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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Danilo Arlenghi (del 18/12/2005 @ 07:55:10, in Marketing Ambientale, linkato 4911 volte)
L'ambient communication è in generale un approccio originale alla comunicazione e in particolare alla segmentazione del target di riferimento, che viene individuato attraverso i luoghi fisici in cui si aggrega spontaneamente. Ai classici e rigidi "stili di vita", l'ambient coommunication & marketing contrappone dei "momenti di vita", situazioni in cui il target si raduna spontaneamente, in "luoghi" e "momenti" determinati.

Ogni ambiente è infatti abitato da individui che condividono non solo uno spazio ma anche una condizione comune: interessi, attitudini, stili di consumo, ecc. Seguendo tale approccio, la comunicazione raggiunge il target al di fuori dei comuni canali di vendita, quando è più ricettivo al messaggio pubblicitario ovvero nei luoghi in cui si reca spontaneamente e nel momento in cui è più aperto alla comunicazione (in particolare a quella non convenzionale in quanto nuova e di perciò stessa solleticante la naturale curiosità di ognuno) perché con la mente sgombra dai 'martellamenti' dei consueti messaggi quotidiani. La ricezione è più immediata e penetra nei meandri del cervello con più facilità. La percezione è più completa e migliorata dall'abbassamento delle barriere naturali che fungono da 'spam mentale', di protezione contro l'invasività della comunicazione ordinaria, alla quale si diventa refrattari.

Questa tecnica è di grandissima efficacia se appplicata nel momento in cui nasce il bisogno di un prodotto o di un servizio. E' ancor più funzionale se pregna di creatività innovativa che nasce come reazione fisiologica , applicata a mezzi e strumenti inusuali per la comunicazione, oggi troppo stereotipata.

D'altronde se tutti lo fanno è come se non lo facesse nessuno e l'effetto si annulla.


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Di Jacopo Gonzales (del 17/12/2005 @ 18:58:32, in Viral Marketing, linkato 3541 volte)

Si chiamano Icecard e sono un innovativo strumento di marketing virale.
Si tratta di veri e propri biglietti da visita realizzati con il brand e con i colori dell'azienda di cui si è richiesto il "servizio".

Completamente gratuiti per i consumatori, che acquistano così il ruolo di "brand ambassadors", le Icecards rappresentano una nuova sfaccettatura del marketing moderno.


In Italia la prima azienda che ha affiancato Icemedia, la società olandese che ha inventato il brevetto, nel lancio del prodotto è la Puma che ha affidato alle Icecards il lancio di due profumi, Puma White Man e Puma Red Woman, della linea Puma Fraganze.


Il funzionamento è semplice: attraverso il sito dedicato alla community di Puma Fraganze (www.come-closer.it) i giovani possono ordinare le contact cards e in pochi passi si personalizzano i biglietti con i propri dati. In seguito, nel giro di due settimane, si ricevono gratuitamente a casa, pronte per essere scambiate come strumento di socializzazione con altri ragazzi. Chiunque, poi, viene in possesso di una Icecard, può richiederla, a sua volta, gratuitamente recandosi sul sito dell'iniziativa e scegliendole in base al gusto personale innescando così il meccanismo virale che porta alla diffusione del messaggio.


Unico neo è che Icecard rappresenta uno strumento di viral marketing per brand consolidati indirizzati ad un target principalmente di giovani e giovanissimi, "volenterosi" di affiancare il loro nome a quello di un brand di valenza internazionale. [via marketing-adv]

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Di Danilo Arlenghi (del 17/12/2005 @ 08:08:54, in Marketing, linkato 1741 volte)
La tecnologia che progredisce a velocità esponenziale sembra sfuggire a chiunque tenti di spiegarla o quantificarla. Eppure, un uomo è riuscito a "fermare" il segreto della sua crescita. "Il passo della tecnologia raddoppia ogni dieci anni", questo è il fulcro della "legge di accelerazione" scoperta da Ray Kurzweil.

La prospettiva che ne deriva è vertiginosa: "Mentre ci sono volute decine di migliaia d'anni per sviluppare pienamente tutte le potenzialità di scoperte come la ruota e il fuoco, l'uso del cellulare e del web si è diffuso in poco tempo dappertutto".

Così, spiega lo studioso, "nel 19mo secolo ci sono stati più cambiamenti tecnologici che nei nove secoli precedenti. "Nei primi venti del secolo successivo, ci sono stati più passi in avanti che in tutto il 1800 e ancora di più ce ne saranno nei primi dieci del secolo che stiamo vivendo".

Un'escalation di numeri che potrebbe trasformare radicalmente il nostro pianeta. Ma sarà questo il modo giusto di considerare il progresso? E' davvero solo una questione di numeri? Forse alcune scoperte del passato hanno influenzato la storia dell'uomo più delle ultime proposte che la tecnologia sforna "ogni giorno". Fa piacere che ognuno possa esprimere liberamente la propria creatività con un blog in rete e forse anche il sito "Friendster" avrà migliorato la vita sociale di un sacco di gente.

Ma da qui a parlare - come si è fatto - di "massiccio impatto sulla società" ce ne passa. La penicillina è una scoperta che ha cambiato il corso della storia umana, così come lo hanno fatto la teoria della relatività, il sonar, i robot e la televisione. E sono tutte conquiste del secolo scorso.
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Di Eli (del 16/12/2005 @ 19:22:42, in Marketing, linkato 2950 volte)
Le immagini sono state dichiaratamente ritoccate al computer, però l’effetto è molto interessante. Che possano essere di ispirazione per qualcuno?






Via Avertising/Design Goodness
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Di Max Da Via' (del 16/12/2005 @ 07:15:21, in Strategie, linkato 4707 volte)
In questi giorni di acquisti natalizi compulsivi uno degli oggetti più ricercati è la nuova Xbox 360, la console targata Microsoft appena lanciata sul mercato e andata quasi subito esaurita. Molti negozi on-line hanno finito le scorte, mentre su eBay si sono scatenate le prime aste.

Anche le 300.000 console messe in vendita in Europa si sono rivelate in numero non sufficiente per soddisfare le attese dei videogiocatori più incalliti, che dovranno in buona parte rassegnarsi ad aspettare il ritorno dalle vacanze per mettere le mani su questo nuovo gioiellino tecnologico.

Il mercato dei videogiochi è in crescita e si presenta molto interessante, con un valore globale stimabile in oltre 25 miliardi di dollari l’anno. Logico quindi che la neonata divisione Home Entertainment di Microsoft sfrutti appieno le proprie risorse di marketing per conquistare una bella fetta di questo piatto appetitoso, che vede la rivale Sony, in procinto di lanciare la nuova PlayStation 3, saldamente al comando in termini di quote di mercato.

Tale è la determinazione della Microsoft di scalzare dal podio il pericoloso concorrente che, a detta di molti, è disposta a vendere la nuova Xbox sottocosto. Questo dispositivo, in grado di fungere oltre che da postazione di gioco anche da lettore dvd e cd, mp3 player e centro multimediale per la riproduzione di foto e filmati, viene infatti venduto nella versione premium al modico prezzo di 399 dollari contro un costo complessivo stimato da alcuni esperti di oltre 500 dollari.

Perché vendere in perdita? Per cercare di piazzare a livello mondiale 5,5 milioni di Xbox entro la metà dell’anno prossimo, soffiando quote di mercato alle console Sony e Nintendo di imminente lancio. Il dispositivo non è infatti che il primo tassello di un ricco mercato che comprende videogiochi prodotti dai Microsoft Game Studios, l’accesso a pagamento ai giochi on-line tramite il servizio Xbox Live più tutta una serie di costosi accessori come controller, cavi e adattatori vari e dischi rigidi addizionali, che possono rivelarsi estremamente redditizi in termini di margini.

Questo business consente inoltre a Microsoft di differenziare maggiormente il proprio portafoglio prodotti, fortemente incentrato su sistemi operativi e software per pc. Questo mercato sta diventando sempre più difficile a causa dalla concorrenza agguerrita di software open source o comunque decisamente più economici che sono ormai paragonabili ai prodotti Microsoft in termini di funzionalità e performances.


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Di Max Da Via' (del 15/12/2005 @ 19:46:16, in Segnalazioni, linkato 1652 volte)
La tradizionale festa di Natale del Club del Marketing e della Comunicazione si terrà Martedì 20 dicembre dalle ore 18,30 in poi presso Atelier della Comunicazione in Via Trezzo d'Adda 3 ( ang. Via Foppa) a Milano.

Una novità (da constatare e vivere di persona) per i momenti di marketing relazionale, permetterà ad ogni singolo socio , in modo semplice ed efficace, di conttatare ogni altro socio presente al cocktail party a base di spumante, drink e panettone artigianale.

L'evento sarà assolutamente gratuito per i soci ed i loro invitati.

Per informazioni:
Francesca Caratù
Seg. Gen. Club
Tel 02 2610052
info@clubdelmarketingedellacomunicazione.com
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Di Eli (del 15/12/2005 @ 19:05:55, in Advertising, linkato 4127 volte)
I pneumatici Continental durano più degli altri... ma questo non rende felici proprio tutti. Simpatico advertising di Grey Worldwide.



Via Advertising/Design Goodness
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Di Max Da Via' (del 15/12/2005 @ 07:20:04, in Marketing, linkato 2319 volte)
Prendo ampio spunto da una newsletter di Peppers & Rogers che mi è stata recapitata qualche giorno fa per trattare questo argomento. Recentemente l’articolo pubblicato da Gianluigi sul marketing one to one ha destato molto interesse, e mi sembra quindi stimolante affrontare nuovamente il tema della fidelizzazione da un altro punto di vista.

L’intervento dei due guru del marketing one to one parte dall’analisi del rapporto tra fedeltà dei clienti e redditività dell’azienda, analizzanto per verificare il grado di correlazione tra le due variabili.

L’utilizzo di programmi tesi a migliorare la fedeltà è molto comune in vari settori, tra i quali spiccano quello della grande distribuzione e dei trasporti aerei. Nonostante gli sforzi di molte aziende tuttavia l’efficacia di questa operazione è spesso limitata, e gli utenti non si sentono eccessivamente legati ad un operatore in particolare solo per il fatto di partecipare ad una raccolta punti.

Anche nel settore del credito la situazione non è molto migliore. Un’analisi condotta presso 16.000 clienti di banche dalla BAI Research ha dimostrato che oltre il 70% degli intervistati non è interessato ad avere rapporti più stretti con la propria banca, anche se il 90% degli istituti ha affermato di ricorrere a programmi più o meno ambiziosi di fidelizzazione.

Tornando però all’analisi del rapporto tra fedeltà e redditività il 2005 Walker Loyalty Report, una ricerca di mercato che ha analizzato oltre 18.000 diversi brand ha dimostrato che le aziende leader nel loro settore per gli aspetti legati alla fidelizzazione dei clienti mediamente si garantiscono margini operativi migliori del 13% rispetto ai concorrenti meno blasonati, con un impatto positivo anche sul valore delle azioni quando quotate.

La rivista Brandweek Magazine in collaborazione con Brand Keys, pubblica ogni anno i propri awards, attraverso i quali premia le 50 aziende che più si sono distinte nei programmi di fidelizzazione. La classifica è redatta intervistando un panel di 16.000 consumatori, e analizzando attitudine all’acquisto, comportamento e valutazione delle esperienze più recenti.

Incrociando la top ten di questa classifica con un’analisi della situazione finanziaria di queste aziende appare plausibile una precisa correlazione anche se, ovviamente, la fedeltà alla marca non è l’unico driver del successo.

Il numero uno della classifica, un certo Google, nel terzo trimestre ha realizzato ricavi per oltre 1,578 miliardi di dollari, segnando un incremento del 96% rispetto a quanto avvenuto nello stesso periodo dell’anno precedente.

Anche le altre aziende della top ten oltre ad essere brand molto forti e apprezzati mostrano una situazione finanziaria particolarmente positiva, basta dare un’occhiata alla lista per far sorgere il sospetto che clienti fedeli aiutino e di molto a mantenere solida l’azienda.

2. Avis
3. Yahoo!
4. Treo
5. Samsung
6. Blackberry
7. Verizon Long Distance
8. Canon Color Printers
9. Miller Genuine Draft
10. Marriot Hotels
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Di Jacopo Gonzales (del 14/12/2005 @ 21:23:56, in Advertising, linkato 1510 volte)

Navigando in rete mi sono imbattuto in quello che definirei un bell'esempio di social (e low-cost) advertising e che probabilmente si commenta anche da solo...

Client: Mass Coalition for the Homeless
Project: Outdoor Advertising Campaign

"You don't need a big budget. You need a big idea. This low-cost billboard for the homeless created a stir in Boston and led to a major increase in donations to the Massachusetts Coalition for the Homeless. The ad was published in The One Show, a compilation of the best advertising created worldwide."

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Di Jacopo Gonzales (del 14/12/2005 @ 15:37:11, in Brand, linkato 2989 volte)

Milano, 13 dic. (Apcom) - Un nuovo tassello per la diffusione del made in Italy in Cina è stato posto con la creazione del progetto Eurostreet, sostenuto dalla fondazione Italia Cina. Eurostreet - presentato oggi - è un complesso commerciale nella città di Hangzhou realizzato per diffondere marchi del lusso come Dolce & Gabbana, Armani, Alviero Martini, Silvano Lattanzi, Zegna, Corneliani e Ferrari.

Secondo la percezione del consumatore cinese - spiega la Fondazione Italia Cina - il lusso è il settore maggiormente rappresentativo del made in Italy, tuttavia l'Italia non ha potuto sfruttare appieno le potenzialità di questo prodotto, soprattutto a causa di barriere amministrative e commerciali della Repubblica Popolare Cinese. Vista l'esperienza non positiva degli show rooms monomarca si è deciso di puntare su questa esperienza per arrivare al consumatore cinese.

L'avvio è promettente: "all'inaugurazione a ottobre 2005 erano presenti molte autorità cinesi, più del previsto" spiega Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina.

Le potenzialità della Cina sono enormi e ben lontane dall'essere sfruttate appieno. "La Cina è il futuro del mondo - ha affermato Romiti - noi italiano dobbiamo sfruttare appieno la particolare simpatia che i cinesi ci dimostrano".  [fonte Virgilio]

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