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  mymarketing.it: l'isola nell'oceano del marketing... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 10/02/2011 @ 07:13:09, in Mobile, linkato 2749 volte)

La storia dei pagamenti mobili in Italia è ancora tutta da scrivere. La conferma di ciò giunge dai dati della School of Management del Politecnico di Milano, secondo quali solo l'1% della nutrita popolazione di utilizzatori mobili di casa nostra ha sfruttato il suo dispositivo per effettuare un pagamento in remoto.

"Sono stati censiti 107 servizi di mobile payment in Italia nel 2010 rispetto ai 78 servizi disponibili nel 2009. In generale, possiamo dire che il mobile remote payment (servizi che consentono di pagare con il cellulare anche in remoto, ndr) in Italia cresce poco in termini di offerta – 65 servizi nel 2010, rispetto ai 63 del 2009 – e mancano ancora progetti a larga diffusione, comparabili con i migliori progetti a livello mondiale. Nonostante questa lenta crescita, l'opzione continua a rappresentare in Italia il paradigma maggiormente diffuso. La dimensione del mercato totale è di quasi 200 milioni di euro ed è quasi totalmente rappresentata dal pagamento di ricariche telefoniche. Le principali cause della limitata diffusione presso i consumatori sono, a nostro avviso, la mancanza di circolarità dei servizi, la complessità del processo di attivazione per l’utente e la ridotta attività promozionale", ha spiegato Alessandro Perego, responsabile scientifico dell'Osservatorio.

Un esempio di questo sistema di pagamento nel nostro paese? Il pagamento della sosta: dopo aver associato la targa della propria automobile al numero di cellulare, l’attivazione e la disattivazione del pagamento può essere fatta tramite un semplice Sms o Ivr. Questa piattaforma ha esteso il servizio a nuove città arrivando nel 2010 a 30 Comuni abilitati rispetto ai 25 dello scorso anno. Nonostante gli utilizzatori siano pochi, la soddisfazione appare elevata: il 55% si è detto molto soddisfatto e ha affermato di utilizzare spesso il servizio. I plus citati sono la comodità (61%), la velocità del pagamento (53%) e la facilità (per il 61% è addirittura “facilissimo”).

In via di sviluppo anche il mobile commerce, che ha raggiunto i 12 milioni di euro di transato nel 2010. Per ciò che concerne gli altri sistemi di pagamento, la ricerca segnala uno sviluppo del soluzioni contactless, oltre 350.000 carte emesse e i circa 2.000 POS abilitati in poco più di un anno.


L'interesse per la possibilità di pagare in mobilità senza dover mettere mano a contanti o carte di credito, dunque, c'è. Quello che manca in Italia è una presa di coscienza comune delle possibilità offerte e una varietà di proposte per gli utenti e per le aziende. Perfezionare gli acquisti con il proprio dispositivo mobile connesso in rete renderà i consumatori più agili, più consapevoli e più reattivi. Basti pensare all'ipotetica possibilità di visualizzare le caratteristiche di un prodotto e delle eventuali alternative mentre ci si trova in prossimità dello stesso.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 09/02/2011 @ 07:00:47, in Internet, linkato 1391 volte)

L’e-commerce continua a crescere, anche in Italia. Sono ormai otto milioni i connazionali che fanno acquisti su internet, per un fatturato annuo complessivo che nel 2010 dovrebbe essersi assestato intorno ai 6,5 miliardi di euro. Lo si legge nella ricerca congiunta svolta dalla School of Management del Politecnico di Milano e dal consorzio Netcomm per il Commercio Elettronico.

La crescita degli introiti del settore, rispetto alla fine del 2009, è del 14%. E se l’utenza sembra essere sempre più a suo agio con i negozi digitali e i metodi di pagamento online, le rivendite di aggiornano e provano a svilupparsi sul nuovo canale: vince chi sa pensare in modo globale ed è in grado di proporre i propri prodotti a una comunità di riferimento transnazionale.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 08/02/2011 @ 07:12:34, in Social Networks, linkato 1483 volte)

L'ultima frontiera della comunicazione online si chiama tempo reale. Primo a segnare il passaggio verso l'immediatezza nello scambio e nel consumo di informazioni è stato Twitter, seguito oggi da numerosi altri servizi del social web . Una accelerazione del modo di stare online che ha presto contagiato le aziende e la concezione stessa della comunicazione, del marketing e del rapporto con i consumatori su Internet. Un tema che sarà affrontato e approfondito nel volume "Fare business con i social network" in edicola giovedì prossimo con Il Sole 24 Ore.
 
Se solo pochi anni fa un cliente insoddisfatto poteva lamentarsi con gli amici, scrivere una lettera di reclamo, inviata in copia alle associazioni di consumatori e ai giornali, oggi il Web 2.0 rende questo processo istantaneo, quanto globale. Il rischio, per una azienda disattenta, è vedere la propria reputazione compromessa in pochi minuti, soprattutto quando il passaparola si diffonde e si amplifica attraverso i social network. Dalla sfera privata della propria rete di amici in Facebook, una cattiva esperienza può essere facilmente rilanciata di tweet in tweet, fino a fare il giro del mondo in una manciata di secondi.

I giornalisti e gli editori sono i primi ad averne subito l'impatto. Dai terremoti segnalati online prima che i sismologi informino i media, fino alle recenti manifestazioni di piazza in Egitto, raccontate su Twitter prima di essere trasmesse in televisione, le notizie viaggiano ormai in una agenzia di stampa globale dal basso, in cui partecipano cittadini testimoni di eventi, giornalisti e protagonisti in prima persona, in un rincorrersi di aggiornamenti frenetici.

Il tempo reale produce effetti tangibili anche nei confronti delle relazioni personali e del modo di comunicare. Su Facebook i contenuti e i commenti degli amici sono visualizzati nel momento stesso in cui i nostri amici li scrivono, grazie ad una tecnologia già sperimentata sul network FriendFeed. Nell'ambito della condivisione di conoscenza, domande e risposte formulate dagli utenti su Quora – la piattaforma più in voga del momento – si susseguono in un flusso continuo, senza soluzione di continuità.


Visto con gli occhi del business, il real time web può creare e distruggere fortune in tempi molto brevi. David Meerman Scott, nel suo Real Time Marketing & PR di prossima uscita nella traduzione italiana per Hoepli, racconta di come una semplice chitarra possa ben esemplificare tale rivoluzione. Il caso è quello del musicista David Caroll e della sua chitarra danneggiata irreparabilmente durante un volo con la United Airlines. Incapace di rispondere alle lamentele dell'artista, la compagnia aerea si trova a subire un pesante danno d'immagine, causato dalla pubblicazione su YouTube di un video musicale in cui Caroll racconta l'episodio a modo suo: "United breaks guitars". Il passaparola in pochi giorni è tale da ricevere l'attenzione dei principali network radiotelevisivi americani, in cui Caroll è intervistato su quanto accaduto. Tempo reale può significare anche opportunità inaspettate, per chi sa coglierle.

Intercettato il caso Caroll, il produttore di custodie per strumenti musicali Calton Cases si inserisce nel flusso del passaparola con un video di risposta su YouTube e contatta l'artista per proporgli di diventare suo testimonial. Trovato presto un accordo, a due settimane dal primo video la custodia "Caroll's Traveller's Edition" è sul mercato, riscuotendo subito grande successo.

di Luca Conti su IlSole24ORE.com

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Di Roberto Venturini (del 07/02/2011 @ 07:09:49, in Marketing non convenzionale, linkato 2155 volte)

Dell'eruzione vulcanica causata dalle Mentos nella Coca-Cola, ne abbiamo parlato tutti.

Mi sa che si è parlato un po' meno della nuova release - più marchettara - di quest'estate.
Coke Zero e Mentos che propellono nientedimeno che David Letterman. 108 bottiglie per spingere a razzo un trabiccolo guidato dal famoso conduttore televisivo per la 53a.

Guardatevi il film qui sotto e per approfondimenti segnalo l'articolo di Advertising Age.

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Di Altri Autori (del 03/02/2011 @ 07:30:28, in Mobile, linkato 1654 volte)

In Italia è app-mania. Tre connazionali su quattro hanno fino a 30 applicazioni sul proprio smartphone, mentre la metà di essi è convinta che i software per cellulare aiutino a migliorare la vita.

Lo rivela un’indagine di Nokia, svolta su 5mila utenti di telefonia mobile in 10 diversi paesi, tra cui appunto l’Italia. Secondo lo studio, lo Stivale è tra i paesi più interessati alle applicazioni, anche se il 43% degli intervistati ammette di scaricare solo quelle gratuite. Epicentro del fenomeno è App Store di Apple, ma anche gli altri negozi stanno crescendo rapidamente.
 
Sei, invece, le tipologie di utente: l’entusiasta, il vitale, il business-centrico, il creativo,  l’app-social, il neofita. Le più scaricate in Italia riguardano i giochi (39% dei casi), il social networking (32%), i servizi (30%) e i viaggi (23%). A livello regionale, nel Lazio si prediligono i software sui viaggi, in Lombardia quelli sui giochi, in Campania la musica, mentre il Piemonte è culla delle applicazioni gratuite.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 02/02/2011 @ 07:13:32, in Mobile, linkato 1597 volte)

Telefonini e tavolette: letti i dati relativi alle vendite del quarto trimestre 2010 appare già evidente quel previsto ribaltone in campo hi-tech che gli analisti avevano sì predetto tempo fa ma con tempistiche molto più dilazionate. E questo perchè Android ha scavalcato Symbian nel ranking dei sistemi operativi per smartphone e ha catturato una significativa porzione di mercato nei tablet, ridimensionando (parzialmente, per ora) il dominio dell'iPad di Apple.

Il messaggio che sortisce dalle fotografie scattate dagli analisti di Canalys Research e Strategy Analytics si può sintetizzare quindi così: la piattaforma mobile di Google è inarrestabile, prosegue nella sua poderosa marcia mettendo in ombra le prestazioni della concorrenza e rafforza quel concetto, già emerso distintamente al Ces di Las Vegas, che la vede sempre di più come l'ecosistema di riferimento per sviluppatori, produttori e operatori dell'industria mobile.
Il botto che fa più rumore arriva dalle vendite di telefonini intelligenti. Da ottobre a dicembre sono stati spediti sul mercato globale oltre 100 milioni di apparecchi, con un incremento in volumi anno su anno dell'88%: 33 milioni di questi avevano a bordo Android, 31 milioni Symbian (quasi interamente a firma Nokia) e 16,2 milioni sono stati iPhone (un numero doppio rispetto allo stesso periodo del 2009). Sorpasso quindi avvenuto con Google che può oggi vantare una share del 32,9%, doppia rispetto a quella di Apple (16%) e di Research in Motion (scesa dal 20% al 14,4%) e 10 volte tanto quella di Microsoft, che perde ancora terreno scivolando al 3,1%.

La repentina scalata di Android al trono di piattaforma leader negli smartphone, secondo gli analisti di Canalys, si spiega di fatto con l'azione di mercato esercitata dalle varie Samsung, Htc (che insieme hanno coperto nel periodo considerato il 45% della domanda di googlefonini), Lg, Motorola e via dicendo. In buona sostanza è avvenuto quello che si pensava da tempo: i principali produttori di cellulari hanno spinto sul sistema di Google e i risultati (di vendita) si sono visti, con incrementi a tre o quattro cifre dei volumi di consegna. Un altro dato infine, certifica il successo della piattaforma della società di Mountain View: negli Usa sono stati venduti 12,1 milioni di smartphone androidi un numero tre volte superiore a quello dei BlackBerry. Dove potrà arrivare ora Google in un mercato che nel 2011 è destinato a crescere ancora rispetto al tetto dei 300 milioni di pezzi sfiorato nel 2010? La sensazione degli analisti è che l'ascesa di Android non si fermerà, vuoi per l'appeal che la piattaforma esercita sui vari attori di questa industry vuoi perché il rimescolamento in atto sul mercato americano, con At&t che aprirà (come conseguenza dell'accordo fra Verizon e Apple) ai vendor di googlefonini, potrebbe ulteriormente favorirne la diffusione presso gli utenti.

In campo tablet, invece, la situazione attuale premia come noto la società della Mela e il suo iPad, le cui vendite nel quarto trimestre sono state ottime: 7,3 milioni di unità spedite (14,8 milioni, invece, quelle che Apple ha venduto complessivamente da aprile a oggi) e una crescita del 74% rispetto al terzo periodo del 2010. La tavoletta di Steve Jobs piace quindi sempre di più ma in valori assoluti ha perso significativamente quote di mercato, passando dal 96% al 75%. Per colpa di Android. Il sistema operativo di Google, secondo i dati elaborati da Strategy Analytics, avrebbe infatti catturato il 22% della domanda di tablet con oltre 2,1 milioni di unità spedite sul mercato: rispetto ai 100mila pezzi (e una share del 2,3%) dei precedenti tre mesi il salto è stato indubbiamente notevole. Samsung, come del resto assai prevedibile, ha fatto da locomotiva e il suo Galaxy Tab è stato il principale artefice (con circa due milioni le unità vendute) della rincorsa di Android. Una piattaforma che, rimarcano gli analisti, piace ai produttori perché percepita come a basso costo e perché si accompagna a un ampio bouquet di servizi a corredo, da YouTube a Google Maps.

Come negli smartphone, c'è da capire ora come potrà evolversi questo mercato in relazione alla prevista maggiore disponibilità nei negozi e nei listini dei carrier di prodotti non Apple. In altre parole ci si può già chiedere se la rincorsa delle tavolette Android sull'iPad – la cui sfida nel 2010 si è chiusa nettamente a favore di quest'ultimo, che ha fatto proprio l'84.1% del mercato contro il 13,1% della piattaforma rivale - si potrà concretizzare già nel 2011, quando il business dei tablet ruoterà intorno ai 45-55 milioni di pezzi e gettare le basi per triplicare a quota 174 milioni nel 2014. Una torta a cui non vogliono certo rinunciare gli altri nemici dichiarati della società della Mela, e cioè Research in Motion con il suo Blackberry PlayBook (il cui lancio negli Usa è imminente) e Microsoft. La casa di Redmond, in attesa di svelare i piani prossimi venturi sui tablet (bisognerà aspettare Windows 8 per vedere una tavoletta con i processori Arm?), ha intanto apertamente criticato l'iPad al cospetto dei suoi partner di canale: "è un prodotto bello e con un'interfaccia molto intuitiva, ma per le aziende è inutile perché poco sicuro e capace di una produttività off line ridotta".

di Gianni Rusconi su IlSole24ORE.com

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Di Altri Autori (del 31/01/2011 @ 07:14:04, in Mobile, linkato 1976 volte)

Le aziende italiane si stanno facendo mobili. E’ quanto emerge dall’indagine svolta dalla School of Management del Politecnico di Milano nel 2010, secondo la quale gli investimenti in mobile marketing, in particolare in mobile advertising, hanno visto una crescita del 15% rispetto al 2009.

A incoraggiare lo sviluppo del settore sono stati i formati innovativi: + 200% per il mobile display advertising su applicativi e +100% per il mobile display adv su portali ottimizzati per smartphone. Rilevante anche il contributo dato dal formato Sms, primo a imporsi e ancora capace di attirare l’interesse degli investitori grazie ai progressi fatti dai programmi di geolocalizzazione.

L’analisi sottolinea come le applicazioni stiano vivendo un momento particolarmente felice: tra i primi 100 top spender italiani in advertising, 41 hanno sviluppato almeno un’Applicazione Mobile Brandizzata, per un totale di 58 App nei diversi store e con una crescita del 176% rispetto al 2009. Quello che manca, sottolineano gli analisti del Politecnico, è una strategia che permetta di ottimizzare gli investimenti nel canale.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 28/01/2011 @ 07:58:14, in Social Networks, linkato 2082 volte)

Facebook credits" è la moneta digitale del social network da un anno. Gli utenti acquistano oggetti da utilizzare in giochi che, per esempio, simulano la vita in una fattoria o in una città. Dove comprano semi, materiali da costruzione, trattori: possono spendere i punti guadagnati nel gioco oppure i "credits", pagati con transazioni elettroniche. E da luglio diventeranno la valuta unica nei giochi e in altre applicazioni.

Per Facebook la moneta digitale è ancora un esperimento: trattiene il 30% su ogni transazione, secondo il modello di iTunes, il software della Apple per gestire le canzoni su ipod. Finora i beni digitali hanno avuto successo soprattutto in Estremo Oriente, per esempio nella chat cinese QQ e nel social network giapponese Gree. Diventano una fonte di ricavi alternativa alle inserzioni pubblicitarie che appaiono nei profili degli utenti, ma in Europa e negli Stati Uniti sono ancora agli esordi. È un mercato stimato globalmente in 835 milioni di dollari l'anno scorso dalla società d'analisi Inside Network.

Alcuni giochi hanno superato le aspettative: in due mesi dal lancio, per esempio, CityVille ha raggiunto cento milioni di utenti. È una sorta di monopoli dove i partecipanti costruiscono una città passo dopo passo. E riuniscono un pubblico di potenziali utenti interessati alle "monete digitali". Sono in corso progetti anche per applicazioni nel commercio elettronico.

La macchina da soldi, però, resta nella pubblicità: l'anno scorso Facebook ha guadagnato dalle inserzioni commerciali 1,86 miliardi di dollari, secondo le stime di eMarketer, spesi soprattutto da piccole e medie imprese. E adesso punta sull'integrazione dei messaggi promozionali con la rete sociale online. Ha appena varato il programma Sponsored Stories: , ad esempio, gli utenti possono vedere nei riquadri pubblicitari (spazi grandi quanto un francobollo accanto ai loro profili) se un amico ha segnalato il suo ingresso in un caffè di Starbucks.

di Luca Dello Iacovo su IlSole24ORE.com

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Di Altri Autori (del 27/01/2011 @ 07:24:34, in Social Networks, linkato 1637 volte)

Twitter è in crescita e conquista utenti, soprattutto negli Stati Uniti. Un’indagine di Experian Simmons DataStream svela che, nonostante gli internauti adulti d’Oltreoceano rappresentino solo una piccola parte degli iscritti al social network, sono comunque i più attivi e propositivi. Twitter, insomma, è un gioco per adulti. Le visite degli over21 al sito di micro-blogging sono aumentate del 37% nel mese di novembre, arrivando a 10 pro capite.

La ricerca si basa sul monitoraggio di 30mila utenti. Secondo gli analisti, la maggior frequenza delle visite sta a dimostrare la necessità di contatti rapidi e ricerche mirate dei post e degli amici interessanti, a sfavore delle lunghe sessioni di navigazione. Il tempo medio speso ad ogni accesso dagli internauti su Twitter.com è sceso a 13 minuti e 12 secondi, due minuti in meno rispetto al novembre 2009.

Un dato in linea con l’uso sempre più rapido e spezzettato della rete dovuto agli accessi dai smartphone e tablet. Secondo il Ceo Dick Costolo, il 40% dei messaggi su Twitter è postato da dispositivi mobili.

Via Quo Media

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Di Altri Autori (del 26/01/2011 @ 07:17:59, in Social Networks, linkato 1652 volte)

È il social network che ha inventato la "pubblicità haiku": gli utenti di Twitter ricevono messaggi promozionali più brevi di un sms. E gli inserzionisti investiranno entro l'anno circa 150 milioni di dollari, secondo le previsioni della società d'analisi eMarketer. A utilizzare i microtesti, per adesso, sono soprattutto colossi come Nissan, Hp e Starbucks che hanno già sperimentato campagne sulle reti sociali online: gli utenti che leggono i messaggi e cliccano sui link che rimandano a vetrine online, blog e forum. Ma twitter punta ad ampliare l'investimento nelle inserzioni da parte di piccole e medie imprese: su Facebook, per esempio, il 60% della pubblicità arriva da aziende locali.
 
Il social network delle comunicazioni simili a post-it ha già vinto molte sfide. Partito appena cinque anni fa, ha convinto anche i fondi di venture capital: ha ottenuto di recente un finanziamento da Kleiner Perkins di 200 milioni di dollari. E ormai da due anni ha conquistato le cronache internazionali durante proteste di piazza, catastrofi naturali, campagne elettorali: i suoi iscritti segnalano in diretta notizie, opinioni, risorse online. E costruiscono su internet uno spazio pubblico che interessa anche la diplomazia.

Philip Crowley è il portavoce del Dipartimento di Stato. Scrive in tempo reale le sue osservazioni con i messaggi telegrafici di Twitter, per esempio: «Ora che i tunisini cercano un futuro differente, la stabilità sociale e politica sono ingredienti essenziali per elezioni credibili». E ancora: «Quella tunisina non è una rivoluzione Wiki. I tunisini sapevano della corruzione da molto tempo. Sono soltanto loro il catalizzatore di un dramma che si sta svolgendo». La protesta nel paese africano è iniziata in dicembre: secondo la rivista online Huffington Post, Twitter ha aiutato la diffusione delle informazioni soprattutto tra gli emigranti che hanno condiviso su internet notizie e link. Catalizzando l'attenzione dei media internazionali. Anche la Corea del Nord ha aperto un canale ufficiale su Twitter: è stato un raro passo verso la comunicazione da parte del regime di Pyongyang e Crowley è intervenuto tra i primi per aprire una conversazione sul microblog.

L'avvio della "Twitterdiplomacy" risale a due anni fa. Durante l'estate del 2009 Jared Cohen lavora al Dipartimento di Stato: gli studenti in Iran scendono in piazza per protestare contro i brogli elettorali e si moltiplicano i "messaggi haiku" che descrivono le manifestazioni in corso. Ma il social network ha in programma di sospendere il servizio per manutenzione tecnologica: ad agosto è una scelta frequente tra le piattaforme software perché, in genere, il traffico online diminuisce. Cohen invia un email allo staff di Twitter: chiede di rimandare gli interventi. In questo modo, il passaparola online tra gli utenti può funzionare senza interruzioni.

Di recente un ricercatore dell'Università di Stanford, Evgeny Morozov, ha ricordato nel suo libro “The Net Delusion" che gli iraniani registrati sui microblog erano pochissimi. Ma ha sottolineato, però, l'impatto nelle discussioni internazionali su stampa, radio e televisioni, alimentate dai messaggi diffusi con i social network.

Crowley dichiara: «Non siamo utopisti sulla tecnologia: comprendiamo che è soltanto uno strumento. Comunque, se si vuole essere rilevanti nel 2011, bisogna comprendere come adoperare il potere della tecnologia».

di Luca Dello Iacovo su IlSole24ORE.com

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