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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 11/03/2016 @ 07:05:54, in Internet, linkato 1328 volte)

Audiweb: 28.7 milioni gli italiani online

 Nei dettagli del nuovo report di Audiweb, nel giorno medio risultano 11.5 milioni gli italiani che hanno navigato da un computer, il 20,8% della popolazione dai 2 anni in su e 18.2 milioni da device mobili (smartphone e tablet), il 41,2% dei 18-74enni. Numeri che testimoniano il crescente “amore” verso smartphone e tablet pc degli italiani. In Italia, inoltre, l’accesso ad internet non vede prevalere ne il sesso maschile e nemmeno quello femminile. Infatti, in base ai dati socio-demografici, nel giorno medio a gennaio erano online 10.9 milioni di uomini (il 40% degli uomini dai 2 anni in su) al pari delle donne, 10.9 milioni online (il 39% delle donne). In ogni caso, Audiweb ha verificato come internet sia un mondo amato prevalentemente dai giovani.

 La fruizione di internet è ormai una pratica che si è affermata principalmente tra i 18-24enni, con il 65% dei giovani di questa fascia che naviga quotidianamente e soprattutto da device mobili. Infatti, mentre il 61% naviga da device mobili (2.6 milioni), solo il 24% naviga da computer (1 milione).

 La navigazione tramite device mobili (smartphone e tablet), inoltre, prende ancora piede tra le donne, affermandosi nel 42% dei casi contro il 40% degli uomini: sono state 9.8 milioni le donne online da device mobili nel giorno medio a gennaio, più degli uomini (8.7 milioni), collegate per 1 ora e 56 minuti per persona.

Sono ancora i giovani di 18-24 anni a dedicare molto tempo alla navigazione online, con 2 ore e 31 minuti complessivi nel giorno medio (2 ore e 17 minuti da device mobili), seguiti dai 25-34enni online per 2 ore e 13 minuti e la fascia più estesa dei 35-54 anni che tocca le 2 ore a persona.

 Tra le prime categorie di siti e applicazioni più consultati nel mese, anche a gennaio risultano confermati i siti di ricerca con 26.4 milioni di utenti complessivi, i portali generalisti con 25.8 milioni di utenti e i social network che raggiungono 24.9 milioni di utenti.

 Per quanto riguarda il consumo di contenuti di intrattenimento, l’insieme di siti e applicazioni dedicati ai contenuti video (sotto-categoria “Videos / Movies”) hanno raccolto l’interesse di 23.7 milioni di utenti, mentre la categoria di siti dedicati alle notizie e all’informazione (Current Events & Global News) ha raggiunto quasi 20 milioni di utenti. Il 75,8% degli utenti online, 21.8 milioni, ha visitato almeno un sito o applicazione dedicato all’ecommerce (sotto-categoria “Mass Merchandiser”), dedicandovi in media 1 ora e 39 minuti.

 Via Webnews

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Di Altri Autori (del 10/03/2016 @ 07:27:57, in Prodotti, linkato 1380 volte)
Il target interessato all’acquisto di wearable è esperto di tecnologia, utilizza ampiamente i social ed è molto attento allo stile e all’abbigliamento: è quanto rivela IDC in una ricerca di mercato statunitense svolta allo scopo di capire quale tipologia di consumatori porterà avanti il mercato dei device indossabili nel prossimo futuro.

Il consumatore ideale dei wearable è molto pratico di tecnologia (89%); più dei tre quarti degli intervistati (76%) controllano il proprio smartphone come prima cosa al mattino e utilizzano moltissimo i social media, con l’87% di loro che utilizza Facebook, controllandolo ogni ora (29%). Oltre la metà (54%) dei potenziali consumatori wearable è d’accordo con l’affermazione: “Quando non controllo i social media, mi chiedo cosa mi manchi” (un fenomeno comunemente noto come FOMO, “fear of missing out”).

Inoltre, i potenziali consumatori di wearable sono molto attenti all’abbigliamento e quello che indossano non è mai scelto casualmente. Le affermazioni più ricorrenti:

“Sono attento a come mi presento” (81%)
“E’ importante come mi vesto” (77%)
“Il mio abbigliamento è espressione di chi sono” (66%)
“Gli accessori che indosso (occhiali, orologi, gioielli) dicono qualcosa di me” (63%)
L’interesse per i wearable è elevato, con il 74% degli intervistati che concordando sul fatto che “la tecnologia Wearables è entusiasmante”; il 71% inoltre è d’accordo con l’affermazione “credo che i wearable saranno il prossimo grande passo della tecnologia”; il 65%, infine, concorda sul fatto che “la tecnologia wearable avrà un impatto positivo sulla vita quotidiana.”

“I potenziali consumatori sono entusiasti dei device indossabili, ma hanno esitato nell’acquisto. Questo è un elemento interessante che sottolinea come le aziende non abbiano ancora compreso come offrire qualcosa che sia funzionale ma che sia anche fashion. Dato che i consumatori di questi prodotti sono molto attenti allo stile, le aziende devono concentrarsi sull’ estetica dei loro prodotti” ha dichiarato Allan Fromen, Vice Presidente e Consulting Partner di IDC.

I brand preferiti differiscono per categoria: per gli smartwatch è in cima alla classifica Apple (52%), per chi pratica regolarmente sport e fitness Fitbit (37%) , per gli occhiali Google (36%)  e per l’abbigliamento Nike (40%) .

Il mercato dei wearable non deve essere sottovaluto. Gartner, infatti, prevede che nel 2016 il numero di device indossabili venduti in tutto il mondo sarà circa di 274,6 milioni di unità: una cifra in netto aumento (+ 18,4%) rispetto alle 230 milioni di unità vendute nel corso del 2015. In generale, durante il nuovo anno, le vendite dei wearable produrranno un fatturato stimato di circa 28,7 miliardi di dollari: di questi, 11,5 miliardi arriveranno esclusivamente dagli smartwatch.

Via Tech Economy
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Di Altri Autori (del 07/03/2016 @ 07:12:56, in Tecnologie, linkato 1373 volte)
Il crescente utilizzo di tecnologie intelligenti (Smart Technologies) nei luoghi di lavoro fa bene alle aziende. Lo dicono i dati di Avanade che evidenziano l’aumento dei ricavi che, secondo le previsioni dei leader del settore business e It, cresceranno del 33% entro i prossimi cinque anni (del 38% secondo i manager italiani che hanno partecipato alla ricerca). Inoltre, le aziende stanno prevedendo di aggiornare professionalmente la propria forza lavoro attuale, con la creazione di nuove figure professionali e una riorganizzazione della struttura interna, dal momento che nel futuro è attesa una riqualificazione del 20%, nella media globale degli intervistati (il 25% secondo i manager italiani), degli attuali ruoli aziendali.

Secondo Avanade, il 63%delle aziende nella media globale (addirittura il 79% in Italia) ha già fatto importanti investimenti in smart technologies ed inizia ad ottenerne benefici, tra i quali emergono l’incremento dei ricavi, il miglioramento della customer experience e un innalzamento del livello di soddisfazione dei propri dipendenti. A spingere in questa direzione è anche la considerazione che il 92% dei manager a livello globale (in Italia addirittura il 96%) crede che sarà più facile attrarre e trattenere i migliori talenti grazie all’aumento dell’utilizzo di smart technologies nell’ambiente di lavoro.

CAPACITA'. Il 73% degli intervistati a livello globale (in Italia il 69%) afferma, tuttavia, che le aziende avranno bisogno di assumere dipendenti più qualificati per prendere decisioni sempre più complesse. Le abilità più apprezzate in un vero e proprio digital workplace, secondo la media dei decision maker intervistati a livello globale, saranno: capacità di problem solving (61%), capacità di raccogliere e analizzare i dati (59%), pensiero critico (51%) e spirito di collaborazione(51%). Per i dirigenti italiani questa classifica è leggermente diversa, con la capacità di raccogliere e analizzare i dati a primeggiare con il 63%, seguita dal problem solving con il 54%, e dal pensiero critico e lo spirito di collaborazione con “appena” il 44%
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CLIENTI. Infine, circa il 60%della media dei manager intervistati a livello globale (il 63% per quanto riguarda i manager italiani) crede chele smart technologies avranno un ruolo chiave nelle attività di supporto alla customer experience. Sempre il 60% della media globale pensa che le smart technologies avranno la capacità di identificare le opportunità di vendita (67% per gli italiani intervistati), e il 49% pensa che saranno capaci di individuare i clienti a rischio (appena il 38% per i business leader italiani).

Via Business People
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Di Altri Autori (del 04/03/2016 @ 07:58:00, in Mobile, linkato 1414 volte)
Google sta testando un nuovo servizio di pagamento mobile separato da Android Pay. Il nuovo sistema consente ai clienti di pagare nei negozi senza dover tirare fuori lo smartphone, cosa utile qualora si avessero le mani occupate (bisogna tenere i bambini o le buste della spesa) o semplicemente non si ha voglia di tirare fuori il device.

Come funziona il nuovo servizio è semplice ma il telefono deve avere Bluetooth e Wi-Fi attivi (due caratteristiche ormai presenti in ogni telefono): la connessione Bluetooth Low Energy in combinazione con la localizzazione fornita dal Wi-Fi permettono allo smartphone di effettuare un pagamento stando nella tasca comunicando con la cassa del negozio tramite beacons.

Il cliente deve semplicemente dire al cassiere che sta "pagando con Google", poi il cassiere con il suo terminale comunica con lo smartphone del cliente per verificare che il pagamento avviene effettivamente con la persona che si trova di fronte (sul telefono si imposta una propria foto, che il cassiere vede nel display del suo sistema) e conferma il pagamento. Una notifica viene poi inviata direttamente al dispositivo, con la conferma del pagamento appena fatto.

I beacons sono dispositivi che sfruttano la connettività BLE a basso consumo energetico, la stessa che usano gli smartband o smartwatch, che hanno una sola funzione: trasmettere pacchetti di dati contenenti solo informazioni per notificare la propria presenza a dispositivi vicini. Nel caso del nuovo servizio di Google, un beacons viene integrato nella cassa del negozio, così la tecnologia consente ad uno smartphone o ad un altro dispositivo di comuicare in automatico quando si trova nelle vicinanze. Il comando "pago con Google" deve essere pronunciato dal cliente per dire al cassiere di attivare il beacons della cassa, così da ricevere dallo smartphone le informazioni utili per la conferma dell'identità del compratore.

Un esempio di come funziona il nuovo servizio si puo' vedere nel video qui sotto realizzato da Google.

Al contrario di sistemi di pagamento come Samsung Pay o Apple Pay, tuttavia, la nuova soluzione a cui Google sta lavorando obbligherà i negozianti ad acquistare un dispositivo apposito che supporti la tecnologia, non bastano i tradizionali POS.

La piattaforma è comunque gia' in funzione, è attualmente disponibile nella South Bay Area in California presso due commercianti: McDonald's e Papa John's.

Via PianetaCellulare
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Di Altri Autori (del 01/03/2016 @ 07:36:29, in Mobile, linkato 1370 volte)
Gli uffici marketing delle aziende guardano sempre di più a smartphone e tablet come un canale privilegiato di comunicazione, alla luce dell’utilizzo crescente di questi device tra la popolazione mondiale, italiani in testa. Secondo un report previsionale di Cisco, nel 2019 nel nostro Paese gli smartphone utilizzati saranno ben 63 milioni e, soprattutto, da questi dispositivi passerà il 68% di tutto il traffico dei dati. E la pubblicità sui canali mobile trainerà, fra il 2015 e il 2018, il mercato globale dell’advertising con un incremento medio annuale del 32%, raggiungendo l’87% di tutti i nuovi investimenti in advertising in questo periodo (dati ZenithOptimedia). Una percentuale bulgara, dunque, che lascia pochi dubbi sulla direzione che il comparto della pubblicità sta prendendo. Il mobile advertising, termine che racchiude tutte le formule di comunicazione su questi canali, dal display al search sino alle applicazioni a pagamento, passerà dunque da un giro d’affari di 50 miliardi di dollari registrato nel 2015 ai 113 miliardi previsti nel 2018. E arriverà a pesare per oltre il 50% di tutta la pubblicità su Internet.

Quali saranno dunque i trend da tenere d’occhio per adattarsi ai nuovi modelli di comportamento dei consumatori mondiali? Le marche dovranno prestare attenzione, per esempio, allo sviluppo delle funzioni di ricerca vocale sui supporti mobile, così come al native advertising, destinato a ridurre il peso del digital display advertising poiché meno efficace su smartphone e tablet. Per non parlare poi degli emoji, le icone digitali ormai imprescindibili nel linguaggio di scrittura di millennials (le persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni) e generazione Z (i nati alla fine degli anni Novanta). Le grandi aziende, inoltre, punteranno sempre di più sui servizi di personal shopping, prenotabili via web e mobile: una rivoluzione che non riguarderà solo gli operatori del lusso, ma anche tante altre categorie merceologiche. E il ricorso ai temporary store aiuterà i brand a costruire esperienze d’acquisto più stimolanti con i consumatori approcciati sui device mobili.

Ci sarà poi un’evoluzione del mobile wallet, che da strumento di pagamento diretto dal telefono diventerà una vera piattaforma di marketing dove i marchi potranno proporre i loro contenuti. La stampa 3D inoltre prenderà sempre più piede tra la popolazione, mentre i tempi di consegna dei prodotti acquistati attraverso la rete saranno molto più rapidi. Da capire invece fino a che punto avrà successo la diffusione della realtà virtuale su dispositivi mobile, anche se i produttori si stanno muovendo fortemente in questa direzione.
Il futuro continua a correre dunque più velocemente di quanto avremmo mai potuto ipotizzare qualche anno fa. Per la comunicazione di marca, però, di strada da percorrere ne rimane ancora tanta. In particolare in Italia, dal momento che il mercato della pubblicità – secondo molti protagonisti – non ha ancora trovato le formule più idonee per sfruttare questi media.

I direttori marketing delle aziende intervistati da Business People lamentano il fatto che tanti operatori della pubblicità non hanno saputo ancora cavalcare la nuova onda. Sullo sfondo, rimane inoltre l’annoso problema della lentezza della rete, anche se paradossalmente è proprio la scarsità di infrastrutture tradizionali a spingere gli italiani a utilizzare i dispositivi mobile. Nel nostro Paese, infatti, solo il 68% degli utenti internet adulti usa una connessione fissa in banda larga per accedere a Internet, contro il 79% dei britannici e l’84% dei francesi.

Via Business People
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Di Altri Autori (del 26/02/2016 @ 07:26:17, in Social Networks, linkato 1572 volte)
Instagram ha attirato più di 200.000 inserzionisti negli ultimi cinque mesi: è quanto ha dichiarato la società di proprietà di Mark Zuckerberg secondo fonti Reuters, sottolineando come il popolare social network delle foto stia contribuendo alle effettive entrate di Facebook.

A settembre Instagram aveva dichiarato concluso il suo periodo di test per l’advertising e aveva lanciato il suo servizio di inserzioni in altri 30 paesi, Italia inclusa, per poi aprire la possibilità dal 30 dello stesso mese a tutto il mondo; quella di Instagram è una platea composta da circa 400 milioni di utenti attivi al mese, a disposizione degli uomini di marketing da inizio ottobre.

Instagram ha avuto molti vantaggi sui competitor e, tra tutti, utilizza la tecnologia degli annunci di Facebook, che è tra le più avanzate per quanto riguarda le possibilità di profilazione degli utenti ed è in grado di raggiungere segmenti demografici estremamente specifici. Attraverso il pannello delle inserzioni di Facebook gli inserzionisti hanno quindi la possibilità di far partire campagne sia su Facebook, sia su Instagram.

“Il supporto di Facebook ha contribuito ad aumentare la nostra base utenti” e ad attirare gli inserzionisti, ha dichiarato James Quarles, Responsabile del Global Advertising di Instagram. “Le persone possono creare annunci utilizzando entrambe le piattaforme e incrociando i canali, una possibilità che finora non era molto comune nel mondo del marketing”.

Instagram non ha voluto però rivelare il modo in cui gli inserzionisti utilizzano anche Facebook in contemporanea, ma in una precedente dichiarazione dei guadagni il COO di Facebook Sheryl Sandberg ha dichiarato che ben 98 dei primi 100 più grandi inserzionisti utilizzano anche le inserzioni per Instagram. Una cifra che lascia comprendere come la tendenza ad utilizzare entrambe le piattaforme sia in crescita.

Secondo una ricerca di eMarketer, entro il 2017 Instagram supererà Google e Twitter in termini di ricavi per gli annunci display su mobile; inoltre, le stime prevedono anche che entro il 2017 i ricavi pubblicitari totali di Instagram raggiungeranno quota 2,81 miliardi di dollari, pari ad oltre il 10% dei ricavi pubblicitari globali di Facebook. Gli analisti di eMarketer si aspettano quindi una rapida ed ulteriore crescita di Instagram nei prossimi anni, spinta da una forte domanda relativa proprio ai prodotti legati all’advertising.

Via Tech Economy
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Di Altri Autori (del 25/02/2016 @ 07:57:59, in Social Networks, linkato 1295 volte)
Prima o poi doveva succedere: sta per arrivare la pubblicita' in Messenger di Facebook. O almeno così è secondo le indiscrezioni che hanno rivelato il piano di Facebook di introdurre la pubblicità nella sua piattaforma di chat quest'anno, entro il mese di giugno.

Secondo un documento interno di Facebook ottenuto da TechCrunch, Facebook permetterà alle aziende di inviare annunci  pbblicitari sottoforma di messaggi alle persone che in precedenza hanno iniziato una conversazione con tale società. E' importante precisare sin da subito che le aziende potranno inviare messaggi pubblicitari solo agli utenti con cui hanno avuto una conversazione in chat in passato.

Ad esempio, se avete scritto con il profilo ufficiale della Coca Cola (non so se esiste, è un esempio), la società potrà inviarvi dei messaggi pubblicitari, ma state tranquilli del fatto che non riceverete messaggi pubblicitari da profili aziendali con cui non avete avuto una interazione in chat.

Facebook nel documento ha anche alcuni consigli per le aziende al fine che possano essere pronte a condividere annunci pubblicitari quando la funzione verrà attivata: Facebook raccomanda alle imprese di iniziare gia' ora ad interagire con gli utenti, in modo da poter inviare a questi utenti le inserzioni in futuro.

Nel corso dell'ultimo anno, Facebook ha lanciato una serie di caratteristiche per favorire le conversazioni tra consumatori e imprese. Inoltre, vista la presenza di 800 milioni e oltre di utenti nella piattaforma, era prevedibile l'introduzione della pubblicità.

Facebook dice che non intende introdurre spam all'interno di Messenger, per questo limiterà per le aziende la possibilità di inviare messaggi promozionali solo agli utenti con cui hanno avuto una conversazione in passato. Tuttavia, non ci sorprenderebbe che tra qualche mese Facebook toglierà questa limitazione. Lo scopo di un'azienda alla fine è guadagnare.

Anche se ha rifiutato di commentare le notizie riguardo il documento trapelato, Facebook ha detto che "Il nostro obiettivo con Messenger è quello di creare un'esperienza di alta qualità e coinvolgente per gli oltre 800 milioni di utenti in tutto il mondo, che comprende garantire alle persone di non ricevere messaggi indesiderati di qualsiasi tipo".

Il documento ha rivelato, inoltre, l'esistenza di un nuovo URL breve, fb.com/msg/, che servirà agli utenti per collegarsi direttamente con un'azienda con cui avviare una conversazione.

A questo punto nei prossimi mesi i messaggi pubblicitari potrebbero iniziare a circolare anche in Whatsapp, specie dopo che il servizio di messaggistica è diventato completamente gratuito dopo che Facebook ha tolto il canone annuale di 1 euro circa..

Sono 800 milioni gli utenti di Messenger oggi, ma entro la fine dell'anno potrebbero diventare un miliardo - traguardo raggiunto da Whatsapp alla fine di gennaio 2016. Stando ad una dichiarazione del CEO di Facebook Mark Zuckerberg dello scorso anno, WhatsApp e Messenger prima di essere considerare vere e proprie aziende - e quindi essere servizi che possono far guadagnare soldi a Facebook - devono raggiungere almeno un miliardo di utenti; Whatsapp l'obiettivo lo ha raggiunto, manca Messenger.

Al momento non sappiamo altro riguardo l'introduzione di messaggi pubblicitari in Messenger, ma vi terremo informati. Ricordiamo che nel mese di Aprile Facebook terrà la sua annuale conferenza degli sviluppatori, quindi qualche nuovo dettaglio potrebbe arrivare in questa occasione.

Via PianetaCellulare
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Di Altri Autori (del 24/02/2016 @ 07:46:21, in Pubblicità, linkato 1875 volte)
Si va dal dissacrante pastore tedesco Gunther, testimonial dell’hotel di lusso CastaDiva, al Koala dell’ultimo spot della Vigorsol, passando per il border collie che corre dietro la nuova monovolume della Ford, guidata dalla sua padrona lungo una strada tortuosa o ancora la famiglia di topolini scelti dalla Parmareggio fino ad arrivare al gatto che sfonda le pareti per i suoi croccantini Catisfaction. E’ risaputo ormai che gli spot con animali protagonisti, in alcuni casi in versione digitale, ma non per questo meno amati, hanno un maggiore impatto tra i consumatori. Nell’ultimo anno c’è stato un vero e proprio boom, tanto che un italiano su tre li preferisce ai testimonial ‘umani’.
 
Che siano prodotti per animali, come il pet food, o meno, poco importa. Li vediamo pubblicizzare di tutto: dalla promozione turistica, ai dolci e cibo, fino ai detergenti per pulire la casa. Gli spot con animali protagonisti hanno subito un’impennata del 40%, negli ultimi 12 mesi. Anche il prestigioso Wall Street Journal ha inquadrato il fenomeno, stilando la classifica dei cinque spot più condivisi nel 2015. In USA conquista il primo posto con 6.432.921 condivisioni, su Facebook, Twitter e blog, la pubblicità Friends Furever di Android.

E in Italia c’è chi ha elaborato una speciale top ten degli spot più graditi dagli amanti degli animali, trasmessi in Tv, sul web e caricati su YouTube. Secondo lo studio della “Associazione Donne e Qualità della Vita”, realizzato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sui principali social network e blog, che ha coinvolto un campione di 500 italiani, le pubblicità più apprezzate sono quelle dove i piccoli compagni di vita sono coccolati, premiati e viziati, oltre che impegnati a prestare la propria immagine per i fini commerciali.
 
Al primo posto di questa originale classifica troviamo, con il 23% delle preferenze, lo spot di CastaDiva resort & SPA di Blevio, che ha scelto come testimonial della sua campagna pubblicitaria il cane più ricco del mondo Gunter V. Nel video, diventato in poco tempo virale e realizzato in quattro versioni italiano, russo, inglese e francese, si vede il ricco pastore tedesco coccolato dai servizi esclusivi dell’hotel a 5 stelle sulle rive del Lago di Como.

Al secondo posto si piazza il Koala di Vigorsol Air Action che,  come una star hollywoodiana, soffia il posto al suo alter ego umano e mastica la gomma affascinando il backstage delle riprese l’animale australiano guadagna il 18% dei voti virtuali.

Terza classificata, la simpatica famiglia di topolini Parmareggio: Emiliano, Ersilia ed Enzino risultano essere tra i personaggi più amati dai bambini e sul proprio sito web offrono attività creative per i più piccoli conquistando il 16% delle preferenze.

In quarta posizione troviamo la campagna pubblicitaria della Ford S-Max, scelta dal 15%, con un vispo border collie che corre libero e gareggia con la sua padrona, fino a raggiungerla in uno scenario naturale e saltare in canoa sul laghetto

Quinto posto, con il 14%, per  Carletto Maria DeCamaleontis, il noto camaleonte della pubblicità dei Sofficini Findus che piace soprattutto ai più piccoli. Il simpatico rettile è anche uno degli animali più social della pubblicità: dal 2012 ha una propria pagina personale su Facebook che conta 347.581 fan.

Sesto in classifica staccato di tre punti percentuali c’è  l’elegante gatto persiano dello spot Gourmet Gold: l’altezzoso felino alla ricerca di un piatto degno del proprio lignaggio conquista il l’11% dei votanti .

Ed è tallonato dal fiuto per il risparmio del cane di razza Weimaraner,  scelto dal portale segugio.it  per dispensare consigli sulle assicurazioni automobilistiche , settimo con il 10%.

All’ottavo posto si classifica forse il pennuto più invidiato dalle casalinghe del pianeta: Rosita.  La gallina è protagonista insieme all’affascinante attore hollywoodiano Antonio Banderas della campagna pubblicitaria del Mulino Bianco che è gradita dal 9% degli interpellati.

Un altro alimento per cani, nello spot Purina One, vede come protagonista un bulldog che corre a sdraiarsi sul divano per farsi coccolare dalla padrona, nono posto e 7 punti percentuali per il furbo e simpatico quadrupede.

Chiude la classifica il gatto iperattivo di Catisfaction, con il 5% delle preferenze arriva decimo il felino che farebbe di tutto per ricevere il goloso premio, anche sfondare le pareti dell’abitazione del suo padrone.

Via Spot and Web
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Di Altri Autori (del 22/02/2016 @ 07:14:00, in Social Networks, linkato 1279 volte)
Twitter ha presentato un nuovo strumento per il social care che spinge i clienti ad entrare in contatto con le aziende tramite messaggi diretti; il product manager di Twitter Ian Cairns ha spiegato in un post sul blog ufficiale che Twitter è “il posto migliore per le imprese e per i loro clienti per connettersi” e che “in realtà molti dei nostri inserzionisti hanno dichiarato che oltre l’80% delle richieste social per l’assistenza arrivano proprio da Twitter”.

In sintesi, le aziende possono ora aggiungere un pulsante “invia un messaggio privato” ai loro tweets: in questo modo è possibile iniziare una conversazione tra azienda e cliente in un contesto pubblico, per poi passare ai DM (contesto privato) semplicemente premendo un tasto; in questo modo sarà più facile per le aziende dirimere questioni spinose o per parlare di eventuali dati che è meglio non inviare in pubblico.

Inoltre, Twitter ha aggiunto un’opzione che permette ai clienti di inviare una valutazione una volta che le operazioni di assistenza si sono concluse: si tratta di una feature che è stata pensata soprattutto per le imprese che vedono in Twitter la possibilità di fare social care, ma è anche un tentativo da parte di Twitter, sotto la guida di Dorsey, di rendere la piattaforma sempre più utile per utenti e brand e per risollevarsi dalla crisi nella quale il social network site si è impelagato.

Ma è anche vero che, come osserva TechCrunch, si tratta di un sistema davvero utile se si sta chiedendo un rimborso, o si devono fornire informazioni anagrafiche per il tracciamento di una spedizione; sono tutte informazioni che probabilmente è preferibile fornire in privato. Inoltre, le aziende possono avere bisogno di un modo più facile per misurare l’efficacia del loro servizio clienti e Twitter sta rilasciando i feedback proprio nelle forme più utilizzare per la valutazione del customer service, ovvero il punteggio Net Promoter (NPS) e i formati di Customer Satisfaction (CSAT).

Twitter sta anche integrando queste nuove funzionalità con strumenti già esistenti per il servizio clienti grazie alle partnership con Conversocial, Hootsuite, Litio, Salesforce, Spredfast, Sprinklr e Social Sprout. “Le imprese (che beneficeranno della nuova feature, ndr) generano risultati impressionanti”, conclude Cairns, citando il risparmio che deriva dalla gestione dell’assistenza clienti tramite Twitter paragonato ai costi dei classici call center.

La mossa, nel contesto delle tante e spesso contestate novità che il social offre ai suoi utenti, è chiaramente un modo per catturare ulteriormente l’attenzione delle imprese. Ce la farà?

Tech Economy
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Di Altri Autori (del 19/02/2016 @ 07:45:39, in Digitale, linkato 1414 volte)
Nell’agenda digitale delle Destinazioni Turistiche vi sono vari punti - fin troppi - non ancora affrontati adeguatamente e tra questi spicca il governo dei “flussi turistici digitali”, intesi come i movimenti dei viaggiatori attraverso i canali digitali durante tutta l’esperienza turistica (dal “pre-viaggio” al “post-viaggio”). Questi flussi sono oramai fondamentali per i turisti nazionali e internazionali nelle diverse fasi di decisione pre-viaggio (dall’ispirazione fino alla scelta, passando per la prenotazione), ma in prospettiva lo saranno sempre più anche durante e dopo il viaggio (quando si condivide l’esperienza con altri potenziali viaggiatori e si costruisce l’idea di viaggio successiva).

Pensiamo sia perciò utile riportare qualche dato che evidenzia come si comporta il Turista Digitale Italiano, sapendo che è tra i meno “digitalmente avanzati” in quest’ambito, anche rispetto ai paesi in via di sviluppo come la Cina o l’India.

Il Turista Digitale italiano (colui che ha fatto almeno un’attività online durante un viaggio di durata superiore a 3 giorni nella nostra indagine) è particolarmente attivo su Internet in tutte le macro-fasi del viaggio: nei momenti pre-viaggio, l’88% ricerca informazioni e l’82% prenota o acquista qualcosa (alloggio, mezzo di trasporto o attività da fare a destinazione); durante il viaggio il 44% acquista su Internet qualche attività e l’86% utilizza applicazioni in destinazione a supporto dell’esperienza; il 61% fa attività digitali nel post-viaggio. E’ evidente che in ciascuna di queste fasi la “Destinazione Illuminata” (o, abusando degli inglesismi, la “Smart Destination”) può intervenire digitalmente per portare avanti i propri obiettivi.

Entrando brevemente nel dettaglio, la prima fase di un’esperienza di viaggio è l’ispirazione, dove viene incubata l’idea di viaggio e dove la destinazione può incidere molto, considerando che in questa fase non è stata data ancora una risposta alla domanda fondamentale del turista: “dove vado?”. Nella maggior parte dei casi l’ispirazione sembra essere influenzata da servizi disponibili sul web: il 33% ricorda di essere stato ispirato da commenti e recensioni letti su Internet, il 19% da articoli online di testate specializzate in viaggi, il 12% da post su social network, il 9% da newsletter e solo il 2% da banner online. Da non trascurare però il fatto che molti sono comunque influenzati da fattori tradizionali: il 46% ha dichiarato di essere stato suggestionato dai consigli dei conoscenti (su cui incidono fortemente i social network), mentre il 22% dalla nostalgia di una vacanza passata. Questo dato evidenzia come sia fondamentale anche un governo omnicanale dei flussi, e non semplicemente multicanale. Per le destinazioni è anche importante sapere che la maggior parte dei Turisti Digitali inizia la ricerca partendo da una motivazione esperienziale (il 31% infatti dichiara di essersi basato su una certa idea di vacanza: avventurosa, rilassante, culturale etc.), ma ben un turista su quattro (il 25%) parte proprio dall’attrazione per una certa destinazione. E’ fondamentale, quindi, da un lato che la destinazione agisca sulle leve della reputazione per attrarre i flussi digitali sui propri canali, ma allo stesso tempo che, una volta attratti, i turisti trovino gli strumenti e i contenuti che li portino a sceglierla per il viaggio, piuttosto che migrare su altre proposte più appealing.

A livello temporale, la ricerca su Internet inizia 3 mesi prima della partenza per il 37% dei turisti digitali (per il 13% 6 mesi prima), da 1 a 3 mesi prima per il 40%, da 15 a 30 giorni per il 12% e il restante 11% si attiva solo due settimane prima della partenza. Per quanto riguarda la prenotazione, invece, il digitale implica uno spostamento sempre più a ridosso della vacanza, tanto che più del 24% dei turisti acquista le attività da fare a destinazione nell’ultima settimana prima della partenza, o addirittura durante la vacanza stessa. Addirittura il 48% dei turisti digitali prenota la propria sistemazione una volta giunto nella località e il 60% di questi lo fa su Internet. Quasi la totalità dei viaggiatori acquista a destinazione servizi ‘aggiuntivi’ come titoli di viaggio per i trasporti locali e biglietti per attività culturali. Il canale preferito in questi casi è quello offline, ma il 44% degli intervistati conclude almeno un acquisto online.

I turisti digitali condividono inoltre la propria esperienza di viaggio sia una volta tornati a casa (30%) sia già durante la vacanza stessa (24%), con una componente rilevante di questi che lo fa in entrambi i momenti (10%). E’ interessante anche notare che un 4% dice di pubblicare video e/o foto in merito alla vacanza ancor prima di esser partito, aspetto ancora poco compreso e sfruttato dagli attori del mercato. La scrittura di recensioni invece e un’attività svolta principalmente al rientro dalla vacanza (33% dei turisti digitali). Il 12% lascia i propri commenti anche sui social network e il 6% sui siti di prenotazione e comparazione di alloggi; solo il 2% lo fa direttamente nel sito web del fornitore del servizio acquistato. Il 92% di chi scrive recensioni dichiara di farlo per aiutare possibili clienti futuri e il 32% per spingere i fornitori a migliorarsi.

Questi dati, dal nostro punto di vista, evidenziano in modo lampante che la competitività delle destinazioni dipenderà dalla capacità di gestire e/o guidare i flussi digitali. Per farlo servono competenze adeguate sommate al desiderio di imparare e mettere in discussioni pratiche consolidate negli scorsi decenni. Il messaggio è ricorsivo, ma metterlo in pratica non lo è assolutamente. Sfortunatamente, abbiamo avuto modo di interagire con alcuni attori responsabili di destinazioni che mostravano un rilevante gap di competenze, di efficienza e di “buona volontà”. Le eccezioni ci sono, ma è ancora lunga la strada perché diventino la normalità.

Via Agenda Digitale
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