ma il canale preferito dagli italiani si conferma quello delle grandi superfici specializzate (37,6% di quota), nonostante una lieve flessione nel 2018

Gli italiani spendono sempre di più in prodotti di elettronica di consumo, soprattutto per quelli top di gamma e premium - a partire dagli smartphone di fascia alta – e soprattutto nei periodi promozionali, come in occasione del Black Friday e del Cyber Monday. Questi uno dei dati emersi dall’Osservatorio Non Food di Gs1 Italy,che ha registrato un aumento nel giro d’affari del comparto di +4,3% tra il 2017 e il 2018, e di ben +14,9% nel quinquennio 2014-2018.

Dei 13 comparti merceologici monitorati dall’Osservatorio, l’elettronica di consumo è quello in cui le vendite su internet sono cresciute maggiormente, sia in termini di quota di mercato (+1,2%) che di fatturato (+20,3%). Un risultato che si deve anche alla diffusione della modalità “clicca e ritira in punto di vendita”, a testimonianza di politiche di canale sempre più orientate a gestirne l’integrazione in chiave omnichannel.

Il canale preferito dagli italiani si conferma quello delle grandi superfici specializzate (37,6% di quota di mercato), nonostante una lieve flessione nel 2018 (-0,5%). Risultati positivi anche per le grandi superfici non specializzate come mercatoni e cash & carry (+0,4% di quota) e per i negozi specializzati (+3,9% di vendite), mentre continua la contrazione delle vendite dei prodotti di elettronica di consumo negli ipermercati (-5,4% nel giro d’affari e -0,5% di quota rispetto al 2017).

Qui un approfondimento complessivo sulle diverse categorie non food analizzate.

Via Mark Up
 
Di Max Da Via' (del 17/10/2019 @ 07:18:19, in Internet, linkato 501 volte)

La total digital audience ad agosto ha raggiunto 40,7 milioni di utenti unici, online dai device rilevati per 111 ore e 34 minuti, pari a 4 giorni e 16 ore trascorsi complessivamente a navigare. Lo riportano i dati diffusi da Audiweb.

Nel giorno medio ad agosto hanno navigato 32,1 milioni di persone, online in media per 4 ore e 34 minuti. Dai dati di dettaglio sui device d’accesso, risulta che nel giorno medio in questo mese estivo hanno navigato da computer 8,1 milioni di persone dai 2 anni in su, mentre sono stati 29,1 milioni i maggiorenni che hanno navigato da smartphone, per 4 ore 28 minuti in media al giorno.

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In base ai dati di dettaglio sul profilo degli individui online, nel giorno medio del mese estivo per eccellenza risulta collegato da smartphone il 65,4% della popolazione over 18 e, tra le diverse fasce d’età, il segmento più coinvolto nella navigazione da questa tipologia di dispositivo è rappresentato dai 25-34enni, con il 75,5% delle persone di questa fascia online (5,1 milioni), seguiti dai 45-54enni online in mobilità nel 73,7% dei casi (7,1 milioni). Risulta interessante anche la quota dei 55-64enni online da smartphone nel giorno medio ad agosto, pari al 59,3% di questo segmento della popolazione (4,9 milioni) e degli over 64 anni online nel 39,3% dei casi (2,7 milioni).

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Il tempo speso online nel giorno medio ad agosto ha superato del 2,5% quello registrato nel mese precedente. Inoltre, in questo mese di rilevazione la fruizione dell’online da smartphone ha conquistato l’attenzione della popolazione maggiorenne per almeno 4 ore nel giorno medio, arrivando a 5 ore e 15 minuti di navigazione per i 18-24enni.

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Dai dati sulla provenienza geografica degli utenti online, risulta che hanno navigato il 56,7% della popolazione del Nord Ovest (8,9 milioni), il 2,3% della popolazione del Nord Est (5,7 milioni), il 3,2% dal Centro (6,3 milioni) e il 2,1% dell’area Sud e Isole (11,1 milioni).

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Per quanto riguarda le principali tipologie di siti e applicazioni più frequentati ad agosto, tra quelle che conquistano l’attenzione di almeno l’80% degli utenti online nel mese, troviamo: la sotto-categoria Search con 38,9 milioni di utenti unici mensili (pari al 95,4% degli utenti online nel mese); con 36,2 milioni di utenti unici mensili troviamo sia la sotto-categoria di siti e app di Social Network (Member Communities) che registra un tempo complessivo per persona di 23 ore e 24 minuti, sia la sotto-categoria di siti e app dedicati a servizi e strumenti online (Internet Tools/Web Services); la sotto-categoria ”Video/Movies” con 35,9 milioni di utenti (l’88,2%); i portali generalisti (General interest portals & communities) con 35,6 milioni di utenti (l’87,3%); i siti di news online (Current Event & Global News) che raggiungono 34,8 milioni di utenti; la sotto-categoria “Instant messaging” per la messaggistica istantanea che, con 34 milioni di utenti unici mensili e 26 ore e 22 minuti di tempo per persona, raggiunge l’83,6% degli utenti nel mese.

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TDA-agosto-19-5Via Engage.it
 
Di Max Da Via' (del 04/09/2019 @ 07:37:28, in Internet, linkato 517 volte)

Audiweb ha distribuito il nastro di pianificazione, Audiweb Database, con i dati della fruizione di internet (total digital audience) del mese di giugno 2019, prodotto con la nuova metodologia Audiweb 2.0. I nuovi dati dell’Audiweb Database, sono stati distribuiti alle software house per essere consultati dagli operatori iscritti al servizio tramite i tool di analisi e pianificazione.

Sul sito Audiweb è inoltre disponibile il report Audiweb Week con la sintesi dell’audience online della settimana dal 12 al 18 agosto 2019 degli editori iscritti alla rilevazione Audiweb Daily/Weekly.

La Total Digital Audience nel mese di giugno 2019
La Total Digital Audience nel mese di giugno è rappresentata da 41,3 milioni di utenti, pari al 69,1% della popolazione dai 2 anni in su. In questo mese che apre il periodo estivo hanno navigato da smartphone 35,6 milioni di utenti, pari al 79,6% della popolazione maggiorenne.

Sono stati 33 milioni gli italiani che si sono collegati almeno una volta nel giorno medio dai device rilevati, trascorrendo su internet in media 4 ore e 28 minuti al giorno per persona.

Nel giorno medio a giugno erano online il 56,4% degli uomini e il 54% delle donne e, per quanto riguarda le fasce d’età, il 79,8% dei 18-24enni (pari a 3,4 milioni), l’83,8% dei 25-34enni (5,7 milioni), l’80,6% dei 35-44enni (7,2 milioni), il 78,2% dei 45-54enni (7,5 milioni), il 66,9% dei 55-64enni (5,4 milioni) e il 25,7% degli over 64enni (3,5 milioni).

Per quanto riguarda l’area geografica di provenienza degli utenti online online nel giorno medio, troviamo il 57,6% della popolazione del Nord Ovest (pari a 9 milioni), il 54% della popolazione del Nord Est (5,9 milioni), il 56,8% dal Centro (6,5 milioni) e il 53,3% dell’area Sud e Isole (11,5 milioni).

La fotografia dei consumi online nel mese di giugno conferma la tra le prime sotto-categorie di siti e applicazioni le sotto-categorie “Search”, con il 95,5% degli utenti online nel mese (39,5 milioni), “Member Communities” - Social Network -, con l’89% degli utenti (36,8 milioni), “Internet Tools/Web Services” - servizi e strumenti online – con l’88,7% degli utenti (36,7 milioni), ”Video/Movies” con l’88,2% degli utenti (36,4 milioni) e “General interest portals & communities” –portali generalisti - con l’87,3% degli utenti (36,1 milioni).

La sotto-categoria “Current Event & Global News”, che raggruppa i siti e le applicazioni delle testate giornalisti online, con 35,1 milioni di utenti raggiunge l’85% dell’audience online nel mese, seguita dalla sotto-categoria Instant Messaging, dedicata alla messaggistica istantanea, raggiunge l’82% degli utenti online (34,1 milioni). A giugno, con l’avvicinarsi dell’estate, tra le sotto-categorie più consultate compare anche “Health Fitness & Nutrition”, con quasi 27 milioni di utenti mensili, pari al 65,3% dell’audience online.

Il numero di singole persone, deduplicate, che si sono collegate, in un determinato arco temporale, ad un sito e/o elementi di esso effettuando una o più visite.
Differiscono dai browser e visitatori unici in quanto rappresentano persone fisiche.
Degli utenti unici è analizzabile anche la sovrapposizione su di diversi siti, valutando quanto pubblico hanno in comune (sovrapposizione) e quanto ne hanno complessivamente al netto delle duplicazioni (unduplicated audience).

Rispetto al dato dell’audience online nel mese, che ci dà un’idea della copertura del mezzo nel periodo di rilevazione, l’osservazione del dato dell’audience online nel giorno medio è importante poiché fornisce, tra le varie informazioni, indicazioni sulla frequenza di utilizzo del mezzo.

Cosa si intende per giorno medio
Il giorno medio indica, per il mese di riferimento, il numero medio di utenti unici giornalieri, che nel giorno hanno effettuato almeno un accesso a internet.
Come si calcola il giorno medio?
La somma degli utenti unici di ciascun giorno del mese osservato / numero dei giorni del mese = il numero medio di utenti unici giornalieri del mese di osservazione.

L’osservazione nel giorno medio fornisce, ad esempio, indicazioni sulla frequenza di utilizzo.

La metodologia alla base del nuovo sistema Audiweb 2.0
Il nuovo sistema di rilevazione, Audiweb 2.0, realizzato in collaborazione con Nielsen, è basato su quattro fonti di dati: la fonte “censuaria”, basata sull’instrumentazione di un TAG/SDK (Software Development Kit di Nielsen) che consente la raccolta di dati relativi alla fruizione di tutti i contenuti online da differenti device e piattaforme e che, con le informazioni provenienti dal big data provider, è alla base della rilevazione Audiweb Daily / Weekly; i Big Data, le cui informazioni, validate dal Panel, contribuiscono all’attribuzione di età e genere all’audience e alla deduplica delle audience tra device.

A queste due fonti di rilevazione, si aggiunge la rilevazione Audiweb Panel. Alla base della produzione dell’Audiweb Database Respondent Level, la rilevazione Audiweb Panel è la misurazione che avviene attraverso un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana, che ha installato un software meter nel proprio computer, smartphone e/o tablet e fornisce informazioni oggettive e dettagliate sulla fruizione dell’online, oltre a dati esclusivi sul profilo socio-demo degli utilizzatori della Rete. Le informazioni provenienti dalla rilevazione Panel vengono poi espanse all’intero universo della popolazione connessa grazie alle informazioni derivanti dalla nuova Ricerca di base congiunta con Auditel.

Il prodotto finale e più completo della fusione di tutte le fonti di dati del sistema è rappresentato dal nastro di pianificazione, Audiweb Database, che offre le informazioni sull’audience di tutta l’offerta online e i dati elementari di navigazione degli editori iscritti al servizio, con i profili socio-demografici degli utenti (= “Respondent Level”) - non solo per genere ed età, come per i dati “Daily” e Weekly”, ma offrendo anche le informazioni relative al livello di istruzione, alla condizione professionale, al tipo di occupazione, il numero dei componenti in famiglia, il reddito famigliare, l’area geografica, la regione di provenienza e, novità importante, la / il responsabile di acquisto -, arrivando a una rappresentazione dei comportamenti di fruizione per fascia oraria giornaliera di 3 ore.

Il report Audiweb Week
Il report Audiweb Week rappresenta un estratto della rilevazione Audiweb Daily / Weekly e riporta i dati dell’audience online di una settimana del mese di rilevazione per gli editori aderenti e che, quindi, hanno instrumentato il TAG/SDK per l’attivazione della componente censuaria.

Derivati dalla rilevazione Audiweb Daily / Weekly, che offre dati “currency” (utenti, non browser), i dati rappresentati nel report Audiweb Week sono riferiti all’universo di individui dai 2 anni in su, non solo per la componente Computer, ma anche per la componente Mobile - Smartphone e Tablet - che nella rilevazione Audiweb Database è circoscritta all’universo di individui di 18-74 anni.

Via MediaKey
 
Di Max Da Via' (del 10/06/2019 @ 07:37:21, in Internet, linkato 1850 volte)

Il mese scorso ho condiviso l’analisi annuale su audience e utilizzo dei social media in Italia. Oggi vi propongo una riflessione, a partire dai dati Audiweb powered by Nielsen, sull’uso delle applicazioni per la messaggistica istantanea nel corso del 2018, confrontati con le statistiche del 2017.

applicazioni per la messaggistica in italia utenti e tempo di utilizzo 2018

WhatsApp è usata da circa 32 milioni di italiani per 14 ore al mese

La chat più utilizzata dagli italiani è di gran lunga WhatsApp. La notizia non vi sorprenderà, ma ciò che impressiona è il numero degli utilizzatori e il tempo di utilizzo. A fine dicembre l’audience era di 31 milioni e 700 mila persone (+22% rispetto a dicembre dell’anno precedente). L’utilizzo medio per persona è di 14 ore in un mese, circa lo stesso tempo trascorso su Facebook. 
Se pensiamo che l’app è molto più immediata e alla portata anche di coloro che non hanno una grande propensione tecnologica, non mi stupirebbe se tra qualche mese dovesse superare il bacino di utilizzatori del social più grande del mondo.

Facebook Messenger usata solo per un’ora al mese

Al secondo posto troviamo Facebook Messenger con poco più di 23 milioni di utenti mensili (+28% sull’anno), ma con un tempo d’uso medio di un’ora e 15 minuti. Nonostante gli sforzi di differenziazione che Zuckerberg sta cercando di operare, l’impressione è che questa chat venga usata dagli utenti Facebook solo quando sia strettamente necessario a comunicare con pagine di brand (per esempio per assistenza o informazioni) e altri utenti della piattaforma, mentre per la quotidianità le persone siano più propense a far affidamento su WhatsApp.

Telegram conquista 9 milioni di italiani

Al terzo posto, a grande distanza, si piazza Telegram che attrae 9 milioni di italiani e fa registrare un balzo, rispetto al 2017, del 30%. Notevole il tempo di utilizzo che è di 3 ore e 24 minuti. 
La creatura del russo Pavel Durov ha successo perché ha puntato molto sia sui suoi sistemi di protezione delle comunicazioni, che sulla diffusione libera e incontrollata dei contenuti (molta parte dell’utilizzo si concentra sulla condivisione di film, software e musica pirata).

Skype e Viber in caduta libera. Cresce WeChat.

Skype, acquisita da Microsoft nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari, è in caduta libera da almeno quattro anni. Oggi è sfruttata da 3,5 milioni di connazionali (-55% rispetto al 2017) che la usano per 50 minuti al mese. Questo ridimensionamento probabilmente è dovuto al suo posizionamento in ambiente lavorativo, dove compete con altre tecnologie adottate a livello corporate oltre che con WhatsApp che viene anche sfruttata per i contatti quotidiani con i colleghi. 
In calo anche Viber (-16% sull’anno) scelta da 840.000 italiani per circa un minuto e mezzo al mese. La sua debolezza è da ricercare nella difficoltà di differenziarsi in un mercato così affollato. 
Infine cresce tra gli strumenti di comunicazione istantanea WeChat, l’app del colosso Tencent che nel mondo è sfruttata da oltre 1 miliardo di persone per una moltitudine di servizi (dalle prenotazioni ai rapporti con la pubblica amministrazione). In Italia è usata da poco più di 414 mila individui (+15% sull’anno) per ben 5 ore al mese. Probabilmente gli utilizzatori maggiori sono da ricercare nella comunità cinese composta da circa 300 mila persone.

In attesa dei vostri commenti vi consiglio, per non perdervi i prossimi aggiornamenti, di consultare periodicamente la pagina dell’Osservatorio Social Media per le statistiche italiane, la pagina Social Media Statistics per le straniere e di iscrivervi alla Newsletter.

Via Vicos blog
 

È questo il tempo che l’utente medio dedica ogni giorno alla fruizione di contenuti. Un tempo destinato ad aumentare di soli 18 minuti nei prossimi 5 anni, il che significa che l’attenzione umana, già praticamente satura, è il nuovo terreno di competizione per tutti i player, fuori e dentro la rete.

Per descrivere il fenomeno in USA si è arrivato a parlare addirittura di “peak media”.

Il digitale è ovviamente il mezzo più usato per la fruizione del contenuto: un cambiamento reso possibile dall’ascesa di internet, che ha costretto non solo i merchant e i service provider ma anche i gruppi editoriali a ripensare il proprio modo di fare business.


Perché quindi l’affiliate marketing?

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa è infatti in calo costante dal 2012 e il duopolio di Facebook e Google ha reso necessario trovare strategie pubblicitarie alternative.

Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali che potremmo definire “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione, un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (fonte: The Awin Report 2017/2018), per aumentare le entrate. Una scelta fatta anche per compensare l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display, e in grado di arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.

Tutto questo grazie a un semplice principio: la non invasività. Il lettore è sempre al primo posto e quello che gli si offre è un vero e proprio servizio; una lettura non solo interessante ma anche utile grazie a review di prodotto, gallerie di immagini e link ai siti dei brand che vendono l’oggetto del desiderio (il 43% delle vendite è influenzato da consigli e promozioni). L’obiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa. Lettori soddisfatti si trasformano in clienti felici e in una vittoria sia per il merchant che per il publisher. Grazie a tecnologie di tracciamento, il sito che ha originato il click dell’utente, l’editore appunto, riceverà una commissione commisurata alla vendita che ha generato.

Importante è ovviamente piena trasparenza e dichiarare quindi la finalità commerciale dietro questa attività, all’inizio o alla fine dell’articolo in questione: a differenza di quanto si pensa, gli utenti non hanno alcun problema a riguardo e anzi apprezzano contenuti ben fatti che aiutano a rimuovere quell’alone di incertezza che aleggia tutti gli acquisti effettuati online (“il prodotto che ho ordinato sarà come quello della foto? E se fosse di scarsa qualità?”). Il lettore saprà cosa compra ancora prima di ricevere il prodotto davanti alla porta di casa.

Gli stessi influencer d’altronde ci stanno abituando ormai aglihashtag #ad, #adv e #advertising all’interno di post e story.

All’estero troviamo tanti importanti nomi dell’editoria che già lavorano con network d’affiliazione come il Time, Telegraph, DailyMail, Independent e Business Insider. Grazie all’expertise acquisita sul mercato USA e UK infatti, da sempre precursori delle tendenze del digitale europeo, il network di affiliazione internazionale Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.


I dati dell’affiliazione

I gruppi editoriali che hanno iniziato a lavorare con l’affiliate marketing hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenti notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%. Interessante anche notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori. Per finire, i contenuti non conoscono limiti di tempo: gli articoli contribuiscono a generare revenue fino a 33 mesi dopo la loro pubblicazione, e senza costi aggiuntivi (SEO, baby!).

Anche in Italia ci si prepara a seguire queste orme e sono già attive le partnership con ViviMilano, Notizie.it, Consigli.it, Today.it e Il Post. Proprio con Il Post ad esempio è stato realizzato un articolo in occasione del Black Friday 2017, che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni clienti del network Awin (Unieuro, eDreams, Euronics, La Feltrinelli), che hanno registrato un AOV di 131 euro.

Grazie all’expertise del gruppo, Awin fornisce consulenza a tutte le realtà che desiderano avvicinarsi al mondo della pubblicità personalizzata, aiutandoli a stabilire che tipo di contenuto scegliere e quali strumenti utilizzare per rendere più efficace l’attività di promozione.

Via Ninka Marketing

 
Di Max Da Via' (del 03/10/2018 @ 07:01:34, in Internet, linkato 1143 volte)
I 20 anni della nascita di Google segnano un nuovo capitolo della storia del motore di ricerca, che ha modificato profondamente il nostro modo di acquisire informazioni e conoscenza. Da oggi la ricerca cambia sulla base di tre paradigmi:
  • da risposte a percorsi: non più semplici risposte a domande degli utenti, ma la proposizione di percorsi di ricerca, sulla base degli interessi;
  • da query all’assenza di query: non ci sarà necessità di fare una specifica richiesta, ma il motore farà emergere contenuti su misura per l’utente;
  • da testo a immagini: i risultati saranno più visivi (foto, video, storie) 

Tutti questi cambiamenti sono resi possibili dai miglioramenti delle tecniche di Intelligenza Artificiale, che oggi sono in grado di comprendere concetti e non semplici parole.

Da risposte a percorsi
Oggi gli utenti non fanno ricerche una tantum, ma spesso ritornano su ricerche precedenti. E così Google ha pensato di introdurre le “Activity Cards” che mostreranno le pagine visitate in precedenza e le query effettuate (eliminabili all’occorrenza) in modo da rendere più immediate le successive interrogazioni.  Queste Card potranno essere salvate e organizzate in “Collections” tematiche (tipo Pinterest).

Topic Layer
Il miglioramento delle capacità di ricerca passa anche dal potenziamento del cosiddetto “Knowledge Graph” ossia quell’insieme di relazioni tra fatti (persone, eventi, luoghi, argomenti) che Google costruisce nel tempo e che gli permette di “comprendere” le domande di ricerca. Viene introdotto il concetto di “Topic Layer” per descrivere la capacità del sistema di individuare e mostrare una serie di sotto argomenti (quindi articoli sempreverdi e nuovi) legati alla chiave di ricerca principale. 

Il Feed diventa Discover
Il News Feed, il flusso di notizie cui si accede usando l’app mobile di Google, usato da 800 milioni di persone al mese,  viene rinominato “Discover”. Presto apparirà quando si aprirà google.com da un browser su dispositivo mobile. Il suo compito è di mostrare le news del giorno e quelle più rispondenti agli interessi del singolo utente. Ogni notizia sarà accompagnata da una sorta di tag tematico che, cliccato, farà partire una ricerca più ampia sullo specifico argomento. Si potrà decidere di seguire o smettere di seguire un topic, segnalando a Google l’interesse verso lo stesso.

Da testo a immagini
I risultati della ricerca saranno sempre più visivi. Ad esempio conterranno le Storie AMP, il formato mobile promosso da Google che è in grado di contenere foto, video, testi al fine di raccontare una notizia. Ogni frammento della storia, cliccato, porterà a scoprire nuovi contenuti (attraverso la ricerca).  La cosa interessante è che queste storie saranno composte automaticamente da un sistema di Intelligenza Artificiale. 

Nella SERP vedremo anche più video, le cui anteprime saranno selezionate da un sistema di “computer vision” in modo permettere una immediata identificazione di quelli più rilevanti.  

La sezione Google Images verrà profondamente rinnovata in modo da mostrare sia le ricerche correlate alla parola inserita, sia delle descrizioni di contesto insieme alle foto.  In pratica diventerà Pinterest. Saranno privilegiati i contenuti nuovi e quelli provenienti da siti autorevoli che danno grande spazio ai contenuti visivi.
Verrà aggiunta anche la funzione Google Lens, che permetterà di eseguire ricerche visive di dettaglio rispetto agli oggetti contenuti in una foto.

In definitiva i risultati di ricerca di Google conterranno meno link blu, più elementi visivi, dati strutturati e tasti-scorciatoia per semplificare le operazioni successive di ricerca. Chi pubblica sul web probabilmente dovrà puntare ancora di più sulla qualità, anche visiva, e sull’aggiornamento dei contenuti.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 22/05/2018 @ 06:31:18, in Internet, linkato 1303 volte)

Con il 25 maggio e il GDPR che diventa vincolante per tutti è opportuno fare chiarezza sul rapporto tra i cookies con il Regolamento Ue 2016/679. I cookies, va ricordato, sono file di testo inviati da un sito web al computer dell’utente che lo sta visitando. Nascono come strumenti per migliorare la navigazione, ma sono anche utilizzati dalle aziende per identificare, riconoscere e classificare l’utente (si chiamano cookies di profilazione), in modo da poter creare degli annunci personalizzati su ogni sito visitato. Ebbene, l’utilizzo dei cookie e i relativi obblighi non sono regolati dal GDPR, ma dalla Direttiva ePrivacy (o Cookie Law), che che opererà insieme con il GDPR per disciplinare i requisiti per l’uso dei cookie stessi.

Si parla di dati personali quando i cookie sono in grado di identificare un individuo. Anche se non tutti i cookie sono utilizzati in un modo da poter identificare gli utenti la maggior parte di essi sono soggetti al GDPR (vedi Considerando 30 del Regolamento)

Il consenso (non ambiguo)

Con l’entrata in vigore del GDPR verrà modificata anche la disciplina riservata ai cookies. Soprattutto per quanto riguarda la parte relativa al consenso. Come risulta dall’art. 7 comma 1 del GDPR e del Considerando 32

il consenso dovrà essere espresso mediante un atto positivo con cui l’interessato esprime la propria intenzione libera, specifica, informata ed inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano

Questo significa che l’unico comportamento positivo che equivale al consenso sarà quello di selezionare una specifica impostazione tecnica tra le opzioni del browser sull’accettazione o sul diniego dei cookies. Uno dei nuovi obblighi imposti dal GDPR prevede infatti dei meccanismi di opt-out per la revoca del consenso prestato, che siano trasparenti e di efficacia pari alle modalità di acquisizione del consenso.

Tecnicamente, quindi, ogni sito web dovrebbe predisporre un meccanismo chiaro per ottenere un consenso informato e attivo, fornire un metodo per la revoca del consenso, garantire, tramite un blocco preventivo, che non venga effettuato alcun trattamento prima di aver raccolto il consenso

Il meccanismo di opt-out non deve essere ospitato necessariamente sul tuo sito. Nella maggior parte dei casi, in base alla legislazione degli Stati Membri dell’Unione Europea, le impostazioni del browser sono considerate un metodo accettabile per gestire e revocare il consenso.

Il registro dei consensi

La Cookie Law tra l’altro non impone la tenuta di un registro dei consensi

ma stabilisce la necessità di dimostrare che i consensi siano stati ottenuti, anche se sono stati revocati

Il modo più semplice per soddisfare questo requisito è quello di adottare una soluzione cookie che utilizzi un meccanismo di blocco preventivo in quanto, in questo caso, i codici che installano cookie sono eseguiti solo dopo aver ottenuto il consenso. In questo modo, infatti, il fatto stesso che i codici siano stati eseguiti è una prova sufficiente del consenso.

Via Ninja Marketing
 
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