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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Social Networks (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Max Da Via' (del 27/06/2018 @ 07:21:40, in Social Networks, linkato 1692 volte)
Nella classifica Blogmeter svetta come più coinvolgente Ceres, seguito da Birrificio Angelo Poretti e Bavaria. Su YouTube la migliore perfomance è di Leffe. Ecco le strategie di chi fa meglio

Nuova edizione della tradizionale indagine Top Brands di Blogmeter, questo mese dedicata al settore della birra. Utilizzando il nuovo tool di Social Analytics sono state analizzate le performance di tutte le pagine ufficiali Facebook, Twitter, Instagram e YouTube dei principali brand del comparto presenti sul mercato italiano.

Dai 30 brand presi in esame è scaturita una classifica in cui sono stati evidenziati i 5 brand risultati migliori per interazioni totali (escludendo le views di YouTube) nel trimestre che va dall’1 gennaio al 31 marzo 2018. Inoltre, a partire da questo mese, si aggiunge la novità della Top3, ovvero i brand che hanno registrato la migliore performance su YouTube.

Sul podio Ceres, Angelo Poretti e Bavaria
Per total engagement la prima in classifica è Ceres, divenuta molto popolare negli ultimi anni proprio per la sua originale ed ironica comunicazione social. Il brand di birra danese totalizza, nel trimestre di riferimento, un engagement pari addirittura a 394.000, ottenuto per il 73% su Facebook e per il 27% suYouTube. Il post di Ceres che ha ottenuto maggiore successo (oltre 30mila interazioni) è un post spiritoso dedicato all’orzo.

Medaglia d’argento per Birrificio Angelo Poretti, storico birrificio lombardo fondato nel 1877 e, dal 2002, di proprietà del gruppo Carslberg. Con un total engagement pari a 120.000 e oltre 100mila tra fan e follower sui suoi canali social, Poretti stacca di parecchio i suoi competitor di settore. Il post che ha ottenuto maggior successo è un post dedicato alla festa della donna in cui, accanto ad alcune mimose, appare l’elegante bottiglia della Poretti 10 Luppoli Le Bollicine Dorata.

In terza posizione si classifica l’olandese Bavaria, che colleziona un total engagement pari a 73.000durante il periodo di analisi. L’attività social di Bavaria si concentra quasi esclusivamente sul suo canale Facebook, che infatti raccoglie il 100% delle interazioni. Il post più engaging è un post a tema calcistico dedicato alla partita Inter-Roma, con cui si chiede ai fan di pronosticare chi vincerà l’incontro tramite una “Beereaction”.

A seguire Guinness e Birra del Borgo
Guinness, la celebre birra irlandese, si posiziona quarta con un total engagement pari a 32.200,proveniente per il 100% da Facebook. Il most engaging post di Guinness, che raccoglie 9.600 interazioni, è quello dedicato alla festa irlandese più celebre: il Saint Patrick’s Day. Al quinto posto della Top Brands troviamo Birra del Borgo, birrificio artigianale italiano nato a Borgorose nel 1999. L’attività social del brand è spaccata quasi a metà tra Facebook e Instagram, che raccolgono rispettivamente il 45% e il 54%delle interazioni totali (28.400). Il post di Birra del Borgo che ha ottenuto più successo nel trimestre è quello dedicato alla nuova birra lager Lisa, pubblicato su Facebook.

Top3 YouTube: Leffe svetta su Ceres e Birra Peroni
Per quanto riguarda la nuova classifica dedicata a YouTube, al primo posto troviamo Leffe che si aggiudica anche il premio per la pubblicazione del most viewed content del trimestre. Il video che vede come protagonista il famoso chef Alessandro Borghese, ha totalizzato quasi 2 milioni di visualizzazioni in pochissimi giorni. Il secondo posto va alla già premiata Ceres, che con il suo nuovo spot 2018 dal titolo “Kaleidoscope” totalizza ben 1,2 milioni di views, alla data attuale. Infine, sale sul podio anche Birra Peroni, che con un video dedicato all’eccellenza tutta italiana delle sue birre, colleziona oltre 6mila visualizzazioni.

 Via Mark Up

 
Di Max Da Via' (del 25/06/2018 @ 07:34:19, in Social Networks, linkato 1568 volte)

Instagram ha annunciato di aver raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti attivi al mese. A settembre scorso erano 800 milioni. Notevole per un app esclusivamente mobile nata con un set limitato di funzioni ed evolutasi, sotto la guida di Zuckerberg, interpretando le esigenze del mercato e incorporando anche feature inventate da altri.

Ma da oggi Instagram non sarà più la stessa. Infatti è stato appena svelato IGTV, la TV di Instagram. 
IGTV sarà un’applicazione separata (ora disponibile per Android e iOS), ma a tendere anche un hub nella sezione Esplora, entrambi pensati per ospitare i video, prodotti da utenti e aziende.

Su IGTV i creator avranno a disposizione un proprio canale (che verrà mostrato anche nel profilo Instagram) sul quale potranno caricare (da app o web) video in verticale, a schermo intero, di risoluzione fino a 4K e con una lunghezza massima di 60 minuti.
Nei video si potranno inserire dei link per portare traffico al loro profilo o ad un sito (anche e-commerce). Al momento non è prevista una opzione di monetizzazione per i creator, ma è nei piani dell’azienda (presumibilmente nella forma di revenue sharing).

Accedere a IGTV da app sarà come accendere una TV perché subito si vedranno i video provenienti dai canali dei creator seguiti su Instagram. Scorrendo dal basso in alto si vedranno le sezioni disponibili: “For You” (video raccomandati) “Following” (video di coloro che si seguono), “Popular” (quelli con più interazioni) e “Continue Watching” (quelli non visti completamente). Ovviamente si potranno lasciare like, commenti o inviare i video agli amici attraverso Direct (i messaggi diretti).

Tutte le piattaforme di social media stanno andando verso una maggiore focalizzazione video perché gli utenti, soprattutto giovani, destinano gran parte della loro attenzione a questa forma di contenuti. Ovviamente contrastare il dominio di YouTube non è facile, ma è una strada obbligata per cercare di accaparrarsi una fetta dei budget pubblicitari dei grandi inserzionisti. Condizione necessaria, ma non sufficiente, per farsi spazio è riuscire a convincere i top creator a produrre contenuti per la propria piattaforma, dando loro una serie di opportunità di monetizzazione.
E’ vero che in questa guerra per l’attenzione del pubblico e l’attrazione dei creator Instagram competerà con Facebook (che ha già l’hub Watch), ma in questa prima fase l’obiettivo dei due è fiaccare YouTube.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 22/06/2018 @ 07:31:33, in Social Networks, linkato 1641 volte)

Sempre alla ricerca di nuove modalità di monetizzazione, Facebook ha ora iniziato in via sperimentale a permettere agli amministratori di alcuni gruppi di far pagare un abbonamento mensile, che va dai 4,99 ai 29,99 dollari al mese, per permettere l’accesso ai sottogruppi con contenuti speciali e di maggior qualità. Al momento Menlo Park non prenderà una commissione su questi abbonamenti, ma è facilmente immaginabile che questo avverrà nel momento in cui l’operazione sarà lanciata ufficialmente, se l’esito dei test ora avviati sarà positivo.

Facebook sottolinea in un blog post che la decisione nasce anche dalla richiesta, proveniente da molti amministratori, di individuare forme di guadagno che permettano loro di investire di più sui gruppi. In questo mondo, spiega Alex Deve, Product Manager di Facebook Groups, “aiuteremo gli amministratori ad offrire contenuti di maggior qualità ai loro membri e a continuare a investire nelle loro comunità”

Declutter My Home, il gruppo amministrato da Sarah Mueller, dedicato alla condivisione di suggerimenti per organizzare meglio il proprio appartamento utilizzando meglio gli spazi a disposizione, ha dato vita in poco tempo ad una comunità di migliaia di persone sparse in tutto il mondo. Grazie alla creazione del sottogruppo a pagamento Organize My Home, spiega Muelle, “potrò ora proporre alla mia comunità strumenti più interattivi, come ad esempio video tutorial, corsi di formazione, sfide di gruppo e sessione di domande e risposte in diretta”, mantenendo il gruppo originale come area dove ottenere consigli gratuitamente. I test riguardano al momento anche gruppi che si occupano dell’ammissione ai college, come Grown and Flown Parents, e della pianificazione della spesa settimanale per la famiglia, come Meal Planning Central Premium.

Ma come funziona il nuovo sistema? Agli utenti del suo gruppo, l’amministratore potrà dunque ora fornire una serie di opzioni di abbonamento e inviare loro l’invito a sottoscriverlo. I membri del gruppo potranno valutare il sottogruppo a pagamento vedendo le schede di anteprima che riporteranno i contenuti proposti e i costi dell’abbonamento. L’amministratore dovrà accettare la richiesta di iscrizione dell’utente, chiamato a quel punto a pagare la tariffa mensile. Gli abbonamenti saranno gestiti attraverso le applicazioni di Facebook per iOS e Android.


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 20/06/2018 @ 07:19:01, in Social Networks, linkato 1430 volte)

Facebook continua a spingere sulla monetizzazione di una delle sue property ancora poco affollata di pubblicità: l’app Messenger. Sul programma di messaggistica, infatti, arriva per la prima volta la pubblicità video. La novità è stata annunciata dal social network in occasione del Festival della Creatività Internazionale di Cannes.

Gli annunci video su Messenger appariranno nella schermata dei messaggi in arrivo, dove le persone visualizzano la lista delle chat avviate con amici e altri contatti, e dove già era possibile trovare i formati Sponsored Post. Gli spot partiranno automaticamente quando un utente scorre sopra di essi, ed avranno l’aspetto degli stessi formati video già presenti sulla bacheca di Facebook o su Instagram.

Messenger è un contenitore pubblicitario relativamente nuovo per Facebook: i primi annunci sull’app, infatti, risalgono a solo un anno fa. Quanto alla pubblicità video, gli spot in autoplay hanno fatto il loro debutto sulla bacheca di Facebook nel 2014, a cui si sono poi aggiunti da quest’anno i primi pre-roll ospitati all’interno di contenuti video caricati sulla piattaforma, come quelli prodotti da media partner all’interno della nuova sezione Watch.

Gli spot su Messenger saranno acquistabili all’interno di pacchetti di campagne pianificate su Facebook. Questo significa che non sarà possibile diffondere una campagna esclusivamente sull’app di messaggistica. I primi spot hanno iniziato ad essere erogati questa settimana.

Facebook, novità per i creatori di contenuti

Intanto, sempre oggi Facebook ha annunciato anche altre novità, dedicate ai creatori di contenuti: dal lancio ufficiale di Brand Collabs Manager, il motore di ricerca per mettere in contatto le aziende con gli influencer più adatti alle loro campagne (ne avevamo parlato in questo articolo), a nuove funzionalità per i video interattivi e all’apertura, anche ai creator, del contenitore video Watch.


Via Engage
 
Di Max Da Via' (del 11/06/2018 @ 07:45:03, in Social Networks, linkato 1404 volte)

Stilare un Social Media Plan professionale ed efficace è un’attività tutt’altro che semplice; richiede tempo, esperienza, analisi e un’approfondita conoscenza del mondo digitale, oltre che di quello social.

D’altro canto, come è possibile attribuire il giusto ruolo e obiettivi a un canale se non si conosce l’ecosistema in cui va inserito?

In questo post vedremo insieme gli step principali per creare un plan di successo, tenendo conto che più il brand è strutturato, maggiore è la complessità del piano e che chiaramente redigere un piano per un piccolo negozio di provincia richiede molto meno effort rispetto al farlo per una multinazionale, magari con più divisioni.

1. L’analisi per iniziare con il piede giusto

Purtroppo spesso e volentieri ho visto fare piani partendo dalla fase strategica o, peggio, operativa: niente di più sbagliato. Come posso decidere dove andare e come arrivarci se non so da dove parto?

È fondamentale iniziare con un’analisi approfondita, sia interna che esterna.

Interna per verificare e comprendere l’identità del brand, il posizionamento voluto, gli obiettivi generali e i desiderata rispetto all’attività social, le risorse economiche e umane a disposizione, eccetera.

Esterna per valutare lo status quo della presenza del brand sui social, ciò che è stato fatto fino ad adesso e con quali risultati (in modo da non ripetere eventuali errori o reiterare le pratiche di successo) sia in ambito paid che organic, ma non solo; dove si parla del brand e dei prodotti/servizi a esso collegati? Come se ne parla? Chi ne parla?

Rilevare la reputation online del brand in questione è importantissimo, così come lo è capire dove se ne parla e chi ne parla, in modo da valutare l’attivazione di presidi ufficiali nei canali di riferimento e prendere contatti con eventuali influencer.

È anche di centrale importanza analizzare le attività dei competitor, per farsi un’idea dello scenario competitivo in cui il brand è inserito e imparare da errori e best practice di chi lavora nel nostro stesso settore.

Per queste attività sono fondamentali sia i tool di Social Media Listening che quelli di Analysis; il mio consiglio, per snellire i tempi e ottenere risultati chiari e facilmente condivisibili è quello di utilizzare strumenti ad hoc.

In caso non ci sia abbastanza budget, si può procedere con un’analisi e reportistica manuale, tenendo ben presente che spesso la quantità di tempo e sforzo che richiede è tanto che l’acquisto di un buon tool sarebbe sicuramente la scelta migliore (provate a raccogliere e catalogare decine, centinaia di menzioni tra tutti i vari canali e fatemi sapere!).

Una volta che si ha una chiara panoramica possiamo passare alla fase successiva.

2. Obiettivi: cosa vogliamo fare e come intendiamo misurarlo

Perché siamo presenti/vogliamo essere presenti sui Social? Come intendiamo misurare il raggiungimento dei nostri obiettivi?

Poiché non vogliamo andare a ingrossare le fila delle aziende che hanno aperto account sui vari social network per una non meglio specificata “visibilità” o che ancora valutano la riuscita della loro presenza solo a suon di like, commenti e condivisioni, dobbiamo aver ben chiaro che risultati vogliamo raggiungere e a quali metriche associarne il raggiungimento.

A ogni obiettivo, i suoi KPI; se vogliamo aumentare la nostra brand awareness, allora dati come il numero di persone raggiunte, le impression generate, le visualizzazioni dei video, la portata virale e affini ci saranno molto utili per misurare i nostri sforzi.

Viceversa, se vogliamo aprire un presidio di Social Care, dati come il numero di richieste di assistenza ricevute, i tempi di risposta, il tasso di soddisfazione degli utenti, etc, saranno centrali; ovvio, saranno importanti (con possibilità e volumi variabili di settore in settore) anche quante richieste di contatto e vendite (dirette e indirette) i social ci permettono di raggiungere, quanto riusciamo ad agire in termini di consideration (es. traffico al sito web), gli indicatori di performance vanno scelti con cura e attenzione, proprio in base ai nostri obiettivi reali.

Definire gli obiettivi ci aiuterà anche a scegliere in maniera più ponderata su quale social investire.

3. Strategia e tattiche per definire come muoverci nei Social Media

Quale tone of voice caratterizzerà il brand? Quale sarà la policy interna ed esterna da prevedere? Quale linea editoriale seguiremo? Quali contenuti andremo a utilizzare per raggiungere i nostri obiettivi? Quanto budget è previsto, per quali obiettivi e come verrà splittato sui vari canali?

Sono tutte domande alle quali la nostra parte strategica e tattica dovrà rispondere in modo dettagliato, con tanto di definizione dell’identità del brand, piano editoriale, budget media previsti, declinazione dei contenuti per social (mica vorremo pubblicare la stessa identica cosa in tutti i canali, vero?), persone coinvolte, responsabilità, flussi di lavoro.

In questa sezione sarà importante anche chiarire le eventuali azioni previste in caso di crisi, come il brand si approccerà alle varie richieste dei clienti e quali processi sono previsti da seguire in alcune circostanze frequenti (es. richiesta di assistenza, dove va reindirizzata? Cosa fare invece in caso di lamentela? Gli eventuali suggerimenti a chi vanno riportati?).

Ovviamente in questo caso sia la parte strategica che quella esecutiva andranno pensate per essere “elastiche”.

Come ben sa chi lavora con i social da tempo, strumenti, funzionalità, policy cambiano dal giorno alla notte, bisogna essere pronti a rivedere velocemente i propri piani alla luce delle novità e non risiedere troppo su certi tool proprietari che alcuni social mettono a disposizione e che si riservano di togliere dall’oggi al domani, senza preavviso, sia su base organica che paid (es. molte aziende che facevano advertising su Facebook nel B2B si sono visti togliere l’anno scorso moltissime opzioni di targeting per titolo lavorativo ed educazione e reintegrarne in seguito solo una parte).

Consiglio anche di prevedere sempre un canovaccio di risposte alle domande più frequenti, in modo da snellire il processo di risposta e ridurre il rischio di dare risposte errate; un’altra cosa da tenere in considerazione è la tipologia di formati e quindi di creatività richieste in base agli obiettivi.

La parte visual è sempre più importante in tutti i social, per cui si dovranno prevedere delle creatività ad hoc per ogni canale, ottimizzate per le dimensioni che ognuno offre.

Dovremo inoltre porre particolare attenzione a ciò che riguarda il budget pubblicitario: come verrà allocato? Dove, in quale proporzione? Come verrà diviso mensilmente in base agli obiettivi/tipologia  (es. interazione, traffico al sito, lead, vendita, retargeting..)? Quali risultati ci aspettiamo per mese/trimestre/anno?

Probabilmente in fase iniziale, se il brand è nuovo al panorama social, una parte più consistente del budget verrà destinata alla creazione di una base fan/follower e all’interazione “spicciola”, andando avanti nel tempo il budget verrà spostato più su obiettivi performance e sicuramente ci sarà una distribuzione diversificata in base ai vari periodi dell’anno.

4. Gli strumenti che verranno utilizzati (o che vengono suggeriti)

Un aspetto da non sottovalutare è la scelta degli strumenti da associare all’attività di Social Media Management e Social Media Advertising.

Soprattutto nel caso di brand strutturati o che gestiscano la presenza in più social network, scegliere gli strumenti di supporto giusti per ottimizzare le attività, consentire una gestione semplificata e generare una reportistica efficace è davvero molto importante.

Si prevede di gestire una gran mole di commenti/messaggi/menzioni? In tal caso si dovrà mettere a budget un tool centrato sulla parte di management, flagging dei contenuti e assegnazione delle risposte; se invece si necessita di programmare molti contenuti o su più canali, sarà fondamentale selezionare uno strumento in grado di semplificare la pianificazione dei post e personalizzare le varie didascalie e specifiche.

In alcuni casi invece grande importanza ricopre la gestione del budget media, quindi si sente l’esigenza di investire in un tool che permette di gestirli e ottimizzarli al meglio.

Fare un Social Media Plan che si rispetti non è cosa semplice, ma fidati se ti dico che un documento di questo tipo, se fatto bene, può essere il tuo migliore alleato!

Via Ninja Marketing

 
Di Max Da Via' (del 07/06/2018 @ 07:37:53, in Social Networks, linkato 1300 volte)

I post che vediamo su Instagram, da tempo oramai, non sono più mostrati in ordine cronologico. Come avvenuto anche per Facebook, col crescere della community, è stato introdotto un algoritmo che ha la funzione di regolare la visibilità di foto e video sulla base di una serie di fattori.

I 3 fattori principali su cui si basa l’algoritmo di Instagram sono:

Interest: il sistema valuta i contenuti che potrebbero piacerci sulla base dell’interesse dimostrato in passato verso determinati elementi (like e commenti lasciati, video visti, ecc…). Questa previsione è basata su tecniche di machine learning e di machine vision per l’analisi dei contenuti multimediali.

Timeliness: viene premiata la freschezza dei contenuti, per cui vengono mostrati per primi i post condivisi più di recente dai nostri contatti, rispetto a quelli più datati

Relationship: maggior rilievo viene destinato ai contenuti condivisi da persone che il sistema interpreta come vicine, magari perché in passato ci hanno taggati in un post o abbiamo scambiato messaggi diretti

Insieme a questi fattori principali di posizionamento, vengono considerati anche altri segnali che influenzano l’ordinamento dei contenuti:

Frequency: la nostra frequenza di apertura di Instagram incide sull’algoritmo spingendolo a mostrarci per primi i migliori post pubblicati dalla visita precedente

Following: il numero delle persone seguite influenza i post visibili, quindi se seguite molti contatti il sistema vi mostrerà meno contenuti di una persona specifica in modo da farvi vedere contenuti più vari, ossia di altri

Usage: il tempo trascorso nell’app influisce sui post mostrati, se la usiamo per un breve periodo il sistema sarà obbligato ad operare una selezione più profonda

Alcuni miti su Instagram

– L’algoritmo non nasconde i video e le foto pubblicate dalla vostra rete, ma ne modifica solo l’ordine algoritmicamente. Quindi continuando a scollare saranno tutti visibili.

– Non c’è un formato che ha un peso maggiore nella “ricetta” algoritmica. Ciò che incide sulla priorità di visualizzazioni è solo l’interesse mostrato in passato verso un certo formato.

– Non c’è una preferenza verso i contenuti degli utenti che usano Storie, Live o altre funzioni particolari dell’app

– Instagram non penalizza gli utenti che pubblicano frequentemente, ma se un contatto inizia a pubblicare molti post in un arco di tempo limitato, l’algoritmo provvederà ad inframmezzare contenuti di altri per “spezzare” la pubblicazione a raffica

– Neanche chi usa molti hashtag o fa altre azioni viene penalizzato

– Instagram non garantisce più reach a chi ha un account business rispetto ad uno personale e viceversa.

Ovviamente queste regole potranno cambiare nel corso del tempo, ma per ora possono essere molto utili per guidare le tattiche di pubblicazione di singoli e aziende, soprattutto se usati tenendo presente anche i fattori di posizionamento di Facebook.

Via Vicos Blog
 

ualcosa sta cambiando nelle abitudini di condivisione degli oltre 2 miliardi di persone che usano i servizi social.
Il modello News Feed inventato da Facebook nel 2006 inizia a mostrare la sua debolezza ora che la piattaforma è diventata un moloch in cui 1,45 miliardi di persone ogni giorno produce una mole impressionante di contenuti. Secondo i calcoli di Menlo Park ciascuno di noi segue in media oltre 200 amici, per cui ad ogni accesso il nostro News Feed si riempirebbe di 1500 post, se non intervenisse il misterioso algoritmo filtro (qui qualche elemento sul suo funzionamento).
Naturalmente ognuno di noi può migliorare la formula magica, decidendo chi silenziare, chi vedere per prima o anche scegliendo di vedere solo i più recenti contenuti anziché la selezione algoritmica dei “migliori”. In ogni caso, anche se l’algoritmo tende a migliorare nel tempo, imparando dalle nostre interazioni quotidiane, difficilmente riscirà a offrirci un mix di cose che amiamo vedere ed elementi inaspettati (evitando la trappola dell’echo chamber).

In attesa dell’algoritmo perfetto si vanno facendo strada due nuove modalità di condivisione, che potrebbero mettere in crisi il modello News Feed: quella privata e quella attraverso le Storie.

Condivisione privata
L’attitudine alla condivisione privata è testimoniata dal successo di WhatsApp (1,5 miliardi di utenti attivi al mese) e Facebook Messenger (1,3 miliardi). La facilità d’uso e l’immediatezza di comunicazione (pseudo asincrona) abilitata da questi strumenti ha stimolato le persone a (ri)scoprire il valore della comunicazione personale (o di gruppo) privata.
Per particolari occasioni (che si sono rivelate essere la maggioranza) e per contenuti che non riceverebbero l’attenzione desiderata, abbiamo capito che non ha senso la diffusione di massa teoricamente abilitata dai social media. Inoltre gli Instant Messenger eliminano lo stress della pressione sociale e spingono ad una risposta (anche emotiva) immediata (l’engagement è forzato perché è quasi impossibile non rispondere ad un messaggio diretto). Infine la messaggistica privata funziona bene per tenere a bada l’overload informativo. Anche se un nostro contatto o un gruppo si dovessero rivelare troppo invadenti, rimarrebbero sempre relegati ad un flusso informativo separato, silenziabile all’occorrenza.
Per queste ragioni oggi ogni servizio social ha provveduto ad aggiungere o potenziare la funzione di messaggistica privata.

crescita della condivisione visiva

Le Storie
Il formato Storie, inventato da Snapchat e diffuso alle masse da Zuckerberg, consente di raccontare la propria giornata attraverso un patchwork di video, foto, emoticon, disegni, resi disponibili per sole 24 ore. Hanno il vantaggio di permettere la compressione di eventi accaduti in momenti diversi all’interno di una unità di tempo più breve e dunque più fruibile. In più la produzione di una Storia non richiede molta cura, libera dal fardello della qualità per servire il momento.
Anche le Stories funzionano bene per combattere l’overload informativo del news feed perché il creatore pubblica magari più contenuti di prima, ma stipati in un unico contenitore. Di conseguenza il fruitore può visionarli all’occorrenza e saltarli, se noiosi. Si passa dalla modalità push del news feed alla modalità pull delle Storie.
Viene bypassata anche la necessità di un algoritmo regolatore perché dalla scelta del contenuto si passa alla scelta, volta per volta, del contenitore e della persona. Ma con l’aumento vertiginoso delle storie pubblicate non si può escludere che le piattaforme decideranno di mostrare anche una selezione di quelle più interessanti per ciascun utente.
Oggi le Storie su WhatsApp (chiamate Status) attraggono 450 milioni di utenti ogni giorno (tra produttori e fruitori), quelle su Instagram 300 milioni, quelle su Facebook 150 milioni al pari con quelle di Snapchat (secondo le stime di Block Party). Si può parlare di affermazione di un nuovo formato se si pensa che un po’ tutti i servizi le stanno adottando: Facebook, Messenger, YouTube, Netflix, Google AMP.
A sigillare il successo è arrivato Chris Cox, a capo della famiglia di app di Facebook, che durante F8 ha dichiarato “Le Storie, l’anno prossimo, diventeranno il modo principale di condivisione, superando la classica pubblicazione via news feed”.

stories amp youtube netflix

Personalmente non sono un produttore di Storie perché non amo condividere troppo della mia vita privata, ma allo stesso tempo cedo spesso alla curiosità di sbirciare quel palinsesto sgangherato che occhieggia dagli oblò colorati.
Per le aziende, i numeri e le prospettive, suggeriscono interessanti opportunità di visibilità. Però usare bene il nuovo formato non è per niente banale. Richiede lo sforzo di reimmaginarsi come un vero e proprio media, con una chiara strategia di content marketing e risorse dedicate.

Via Vincous blog
 
Di Max Da Via' (del 11/05/2018 @ 07:33:23, in Social Networks, linkato 1097 volte)

Secondo l'indagine condotta da Blogmeter, gli italiani utilizzano i social principalmente per informarsi e seguire i contenuti pubblicati dagli altri,attraverso Facebook (84%) e Instagram (46%). 
Ciò significa un pubblico di utenti sempre più esposti alle notizie che provengono dai social media e dagli influencer del settore, nonché dalle comunicazioni di brand e aziende all'interno di queste piattaforme.

Sono due infatti i social classificati dall'indagine: quelli di cittadinanza, che riguardano maggiormente le attività di informazione, e quelli funzionali che invece permettono all'utente di muoversi più velocemente tra diversi campi, primo tra tutti Whatsapp che mantiene le relazioni social e cresce nell'ultimo anno del +3% per utilizzo quotidiano. 

Il 45% degli utenti social italiani è comunque impegnato a leggere, scrivere e commentare, rimanendo quindi attivo su sui social a tutte le ore. Facebook diventa sempre più interessante come piattaforma in cui raccogliere pareri di altri utenti su servizi e prodotti: crescono i numeri di commenti e recensioni sulle pagine di aziende e brand. Instagram è invece destinato al mondo delle celebrità e quindi all'advertising mediato dalla promozione diretta di un vip che si fa brand ambassador attraverso i social. 

Non a caso, rispettivamente per il 26% e il 33% degli intervistati, Facebook e Instagram sono due canali molto accreditati come fonte di stimoli attraverso la pubblicità. Ciò significa che il mercato del social advertising diventa sempre più importante ed influente. 
Riflessi che si leggono nei risultati complessivi del settore eCommerce: il 50% degli intervistati ritiene che incrementerà i propri acquisti online nell'anno a venire, questo proprio a partire dall'utilizzo sempre più massiccio dei social. 

A far crescere questo trend sono in particolar modo i giovanissimi, attenti soprattutto alle novità del mercato attraverso la promozione di prodotti e servizi da parte di social influencer. Gli utenti tra i 15 e i 14 anni hanno maggiore propensione ad "ascoltare la rete", nonché a rivolgersi direttamente ai brand dove intendono acquistare sempre attraverso i social. Ciò significa anche una maggiore attenzione da parte di aziende e realtà corporate ad implementare i servizi di customer care attraverso le piattaforme social (attraverso chatbot e plug-in dedicati).


Via Energia Digitale
 
Di Max Da Via' (del 07/05/2018 @ 07:40:01, in Social Networks, linkato 871 volte)

F8, l’evento che Facebook dedica ogni anno agli sviluppatori, è sempre un buona occasione per cercare di capire la direzione che sta prendendo il più grande impero mediale del mondo.
L’anno scorso i temi principali furono la Realtà Aumentata e Virtuale, all’insegna dello slogan “Faremo della fotocamera la prima piattaforma di realtà aumentata“.
Quest’anno, a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, Zuckerberg ha aperto la conferenza sottolineando che “la nostra responsabilità non è solo dare potenti strumenti alle persone, ma anche assicurarsi che questi vengano utilizzati a fin di bene”.
Di qui l’impegno per evitare, attraverso l’Intelligenza Artificiale e il rafforzamento del team dei revisori, utilizzi impropri della piattaforma per diffondere fake news, inquinare le elezioni, fare atti di bullismo (è stato introdotto un filtro per nascondere i commenti offensivi su Instagram).

PRIVACY
Sul fronte della privacy oltre all’adeguamento al GDPR (e la sua estensione al di fuori dei confini europei) è stato annunciato Clear History, una funzione che permetterà all’utente di vedere i siti e le app che inviano informazioni a Facebook, di cancellarle e disabilitarne il tracciamento (cookies).

POTENZIAMENTO DELLA MESSAGGISTICA
Un altro chiaro trend che è possibile scorgere tra gli innumerevoli annunci è il rafforzamento delle funzioni di messaggistica. In quest’ottica va l’introduzione delle Video Chat di gruppo sia su WhatsApp che su Instagram Direct (che in futuro potrebbe anche diventare un’applicazione separata da Instagram come avvenuto con Messenger).

instagram videochat

GRUPPI
E’ stata rimarcato più volte l’importanza dei Gruppi che, nati come piccola funzione di Facebook, sono diventati col tempo un luogo di ritrovo fondamentale per lo scambio di esperienze di valore (ogni mese 1,4 miliardi di utenti li usano).
Ecco perché è stata presentata una tab dedicata ai Gruppi, che renderà più semplice navigare tra quelli di cui si fa parte, interagire con essi e scoprirne di nuovi.
Inoltre un nuovo plugin permetterà di aggiungere un tasto su siti e email per chiedere alle persone di entrare a far parte di un gruppo.

DATING
A sorpresa è stata annunciata la funzione di Dating per Facebook, che entrerà in fase di test nei prossimi mesi. Una invasione nei territori del gruppo Match.com, proprietario di OkCupid e Tinder.
Gli utenti potranno creare un profilo ad hoc destinato solo alla ricerca dell’anima gemella, completamente separato da quello già esistente. Il sistema presenterà le persone affini sulla base delle preferenze di ciascuno, ma si potranno individuare coloro con i quali entrare in contatto anche tra i partecipanti ad un Gruppo o ad un Evento specifico. Ovviamente quello che viene fatto utilizzando il “dating profile” non verrà condiviso con la propria rete di contatti.

facebook dating profile

REALTA’ AUMENTATA
Continua la focalizzazione sulla realtà aumentata. Ad un anno dal debutto della “AR Camera Platform“, inizialmente utilizzabile solo su Facebook, è stata annunciata l’estensione ad Instagram e Messenger. In pratica gli sviluppatori, usando il tool AR Studio, potranno creare nuove esperienze di realtà aumentata (maschere, filtri, world effects) per gli utenti di queste app. Il primo brand a usufruirne è Nike che attraverso Messenger permette di vedere in realtà aumentata un paio di Kyrie 4s e di comprarle, ovviamente.

facebook nike AR

REALTA’ VIRTUALE
E’ stata annunciata la disponibilità sul mercato di Oculus GO, un visore stand-alone a 219€, entry level per iniziare a fare le prime esperienze di realtà virtuale. Si tratta di una decisa spinta verso un tipo di hardware che i primi produttori stanno facendo fatica ad imporre ai consumatori, in assenza di applicazioni che ne giustifichino l’acquisto. Facebook propone un migliaio di applicazioni disponibili fin da subito, ma ovviamente punta sugli sviluppatori per aumentarne il numero.

Via Vincos blog
 
Di Max Da Via' (del 23/04/2018 @ 07:25:41, in Social Networks, linkato 1019 volte)

Come ogni anno condivido qualche riflessione sui mutamenti dell’utilizzo dei social media nel nostro paese a partire dai dati forniti da Audiweb powered by Nielsen (qui i dati dello scorso anno). Si tratta della cosiddetta Total Digital Audience, ossia delle persone che accedono da desktop e mobile (smartphone e tablet) al netto delle sovrapposizioni. L’universo considerato è relativo ai maggiori di 2 anni per l’audience da Pc e alla fascia 18-74 anni per quella da mobile. Dunque è probabile una sottovalutazione dell’impatto dei servizi/app usati prevalentemente in mobilità dagli under 18.

utenti social media italia 2017

Facebook rimane il più grande mall italiano con circa 27 milioni di audience a dicembre 2017, in crescita del 9% sull’anno, nonostante il minor utilizzo da parte dei giovani. I dati ufficiali Facebook parlano di oltre 30 milioni di utenti attivi al mese (la differenza è dovuta a diverse metodologie di rilevazione ossia accessi versus utenza attiva).
Il network di Zuckerberg continua ad essere quello utilizzato per più tempo, per circa 14 ore al mese per persona.

Al secondo posto c’è sempre YouTube, la tv non lineare, seguita da oltre 24 milioni di italiani, con un tempo medio di permanenza mensile di 2 ore.

In terza posizione Instagram che continua a coinvolgere nuovi utenti attestandosi sopra i 14,5 milioni di individui. Un incremento del 41% rispetto al 2016 (anche qui i dati ufficiali sono più alti perché considerano l’utenza attiva).

Segue LinkedIn con un’audience di circa 9,8 milioni di persone (+38% in un anno), mentre Twitter è stabile sui 7,1 milioni.

Prosegue la lenta agonia di Google+ che perde 2,4 milioni di italiani e si ferma a 6,1 milioni di audience.

Continua a crescere anche Pinterest, che ora può vantare un’audience di oltre 5,1 milioni di italiani (+17%) ed inizia a diventare interessante per le aziende. Invece Tumblr, abbandonato da Yahoo!, perde 21 punti e si ferma a 1,9 milioni.

A differenza del balzo dello scorso anno Snapchat rimane stabile a 1,9 milioni di italiani, nonostante la copertura stampa relativa al suo ingresso a Wall Street.

La composizione demografica degli utenti italiani dei social media 
Interessante l’elaborazione di AGCOM dei dati Audiweb che permettono di comprendere le caratteristiche delle audience dei social considerati.
L’Indice mostrato in tabella se >1 indica che la quota del target che ha visitato lo specifico social è maggiore di quella calcolata sull’intera categoria Audiweb detta “Search, Portals, Communities” (comprensiva di tutti i social network, portali e motori di ricerca).

composizione demografica social media italia

Genere: Pinterest e Snapchat si caratterizzano per una maggiore presenza di donne, rispetto al totale dei soggetti che consultano la categoria suddetta

Età: Instagram, Trumblr e Snapchat ricevono particolare attenzione da parte di un pubblico giovane (0-34 anni), rispetto agli altri social network come Linkedin, Twitter, Pinterest e Google+ seguiti in particolare dalle coorti d’età intermedia (35-54 anni)

Stato occupazionale: Google+, Linkedin, Twitter sono preferiti dagli utenti che hanno un’occupazione

Istruzione: Twitter e Linkedin sono seguiti più degli altri social media da un pubblico dotato di una laurea

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17/09/2019 @ 00:17:44
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