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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 22/04/2016 @ 07:32:58, in Social Networks, linkato 1592 volte)
L’influenza dei social network sui consumatori italiani non è mai stata così forte. Secondo il report Total Retail Survey 2016 di Pwc, l’84% del campione intervistato (il 14% in più rispetto all’anno precedente) è stato condizionato dall’utilizzo dei social media nelle proprie scelte in fatto di shopping. Una percentuale molto più alta della media globale (che si attesta al 78%) e che dimostra una grande opportunità per i retailer attivi sul mercato nazionale. Inoltre, questa volta in linea con i dati globali, gli italiani hanno dichiarato che nel 50% dei casi la ricezione di offerte promozionali tramite social media ha influenzato il loro comportamento di acquisto online. Il 47% degli intervistati invece sostiene che un forte fattore di influenza negli acquisti sia stato leggere review, commenti e feedback sui canali social media. Il rapporto della società di consulenza inglese ha inoltre evidenziato una crescita significativa per l’utilizzo dello smartphone negli acquisti online: il 23% (+7% rispetto all’anno precedente) dei consumatori italiani afferma di aver fatto un acquisto tramite questo mezzo negli ultimi 30 giorni.

Via PambiancoNews
 
La 55° edizione del Salone Internazionale del Mobile si rivela un enorme successo anche sui social media. Dall’indagine svolta da Blogmeter – che ha monitorato attraverso il proprio tool di Social Listening il buzz online relativo al Salone del Mobile e al Fuorisalone, parallelamente alle performance sui social network dei profili ufficiali della manifestazione e dei brand di design coinvolti nell’evento – sono risultati complessivamente oltre 113mila messaggi online per un totale di 51mila autori unici. Un risultato rilevante se si pensa che è stato ottenuto in soli sei giorni di manifestazione. La maggior parte delle citazioni, quasi 49.000 pari al 42% del totale, sono state raccolte su Instagram, rivelatosi il social più apprezzato dagli utenti per condividere immagini e momenti relativi all’esposizione in Fiera e ai numerosi eventi che si sono tenuti con il Fuori Salone. La seconda fonte di maggiore traffico è stata Twitter con circa 39mila messaggi, seguita da Facebook che ha registrato circa 19mila citazioni.

Il picco di conversazioni si è ottenuto il 13 aprile, con un passaparola online di circa 20mila messaggi, giorno in cui la Torre Velasca si è colorata di rosso, in occasione dell’evento Audi City Lab  e le strade di Milano si sono affollate per il Design Pride promosso dal brand Seletti. Gli hashtag più utilizzati sono stati quelli ufficiali della manifestazione #FuoriSalone2016 e #SaloneDelMobile

con rispettivamente 22.400 e 18.300 citazioni, ma ottiene un buon numero di citazioni anche il #BreraDesignDistrict (2.100). Tra i temi più discussi sul web troviamo le nuove collezioni relative al mondo del design, il made in Italy, ma anche la Triennale di Milano che quest’anno ospita la XXI Esibizione internazionale dal titolo “Design After Design”. Da segnalare che l’inaugurazione del grande centro commerciale di Arese con l’attesissima apertura del primo store in Italia di Primark, ha generato grande entusiasmo tra gli utenti di internet, distogliendo per qualche ora l’attenzione dall’evento milanese.

I brand più performanti

La Milano Design Week è stata un’edizione molto social anche dal punto di vista delle performance dei brand di design su Facebook, Twitter e Instagram, a dimostrazione di come anche il mondo del design si sia aperto alle svariate possibilità che i canali social offrono per comunicare con la propria audience. Partendo dagli account ufficiali del Salone del Mobile, notiamo che il più coinvolgente è stato quello di Instagram con oltre 13.300 interazioni totali, a fronte di Facebook (4.600 interazioni) e Twitter (7.700). Il contenuto che ha generato più engagement è stato il post di lancio dell’evento. Anche i brand di design hanno ottenuto numeri importanti, sebbene emergano delle discrepanze evidenti tra i brand più noti a livello internazionale e i brand conosciuti e diffusi solo a livello locale. Su Facebook, a dominare per engagement durante l’intera settimana è Kartell con oltre 25mila interazioni ottenute grazie ai 160 post, con cui ha promosso i suoi numerosi progetti e la nuova linea di prodotti Kartell Kids dedicata ai bambini. Al secondo posto per engagement, troviamo la pagina Facebook di Ikea Italia, mentre la pagina che ha acquisito il maggior numero di nuovi fan nel periodo di riferimento (quasi 16mila ) è Scavolini. Rispetto a Facebook, i numeri di Twitter sono decisamente più contenuti ma pur sempre significativi: in termini di unique impression, la Top 3 è costituita da Moroso, Natuzzi e Foscarini, mentre il tweet più coinvolgente appartiene ancora a Kartell. A concentrare le performance migliori, tuttavia, è Instagram dove oltre agli account di Ikea e Kartell, con rispettivamente 36.500 e 32.000 interazioni, emerge l’account di Muuto Nordic che colleziona oltre 19.000 interazioni in sette giorni, mentre a incrementare maggiormente la propria community è Vitra con 5.600 nuovi follower.

Via Spot and Web
 
Di Altri Autori (del 30/05/2016 @ 07:14:24, in Social Networks, linkato 1836 volte)
In uno scenario in cui sempre più si parla di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, che da una parte si trova ad affrontare le nuove esigenze del cittadino e dall’altra le nuove direttive a cui deve adeguarsi, come questa può sfruttare al meglio i social network? E in che modo e con quali strumenti si può migliorare il rapporto con i cittadini e il livello dei servizi offerti?

L’investimento in attività social da parte della PA è in crescita sì, ma lentamente. Ad esempio la presenza social dei comuni italiani secondo l’Anci (Associazione Comuni Italiani) è ancora molto bassa: solamente il 6% circa degli oltre 8mila Comuni italiani possiede un account sui principali social network. Se guardiamo, invece, alle Regioni – secondo i risultati un progetto di ricerca presentato dalla giurista Morena Ragone nel corso del convegno su social network e sentiment analisys che si è tenuto nei giorni scorsi a ForumPA – emerge che la maggioranza di queste possiede sia un account Twitter che Facebook.

I motivi che portano la PA ad investire sui social media sono principalmente due: il primo, invariato rispetto al passato, per avvicinarsi e raggiungere il cittadino che è diventato sempre più esigente ma al contempo anche più aperto alla collaborazione ed al dialogo; il secondo, invece, riguarda le tendenze crescenti in merito all’uso e al tempo mediamente speso dagli utenti sui social, come dimostrato dal rapporto We are social “Digital in 2016”.

Le PA sempre più adottano una strategia Citizen-Centric, mediante la quale si impegnano a favorire maggiore trasparenza e facile accesso ai servizi pubblici secondo le esigenze del cittadino, malgrado questo richieda un maggiore sforzo in termini economici e organizzativi che nel lungo periodo si traducono in benefici per la collettività. I 4 temi fondamentali di tale strategia sono:

Comunicazione

Gli account istituzionali sui social network spesso assumono il ruolo di un vero e proprio “sportello di informazione”, una sorta di prolungamento dell’ufficio URP: secondo l’indagine condotta da Anci il social network maggiormente impiegato è Twitter, attraverso il quale i Comuni svolgono attività informativa, come la promozione della cultura del turismo e news del territorio, ma non si aprono molto al confronto con i cittadini. Un vero peccato, se si considera la possibilità di dar vita, proprio attraverso i social, a nuove community pronte ad accogliere discussioni democratiche sulle tematiche riguardanti il territorio.

Ascolto

La PA interessata all’ascolto del cittadino può investire nella sentiment analysis di quanto discusso online, uno strumento utile a studiare la soddisfazione del cittadino e valutare la qualità della comunicazione online. Nello studio presentato da Morena Ragone, ad esempio, si sono evidenziate, tramite strumenti di sentiment analysis applicati a Twitter, le “polarità” delle discussioni classificandole come con accezione negativa, positiva oppure neutra. Dai risultati emerge che nella quasi totalità dei casi la polarità dei tweet pubblicati dalle Regioni è relativamente neutra e questo è probabilmente dovuto alla difficoltà comunicativa e semantica legata ai restrittivi 140 caratteri che Twitter permette di pubblicare e che dovrebbe far riflettere sulla necessità di adottare nuovi linguaggi che meglio si adattino alle caratteristiche del canale di comunicazione adottato.

Social Media Policy

La Social Media Policy è quel documento in cui vengono definite le norme di comportamento e i regolamenti in merito all’uso dei social media, rivolte sia ai dipendenti di un’organizzazione che ai suoi utenti con cui questa entra in contatto attraverso i canali di comunicazione istituzionale online. Dai dati presentati durante il convegno di ForumPA emerge che non tutte le PA dispongono di una social media policy: delle 13 Regioni che hanno risposto all’intervista effettuata solo 3 posseggono policy interne. Questo fenomeno comporta un generale disorientamento e disorganizzazione dei dipendenti non istruiti all’uso delle utenze istituzionali social.

“La social media policy – afferma Marco Laudonio, che cura la strategia digitale del MEF ed è componente del gruppo di supporto al Responsabile Anticorruzione e Trasparenza dello stesso Ministero – è la carta di identità della pubblica amministrazione. Nel lavoro che abbiamo realizzato per il MEF, ad esempio, abbiamo aggiunto anche una sezione su cosa non postiamo proprio come forma di autodisciplina oltre che di assoluta trasparenza”.

Servizi

Attraverso i social network site si può dar vita a nuovi canali di erogazione dei servizi pubblici al cittadino, come ha affermato durante il convegno Giacomo Angeloni, Consigliere del Comune di Bergamo che ha sottolineato come sia possibile, attraverso i social, creare nuove occasioni di fruizione dei servizi offerti.

La PA infatti grazie ai social network può offrire servizi di assistenza al cittadino attraverso la messaggistica in real time, la divulgazione di informazioni di pubblica utilità e la promozione di eventi sul territorio e di nuovi servizi erogati online come quello dei pagamenti elettronici, che in molti casi riducono le lunghe tempistiche amministrative migliorandone l’efficienza. Infine in un’ottica di autodisciplina la PA può diffondere questionari volti a raccogliere le opinioni e le valutazioni dei cittadini in merito ai servizi offerti, sia online che presso i diversi sportelli fisici dislocati sul territorio. Tutto ciò con l’obiettivo di cimentare un rapporto di collaborazione e fiducia reciproca tra cittadino e pubblica amministrazione.

Case history interessante quella del Comune di Modena, che ha usato i social per “ascoltare”, ovvero diffondere questionari e sondaggi, ma soprattutto per creare community di cittadini modenesi che potessero supportare i processi decisionali dell’Amministrazione. Questo è stato possibile grazie allo sviluppo di una piattaforma di ascolto dal nome “Che ne pensi?”, che si propone di raccogliere le opinioni riguardo le grandi scelte strategiche della Pubblica amministrazione.

Quale il freno al cogliere le Social Opportunità da parte della PA?

Il limite vero sembra legato ad una scarsa consapevolezza di cittadini e dipendenti delle pubbliche amministrazioni rispetto agli strumenti digitali che riconduce tutto quindi a una questione culturale. Ma come si può dar vita a un nuovo fenomeno culturale volto all’innovazione? La risposta a questa domanda forse dovrebbe essere aggiunta nell’aggiornamento del Vademecum Pubblica Amministrazione e social media, purtroppo fermo al 2011, ma che potrebbe costituire un valido strumento di supporto per le PA.

“I social media – afferma Stefano Epifani, direttore di Tech Economy – sono strumenti di contatto fondamentali tra PA e cittadini. Non solo perché rappresentano ormai un canale largamente utilizzato dalle persone, ma soprattutto perchè determinano un nuovo modello di interazione, più orizzontale e partecipativo, che la PA non può non prendere in considerazione. Certo è che il cambiamento è forte, e per portarlo avanti serve prima di tutto una vera e propria rivoluzione culturale. Molto è cambiato da quanto – anni fa – scrivemmo le linee guida per i social media nella PA, ma ancora oggi la necessità di comprendere come l’ecosistema della comunicazione sia cambiato è prioritaria, se la PA vuole davvero avvicinarsi ai cittadini”.

Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 20/06/2016 @ 07:15:34, in Social Networks, linkato 1256 volte)
Che gia' in Facebook gli utenti scrivono di meno si sa, quindi non sorprende che Nicola Mendelsohn - vice presidente della piattaforma per Europa, Medio Oriente e Africa - ha previsto che in futuro, si parla tra soli cinque anni, ci saranno solo video nella piattaforma sociale, e niente piu' testi scritti (o se ci saranno, in una quantità molto limitata).

Mendelsohn, nel corso del Fortune's Most Powerful Women International Summit di Londra, ha spiegato che gli utenti scrivono sempre meno testo, con le bacheche che sono piene di contenuti esterni condivisi. Presumibilmente Facebook sta prendendo una strada diversa rispetto a quella intrapresa quando è nato con lo scopo di permettere alle persone di scambiarsi messaggi e restare in contatto anche a distanza - oggi per questo esistono Whatsapp e molti altri servizi.

"Cercare di prevedere dove una società di tecnologia sarà tra cinque anni è un compito difficile, dato l'attuale ritmo di innovazione" cerca di spiegare il giornalista di Fortune, e per Mendelsohn nei prossimi anni la comunicazione sarà "sicuramente" mobile e "probabilmente" sarà attraverso "solo i video".

"Se dovessi fare una scommessa punterei tutto su video, video, video", ha commentato Mendelsohn. "I video sono il miglior modo per raccontare una storia, forniscono molte informazioni in pochissimo tempo", ha spiegato il VP.

I contenuti video su Facebook, Mendelsohn ha detto, stanno crescendo anche più rapidamente di quanto l'azienda aveva previsto. E la recente funzione Facebook Live che permette agli utenti di condividere video dal vivo in diretta nel social network sta crescendo più velocemente di quanto previsto da Facebook.

Via PianetaCellulare
 
Di Altri Autori (del 23/06/2016 @ 07:20:15, in Social Networks, linkato 1625 volte)
WhatsApp, con il suo miliardo e oltre di utenti attivi su base mensile, e Messenger, che ha recentemente raggiunto i 900 milioni, non sono gli unici servizi di messaggistica in crescita sotto l'egida di Facebook. Del network di Mark Zuckerberg fa parte anche Instagram e anch'esso sta vivendo un ottimo momento, avendo toccato quota 500 milioni di utenti.

A soli 6 anni dal lancio, Instagram raggiunge quota 500 milioni di utenti con un tasso di utilizzo abbastanza elevato tanto che giornalmente accedono al sistema circa 300 milioni di persone. Di queste, l'80% vivono fuori dagli Stati Uniti a confermare un successo su scala mondiale.

L'annuncio, riportato anche da Mark Zuckenberg che l'aveva rilevata 2 anni fa per un paio di miliardi, porta in dote a Facebook un asset strategico sul fronte della fotografia. Instagram conta oggi oltre 95 milioni di foto pubblicate ogni giorno delle quali 82 dedicate alla moda con oltre 4 miliardi di like.

Instagram è in ottima salute dunque anche se sul profilo finanziario non ha ancora trovato una strada per monetizzare tutto questo engagment. L'uso in Italia è piuttosto elevato con circa 9 milioni di utenti iscritti.

Tra i recenti iscritti a Instagram ci sono anche delle celebrità come David Beckham, il popolare calciatore inglese che ha giocato per un paio di stagioni anche nel Milan, l'ex atleta e personaggio televisivo statunitense Caitlyn Jenner, il calciatore tedesco Toni Kroos e T.O.P. della Corea del Sud.
Breve storia di Instagram
Instagram ha visto la luce quasi sei anni fa. Dopo essere stata pubblicata nell'App Store a inizio Ottobre 2010, ha raggiunto il primo milione di utenti in poco meno di 3 mesi. In meno di un anno dal lancio, ha raggiunto quota 10 milioni di utenti. Ad Aprile 2012 arriva anche per i dispositivi Android. Nello stesso periodo viene acquistata da Facebook per 1 miliardo di dollari. A fine 2013 diventa disponibile anche per i telefonini Windows Phone.
Instagram: ricavi previsti a 5,8 miliardi nel 2020

Instagram, piattaforma per condividere foto e video acquisita da Facebook nel 2012, secondo gli analisti di Cowen&Co, nel 2020 genererà ricavi per 5,8 miliardi di dollari, con 700 milioni stimati per quest'anno.

Instagram da allora è cresciuta fino ad avere più utenti attivi di Twitter. Secondo gli analisti, attualmente Instagram vale 33 miliardi di dollari, più dei 30 miliardi di Twitter e dei 19 miliardi di Snapchat. Il social network si prevede crescerà al 2020 grazie al maggior afflusso di utenti previsto, dai 300 milioni attuali ai 680 milioni tra cinque anni, e dall'ingresso di soggetti fra gli inserzionisti.

La rete di photo-sharing ha solo recentemente ufficializzato di aver superato quota 300 milioni di utenti attivi, e ha preso provvedimenti nei confronti degli account spam, così come ha aggiunto nuovi filtri e funzionalità in uno degli ultimi aggiornamenti della sua app mobile.

Instagram è stata acquisita da Facebook nel mese di aprile del 2012 per 1 miliardo di dollari. L'acquisizione è giunta in un momento in cui Instagram aveva solo 27 milioni di utenti su iOS. Tuttavia, l'azienda ha visto oltre un milione di download il primo giorno dal lancio su Android.

Per Instagram, la crescita è anche l'affermazione dei suoi sforzi nel rimuovere lo spam disattivando account associati a persone inesistenti, account doppi o creati solo per fare spam sul servizio. Negli Stati Uniti, si stima che circa un utente su sei di smartphone utilizzai Instagram, secondo la società di ricerche di mercato eMarketer. La maggior parte di questi utenti, circa il 79 per cento, sono di età compresa tra 12 e tra 34 anni.

Nata nel 2010 grazie a Kevin Systrom e Mike Krieger, la start up è stata acquistata da Mark Zuckerberg per 741 milioni di dollari nel 2010, quando era solo un'app per le foto disponibile per dispositivi mobili ma poi è stata resa disponibile anche sul web e ha aggiunto nuove funzioni, tra cui la possibilità di condividere brevi video. Di recente sono stati abilitati i video in loop. Secondo dati rilasciati da Facebook a gennaio di quest'anno, su Instagram gli utenti condividono più di 70 milioni di foto e video ogni giorno.

Instagram introduce la Pubblicita' anche in Italia

Se ne parla oramai da un paio di anni, e prima o poi il momento doveva arrivare: la pubblicità ufficialmente arriva su Instagram, anche in Italia.

Era il mese di settembre 2013 quando l'allora chief operating officer di Instagram si aspettava che il sito fosse pronto per iniziare a vendere annunci entro un anno: "Vogliamo fare soldi nel lungo termine, ma non abbiamo alcuna pressione a breve termine," White ha detto al Wall Street Journal. Nel 2013 gli utenti di Instagram erano 'solo' 150 milioni, un cifra ritenuta piccola per guadagnare cifre importanti. "In teoria, [Instagram] potrebbe fare centinaia di milioni di dollari oggi, ma avrebbero bisogno di inserire molti annunci, il che rischierebbe di 'inquinare l'ambiente'", Brian Wieser, analista di Pivotal Research Group, ha detto due anni fa.

Ora, da settembre 2015, con 300 milioni di utenti che utilizzano il servizio, le aziende possono utilizzare Instagram per promuovere i propri prodotti e farsi pubblicità, in 30 nuovi paesi del mondo, tra cui Italia, Messico, India e Corea del Sud. Il servizio pubblicitario di Instagram è stato in fase di test per almeno un anno, da quando deglle immagini si sono presentate con l’etichetta "sponsorizzato" nella versione USA dell'app mobile, disponibili per una selezione di marchi già membri attivi all'interno del social network.

Da settembre, gli annunci pubblicitari li vedrete anche voi utenti italiani di Instagram. Un esempio? Tra una foto e l'altra potrebbe comparire quella dell'ultimo smartwatch creato da Samsung, oppure il trailer di un film Warner in uscita nei cinema. Potranno creare campagne pubblicitarie su Instagram piccole, medie e grandi aziende in tutto il mondo. I primi brand confermati sono Audi, Samsung, Toyota, Warner Bros, Yoox, Illy e altri.

Mentre Instagram ha tolto il limite alle tipologie di foto che gli utenti possono postare - recentemente ha abbandonato il divieto di immagini rettangolari, ad esempio - la società sta dando agli inserzionisti molteplici opzioni. Ad esempio, un utente può condividere un video di 15 secondi sul servizio, ma un inserzionista può caricare filmati di 30 secondi. Gli utenti normali non possono postare link a contenuti esterni, ma gli annunci possono includere cinque diversi "inviti all'azione", compresi i collegamenti per installare nuove applicazioni o per fare acquisti. Gli annunci che chiedono agli utenti di installare applicazioni sono già un formato di investimento importante per gli inserzionisti su Facebook.

Come si può distinguere una pubblicità da un post normale in Instagram? L'annuncio viene evidenziato dalla scritta ‘sponsorizzato’.

Oggi, Intagram conta 300 milioni di utenti attivi al mese e 70 milioni di foto postate ogni giorno.


Via PianetaCellulare
 
Video. Fortissimamente video. Il futuro dei social network è appeso alle clip, a quanto pare. E forse non è un caso che Snapchat stia facendo numeri pazzeschi in un periodo di stanca per il macrocosmo social. La notizia odierna, però, è un'altra. E arriva un po’ a sorpresa.

Che Mark Zuckerberg abbia il pallino dei video non è certo una novità (lo confermano i tentativi, andati male, di acquistare proprio Snapchat). Ma che Facebook stacchi assegni milionari verso media e celebrità disposti ad utilizzare Facebook Live (il servizio live-streaming di Menlo Park), un po' di stupore lo genera. Secondo un documento in possesso del Wall Street Journal, Facebook ha siglato 140 accordi per un totale di 50milioni di dollari con alcune importanti media-company (dalla Cnn al New York Times, fino a Vox, Mashable e Huffington Post) e con alcune celebrità (da Kevin Hart a Gordon Ramsay fino a Deepak Chopra e al quarterback della Nfl Russell Wilson).

L'obiettivo è quello di spingere il più possibile la piattaforma del live streaming, cercando di sbaragliare la concorrenza a suon di dollari. Secondo i dati emersi, a svettare fra i contratti più generosi c'è quello di BuzzFeed, che per i video trasmessi da marzo 2016 a marzo 2017 riceve oltre 3 milioni di dollari. Seguono a ruota il New York Times e la Cnn. Justin Osofsky, VP per le operazioni globali e delle media partnerships di Facebook, ha detto: «Abbiamo voluto invitare un'ampia gamma di partner per poter ricevere un feedback da diverse organizzazioni su quello che può o non può funzionare». Costi di promozione, insomma. Niente di più.

Per dovere di cronaca, va detto che le prime indiscrezioni riguardanti i possibili pagamenti di Facebook ad aziende o celebrità per creare Live Video multimediali, erano emersi qualche mese fa grazie a un'inchiesta di Recode. Il sito aveva raccontato dell'incontro fra un dirigente di Facebook e alcune agenzie delle star. Tema della discussione: soldi in cambio dell'utilizzo di Facebook Live. Un'occasione anche per le star.

Via Il Sole 24 ORE
 
Di Admin (del 15/07/2016 @ 07:30:10, in Social Networks, linkato 1982 volte)

Questo mese la Top Brands – l’osservatorio periodico firmato da Blogmeter che rivela quali sono i migliori brand su Facebook e Twitter in Italia secondo le principali metriche di engagement, new fans/followers e response time – ha realizzato un focus sul mondo della birra – la bevanda che coinvolge i consumatori soprattutto durante la bella stagione – con l’obiettivo di scoprire quali sono i brand più talentuosi nella gestione dei rispettivi account social.  Con l’occasione il team di Blogmeter ha realizzato anche un’analisi sull’audience e sui contenuti legati all’universo birra attraverso il suo nuovo servizio Facebook Topic Data.L’indagine ha messo in luce le caratteristiche socio-demografiche degli utenti, i principali temi di discussione, le campagne più ingaggianti e i contenuti più condivisi su Facebook.

Le migliori birre su Facebook

Per quanto riguarda il rating delle migliori birre sui social emerge un dato di fondo, ovvero che le aziende produttrici amano Facebook, lo dimostrano le performance ottenute sul social di Zuckerberg sia in termini di engagement che di new fan rispetto a Twitter. Ad aprire la Top 5 delle birre più coinvolgenti su Facebook èCeres, quinta per numero di nuovi fan, che con i suoi originali post di real-time marketing conquista tutti. In particolare, a giugno la pagina italiana del birrificio danese ha generato un grande numero di interazioni con la sua campagna in occasione delle elezioni amministrative, pubblicando diversi post ironici e satirici, ma non perdendo mai di vista il prodotto. Il post più coinvolgente ha come protagonista Giorgia Meloni. Al secondo posto per engagement si posiziona Birra Moretti grazie alla pubblicazione di post sempre curati e dalla creatività piacevole: a giugno appassiona con la special edition “Campioni col baffo”, dedicata a tutti i campioni del calcio che hanno i baffi. La medaglia di bronzo va a Carlsberg, seconda per nuovi fan, molto attiva durante gli Europei 2016, essendo official sponsor che per l’occasione ha riadattato il suo claim in “Probably the best UEFA EURO 2016”. Chiudono la Top 5 Birra Ichnusa con le sue numerose iniziative e Birrificio Angelo Poretticon la sua comunicazione sobria ed elegante. Dando un’occhiata invece all’altra metrica chiave per misurare l’efficacia delle strategie di social media marketing dei brand, ovvero la crescita della community, la pagina che ha acquisito più fan a giugno è Tuborg con post ironici e tante iniziative, seguono la già citata Carlsberg al secondo posto e Bavaria in terza posizione, che conquista tanti nuovi fan in occasione degli Europei. A distinguersi per numero di nuovi fan è infine Birra Antoniana che promuove su Facebook principalmente gli eventi che organizza.

Le migliori birre su Twitter
Sebbene i numeri di Twitter siano decisamente più contenuti rispetto a Facebook,  sul social dei 140 caratteri si fanno spazio altri nomi. Conquista lo scettro dei birrifici più coinvolgenti su Twitter, Peroni, che non compariva nelle Top 5 di FB: colleziona quasi 8.000 interazioni con l’iniziativa #nonnedoitbetter2 e il suo testimonial Chef Rubio, piazzandosi al secondo posto per numero di nuovi fan. Segue a distanza Ceres che anche su Twitter adotta una strategia di real-time marketing, mentre in terza posizione troviamo Beck’s Italia con un picco di interazioni in occasione del #CheersToIndependence. Tuborg si conferma la più brava a conquistare nuovi seguaci anche su Twitter con numeri superiori alla media di mercato (80 follower al giorno), cavalcando l’onda di eventi e iniziative come il concorso artistico #SkateboardsConfluence. Spunta al quarto posto della classifica, dopo Peroni e Ceres, il profilo italiano di Heineken che pubblica meno di un tweet al giorno. Fanalino di coda di entrambe le Top 5 di Twitter è Baffo Moretti con #TuLaConosciBianca, l’hashtag legato alla presentazione ufficiale de La Bianca.

Via Spot and Web

 
Di Altri Autori (del 12/09/2016 @ 07:01:27, in Social Networks, linkato 1011 volte)
Il lavoro di ricerca del Master in Social Media and PR dello IED presenta i dati sull’utilizzo di  da parte dell’utenza italiana. La ricerca è stata effettuata su un campione di circa 1.000 persone (dai 18 ai +50 anni). Nell’ i dati più interessanti.

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via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 20/09/2016 @ 07:09:38, in Social Networks, linkato 1106 volte)

Ryan Mcready, content editor della piattaforma Vennagage, ha svolto un’analisi su oltre 137.000  in una settimana. Tra i  analizzati da Ryan solo il 35%  provenivano da account verificati. Il 57% di questi provenivano da account “discutibili” con un elevato numero di seguaci e strane attività di condivisione; il 7% di questi tweet risultavano di account cosiddetti “zerospam” presenti su twitter da meno di otto mesi, che non seguono nessuno, con meno di 10 seguaci e con più di 17.000 condivisioni/retweet.

La ricerca mette in evidenza come l’utilizzo degli , secondo Mcready, possa rivelarsi inutile e addirittura dannosa per le campagne di marketing nel momento in cui questi vengono utilizzati  in modo inopportuno dagli spammer. Nell’ tutti i dati della ricerca.

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Via Tech Economy
 
Di Altri Autori (del 03/10/2016 @ 07:14:14, in Social Networks, linkato 1327 volte)

I consumatori stanno voltando le spalle ai brand e questo è dimostrato dal fatto che il 26% degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche. Di contro assistiamo alla crescita dell’utilizzo di piattaforme social, come Snapchat e Instagram. La popolarità di Snapchat e Instagram è cresciuta negli ultimi due anni rispondendo alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca KANTAR TNS svolto su 70mila consumatori. Quasi un quarto (23%) degli utilizzatori internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12% di due anni fa. Situazione simile in Italia, con il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, a dispetto di un 15% nel 2015, mentre in America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 al 38% in due anni. Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014. In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita di 15 punti percentuali negli ultimi due anni. Anche se sono i giovani i più grandi utilizzatori dei social, su tutte le piattaforme è da notare che anche i più adulti si stanno aprendo alle novità del momento: 1 user su 5, di età compresa tra i 55 e i 65 anni ora utilizza Instagram, registrando un aumento del 47% rispetto all’anno scorso. L’Italia sembra in linea con il dato globale, come emerge dallo studio.

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Ecco cosa fare lato brand

 “Le marche dovranno affrontare non poche difficoltà nel tentativo di coinvolgere i consumatori, dal momento che questi ultimi si sentono bombardati dalla presenza dei marchi sulle piattaforme social, con il 34% in Italia che dichiara di sentirsi “costantemente seguito” dalla comunicazione online. Nuove possibilità si aprono per i brand che potrebbero approfittare di questo trend offrendo contenuti personalizzabili e condivisibili come video e storie divertenti. Un internauta su 4 però volta le spalle ai contenuti brandizzati sui social: la sfida è come consegnare i giusti contenuti alle persone giuste, sulle giuste piattaforme e soprattutto al momento giusto. Siamo già abituati a scarsa attenzione alla pubblicità nei media tradizionali; oggi è un rischio anche nei Social”. Questo è quanto affermato da Federico Capeci, cdo e ceo Italia di KANTAR TNS. “Alcuni brand avevano già capito quanto questo fosse importante. In passato Disney, Starbucks e McDonald’s avevano utilizzato i filtri di Snapchat per coinvolgere i consumatori in un modo che non venisse percepito come intrusivo. Questa è la chiave per evitare la percezione negativa dei consumatori nei confronti delle attività online dei brand”, ha concluso. L’aumento degli user in tutte le fasce d’età rappresenta un’opportunità per i brand che possono creare contenuti condivisibili e coinvolgenti. Peraltro, con il 30% dei rispondenti (il 35% in Italia) che ha dichiarato di essere contrario all’idea di vedere i propri comportamenti online tracciati dalla pubblicità, emerge la necessità di muoversi con attenzione.

 

Il ruolo degli influencer

 Lo studio ha inoltre evidenziato come gli influencer e le celebrità abbiano un ruolo chiave nell’influenzare la percezione sulle marche da parte delle persone. Infatti 2 utenti su 5 (40 % nel mondo, il 32% in Italia) di età compresa tra i 16 e i 24 anni, dichiarano di avere più fiducia in quello che le persone dicono online a proposito del brand che sulle informazioni trovate sui canali ufficiali come giornali, siti o pubblicità tv.

Via DailyOnline


 
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