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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Eli (del 15/12/2005 @ 19:05:55, in Advertising, linkato 4193 volte)
I pneumatici Continental durano più degli altri... ma questo non rende felici proprio tutti. Simpatico advertising di Grey Worldwide.



Via Advertising/Design Goodness
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Di Max Da Via' (del 15/12/2005 @ 07:20:04, in Marketing, linkato 2395 volte)
Prendo ampio spunto da una newsletter di Peppers & Rogers che mi è stata recapitata qualche giorno fa per trattare questo argomento. Recentemente l’articolo pubblicato da Gianluigi sul marketing one to one ha destato molto interesse, e mi sembra quindi stimolante affrontare nuovamente il tema della fidelizzazione da un altro punto di vista.

L’intervento dei due guru del marketing one to one parte dall’analisi del rapporto tra fedeltà dei clienti e redditività dell’azienda, analizzanto per verificare il grado di correlazione tra le due variabili.

L’utilizzo di programmi tesi a migliorare la fedeltà è molto comune in vari settori, tra i quali spiccano quello della grande distribuzione e dei trasporti aerei. Nonostante gli sforzi di molte aziende tuttavia l’efficacia di questa operazione è spesso limitata, e gli utenti non si sentono eccessivamente legati ad un operatore in particolare solo per il fatto di partecipare ad una raccolta punti.

Anche nel settore del credito la situazione non è molto migliore. Un’analisi condotta presso 16.000 clienti di banche dalla BAI Research ha dimostrato che oltre il 70% degli intervistati non è interessato ad avere rapporti più stretti con la propria banca, anche se il 90% degli istituti ha affermato di ricorrere a programmi più o meno ambiziosi di fidelizzazione.

Tornando però all’analisi del rapporto tra fedeltà e redditività il 2005 Walker Loyalty Report, una ricerca di mercato che ha analizzato oltre 18.000 diversi brand ha dimostrato che le aziende leader nel loro settore per gli aspetti legati alla fidelizzazione dei clienti mediamente si garantiscono margini operativi migliori del 13% rispetto ai concorrenti meno blasonati, con un impatto positivo anche sul valore delle azioni quando quotate.

La rivista Brandweek Magazine in collaborazione con Brand Keys, pubblica ogni anno i propri awards, attraverso i quali premia le 50 aziende che più si sono distinte nei programmi di fidelizzazione. La classifica è redatta intervistando un panel di 16.000 consumatori, e analizzando attitudine all’acquisto, comportamento e valutazione delle esperienze più recenti.

Incrociando la top ten di questa classifica con un’analisi della situazione finanziaria di queste aziende appare plausibile una precisa correlazione anche se, ovviamente, la fedeltà alla marca non è l’unico driver del successo.

Il numero uno della classifica, un certo Google, nel terzo trimestre ha realizzato ricavi per oltre 1,578 miliardi di dollari, segnando un incremento del 96% rispetto a quanto avvenuto nello stesso periodo dell’anno precedente.

Anche le altre aziende della top ten oltre ad essere brand molto forti e apprezzati mostrano una situazione finanziaria particolarmente positiva, basta dare un’occhiata alla lista per far sorgere il sospetto che clienti fedeli aiutino e di molto a mantenere solida l’azienda.

2. Avis
3. Yahoo!
4. Treo
5. Samsung
6. Blackberry
7. Verizon Long Distance
8. Canon Color Printers
9. Miller Genuine Draft
10. Marriot Hotels
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Di Jacopo Gonzales (del 14/12/2005 @ 21:23:56, in Advertising, linkato 1555 volte)

Navigando in rete mi sono imbattuto in quello che definirei un bell'esempio di social (e low-cost) advertising e che probabilmente si commenta anche da solo...

Client: Mass Coalition for the Homeless
Project: Outdoor Advertising Campaign

"You don't need a big budget. You need a big idea. This low-cost billboard for the homeless created a stir in Boston and led to a major increase in donations to the Massachusetts Coalition for the Homeless. The ad was published in The One Show, a compilation of the best advertising created worldwide."

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Di Jacopo Gonzales (del 14/12/2005 @ 15:37:11, in Brand, linkato 3029 volte)

Milano, 13 dic. (Apcom) - Un nuovo tassello per la diffusione del made in Italy in Cina è stato posto con la creazione del progetto Eurostreet, sostenuto dalla fondazione Italia Cina. Eurostreet - presentato oggi - è un complesso commerciale nella città di Hangzhou realizzato per diffondere marchi del lusso come Dolce & Gabbana, Armani, Alviero Martini, Silvano Lattanzi, Zegna, Corneliani e Ferrari.

Secondo la percezione del consumatore cinese - spiega la Fondazione Italia Cina - il lusso è il settore maggiormente rappresentativo del made in Italy, tuttavia l'Italia non ha potuto sfruttare appieno le potenzialità di questo prodotto, soprattutto a causa di barriere amministrative e commerciali della Repubblica Popolare Cinese. Vista l'esperienza non positiva degli show rooms monomarca si è deciso di puntare su questa esperienza per arrivare al consumatore cinese.

L'avvio è promettente: "all'inaugurazione a ottobre 2005 erano presenti molte autorità cinesi, più del previsto" spiega Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina.

Le potenzialità della Cina sono enormi e ben lontane dall'essere sfruttate appieno. "La Cina è il futuro del mondo - ha affermato Romiti - noi italiano dobbiamo sfruttare appieno la particolare simpatia che i cinesi ci dimostrano".  [fonte Virgilio]

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Di Jacopo Gonzales (del 14/12/2005 @ 13:58:53, in Pubblicità, linkato 3574 volte)

La campagna pubblicitaria della Lakudia Oil.

Geniale. No comment! [via marketing-adv]

Lakudia Olive Oil

 

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Di Alessandro Figus (del 14/12/2005 @ 11:18:50, in Marketing non convenzionale, linkato 3753 volte)

         

Sono stati trovati negli States numerosi graffiti raffiguranti ragazzi con in mano la loro PlayStation Portable; le città tappezzate sono state New York, Los Angeles, San Francisco, Philadelphia e Chicago. Nonostante la Sony abbia negato ogni legame con questa iniziativa, non avrebbe senso pensare che i writers di metropoli, oltretutto così distanti tra loro, abbiano volontariamente disegnato tutti questi pupazzi alle prese con le rispettive Psp. Ma ciò che poi ha fatto maggiormante notizia è stata la reazione dei veri street artists americani che in modo fin troppo schietto hanno cancellato o modificato questi graffiti lasciando in alcuni casi anche il loro personalissimo giudizio riguardo questa mossa della Sony.

L’obiettivo della campagna sarebbe stato quello di avvicinare maggiormente l’immagine della Psp ad una cultura street, di farla penetrare ancor di più in quel tessuto underground che peraltro già apprezzava la PlayStation più delle altre console; inoltre è lecito pensare che con questa azione la Sony sperava di innescare un effetto imitazione e quindi la creazione di una moda, di una mania grazie alla quale i writers americani avrebbero riprodotto decine e decine di Psp sui muri dei quartieri metropolitani. Tutto questo ricorda una campagna della Nike risalente alla sponsorizzazione dei tornei di street-soccer che si tenevano nelle gabbie; il logo utilizzato(anche negli spot televisivi) era lo scorpione, che in molti ancora ricorderanno. Segretamente, i brand manager della Nike fecero riprodurre questo simbolo sui muri delle città e l’idea venne poi seguita da tantissimi giovani; la campagna riuscì perchè il segno venne fatto portatore di alcuni valori metropolitani condivisi ed accettati dai teens, anche se isolate azioni di ragazzi in disaccordo si riscontarono anche in questa occasione.

Tornando a Sony, questa comunicazione rischia di aver addirittura provocato effetti contrari a quelli sperati e che oltre ad una evidente figuraccia abbia creato anche preoccupanti antipatie(come si può notare dalle foto). Una prerogativa per una corretta azione di Guerrilla, che probabilmente è stata tralasciata durante la pianificazione della campagna, è la perfetta conoscenza del terreno su cui si opera, raggiungibile soprattutto con attente analisi psicologiche, culturali e comportamentali del target a cui ci si rivolge.
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Di Matteo B. (del 14/12/2005 @ 07:15:00, in Internet, linkato 1820 volte)
Anche Yahoo!, forse per non perdere la sfida a distanza con Google, ultimamente è diventato iperattivo, e si appresta a intraprendere numerose battaglie su più fronti, a suon di alleanze e acquisizioni.

Una delle sfide più recente è quella a Skype. Yahoo! Messanger, che attualmente consente solo le chiamate voce da PC a PC, darà la possibilità di chiamare numeri fissi, sia nazionali che internazionali e anche cellulari. I servizi sono stati chiamati “Phone In” e “Phone Out” e, grazie all’utilizzo della tecnologia VOiP, costeranno pochi centesimi a seconda del tipo di chiamata e saranno utilizzabili tramite schede prepagate. La fase di sviluppo del servizio vede protagoniste sette nazioni (Italia, ISA, Germania, Spagna, Cina e Singapore), ma è prevista la progressiva estensione ad altri Paesi.

La seconda iniziativa, molto rilevante anche per le implicazioni legate all’internet marketing, riguarda le voci sulla probabile acquisizione di Delicious, un sito di social networking che permette tramite un unico punto di accesso di condividere link a documenti, blog, musica e altro con amici e parenti. Questa acquisizione rientra probabilmente nella strategia di sviluppo delle attività legate al social networking, che Yahoo! ha già dimostrato di gradire con l’acquisizione di Flickr e Upcoming. Il risultato di questa operazione dovrebbe essere finalizzato ad un’integrazione tra tutte le piattaforme acquisite, creando un vasto network con funzionalità condivise e un numero di utenti considerevole.

La terza riguarda la partnership con Six Apart, ed è legata alla diffusione della piattaforma software per blog Movable Type, che non è ancora chiaro se possa creare sinergie con l’iniziativa precedente.

La quarta à legata alla recente release di Konfabulator, acquisito da Yahoo! lo scorso luglio. Si tratta di un motore di ricerca per widgets (applicazioni utilizzate per vari scopi, ad es. le scroll-bar o bottoni) che da quest’ultima versione consente il riconoscimento dell’ID di Yahoo! Un utilizzo tipico di questo strumento è legato alla visualizzazione e gestione delle foto, che possono essere modificare liberamente ma anche selezionate per l’upload.

L’integrazione con i servizi di Yahoo! riguarda anche la gestione dei contatti, la ricerca dei risultati tramite il motore di ricerca, la possibilità di utilizzare Yahoo! Maps e l’accesso immediato a informazioni di vario tipo tra cui le news di borsa.

La sfida tra i principali player su internet (chiamarli motori sarebbe oltremodo riduttivo) prosegue serrata. Gli sviluppi più interessanti saranno evidenti soprattutto per gli aspetti legati all’integrazione tra i vari servizi (posta elettronica, ricerca, social networking, telefonia e applicazioni varie) in modo da fidelizzare gli utenti garantendo un unico punto di accesso a internet e ai servizi maggiormente utilizzati.

Ci sarà ancora spazio per i piccoli fornitori di servizi specializzati o saranno inevitabilmente assorbiti o messi fuori gioco da questi imponenti e integrati sfidanti?
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Di Matteo B. (del 13/12/2005 @ 14:57:11, in Media, linkato 1792 volte)

Il nuovo servizio Alert Service di Yahoo!, prossimamente integrerà gli RSS negli alert disponibili via email, messanger e sms. Soprattutto la prossima integrazione con gli sms, per ora programmata solo in America, rappresenta un ottimo strumento di marketing e comunicazione, che rivela grosse potenzialità.

I sempre più diffusi feed (strumenti che offrono la possibilità di essere notificati quando un sito o un blog viene aggiornato), grazie all’Alert Services potranno quindi adesso essere accessibili via  sms, consentendo di avvisare su novità o aggiornamenti un potenziale bacino di utenza composto da oltre 200 milioni di consumatori americani in possesso di un cellulare.

Questi aggiornamenti potranno riguardare non solo la pubblicazione di articolo di interesse del destinatario, ma anche informazioni commerciali specifiche selezionate in base alle sue esigenze, raggiungendolo ovunque si trovi 24 ore al giorno 7 giorni su 7 alla settimana.

Ma questo scenario potrebbe rivelarsi di grande interesse anche per i responsabili comunicazione di molte aziende, che si troverebbero in condizione di recapitare istantaneamente messaggi su nuovi prodotti o servizi ma anche informazioni finanziarie per gli investitori, o qualsiasi altro tipo di contenuto.

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Di Danilo Arlenghi (del 13/12/2005 @ 07:06:30, in Marketing non convenzionale, linkato 1917 volte)
Si dice che essendo il mondo una sfera, tutto prima o poi ritorna. Sono i clicli e riclici storici di G. B Vico.

Ora , infatti, tra i marketers sta tornando di moda il vecchio "prova e compra". Oggi si chiama TRYVERTISING: ovvero l'unione delle due parole inglesi TRY (prova) + ADVERTISING (pubblicità).


Siamo oramai ampiamente abituati ai sample: a quei campioni omaggio di prodotti del largo consumo. Tecnica promo-pubblicitaria quella del sampling sempre estremamente efficace , funzionale e d’attualità.

Ma la vera rivoluzione sta nel fatto che questa politica di sperimentare prima di acquistare la si può applicare agli ambiti più disparati.


L'IKEA ha arredato le 60 camere di un hotel Etap in Germania, facendo in modo che i turisti possano acquistare tutto ciò di "vendibile" presente in camera. La catena alberghiera Ritz-Carlton ha stipulato una joint venture con la Mercedes-Benz in base alla quale il cliente che alloggia in suite può avere a completa disposizione una Mercedes ultimo modello e la Gilette per lanciare il suo Brush-Ups, basato su una strisciolina di tessuto pulisci denti, ha distribuito ai passeggeri della KLM un sample, subito dopo il pranzo in volo.

Si unisce la pubblicità all'esperienza diretta, si da la possibilità all'utente di provare una brand experience prima di acquistare il prodotto stesso. "Si entra direttamente nell'ambito del toccar con mano a differenza della pubblicità tradizionale che si basa su messaggi scritti e su visual" afferma Reinier Evers fondatore di trendwatching.com.

Le altre iniziative promozionali sembrano preistoria, soppiantate dalle straordinarie performance del "qui ed ora" ossia lo sperimentare il prodotto nuovo o non abituale. Provare per credere.

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Di M. Ferrero (del 12/12/2005 @ 20:55:24, in Blog, linkato 3252 volte)
Nati come voce ribelle del Web, anti-establishment e non commerciali, i blog ora accettano i soldi delle réclame e diventano un business. Il trend è ormai avanzato negli Stati Uniti, dove le aziende spendono decine di milioni di dollari per pubblicità e marketing nella blogosfera.
Non è più una nicchia per pochi iniziati: quest’anno il 10% della popolazione online ha visitato i blog, abbreviazione per web log, ovvero giornale di bordo di chi naviga su Internet. (...)

I cosiddetti blogger guadagnano anche attraverso i network affiliati che, contrariamente al sistema automatico di Google, permettono agli autori di blog di scegliere le pubblicità da mettere sulla loro pagina. Invece di essere pagati in base ai clic, possono ricevere una commissione in rapporto alle vendite procurate dagli annunci messi sui loro siti. Tra i network che fanno incontrare i blogger e il marketing delle aziende ci sono Shareasale, Commission Junction e LinkShare. I blogger, editori faida-te, possono così diventare partner di società Fortune 500, dato che ai network si rivolgono anche grandi aziende. LinkShare, per esempio, annovera clienti come American Express, Dell e Wal-Mart.
Un altro modo per far business è mettere nel blog un link alla home page delle aziende. I motori di ricerca come Google e Yahoo! fanno comparire più in alto i siti aziendali che hanno più link e citazioni sui vari siti, blog compresi.
UsWeb, una società di marketing online, ha fatto quest’anno diverse campagne pagando 5 dollari ai chi metteva sul proprio sito una citazione o link a un’azienda. UsWeb raccomanda ai blogger di informare i lettori che il sito ha finanziamenti pubblicitari attraverso citazioni a pagamento.(...)

Ma i blogger che fanno soldi sono tanti e aumentano. Siti di blog come Gawker Media e Weblogs moltiplicano gli incassi mettendo sul sito non solo i propri messaggi ma anche quelli di altri, aumentando le possibilità di attrarre lettori e pubblicità. In tal modo Weblogs (acquistato di recente da Time Warner) ha fruttato quest’anno qualche milione di dollari, secondo il suo amministratore delegato Jason McCabe Calacanis. Audi ha sborsato 70 milioni di dollari in pubblicità per il modello A3 su 286 blog. Molti link pubblicitari dei blog rinviavano non al sito della Casa dei Quattro anelli, bensì ad altri blog che citavano la campagna per la A3. Un circolo virtuoso ideato da Brian Clark, di Gmd Studios un blogger di ReveNews che Kukral definisce «genio straordinario». (...)

Da Il Sole 24ORE, via Blogs4biz.
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