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  mymarketing.it: il marketing fresco di giornata... di Admin
 
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Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
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\\ : Storico : internet (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 21/04/2008 @ 07:15:49, in Internet, linkato 2414 volte)

Il botto sparato da Google alla lettura della trimestrale (profitti netti in crescita del 31% a quota 1,3 miliardi di dollari e ricavi saliti a 5,2 miliardi nel primo periodo dell'esercizio fiscale 2008) ha subito avuto un degno seguito. Dal quartier generale di Yahoo, infatti, sarebbe arrivato il via libera – lo ha scritto ieri, citando fonti non meglio precisate, il "Wall Street Journal" – per sancire l'accordo fra le due grandi rivali di Microsoft. Un accordo che è il frutto della sperimentazione avviata dai due giganti del Web californiani giorni addietro e che prevede l'affidamento a Google in outsourcing dei servizi di search advertising di Yahoo, nell'ottica di abbinare i messaggi pubblicitari ai risultati delle ricerche effettuate sul Web. C'è, per contro, chi fa notare come Yahoo abbia investito milioni di dollari nello sviluppo della piattaforma Panama e l'annuncio di cui sopra equivalerebbe a una precoce dismissione del progetto e, di fatto, dell'intera propria infrastruttura per la pubblicità on line.

Il buon esito dei test avrebbe quindi spianato la strada a un'intesa – soggetta però al vaglio delle normative antitrust - che da un lato potrebbe complicare il futuro dell'offerta messa sul piatto dal gigante di Redmond e dall'altro gettare le basi per la nascita di una (clamorosa) triplice alleanza anti Microsoft (composta da Google, Yahoo e Aol). Dai vertici di Google, e in particolare dal Ceo Eric Schmidt, sono arrivate in queste ultime ore espliciti riferimenti alla bontà della collaborazione fra le due compagnie ma quello che osserva il Wsj è soprattutto il possibile impatto che la "partnership" avrebbe nei confronti del tentativo di scalata perseguito da Steve Ballmer (il Ceo di Microsoft). E quale sia l'impatto è facile immaginarlo: una Yahoo più forte avrebbe maggiore forza per esortare la società di Redmond ad alzare la posta e andare ben oltre i 31 dollari per azione offerti finora. Ed è questo pare, in fondo in fondo, il vero obiettivo del Board di Sunnyvale.
I risultati fiscali attesi per Yahoo (in predicato di toccare nell'esercizio 2008 quota 8 miliardi di dollari, rispetto ai poco meno di 7 del 2007) e soprattutto per Google (avviata a raggiungere quest'anno un fatturato vicino ai 25 miliardi di dollari) sono ben in vista agli occhi di Microsoft. A detta degli analisti americani, tali risultati non fanno altro che aumentare le mire del gigante del software, i cui ricavi previsti per l'anno fiscale, in chiusura al 30 giugno, sono intorno ai 60 miliardi di dollari. Il mercato della pubblicità on line e dei servizi di search advertising in particolare è assai profittevole e l'idea di un gemellaggio fra Yahoo e Google non può certo far sorridere (gelosie e arrabbiature a parte) il cassiere di Microsoft. Per questo, scrive ancora il Wsj, è lecito pensare che Ballmer (e Bill Gates nell'ombra) siano sempre convinti di mettere le mani sulla preda tanto ambita: per non dare ulteriore slancio al ruolo di Google nell'universo dei servizi Web e per cercare di ripetere nella Rete il successo ottenuto nei computer con Windows e Office.

di Gianni Rusconi su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Altri Autori (del 18/04/2008 @ 07:57:38, in Internet, linkato 2355 volte)

iTunes, su tutti, e gli altri negozi digitali continuano a capitalizzare l’attenzione degli amanti della musica. E i negozi di cd soffrono

I cd continuano a giacere sugli scaffali in attesa degli ultimi amanti della musica vecchia maniera, mentre gli mp3, illegali e legali, si fanno strada nel mercato. La maggior parte delle ricerche sull’argomento hanno sempre specificato che lo sviluppo della musica online è ancora troppo contenuto e frammentato dalla diffusione di file pirata per poter arginare le ingenti perdite registrate dalla vendita di cd. Di diverso avviso un’analisi svolta da In-Stat che prevede un rialzo delle vendite legate alla musica online su scala mondiale pari al 40% entro la fine del 2012. Durante il 2007, ha specificato la ricerca, il commercio del digitale ha rappresentato solo il 10% delle vendite globali, mentre nel 2006 è stata del 6%. La previsione positiva di In-Stat è legata alla continua espansione della connettività a banda larga in tutto il mondo che ha portato un arricchimento dei cataloghi musicali e un conseguente aumento di richieste.

Uno dei contribuiti più importanti alla causa della musica online è dato da iTunes, lo store online della Apple che al momento domina incontrastato il settore, come sottolineato da una ricerca di Ipsos: il 38% del campione preso in considerazione ha dichiarato che iTunes è il marchio più soddisfacente all’interno del settore in cui opera e la popolarità del portale Apple è cresciuta del 24% nei 30 giorni precedenti il sondaggio, dato in rialzo rispetto al 18% ottenuto nel 2006. Il 50% degli internauti ha riconosciuto in iTunes anche la migliore soluzione possibile dal punto di vista economico, percentuale in rialzo rispetto al 41% convinto di ciò nel 2006 e al 33% nel 2005.

Lo strapotere di iTunes non si è però fermato al mondo del web andando a invadere anche gli scaffali dei negozi, le statistiche di Npd MusicWatch hanno testimoniato il primato del negozio online della Apple fra tutti i rivenditori di musica degli Stati Uniti. Secondo l’osservatorio, la quota di Apple nel settore musicale è pari al 19%, contro il 15% di Wal-Mart, seguito a sua volta dal 13% di Best Buy. Il gigante Wal-Mart si è visto quindi scavalcare per la prima volta dal colosso californiano. Il dato, nei giorni seguenti la sua uscita, è stato messo in discussione delle quattro case discografiche più importanti,Universal, Sony BMG, Warner e Emi, che hanno testimoniato a favore del primato di Wal-Mart.

Qualunque sia il dato veritiero, è indubbio che il ruolo di iTunes stia assumendo un’importanza sempre crescente, sia sul web, sia nei confronti del resto del mercato e che i negozi di cd si debbano affidare a offerte particolari per tenere alta l’attenzione dei consumatori nei confronti di un formato sempre più difficile da distribuire. 

L’anti-iTunes forse esiste già

Mentre nell’universo della mela si festeggia a oltranza, compaiono come funghi i possibili competitor di iTunes. Il più accreditato a minare il primato del negozio online della Apple sembra essere MySpace Music. L’ultima pensata del magnate australiano Rupert Murdoch è quella di sfruttare l’enorme successo della sua community di social network MySpace con la credibilità in campo musicale delle tre big Universal, Sony BMG e Warner. Il sito distribuirà file liberi dalla protezione Drm e permetterà il download da parte degli internauti in forma completamente gratuita. Questo sarà possibile grazie agli introiti pubblicitari, dei quali si nutriranno tanto il sito, quanto le case discografiche, essendo coinvolte all’interno del progetto con una partecipazione azionaria. Una diffusione di questo tipo potrebbe rivoluzionare completamente il modo di gestire musica sul web e diventare la prima risposta concreta alla pirateria, che continua a essere una spina nel fianco non indifferente per il settore. 

Martina Pennisi su Quo Media

 
Di Altri Autori (del 16/04/2008 @ 06:20:02, in Internet, linkato 2123 volte)

Un’analisi svolta dall’istituto di ricerca In-stat prevede una crescita delle vendite legate alla musica online su scala mondiale pari al 40% entro la fine del 2012. Durante il 2007 il commercio del digitale ha rappresentato solo il 10% delle vendite globali, mentre nel 2006 la percentuale è stata del 6%. La previsione di crescita è certamente legata alla continua espansione della connettività a banda larga a livello mondiale che ha portato un arricchimento dei cataloghi musicali e un conseguente aumento di richieste.
 
Il progressivo sviluppo del mercato del digitale, il cui padrone incontrastato è il Giappone, costituisce anche un potenziale elemento di traino. La pirateria continua a essere il più acerrimo nemico dei ricavi alimentati dalla musica online.

“Altri ostacoli sono rappresentati dalla mancanza di interoperabilità tra servizi e strumenti, dovuta dalle differenti norme che regolano le tecnologie digitali e alla scarsità di domande ai servizi di sottoscrizione da parte dei consumatori” spiega Stephanie Ethier, analista di In-Stat. 


Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 28/03/2008 @ 11:45:22, in Internet, linkato 2270 volte)

Immagino che conosciate Flickr, il sito/servizio di sharing di foto di proprietà di Yahoo.

Sito che mi piace molto e che uso abbastanza. E che mi sembra personalmente molto meglio di Picasa, analogo servizio di proprietà di Google.

A dire il vero è l'unico servizio di Yahoo che uso - mentre sono un heavy user di quasi tutti i servizi di Google.

YouTube, invece, è proprietà di Google ed è infinitamente superiore a Yahoo! Video, anche perchè quest'ultimo non è nella testa della gente, non ha un brand forte.

A quanto pare, però, Yahoo - sia per continuare la sua strenua lotta per non esser spiaccicato da Google o magari per aumentare il valore della sua prossima acquisizione - sta per fare la cosa ovvia: fare leva sul gran numero di utenti di Flickr per far (ri)decollare anche quel tipo di mercato... portando su Flickr anche il posting di video.

Problema: se Flickr è principalmente un luogo "d'arte", il mondo dei video uploadati è spesso un mondo di vaccate o comunque di contenuti con un taglio e un target completamente diverso. Se si mettessero i contenuti di YouTube su Flickr, gli utenti (io compreso) scapperebbero, magari verso Picasa.

Che Flickr ci stia preparando un contenitore per gli amatori dell'immagine in movimento, sì, ma di qualità? A naso mi sembra una nicchia scoperta...

 
Di Altri Autori (del 17/03/2008 @ 07:51:53, in Internet, linkato 2341 volte)

Facebook ha ideato una nuova applicazione per valorizzare la propria immagine commerciale: pagherà gli utenti che metteranno in contatto i propri amici con i venditori online.
 
Market Lodge si basa sul principio per cui i consumatori sono più propensi ad acquistare prodotti consigliati da persone che conoscono e di cui si fidano.

L’utente percepirà il 10% sulle vendite avvenute grazie ai propri suggerimenti.
Sarà possibile aprire un proprio negozio virtuale e scegliere gli articoli da mettere in vendita.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 14/03/2008 @ 07:24:57, in Internet, linkato 2320 volte)

Questa è una mia vecchia fissa.
Che il web sia più vicino al DM che all'advertising, anche quando non usiamo nessun tipo di database...

Se definiamo (un po' semplicisticamente) il DM come un'attività che:

- si basa su una comunicazione one to one, invece che mass

- si basa quindi su una comunicazione personalizzata

- si basa sulla misurabilità, che di conseguenza mi permette

- di imparare e migliorare, attraverso

- una operazione di comunicazione che non è one shot ma

- si basa sulla costruzione di un dialogo con le persone

- e mi permette di far passare dei messaggi precisi, anche focalizzati su operazioni promozionali o commerciali, e ben dettagliati

- il cui focus è generare una reazione, far far qualcosa a chi riceve questa comunicazione

- usando al massimo processi di facilitazione della risposta...


beh, prendendo ad esempio un sito web:

- la comunicazione è one to one, sopratutto nella misura in cui decide l’utente i propri percorsi di navigazione / fruizione e che magari il sito si riconfigura automaticamente quando mi riconosce (vedi il caso classico di Amazon)

- la comunicazione è misurabile (in vari modi, poi ci sarebbe da discutere di come interpretare i dati...ect)

- monitorando l'andamento del sito ho la possibilità di migliorare costantemente e di adattare il sito stesso… cosa che ad es in advertising non posso fare perchè fare uno spot è talmente costoso e spesso si brucia così in fretta che non c'è generalmente modo di migliorarlo dopo il lancio

- il sito mi offre una infinità di modalità di costruzione di dialogo e di far passare una ampio range di messaggi...e di andare nel dettaglio a livello infinito

- ed è normalmente (se non siamo un po’ miopi e ci limitiamo ad un poco utile “sito vetrina”/ “io esisto”) alla ricerca di una reazione da parte del visitatore, che porti un vantaggio all'azienda (compra, registrati, dammi i tuoi dati, manda ad un amico... fai qualcosa)

- con una grande criticità sull'usabilità del sito e la sua realizzazione, per rendere il più facile possibile fruizione, navigazione, conversione da browser a buyer...


Che dite, c’è qualche somiglianza?

Secondo me vale la pena di tenere presente questi concetti quando si studia una operazione di marketing online. E magari di rileggersi qualcuno dei grandi classici del Direct Marketing “offline”…

 
Di Altri Autori (del 12/03/2008 @ 07:48:50, in Internet, linkato 2237 volte)

La diffusione capillare degli accessi broadband – Telecom Italia vede 30 milioni di italiani attivi sulla banda larga fissa e mobile nel 2010, rispetto agli attuali 12,8 milioni - è il passaggio obbligato per lo sviluppo prossimo venturo della televisione via Internet. In un settore in cui sono ancora molte le divergenze (tecnologiche e commerciali) fra i vari attori in gioco, almeno su un punto tutti sono sostanzialmente d'accordo. Al Cebit di Iptv s'è parlato molto e qualcosa di nuovo si è pure anche visto, per lo meno in fatto di set top box digitali: quelli delle tedesche Arcor e Avm sono oggi dotati di estesa capacità di archiviazione di contenuti video (fino a 160 GByte) e di strumenti avanzati (connettività Wi-Fi e interfaccia Hdmi) per portare la Tv on demand in alta definizione sugli schermi di casa.

Ad Hannover hanno presenziato attivamente molti dei principali operatori dell'universo Iptv e fra questi Deutsche Telekom e Alcatel-Lucent. La compagnia tedesca, che di recente ha superato il tetto dei 100mila abbonati al proprio servizio di Tv digitale, ha fatto capire a chiare lettere che il futuro di questo media si chiama interattività: gli utenti, in pratica, diventano soggetti attivi nella fruizione dei programmi in palinsesto e vengono invitati a interagire con contenuti locali, a condividerli con gli altri utenti della community, a partecipare a giochi on line e ricevere informazioni pubblicitarie on line. La società francese, proprio al CeBit, ha mostrato in anteprima la tecnologia (che sfrutta la piattaforma Mediaroom di Microsoft) che anima l'idea di televisione interattiva di cui sopra, che Deutsche Telekom vede come una componente essenziale di T-City, l'innovativo progetto di città digitale a cui il gigante delle telco sta lavorando da anni.

Personalizzare l'esperienza televisiva - intesa come modalità di fruizione dei contenuti video che non visualizzeremo più solo sullo schermo del televisore ma anche su quelli del personal computer e del telefonino – è invece la ricetta di Ericsson. La visione strategica della casa scandinava è quindi in sostanza la seguente: film, video e notiziari ci seguiranno ovunque, su qualsiasi dispositivo e in modo del tutto personalizzato. E quindi infrastrutture, tecnologie, terminali e servizi dovranno andare in questa direzione, a supportare cioè una modalità di utilizzo del media diverso, ispirato ai principi dell'interattività, della comunicazione, dell'alta definizione e della facilità di produzione e consumo di contenuti auto-generati. L'Iptv di domani, in definitiva, deve essere facile da usare e da connettere con altri media, economicamente accessibile e ricca di contenuti rilevanti, esportabile su diversi schermi e personalizzabile secondo gusti ed esigenze.

Per soddisfare e fidelizzare i consumatori da una parte e offrire agli operatori (carrier telco, produttori di contenuti digitali e media company) dall'altra l'opportunità di cavalcare nuovi orizzonti di business, che abbracciano ovviamente anche la pubblicità, che a sua volta dovrà essere sempre più mirata, interattiva e misurabile.

di Gianni Rusconi

 
Di Roberto Venturini (del 07/03/2008 @ 07:06:50, in Internet, linkato 2192 volte)
Questa è una mia vecchia fissa.
Che il web sia più vicino al DM che all'advertising, anche quando non usiamo nessun tipo di database...

Se definiamo (un po' semplicisticamente) il DM come un'attività che:

- si basa su una comunicazione one to one, invece che mass

- si basa quindi su una comunicazione personalizzata

- si basa sulla misurabilità, che di conseguenza mi permette

- di imparare e migliorare, attraverso

- una operazione di comunicazione che non è one shot ma

- si basa sulla costruzione di un dialogo con le persone

- e mi permette di far passare dei messaggi precisi, anche focalizzati su operazioni promozionali o commerciali, e ben dettagliati

- il cui focus è generare una reazione, far far qualcosa a chi riceve questa comunicazione

- usando al massimo processi di facilitazione della risposta...


beh, prendendo ad esempio un sito web:

- la comunicazione è one to one, sopratutto nella misura in cui decide l’utente i propri percorsi di navigazione / fruizione e che magari il sito si riconfigura automaticamente quando mi riconosce (vedi il caso classico di Amazon)

- la comunicazione è misurabile (in vari modi, poi ci sarebbe da discutere di come interpretare i dati...ect)

- monitorando l'andamento del sito ho la possibilità di migliorare costantemente e di adattare il sito stesso… cosa che ad es in advertising non posso fare perchè fare uno spot è talmente costoso e spesso si brucia così in fretta che non c'è generalmente modo di migliorarlo dopo il lancio

- il sito mi offre una infinità di modalità di costruzione di dialogo e di far passare una ampio range di messaggi...e di andare nel dettaglio a livello infinito

- ed è normalmente (se non siamo un po’ miopi e ci limitiamo ad un poco utile “sito vetrina”/ “io esisto”) alla ricerca di una reazione da parte del visitatore, che porti un vantaggio all'azienda (compra, registrati, dammi i tuoi dati, manda ad un amico... fai qualcosa)

- con una grande criticità sull'usabilità del sito e la sua realizzazione, per rendere il più facile possibile fruizione, navigazione, conversione da browser a buyer...


Che dite, c’è qualche somiglianza?

Secondo me vale la pena di tenere presente questi concetti quando si studia una operazione di marketing online. E magari di rileggersi qualcuno dei grandi classici del Direct Marketing “offline”….
 
Di Altri Autori (del 06/03/2008 @ 07:41:18, in Internet, linkato 2426 volte)

Il sito di user-generated content YouTube ha annunciato l’introduzione di una nuova funzionalità per la trasmissione dei flussi video in diretta. Il progetto dovrebbe essere operativo per la fine del 2008 e garantirà la diffusione di contenuti in diretta, funzione che si andrà ad aggiungere al caricamento di video realizzati in un momento precedente. L’offerta del sito di proprietà di Google si andrà a scontrare con le già esistenti Yahoo! Live e Ustream.

“A essere sinceri siamo stati sempre attratti dalla possibilità di effettuare lo streaming live di contenuti video attraverso il nostro portale. Ad oggi però non abbiamo mai avuto i mezzi e le risorse per farlo. Ma ora dalla nostra parte abbiamo Google che sicuramente ci darà una grossa mano a far diventare il nostro sogno realtà”, ha dichiarato uno dei due fondatori del sito, Steve Chen.

Via Quo Media

 

Il tema della ricerca e sviluppo è sempre più centrale per tutte le aziende e l’innovazione oggi richiede ritmi altissimi per poter mantenere un’impresa competitiva sui mercati internazionali.

Nell’approccio tradizionale al problema le innovazioni vengono sviluppate all’interno delle organizzazioni attraverso appositi dipartimenti, con lo scopo di massimizzare la rendita commerciale delle nuove idee attraverso la proprietà intellettuale in ambieti chiusi e protetti.

Oggi però, come spiegano molto bene Tapscott e Williams in Wikinomics (da cui sono tratti molti dei dati e dei temi qui discussi), le imprese non riescono più a monopolizzare la conoscenza e, per quanto grandi siano i loro laboratori, sicuramente fuori dall’organizzazione ci sono altri cervelli che hanno la soluzione dei problemi che non si sono ancora risolti.

Lafley, il CEO di Procter & Gamble, descrive con queste parole tale tema: “Qualcuno al di fuori della vostra organizzazione, oggi, sa come rispondere a una domanda specifica con cui siete alle prese, risolvere il vostro problema particolare o cogliere l’opportunità che avete di fronte meglio di voi. Dovete individuare un modo per collaborare produttivamente con lui”. 

Grazie alle tecnologie di rete esiste un modo accedere a questa conoscenza diffusa: le ideagorà, dei market place dove, come accade per le transazioni sui siti commerciali come Ebay, si possono acquistare e scambiare soluzioni e tecnologia.

Ci sono due tipi di Ideagorà: il primo e più facilmente intuibile è il modello rappresentato dal sito Innocentive.com, dove le aziende possono proporre ad una comunità di scienziati, ricercatori ed esperti i problemi per i quali non hanno ancora trovato soluzioni adeguate

C’è poi il secondo tipo di Ideagorà, forse più sorprendente, quelle dove si offrono soluzioni che sono ancora in cerca di chi abbia un simile problema da risolvere, come accade per yet2.com.

Infatti sembrerà strano ma molte grandi aziende registrano annualmente una grande mole di brevetti (con i relativi costi) per i quali tuttavia non si è ancora individuato un utilizzo.

Per questo tali soluzioni vengono offerte, sotto forma di licenza d’uso, a altre realtà che invece ne hanno bisogno portando nelle casse dei dipartimenti di R&S dei soldi da reinvestire in ricerca in un classico processo collaborativo win-win.

Perché dunque a fronte di tale interesse le ideagorà sono ancora una realtà di frontiera?

Sicuramente c’è un problema di natura culturale, in quanto è difficile condividere con altri il proprio lavoro intellettuale e, simmetricamente, non è facile superare la sindrome del “not invetended here” interna alle aziende. 

Inoltre è necessario stabilire un modus operandi che permetta di capire dove e come accedere all’innovazione distribuita e quanta parte della ricerca vada delegata all’esterno.

Essere dentro un’ideagorà non è di fatto qualificante di per sé perché anche i concorrenti vi possono entrare, con un effetto livellante, bisogna dunque saperne cogliere i vantaggi e saperne trarre il massimo attraverso una buona organizzazione interna con persone aperte a questo tipo di scambio.

Infine gli stessi market place dovranno evolversi nel tempo per garantire un livello di servizio adeguato, ad esempio migliorando la trasparenza (anonimato delle imprese e scarso riconoscimento pubblico di chi risolve i problemi) e favorendo l’aggregazione in gruppi fra i ricercatori. 

Qual è dunque lo scenario futuro?

Difficile dirlo con certezza, probabilmente la ricerca interna non sparirà da nessuna azienda perché essa garantisce una serie di vantaggi legati alla proprietà intellettuale, tuttavia non basterà più per gestire tutte le tematiche innovative e chi investirà solo all’interno avrà dei costi altissimi e non sostenibili a fronte di un numero ridotto di prodotti realmente di successo.

In ogni caso la differenza maggiore sarà probabilmente fra chi sarà in grado di gestire in modo aperto le occasioni che si presenteranno e chi invece si arroccherà su posizioni chiuse e difensive

La sfida è aperta.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

 
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