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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : Tecnologie (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 26/02/2008 @ 07:00:58, in Tecnologie, linkato 3501 volte)

Più di 1 miliardo di cellulari venduti ogni anno nel mondo. È un numero impressionante, difficile anche solo da immaginare. È facile quindi capire come il Mobile World Congress (MWC) di Barcellona sia una delle fiere più ricche del pianeta, nonostante la crescita del mercato dei cellulari stia rallentando. Quella che fino allo scorso anno era chiamata 3GSM, è una kermesse dove i prodotti spesso vengono messi in secondo piano dalla levatura dei personaggi presenti. Si ha la sensazione che l'MWC sia uno dei pochi eventi legati alla tecnologia dove vengono veramente prese le decisioni che poi determinano le sorti del mercato. È una sensazione sottile, perché molto, quasi tutto, avviene in stanze chiuse, lontano dal clamore dei padiglioni stracolmi di visitatori, rigorosamente in giacca e cravatta, che hanno pagato almeno 600 euro per accedere alla fiera e molto di più per trovare una sistemazione a Barcellona, dove un albergo da 50 euro a notte arriva fino a 500 durante i giorni della fiera. Si vedono i prodotti, si assiste anche in diretta agli annunci delle aziende presenti, ci si rende conto di essere molto vicini alla stanza dei bottoni, ma allo stesso tempo si ha la chiara sensazione che molto avviene dietro le quinte. Ma cosa ci aspetta nel 2008 nel settore più in salute della tecnologia? Alcuni trend sono molto chiari, altri meno e c'è sicuramente ancora chi vuole rischiare proponendo nuovi prodotti e servizi.

Cos'è un cellulare
Sono passati più di 20 anni dalla nascita dei primi cellulari, ma se andiamo a vedere quali sono state le principali fonti di ricavo degli operatori, tutto ruota ancora intorno alle due funzioni principali dei telefonini: voce e sms. Modelli iper-tecnologici o molto semplici, alla fine continuiamo a usarli per le stesse due funzioni di base per cui sono stati immaginati ormai molti anni fa. Se andiamo a vedere i dati presentati da Vodafone a metà novembre, relativi al primo semestre dell'anno fiscale che va quindi da aprile a settembre 2007, notiamo come ancora oggi sul mercato europeo, che è sicuramente il più maturo al mondo, su 12,6 miliardi di sterline di fatturato quasi 9 vengono ancora dalla voce. Se a questi ricavi aggiungiamo 1,5 miliardi di sterline legati agli SMS, ben 10,2 miliardi su 12,6 del fatturato di Vodafone in un semestre in Europa, ossia l'80%, nel 2007 arriva ancora da voce e SMS. Analizzando i tassi di crescita la situazione si ribalta completamente. La voce è ormai in calo del 2%, la messaggistica tiene con una crescita dell'8,6%, la vera impennata avviene con i dati che crescono del 40%. Questi dati non influiscono solo sui bilanci di aziende multinazionali e sulle decisioni dei super-manager, sono una diretta conseguenza delle nuove tecnologie disponibili e, in ultima analisi, del modo in cui noi utilizziamo i cellulari. Il cambiamento è iniziato già da qualche anno e utilizziamo sempre di più il nostro cellulare come strumento per collegarci, per gestire i nostri media digitali, per orientarci.

Da telefono a computer
Nokia chiama i suoi cellulari più evoluti Multimedia Computer. Difficile dargli torto quando un prodotto come l'N96, annunciato a Barcellona e disponibile nel terzo trimestre 2008, ha 16 gigabyte di memoria, una fotocamera da 5 megapixel, GPS integrato e uno schermo da 2,8 pollici. In 125 grammi c'è un concentrato di tecnologia che permette realmente di avere sempre con sé tutti i propri media, di accedere a Internet, di scattare foto di qualità comparabile a una compatta e di vedere la televisione grazie al ricevitore DVB-H. L'N96 è quasi esagerato ma è l'esempio più evidente di un trend molto preciso. Oggi in un cellulare diamo per scontato che ci sia una fotocamera, con risoluzioni minime di 2 megapixel e che spesso arrivano a 5. Meno scontato poter ascoltare musica, guardare e realizzare filmati, scaricare la posta, collegarsi a Internet e avere un navigatore GPS dentro il cellulare. Meno scontato perché ci sono prodotti che fanno molto bene una singola attività, BlackBerry la posta elettronica tanto per fare un esempio, ma non c'è ancora un unico prodotto che riesce a fare tutto quanto nel modo migliore. Rispetto all'anno scorso poi c'è stato un prodotto, quasi del tutto assente a Barcellona, che ha cambiato radicalmente le carte in tavola. Parliamo, naturalmente, dell'iPhone che ha rivoluzionato il modo di utilizzare un cellulare e che ha fatto capire come sia possibile vendere un telefono non per fare telefonate, ma prima per tutte le altre funzioni e poi, secondariamente, per essere usato come telefono. L'impatto dell'iPhone si è fatto sentire e va oltre il design del prodotto, l'interfaccia rivoluzionaria e l'incredibile facilità d'uso. Apple, che in questo è maestra, è riuscita a cambiare il modo di vendere un cellulare e di creare un nuovo tipo di rapporto con gli operatori. È troppo presto capire quale sarà il reale successo dell'iPhone e se Apple riuscirà a raggiungere l'ambizioso obiettivo di 10 milioni di iPhone nel primo anno di vita del prodotto. È invece certo il fatto che l'arrivo dell'iPhone ha alzato nettamente le aspettative sulle prestazioni e le funzionalità di un cellulare.

Le innovazioni continuano
Apple non è l'unica a sperimentare, un'azienda che ha sicuramente fatto parlare di se a Barcellona è stata Modu. Azienda israeliana fondata da Dov Moran, di fatto l'inventore delle chiavette USB che nel 2006 aveva venduto la sua azienda a San Disk per qualcosa come 1,5 miliardi di dollari, Modu propone un nuovo concetto di cellulare. Il cuore del nuovo concetto è il cellulare più piccolo del mondo, entrato per questo motivo nel guinness dei primati, che ha solo delle funzioni base, come chiamare, inviare un sms o cercare un numero nella rubrica, 1GB di memoria flash e un connettore, simile al dock dell'iPhone. Il colpo di genio però non è nelle dimensioni contenute del Modu, ma nelle jacket, degli involucri con specifiche funzioni nei quali inserire il Modu per estenderne le possibilità. Ci sarà quindi una jacket per gli MP3 con presa cuffia standard e molta memoria o una per la messaggistica con una tastiera estesa. Questo approccio permette di personalizzare al massimo il rapporto con il cellulare, potendo cambiare di fatto modello anche più volte al giorno. Ma c'è un altro vantaggio forse ancora più importante, legato al ciclo di vita di un cellulare, che oggi è di almeno dodici mesi perché è davvero complesso e dispendioso certificare un modello prima di poterlo vendere e quindi una vita "lunga" è necessaria per rientrare dell'investimento. Il Modu base, il cellulare, è l'unico componente a dover essere certificato, le jacket invece sono "solo" degli accessori che quindi avranno un prezzo accessibile, si parla di meno di 100 euro per quelle meno complesse, e potranno essere lanciate sul mercato con una velocità decisamente più elevata perché non dovranno superare tutti i controlli di un normale cellulare. Modu inizialmente si appoggerà esclusivamente a degli operatori per commercializzare i propri prodotti. TIM è uno dei primi partner che sono stati ufficializzati a Barcellona e quindi l'Italia sarà uno dei primi paesi in cui verrà commercializzato Modu. Si parla di fine 2008, inizio 2009.

Un vero computer
Se è vero che tutti i cellulari si stanno evolvendo, aggiungendo sempre più funzioni e assomigliando sempre più a un computer, i cellulari che possiamo chiamare feature phone, c'è una categoria di prodotti che da sempre sono per natura dei veri e propri computer. Parliamo naturalmente degli Smartphone che sono in assoluto la categoria di prodotti che sta crescendo di più, con tassi di crescita annui superiori al 30%. Ormai tutti i produttori hanno a listino degli Smartphone e Symbian la fa ancora da padrona nel mercato dei sistemi operativi. Windows Mobile continua nella sua crescita e BlackBerry consolida la sua posizione. La notizia di Barcellona è che ormai 4 produttori, LG, Samsung, Motorola e Sony Ericsson, fra i primi 5 al mondo propongono almeno un modello con Windows Mobile. Ha colpito soprattutto l'annuncio dell'Xperia X1 di Sony Ericsson, uno smartphone con un design molto particolare e delle innovazioni rispetto a quanto visto fin'ora. Per adesso però è solo un prototipo, sul mercato lo vedremo sicuramente dopo l'estate, speriamo entro la fine del 2008.

Una visione del futuro
Fra i vari scenari proposti durante il Mobile World Congress, particolarmente accattivante è stato quello presentato da John Chambers, numero uno di Cisco. Chambers è convinto che sempre di più la tecnologia permetterà di avere delle esperienze simili indipendentemente dal dispositivo usato e che la pervasività delle reti IP abilita un'integrazione trasparente fra diversi modi di comunicare, da Internet al fisso, fino al cellulare. Un esempio è il "three screen video" che permette di accedere liberamente agli stessi contenuti su TV, PC e cellulare.
Nel rendere più facile l'accesso alla rete, il 2008 sarà finalmente l'anno del Wimax. In Italia andando avanti molto velocemente l'asta per l'assegnazione delle licenze, e per la fine dell'anno o all'inizio dell'anno prossimo saranno quindi attive le prime reti Wimax. Nello stesso periodo Intel, con la nuova generazione di Centrino, nome in codice Montevina, che verrà presentata a luglio, proporrà una soluzione molto economica e pratica per integrare Wimax nei notebook. In altri paesi Wimax è invece già una realtà, a Barcellona abbiamo incontrato Andy McKinnon di Motorola che ci ha raccontato di come Wimax ha permesso di portare connettività broadband in un paese come il Pakistan, dove le infrastrutture erano molto arretrate e sarebbe stato praticamente impossibile cablare il paese con tecnologie tradizionali. Questo è un esempio di una tecnologia che permette di saltare delle tappe, quello che in inglese viene definito leapfrog, e che ha permesso in Pakistan di non dover creare una rete fissa tradizionale per poi passare all'ADSL per assicurare connettività. Si è passati dal nulla al collegamento Wimax. Purtroppo non è sempre possibile con tutte le tecnologie, ma il Wimax ha sicuramente questa caratteristica ed è particolarmente adatto a paesi in via di sviluppo dove mancano altri mezzi di comunicazione. Motorola ha anche mostrato una serie di prodotti Wimax, fra cui il più interessante era un router wireless casalingo che si collega a Internet attraverso Wimax e poi irradia il segnale in casa attraverso un collegamento Wifi. Tutto sembra quindi volgere al meglio per Wimax, dopo una fin troppo lunga gestazione, ma non tutti sono certi del successo della nuova tecnologia wireless ideata da Intel. Forse è troppo tardi, soprattutto nei paesi avanzati dove l'HSDPA si sta consolidando come tecnologia di connettività mobile. Solo in Italia molti operatori offrono oggi 7 Megabit di banda, che presto diventeranno 14. Con velocità di questo genere, le tariffe che stanno diminuendo e soprattutto si stanno trasformando in flat e gli utenti ormai abituati a questa modalità di connessione, Wimax rischia di avere qualche difficoltà di diffusione proprio nei paesi più avanzati

di Vittorio Manti su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 11/02/2008 @ 07:51:44, in Tecnologie, linkato 3850 volte)

Tempi stretti, strettissimi. Per le emittenti televisive tenere il telespettatore seduto sulla poltrona è diventata un'impresa ardua. E non tanto perché manchino programmi di qualità: tra satellitare, digitale terrestre, tv classica, filmati su Internet, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Quanto perché, anche per la televisione, il tempo è diventata una risorsa limitata. «È lo spirito dei tempi – sorride Edmondo Lucchi, responsabile del Dipartimento New Media Internet di Gfk Eurisko commentando i dati dell'ultima edizione Audistar (Satellite Television Audience Research) –. O per meglio dire siamo ufficialmente giunti a un punto di non ritorno». Secondo quanto emerge ricerca nell'arco di un solo semestre, il percepito degli italiani circa il tempo complessivamente dedicato alla televisione è diminuito del 18 per cento. Un calo che investe tutta l'offerta tv indistintamente, in tutte le sue componenti più o meno innovative. Quindi anche nel segmento della tv satellitare, oggetto della ricerca.

Stiamo parlando di un platea di 19 milioni gli italiani che si espongono ai canali satellitari nel corso di una settimana; 7,6 milioni nel giorno medio. Diciannove milioni di persone che stanno rapidamente cambiando la loro dieta mediatica. «Il dato interessante – sottolinea Lucchi – è che il minor tempo dedicato alla tv viene dichiarato e non rilevato. In altre parole, c'è una componente di interpretazione soggettiva che ci fornisce qualche informazione in più, sopratutto perché parallelamente aumenta il pubblico del satellitare e l'offerta di contenuti». Nell'ultimo anno, la diffusione degli abbonamenti alla pay tv è cresciuta del 10%, il pubblico del 14%. Insomma. aumentano le teste davanti alla tv satellitare. E con esse aumentano anche i canali e i contenuti televisivi. Rispetto al 2003, la piattaforma Sky 2008 ha incrementato la propria offerta di canali del 49%

Tradotto negli ultimi sei mesi è cresciuta la voglia di qualità e contenuti. Perché allora questa sofferenza, perché le persone concedono meno tempo al piccolo schermo? Semplicemente perché l'offerta è diventata sempre più «competitiva», sottolinea Lucchi. Satellite, internet, digitale terrestre hanno definitivamente fatto saltare in aria il vecchio paradigma della tv. Il telespettatore non solo può scegliere meglio all'interno delle singole piattaforme, ma è continuamente stimolato da nuove alternative tra cui anche il pc e il cellulare.
Il che non significa la fine della tv tradizionale, o di flusso come viene definita in gergo. Non siamo di fronte a un maligno contrappasso per la "generalista" che dopo aver ipnotizzato il pubblico italiano sottraendogli tempo in quantità industriale ora si batte per conquistare minuti di ascolto. Siamo al contrario in presenza di un nuovo telespettatore, più selettivo e più stretto nei tempi da dedicare al piccolo schermo. Uno spettatore sempre meno "tele" che però sul satellite si espone nell'arco di una settimana a 20 canali (su Sky) contro i 9,4 della media nazionale.

In particolare, ci sono fasce di pubblico che vivono già nel nuovo paradigma: i calciofili, o meglio i lettori dei giornali sportivi, il pubblico della pay tv di prima generazione. Loro, il calcio lo seguono sul satellite, ma anche sul digitale terrestre. E quindi hanno meno tempo. Gli appassionati di infotainment, e quindi coloro che hanno curiosità e interessi precisi e utilizzano tutti i media a disposizione per la loro crescita culturale.

Ebbene questa tipologia di pubblico sta subendo sempre di più il fascino della Rete. Usano YouTube, cercano l'on-demand, vogliono la tv tematica capace per soddisfare l'interesse specifico. Questi spettatori sono diventati anche utenti, nel senso che scelgono il loro palinsesto attraverso più piattaforme. «In questo caso – sottolinea Lucchi – la definizione di Steve Jobs di media che si guardano inclinati in avanti e quelli che vedi inclinato indietro calza a pennello. Questa fascia di pubblico tende a utilizzare il pc per cercarsi i propri contenuti video. Non accetta più passivamente quello che passa la televisione». O, per usare la metafora della "Long Tail", è un utente sta nella parte più bassa della coda, quella delle nicchie.
E poi ci sono i giovani appartenenti al target del musical entertainment, dell'intrattenimento musicale. Questo target si è progressivamente reso più autonomo nella costruzione di un palinsesto musicale. Grazie all'iPod e alle tecnologie di condivisione della musica si crea la propria play list.
Che internet in tutto questo abbia un ruolo è evidente anche se non ci sono ricerche che misurano la dimunizione del tempo della tv tradizionale sottratta a favore di You Tube o dei servizi di Web tv. Si sa solo che se è vero che tutti i media subiscono una riduzione di tempi, Internet dal 2000 al 2007 ha registrato, presso gli utenti, un incremento del monte ore di collegamento di circa il 600% (dati Gfk Eurisko).

Quindi? È il prezzo della modernità, dolcezza, verrebbe da chiosare. O meglio il prezzo da pagare all'ingresso di nuove piattaforme. Tra tempi che si contraggono e offerte che si moltiplicano, la frammentazione è inevitabile. La sfida, quindi, osserva Lucchi, è mettersi all'inseguimento del telespettatore errante, in cerca di qualità crescente.

In realtà, puntualizza Paola Liberace, blogger di Nòva100 e esperta di media, «più che un telespettatore errante ci troviamo di fronte a uno spettatore che si è sdoppiato, con interessi sempre più vari. Volendo scomodare Pirandello, possiamo affermare che il nuovo telespettare è uno, nessuno e centomila: uno perché decide autonomamente quali e quante piattaforme utilizzate. Nessuno perché sfugge alla tv di flusso e centomila perché è la somma di centomila interessi che vogliono essere soddisfatti con risposte tematiche ad hoc». Secondo la manager di Telecom Italia, «non c'è più la figura dello spettatore che veniva accolto dalla tv tradizionale alla mattina e accompagnato per mano per tutta la giornata. Con l'avvento della televisione tematica e satellitare, spiega la Liberace, lo spettatore ha imparato a spostarsi di device, mettendo in atto una serie di comportamente per recuperare una identità televisiva che è esplosa in "centomila"interessi.

Se tutto ciò è vero, resta da capire se assisteremo a una selezione naturale tra piattaforme tecnologiche, visto che il tempo resta una risorsa limitata. «Come abbiamo visto con l'introduzione del videoregistratore digitale, l'ingresso di un nuovo media ha spesso un effetto virtuoso. Quando è comparso sul mercato il Dvr molti hanno temuto che potesse costituire un pericolo per la televisione, visto che consentiva agli spettatori di saltare la pubblicità. Al contrario ha provocato una effetto "traino" sul pubblico stesso, attraendo anche nuovi spettatori. In questo senso, credo che la tv tradizionalista non morirà, anzi, l'ingresso di un nuovo media può innescare un circole virtuoso, stimolando il consumo anche degli altri mezzi di comunicazione»

Di Luca Tremolada su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Roberto Venturini (del 18/01/2008 @ 06:15:06, in Tecnologie, linkato 1864 volte)

Già EMI ha accettato di vendere i propri brani musicali su iTunes privi di DRM. E anche su Amazon, da qualche mese, si possono comprare brani di alcune major senza "protezione"; brani di EMI, Universal e dovrebbe arrivare anche Warner.

Business Week ha recentemente
annunciato che anche Sony mollerà presto il colpo sul DRM.

D'altra parte, visto quanto impazza la pirateria, visto il
declino delle vendite, visto che ormai molte case discografiche stanno cambiando il proprio business dalla vendita di dischi a diversi tipi di valorizzazione dei propri asset, il DRM sembrava essere più una penalizzazione per gli utenti onesti, pronti a comprare la musica... che non una dissuasione a quelli che la musica non la pagano...

 
Di Altri Autori (del 15/01/2008 @ 07:58:36, in Tecnologie, linkato 1532 volte)

Va ormai di moda su tutte le maggiori pubblicazioni internazionali (economiche e non) tracciare delle analisi piuttosto nefaste sul futuro dell'industria discografica. Non quella musicale, attenzione, ma proprio quella "discografica", cioè quella che ha sempre concentrato il suo core business sul disco (vinile, cd, audiocassetta), sulla musica registrata. Internet e l'esplosione della musica digitale non hanno affatto svalutato la musica, ma hanno di certo dato una significativa spallata al valore commerciale della musica registrata.
L'ultimo articolo in ordine di tempo è stato pubblicato ieri dall'Economist. Si intitola From major to minor e lo potete leggere
qui . La parte più significativa mi sembrano l'aneddoto d'apertura e la malinconica vignetta che lo accompagna:

"Nel 2006 la Emi, la quarta maggiore casa discografica del mondo, invitò alcuni teenager nel suo quartier generale di Londra, perchè parlassero con i top manager dell'etichetta a proposito delle loro abitudini musicali. Alla fine dell'incontro, i boss della Emi li ringraziarono e dissero di servirsi liberamente da un tavolo pieno di cd. Ma nessuno dei teenager prese alcun cd, nonostante fossero gratis. "In quel momento abbiamo capito che era finita", dice una persona che era lì.

Non è che per i cd sia proprio finita. Si vendono e si venderanno ancora. Persino quelli che sono stati prima distribuiti più o meno gratis su Internet (ogni
riferimento ai Radiohead primi in classifica negli Usa e in Gran Bretagna è puramente voluto). Ci sarà sempre qualcuno che preferirà avere tra le mani un supporto fisico. Ma sembra ormai evidente che quello non sarà più il metodo di fruizione principale della musica, sarà solo più una nicchia della "lunga coda". Fino a pochi anni fa il cd era la musica. Adesso, soprattutto tra i giovani, il cd è solo una fastidiosa e inutile gabbia. La musica è sull'iPod, sui computer, sul telefonino. E se proprio devono pensare a un supporto fisico, tanto vale che sia una chiavetta USB. Ci sono ormai milioni di giovani appassionati che trascorrono le loro giornate ad ascoltare musica e non hanno mai tenuto in mano un cd (e non hanno alcuna intenzione di iniziare a farlo). Per le vecchie generazioni sarà anche un trauma incredibile: sia da un punto di vista sentimentale, che ideologico, che economico. Per le nuove non è affatto un problema. A loro interessa la musica.

Via LASTAMPA.it

 
Di Altri Autori (del 04/12/2007 @ 06:48:45, in Tecnologie, linkato 2173 volte)

Un cittadino dell'Unione Europea su cinque ha rinunciato alla linea telefonica fissa per utilizzare solamente un telefono cellulare. Il dato, in sé non sorprendente, proviene da uno studio prodotto in seno alla Ue e reso pubblico in questi giorni.

Alla fine 2006, questo il messaggio principale sortito dall'indagine condotta in tutti i 27 Paesi comunitari (Bulgaria e Romania escluse), il 18% degli utenti domestici aveva il solo cellulare come apparecchio di comunicazione voce, rinunciando del tutto al telefono fisso.

Il fenomeno "senza fili" in Europa è certificato da un secondo dato, quello che vede la percentuale degli abitanti che hanno attivato una linea mobile essere salita dall'8% del 1996 al 95% del 2005. Per contro la penetrazione delle linee fisse ogni 100 abitanti è cresciuta nello stesso periodo di soli quattro punti, da 44 a 48.
Lo studio, inoltre, ha anche confermato una seconda tendenza: a privilegiare il telefonino nei confronti dell'apparecchio fisso sono soprattutto gli utenti privati dei Paesi dell'Europa centrale e dell'Est e l'esempio migliore arriva dalla Repubblica Ceca, con il 42% di abitanti già migrati alla sola linea mobile (contro l'11% dei tedeschi).

La Finlandia, per vari motivi, rimane in ogni caso la patria del cellulare e lo dimostra il fatto che il 47% degli abitanti del Paese scandinavo telefonano infatti da casa solo attraverso il cellulare. Lussemburgo, Lituania e Italia, invece, sono le tre nazioni ad avere il più alto indice di linee mobili attive per ogni 100 abitanti - rispettivamente 158, 127 e 122 – mentre i ciprioti sono i cittadini Ue che spendono più tempo al cellulare ogni giorno, con una media di sei minuti per utente. I meno ciarlieri, per contro, sono polacchi e tedeschi, con 1,3 e 1,6 minuti.

Gianni Rusconi su Il Sole24ORE.com

 
Di Roberto Venturini (del 17/09/2007 @ 07:52:07, in Tecnologie, linkato 5202 volte)

Da un po' di tempo sono diventato un intenso user di Internet mobile, sul cellulare. Con grande soddisfazione.

Sia per la posta, sia per il web - ottimo per riempire i 5 minuti di attesa del bus, per controllare prezzi e caratteristiche dei prodotti, fare comparative shopping quando vedo qualcosa che mi piace (tipo: vedo un prodotto da MediaMarkt, controllo online, scopro che alla Fnac costa di meno, esco da MediaMarkt e vado a comprarlo alla Fnac... bella martellatina al modello tradizionale del commercio "fisico"...)

Però, se fossi in Italia, non lo userei, sorry. Anzi, quando sarò in Italia, tra poche settimane, smetterò di usarlo - al peggio ci sono sempre gli Internet café.

Qui in Spagna l'offerta di Internet Mobile è accessibile: non c'è bisogno di cellulari particolarmente strafighi (quello che uso me l'ha dato l'operatore a 19 Euro), non si va magari velocissimo ma si usa il browser del telefono per andare in rete liberamente, non su siti / servizi preselezionati dall'operatore.

E sopratutto le tariffe sono a livelli accettabili. Anzi, sensate. Cioè, le tariffe del mie operatore.

Il mio operatore è Yoigo, cui sono passato proveniendo da Vodafone, proprio a causa delle sue tariffe Internet. Prendendo l'esempio di una ricaricabile, con Yoigo:

- occorre fare un consumo minimo di 6 Euro al mese tra voce e dati (ok, facile)
- si spendono 0,0012 €/Kb... e si fa in fretta, lo so, a fare un mega...
- però quando il tassametro giornaliero passa 1,20 € +IVA, si blocca e il resto della giornata si naviga gratis, cioè il massimo che spendi sono 1,2€+IVA.

Con questo sistema usando la posta spesso e la navigazione web meno spesso, avevo la soddisfazione di avere Internet mobile per 10-15 euro al mese. E posso usare il cellulare come modem e navigare dal portatile.

In pratica zero costi fissi, lo paghi solo quando lo usi e quando lo usi se dai solo una guardatina veloce alla posta spendi poco e se devi fare delle cose molto intensive non spendi una fortuna

Orange, invece, arriva ora in Spagna in promozione con una tariffa 0 Euro - classica preomozione introduttiva-, ma già con loro esiterei, perchè a regimne sono un 30 euro fissi al mese, un po' al limite della mia soglia di prezzo con un limite di 1Gb al mese di traffico, passato il quale sono 50 cent al mega.

Anche se credo che 1Gb sia tanto, avrei sempre la paura di sforare. Peggio l'altra loro offerta: 6 euro di abbonamento e due euro al giorno solo se lo usi.

Facendo un giorno si' e uno no, vengono 36 euro... e non si parla di navigare dal cellulare ma dal computer con apposito modem USB... ah, e non è chiaro se si tratti di prezzi per gli abbonamenti o anche per le ricaricabili...

Movistar: sono pazzi, 3 Euro al giorno (per la ricaricabile), se si usa la connessione, con un limite di 10 Mega/giorno a contratto 1 Euro giorno per un massimo di 10 Mb. Poi ci saranno anche altre tariffe, ma sono talmente sepolte nei meandri dei loro siti...

Ma veniamo all'Italia.
Vodafone arriva ora con una sua nuova tarifa in Italia, dopo l'annuncio di Tre delle nuove tariffe - che hanno fatto rumore e suscitato un bel po' di polemiche.

Il modello è leggermente differente: 5 Euro al mese di "canone" più 25 cent per ogni accesso.
In teoria, dunque, se controllo la posta un paio di volte al giorno e magari mi guardo un pochino un sito... diciamo 70 accessi al mese... sono altri 17 e rotti euro/mese, che sommati ai 5 fanno 22, cifra accettabile.

Il problema è che, dalla mia esperienza con Yoigo, il cellulare si connette e si sconnette molto frequentemente, anche durante la stessa navigazione, tipo che per navigare 15 minuti, magari con delle piccole pause, il cell. si collegava 3 o quattro volte. Se questi vengono considerati accessi, allora partono gli euro a raffica...

Dove voglio arrivare? non lo bene nemmeno io, forse è solo un senso di frustrazione. Mi sento come al solito munto dalle telefoniche ; - ) continuo a sospettare che un abbassamento forte delle tariffe creerebbe grandi voumi di traffico (del resto la telefonia cellulare è esplosa così, in Italia).

Ma forse gli operatori ritengono più interessante un mercato di volumi minori e margini maggiori - forse anche per non intasare la capacità della rete...

mah, adesso che rientro mi farò una bella analisi comparativa delle tariffe telefoniche e decido se val la pena o no di avere Internet sul cellulare... 30-40 euro al mese non sono poi tanti in fondo, ma sforano la mia sensibilità psicologica.

In alternativa non mi resta che sperare che Yoigo (posseduto in parte dall'operatore svedese Telia Sonera) sbarchi in Italia o, meglio ancora, collegarmi a gratis via wifi con il mio Nokia 770 attaccandoni ai punti FON...

 
Di Altri Autori (del 11/09/2007 @ 07:36:42, in Tecnologie, linkato 2118 volte)

Il sogno del Wi-fi gratis per tutti rischia di rimanere tale. Se ne stanno accorgendo negli Stati Uniti dove San Francisco, Chicago e St. Louis hanno annunciato improvvisi stop ai loro programmi di connessione nei centri urbani.

Colpa di business plan arditi, corrosi da un entusiasmo verso le magnifiche sorti progressive del Wi-fi che non ha retto alla prova dei fatti. L’euforia che regna sempre attorno a qualsiasi progetto Internet ha colpito ancora. Come racconta Wired, il primo errore è consistito nell’eccessiva fiducia risposta nella pubblicità online che avrebbe dovuto dare le risorse per sostenere questi network gratuiti o quasi. Il secondo, invece, è stato credere che i residenti avrebbero utilizzato in massa questi servizi. Sbagliato.

Agli scarsi investimenti pubblicitari si sono aggiunti anche contratti un po’ troppo generosi verso le municipalità. Società come MetroFi ed Earthlink hanno pagato di tasca propria l’intera realizzazione del network comprese le spese per la manutenzione e l’upgrade. In più, spesso i provider hanno anche pagato i comuni per l’utilizzo dei pali della luce dove sono stati piazzati gli hot spot. Non a caso Earthlink ci ha ripensato ottenendo dal contratto stipulato a San Francisco molte di queste condizioni.

Qualche problema esiste anche dal punto di vista dell’infrastruttura. Secondo l’inchiesta di un giornalista gli hot spot piazzati non bastavano a garantire un buon accesso tanto che, a seconda del network, si parla di percentuali che vanno dal 20 al 100% in più di hot spot necessari per garantire una eccellente copertura.

La ciliegina sulla torta è arrivata però dalla scarsa frequentazione di questi network. Il free in questo caso non ha pagato visto che, nonostante le stime parlassero di un 10-25% della popolazione disposta a utilizzare i network, alla fine si arrivati a malapena al 2%. Dati che fanno pensare a molti che è inutile puntare sul mercato consumer.

Ma non bisogna drammatizzare “E’ solo la fine del primo inizio” commenta il manager di provider wireless. Basta ripartire nel modo corretto puntanto sulle reti mesh, utilizzando il Wimax oppure concentrando il Wi-fi in zone ristrette dove è presente un gran numero di turisti o business people. In più, suggerisce Wired, è il caso di aggiungere anche un po’ di sana business reality.
Che troppo spesso il mondo che ruota attorno a Internet ha lasciato nel cassetto.

Luigi Ferro

 
Di Altri Autori (del 23/08/2007 @ 07:48:22, in Tecnologie, linkato 2373 volte)

Secondo uno studio di InStat, che effettua un'analisi sull'ultimo fronte di sviluppo della tecnologia HDTV, la regione Asia/Pacifico (Australia, Cina, Corea del Sud, Giappone e Singapore) presenta, alla fine del 2006, un aumento delle famiglie che utilizzano l'alta definizione.
È aumentato infatti a oltre 9.9 milioni il numero di abitazioni con televisori HD.Da traino fanno sicuramente i contenuti televisivi che confermano il loro potenziale attraverso i ricavi mensili incassati dagli operatori satellitari e via cavo.

Lo studio avanza delle previsioni fino all'anno 2012 e stabilisce che le abitazioni con HDTV set raggiungeranno nell'area Asia/Pacifico oltre 42 milioni di famiglie e i ricavi totali saranno di circa 8 miliardi di dollari (rispetto ai 3.6 del 2006) con un indice di crescita medio del 16.7% .
Il Giappone attualmente detiene la maggior quota di mercato HDTV con i suoi 8.5 milioni di abitazioni raggiunte dal servizio. Il governo locale gioca un ruolo chiave attraverso politiche di sviluppo e consolidamento del settore promuovendo il passaggio dall'analogico al digitale free-to-air, iniziative che di conseguenza spingono il business dei contenuti televisivi in alta definizione anche in molti paesi asiatici.
La maggior fruibilità dei questi contenuti HD è stata resa possibile anche dal generale calo dei prezzi dei televisori HD. Di questo fenomeno ne hanno ampiamente risentito i produttori, in particolare la joint venture coreano-olandese Lg Philips che ha chiuso i primi tre mesi dell'anno con 135 milioni di Euro in meno rispetto all'utile netto di 48 miliardi del 2006 nello stesso periodo. Si tratta del quarto trimestre consecutivo in perdita, anche se gli analisti attendevano in media un rosso di 244 miliardi. L'amministratore delegato comunica che il prezzo medio per metro quadrato degli schermi LCD (misura di riferimento del settore) è sceso del 9% rispetto ai valori del 2006 e che quella di Lg Philips è in ogni caso una performance incoraggiante.

In Corea Samsung lancia una nuova gamma di televisori HD definiti gioielli da collezione, reinterpretati in termini di design e tecnologia. Si tratta di modelli da 23, 26, 32, 37 e 40 pollici certificati per HD Ready e per l'Europa SKY HD Tested che garantiscono maggior qualità d'immagine soprattutto per trasmettere fedelmente i contenuti HD veicolati su piattaforma satellitare. In Europa, l'IPTV promette un numero di canali televisivi infinito ma non supera il 2% causa il supporto tecnologico che offre una buona velocità di trasmissione ma si trova spesso (soprattutto nelle aree sub urbane) distante dalle centraline di trasmissione, così il satellite si riconferma un veicolo trainante sia per i contenuti televisivi in alta definizione che per il mercato HD tv.

Secondo una ricerca Eutelsat commissionata da GfK, TNS Sofres e Ipsos, in 42 paesi (inclusa l'Italia) tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente il numero di abitazioni dotate di parabola satellitare sono cresciute del 13% passando da 150 a 170 milioni di case. L'Italia le abitazioni attrezzate per la ricezione satellitare è aumentato di 280.000 unità . Un mercato appetitoso anche per la pubblicità in cui i ricavi sui canali satellitari italiani nel 2006 hanno superato i 200 milioni di Euro. Con l'inserimento della rilevazione Auditel nella pay-tv operativa dal 2 aprile di qest'anno, gli operatori pubblicitari dovranno pianificare un'offerta sempre più frammentata e precisa per spingere gli investitori ad una maggiore targettizzazione.


Roberta Salvan

 
Di Altri Autori (del 09/07/2007 @ 07:51:39, in Tecnologie, linkato 2048 volte)

Yahoo! Go mobile 2.0 parla anche italiano. La società ha annunciato la versione beta localizzata della soluzione per navigare in Internet dal cellulare. Entro fine luglio Go mobile sarà disponibile su oltre duecento modelli di telefoni portatili che diventeranno quattrocento entro fine anno.

La soluzione sarà inoltre preinstallata ui nuovi dispositivi Nokia, Motorola, Samsung, Lg, Rim, Htc in commercio nel corso dell'anno.

La nuova applicazione permette di aprire allegati in Pdf, Word, PowerPoint ed Excel, accedere alle cartelle di Yahoo Mail, ricercare nella rubrica di Yahoo i contatti ricevere indicazioni stradali utilizzando il servizio mappe ed effettuare ricerche per specifiche voci.

Gli utenti potranno effettuare infatti le ricerche tramite Onesearch beta, un servizio progettato proprio per l'utilizzo tramite cellulare che identifica le risposte più significative. Non propone quindi, come succede nei pc, un lungo elenco di risultati ma, nel caso la ricerca sia su Roma, evidenzia notizie come quelle relative al meteo e i link principali per trovare informazioni sulla città.

Completano il menu news, finanza, meteo e le foto che è possibile inviare e consultare su Flikr. Altre aree di contenuti saranno aggiunte nei prossimi mesi.

Via Smaunews.it

 
Di Altri Autori (del 07/06/2007 @ 07:42:46, in Tecnologie, linkato 1555 volte)

YouTube Mobile arriva sui cellulari Vodafone. Il nuovo servizio, disponibile da ieri, permette a tutti i clienti Vodafone di utilizzare i servizi del e sito di video-sharing direttamente dal proprio cellulare. YouTube offrirà una selezione dei migliori video, consentendo a tutti i clienti Vodafone di accedere a quelli di maggiore interesse ovunque ed in qualsiasi momento. Un'area del portale Vodafone live!, collegata direttamente al sito YouTube Mobile, consente a tutti i clienti di accedere ai video in modo semplice ed immediato. You Tube offrirà una sezione dedicata a Vodafone Italia sul proprio sito Internet (all'indirizzo: www.youtube.com/vodafoneitalia ), dove i clienti potranno caricare i propri contenuti legati al mondo Vodafone. Il gruppo Vodafone ha annunciato la partnership con YouTube lo scorso febbraio. Vodafone e YouTube continueranno a collaborare nei prossimi mesi, al fine di ampliare ulteriormente la propria offerta. Il costo d'accesso ai video di YouTube Mobile, in promozione fino al 31 luglio 2007, e' pari a 0,25 euro.

Via Pubblicità Italia

 
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