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  mymarketing.it: perchè interagire è meglio!... di Admin
 
"
Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer.

Arthur Bloch
"
 
\\ : Storico : Marketing (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Altri Autori (del 17/07/2009 @ 07:45:16, in Marketing, linkato 2041 volte)

Per aumentare il business, normalmente aiuta aumentare le vendite.

E per aumentare i profitti aiuta aumentare l'ordine medio e abbattere il costo per prodotto venduto.


Facciamo un esempio: in un fast food il costo di vendere un hamburger o dieci, se comprati tutti insieme dalla stessa persona è circa lo stesso (tempo dell'addetto).

Insomma, meglio avere una persona che compra 10 panini che dieci che ne comprano uno - e meglio avere una persona che compra dieci caffè che una che ne compra uno e nove che non lo comprano.

Morale della favola: Dunkin'Donuts, catena di ciambellerie e caffè, ha lanciato un'operazione di marketing e comunicazione mirata alla generazione di ordini collettivi aziendali, supportata da (modeste) piattaforme tecnologiche

Come potrete vedere anche dal video, il principio è che se ti viene voglia di un caffè o di una ciambellina, devi essere generoso e proporre ai tuoi colleghi (o assimilabili) di prendere qualcosa anche loro, che tu andrai generosamente a ritirare, diventando l'eroe dell'ufficio.

A questo scopo un'applicazione web (www.dunkinrun.com) o mobile per iPhone, permette di allertare gli altri - sottoponendo una lista di prodotti all'interno delle quali scegliere (molto più comodo che andare in giro con carta e matita e raccogliere gli ordini).

L'ordine collettivo viene assemblato sul mobile o in una pagina stampabile.

Con quel pezzo di carta o con l'iPhone si va al punto vendita che si troverà un'ordinazione collazionata e bella corposa - il massimo dell'efficienza.

So già che ci sarà chi criticherà il meccanismo, sulla base che l'ordine non dovrebbe essere stampato e portato a mano ma integrato in una extranet che attivi automaticamente il sistema di produzione del locale Dunkin'Donuts... ma a me sembra molto sensato iniziare a vedere se l'idea funziona con un modello basico e costi limitati (visto che poi ci sarebbero tutta una serie di complessità non banali da risolvere nel caso di ordine telematico...)

La vera questione irrisolta del sistema è però, diciamocelo, che non affronta la problematica della raccolta dei soldi per l'ordine e il versamento su apposito conto PayPal del "runner" (quello che si offre per andare a prendere ciambelle e caffè per tutti e che deve pure anticipare i dollari per l'acquisto...).

 
Di Altri Autori (del 03/07/2009 @ 07:54:55, in Marketing, linkato 2553 volte)

Le mamme costituiscono da sempre un target estremamente interessante per le aziende: una folta schiera di donne “influenti” che, gestendo spesso il bilancio familiare, sono i principali soggetti decisionali per quanto riguarda gli acquisti del nucleo familiare.

Nielsen Online ha realizzato un’analisi sul rapporto tra le mamme statunitensi e il consumo di internet. L'indagine ha analizzato in particolare il tipo di consumo del web delle cosiddette "super-mamme": donne tra i 25 e i 54 anni, con almeno un figlio e attive utilizzatrici del web che, negli Usa, sono pari al 19% della popolazione attiva online.

L'analisi evidenzia differenze tra giovani madri e madri più mature; le signore con più esperienza, di età compresa tra 40 e 50 anni, sono orientate principalmente all'acquisto online, guidate dal risparmio e dalle promozioni con l’obiettivo di far quadrare il bilancio familiare, ma sono anche in rapida crescita nei social network, Facebook in testa. Le madri più giovani, con un'età compresa tra i 25 e i 34 anni, sono principalmente visitatrici di blog e social network, dove da neo-mamme cercano consigli e pareri sulla maternità - dalla scelta del pediatra alle richieste di aiuto poste ad altre mamme magari nel cuore della notte - e dove pubblicano esperienze e fotografie.

La ricerca identifica in particolare sei profili di "super-mamme" sulla base dei blog da loro tenuti: le Queen bees (ovvero, le api regine) scrivono di famiglia e gestione familiare; le Savvy spender (le consumatrici oculate) scrivono di offerte, promozioni, opportunità di risparmio; le Mom approved (ovvero la categoria “approvato dalla mamma”), sono mamme che provano prodotti e servizi e condividono le opinioni; le Mamastes sono quelle donne che scrivono di viaggi, di spiritualità ed ecologia; le Tech moms (come ispira la definizione sono le mamme tecnologiche), ovviamente, appassionate di tecnologia; infine, le Ceo moms (le classiche mamme in carriera), coniugano le responsabilità lavorative con quelle familiari.

E in Italia, quante sono le “super-mamme”?
Le mamme online sono sempre di più, anche in Italia: nel mese di maggio 2009 hanno raggiunto quota 2 milioni, l’11% dei popolazione attiva in internet, il 24% di tutte le donne online.

ll loro comportamento è in linea con quello della media dei navigatori per quanto riguarda i siti più visitati, che anche per loro sono Google, MSN e Facebook.

I siti più visitati dalle “super-mamme” in Italia

 

 

Utenti Unici (000)
Copertura target
"Super-mamme" (%)
 
 
Google 
1,695
85.42%
 
 
MSN/Windows Live
1,273
64.16%
 
 
Facebook
1,015

51.14%

 
 
Virgilio
944

47.59%

 
 
Yahoo!
833
41.97%
 
 
YouTube
821

41.39%

 
 
Libero
797

40.17%

 
 
eBay
713

35.91%

 
 
Wikipedia
684

34.46%

 
 
Blogger
568

28.64%

 
Fonte: Audiweb powered by Nielsen Online, accessi da casa e ufficio, Maggio 2009

Le mamme online si dimostrano utenti evoluti di internet, al passo con i tempi: ben la metà frequenta Facebook e un terzo visita Blogger, il 4% in più rispetto alla media dei navigatori. Attive scrittrici e lettrici, dunque, con tanta voglia di condividere esperienze ed emozioni.

Più interessante è l'analisi dei siti su cui la concentrazione di mamme è molto superiore alla media. Se infatti le cosiddette “super-mamme” rappresentano in generale l’11% dei navigatori che si collegano da casa, per alcuni siti la loro presenza è decisamente maggiore.

I siti con la maggiore concentrazione di “super-mamme” in Italia

 

 

% di "Super-mamme" sugli utenti unici totali
Indice di concentrazione
 
 
Disney Online  
20.8%
187
 
 
Medicitalia.it
19.3%
173
 
 
Gioco.it
18.4%

165

 
 
Donna Moderna
17.3%

154

 
 
Ministero Istruzione Università e Ricerca
17.0%
152
 
 
Mondolibri
16.4%

147

 
 
Leonardo Donne
16.2%

145

 
 
DonnaD
16.1%

144

 
 
Pianetadonna.it
15.7%

141

 
 
BuyVip
15.0%

135

 
 
alfemminile.com
14.9%

133

 
 
Comuni Italiani
14.9%

133

 
 
Ciao!
14.6%

131

 
 
Studenti.it
14.7%

131

 
 
Expedia
13.7%

122

 
Fonte: Audiweb powered by Nielsen Online, accessi da casa e ufficio, Maggio 2009

Note: sono inclusi solo i siti con un’audience superiore a 140 mila utenti in target.
L’indice medio di concentrazione è 100

Dalla tabella si può notare una concentrazione decisamente superiore a quella media nei siti dedicati alle donne, come Donna Moderna, Leonardo Donne, DonnaD, Pianetadonna.it, Alfemminile, che sono delle vere e proprie community di donne online, con forum molto frequentati. Alta presenza anche su siti dedicati al gioco (Disney Online, Gioco.it), allo studio e all’istruzione dei ragazzi (Ministero Istruzione, Mondolibri, Studenti.it) e ad altre informazioni come la salute (Medicitalia.it) e i viaggi (Expedia). Sebbene non sia ai livelli degli Stati Uniti, anche in Italia c’è una predisposizione delle mamme per lo shopping online (o almeno per la ricerca di informazioni per gli acquisti) con 3 siti tra i primi 15: Ciao!, BuyVip ed Expedia.

Via Nielsen

 

Ben 32 nuovi testimonial per Pepsi: niente vip, sportivi, attori o veline, però, bensì 32 consumatori che mettono la loro faccia su oltre 60 milioni di lattine Pepsi Classica e Pepsi Light.

Nell’epoca della “celebrità per tutti”, moltissimi consumatori sono stati infatti attratti dalla prospettiva di vedere il proprio volto stampato su milioni di lattine per tutto il 2009. La dinamica del concorso era molto semplice: bastava inviare la propria foto al sito Pepsi e sottoporsi alle votazioni. Gli utenti stessi del sito, con oltre 430mila voti e dopo più di 9mila messaggi e appelli al voto scambiati sul sito Pepsi, hanno decretato con i loro voti i vincitori scegliendo tra più di 2100 foto.

Campania, Lombardia, Sardegna e Sicilia le regioni con il maggior numero di vincitori. In generale, gli uomini si sono dimostrati più vanitosi delle donne con una partecipazione massiccia al concorso.

“Siamo decisamente soddisfatti di questa operazione”, commenta Rafael Narvaez, Marketing Director PepsiCo Beverages Italia; “Il concorso Be The Face è stata un’operazione di marketing innovativa e unica, perfettamente in linea con la filosofia Pepsi che cerca di stabilire legami durevoli con i propri consumatori rendendoli partecipi del Marchio in maniera attiva ed interattiva”.
Gli oltre 60 milioni di lattine Pepsi personalizzate con i volti dei consumatori sono presenti sugli scaffali da aprile.

Via Marketing Journal

 
Di Roberto Venturini (del 12/06/2009 @ 07:52:17, in Marketing, linkato 1690 volte)

Reebok:su iPhone fatti la scarpa personalizzata
Nuovo da Reebok: Your Reebok, l'applicazione che ti permette di disegnarti la scarpa personalizzata e di comprarla online.

(concetto simile a NikeID)

L'applicazione non è disponibile per gli utenti italiani - al momento il sistema è attivo solo per USA e UK, più avanti verrà probabilmente introdotto in Germania, Austra, Francia, Belgio, Olanda e Irlanda.

Un passo avanti nel filone del m-commerce: viste anche le annunciate nuove potenzialità del rinnovato sistema operativo dell'iPhone che arriverà tra un po', potremo presto cominicare a parlare di iPbone-commerce come categoria a sè?

 
Di Altri Autori (del 09/06/2009 @ 07:16:43, in Marketing, linkato 1715 volte)

McDonald's porta nei suoi ristoranti una buona abitudine che in Italia, rispetto agli altri paesi del mondo, è ancora poco sfruttata: il collegamento a internet gratuito. Il colosso della ristorazione 'fast' ha già attivato in 320 dei suoi 390 punti vendita italiani un rete wifi illimitata e gratuita.
 
Per connettersi è necessario effettuare una procedura di login inserendo i propri dati, fra cui il numero di un documento e del cellulare. L’utente riceve poi la password via sms e può utilizzarla in tutti i McDonald’s d’Italia.

Già testata in alcuni ristoranti, l’iniziativa è stata apprezzata soprattutto da turisti stranieri, “cioé chi non aveva altri mezzi per connettersi” ha spiegato Roberto Masi, managing director di McDonald’s Italia, presentando le novità questa mattina a Milano. “Prevediamo una fase iniziale, di 2-3 anni, in cui l’uso del wi fi sarà contenuto - ha aggiunto Masi -, ma crediamo che col tempo le abitudini degli italiani si modificheranno e il servizio avrà il grande successo ottenuto all’estero”.

Via Quo Media

 
Di Roberto Venturini (del 02/04/2009 @ 07:31:43, in Marketing, linkato 1555 volte)

Charmin, la carta Igienica di Procter & Gamble, colpisce ancora - con le sue strategie di comunicazione innovative.

Già nota per le sue operazioni di "Ambient" (ovvero la costruzione di spaziali cessi pubblici a NY durante la stagione natalizia,  ma anche in altre location/occasioni), per comunicare in modo slegato dalla stagionalità e agli eventi locali si sono inventati un ricorso all'Internet Mobile (mezzo che a breve temo diventerà obbligatorio un po' per tutti...)

Hanno quindi sviluppato un'applicazione con SitOrSquat, nato inizialmente come blog personale e poi diventato un database di bagni pubblici - e si sono fatti sostenitori dello sviluppo di un'applicazione per iPhone e BlackBerry che non solo, attraverso la geolocalizzazione, ti segnala il bagno pubblico più vicino ma ne fornisce anche il "rating".

Usando il GPS incorporato, si può trovare il bagno pubblico più vicino e/o aggiungere un nuovo "sito", categoria, dare un voto e fornirne una descrizione, in modo che gli altri utenti sappiano a cosa si va incontro.

Si usa quindi il valore della publicity per generare download dell'applicazione e "buzz" .

L'uso dell'applicazione in un momento di bisogno serve a dare equity alla marca in area problem-solving, quindi gratitudine, affetto... insomma una carta igienica che non solo è morbida ma che davvero si interessa a te e risolve i tuoi problemi quando più ne hai bisogno....una roba del genere, insomma.

L'applicazione essendo disponibile anche per noi poveri utenti italiani, ne ho fatto un rapido test (Versione iPhone).

L'applicazione richiede una registrazione e successivamente un sign-in...ma intelligentemente, se uno è in emergenza questo passo può venire saltato, per avere il più rapido accesso possibile al bagno più prossimo (potemmo vederlo come un brutto caso di "interruption marketing" - letteralmente, in caso contrario).

La registrazione ovviamente crea database, da usare per scopi di marketing...(se poi mi manderanno email interessanti vi terrò aggiornato).

A Milano per ora ci sono solo 2 bagni registrati ma potrei farmi convoncere, ascoltando la mia etica "communitaria", ad aggiungerne qualce altro e a trasformarmi in recensore di bagni (btw l'idea di pubbliciazioni che recensiscano le toilette è da un po' che è in giro in varie forme).

Una volta individuato il bagno più prossimo (vengono indicate le distanze) si può accedere alla mappa Google, e farsi guidare dal GPS verso il luogo del desiderio.

Nell'applicazione possiamo memorizzare i nostri cessi preferiti, cercare i bagni che abbiano uno spazio dedicato al cambio dei pannolini dei pupi, cercare quelli che sono aperti in questo momento e per l'appunto aggiungere nuove location (con relative foto!). C'è infine una parte di news pensata come un micro blog (sull'applicazione, non sui bagni. Almeno per ora).

Altro dettaglio, l'applicazione mobile prevede uno spazio a disposizione per la pubblicità - nella logica che una mobile app è anche un media, per quanto alternativo, e spesso molto "contestuale"...

La presenza della marca è discreta - solo nella schermata iniziale e sotto la forma di "Sponsored by".

 

 
Di Altri Autori (del 30/01/2009 @ 07:16:15, in Marketing, linkato 3010 volte)

Cresce il Marketing Shopper, lo dicono le più recenti statistiche: secondo Popai, l’Associazione Internazionale del Retail Marketing, oltre il 70% dei consumatori va ormai conquistato quando si trova già in negozio, perché è qui che compie le sue decisioni di acquisto.

Nella stessa direzione i dati di Kinetic, secondo cui il modello «in store» cresce del 20-30% in media ogni anno, con picchi del 70-80% in relazione alle nuove strutture con un valore commerciale dell’intero comparto pari a circa un miliardo di euro.

L’ultimo trend in tema di Marketing Shopper è il “Temporary” Shop Sharing. Come se non bastasse l’idea di un negozio con “scadenza mensile”, ecco che arriva il negozio “in multiproprietà”!!!

“Shop Sharing” non è da intendersi letteralmente come condivisione del negozio, quanto più come un’alternanza di diverse marche all'interno del medesimo spazio espositivo, posizionato in una location strategica., di solito centrale e facilmente raggiungibile. Ciascuno dei Brand “multiproprietari” gestisce e organizza il negozio secondo la propria strategia di shopper marketing per il periodo di un mese, passando poi il testimone all’azienda successiva.

Stravolgendo il concetto di fiducia legata al negozio abituale, lo Shop Sharing conquista il consumatore perché ne attira la curiosità offrendogli ogni mese qualcosa che lo sorprenda.

Molteplici i vantaggi offerti da questi negozi pro tempore: possibilità di usufruire di un luogo strategico ad alta visibilità ma con un notevole abbattimento dei costi dovuto alla temporaneità e senza dover per questo compromettere la personalizzazione dello store che resta assolutamente distintivo del proprio Brand e, se accompagnato dalla giusta campagna di comunicazione, non rischia di creare confusione tra le marche.

L’interesse per questo tipo di attività sta crescendo in Italia, sia da parte di aziende che, vendendo abitualmente attraverso la grande distribuzione, hanno finalmente un’occasione di contatto diretto col consumatore, sia da parte dei grandi Brand retail che ne riconoscono l’opportunità strategica per lanciare un prodotto o un servizio nuovo, o semplicemente per dare un tocco di distinzione e innovazione alla loro immagine.

Via Business International

 
Di Altri Autori (del 28/01/2009 @ 07:23:11, in Marketing, linkato 3230 volte)

Una riflessione che abbraccia le grandi forme distributive organizzate e il piccolo dettaglio locale; una razionalizzazione delle novità di cui i primi sono portatori e degli stimoli per gli imprenditori che si adoperano in questa formula distributiva. Questo è l’approccio con cui voglio trattare il tema dell’assetto del punto vendita.

Il dettaglio oggi è oggetto di molti studi di marketing e da esso quindi trae tecniche e strumenti per svilupparsi al meglio. Senza la presuntuosa pretesa di riassumere la materia, voglio comunque cercare una sommaria generalizzazione dell’argomento. Proverò infatti a presentare alcune delle tecniche più innovative, cercando di trovare in esse un minimo comune denominatore.
Due sono i presupposti da cui partono i miei ragionamenti. Il primo: il commercio al dettaglio soprattutto se di piccole dimensioni e non strutturato in forme organizzate, vive un profondo periodo di difficoltà. Al di là dei singoli dati congiunturali, è una evidenza che il piccolo negozio patisca uno stato di sofferenza che rende sempre più lontani i tempi in cui un’attività di questo tipo era considerata una sicura fonte di guadagno.

In secondo luogo il comportamento d’acquisto dei consumatori appare in evoluzione seguendo una traiettoria che vede una sempre maggiore importanza conferita al momento, all’atto del comperare. Sto cercando di raccontarvi la dimensione ludica dello shopping ovvero la ricerca di esperienze d’acquisto entusiasmanti e coinvolgenti. Quando si vende si deve aver chiaro che oggi lo shopping è uno dei divertimenti, non a pagamento, più graditi dalle persone; i consumatori trovano piacevole vagare per gli spazi commerciali. Si compra non solo il prodotto, ma l’emozione che scaturisce dal suo acquisto.

In un quadro quindi di difficoltà e di cambiamento, si innestano tecniche innovative e spesso estreme.
A quest’ultima categoria, quasi per definizione, appartengono quegli esercizi di marketing non convenzionale denominati Guerrilla store. Si tratta di negozi temporanei che aprono all’improvviso con una fine imminente già preventivata. Un po’ come il cambio di una collezione così questi PV chiudono per poi riaprire in altre location. Spesso gli spazi scelti vengono mantenuti nelle stesse precarie condizioni in cui sono trovati, con l’evidente tentativo di contenere al massimo i costi; nessuno spazio a forme di pubblicità, fede assoluta nel passaparola che scaturisce. Si vende la merce al minimo costo possibile e poi si chiude!

Riavvicinandoci al convenzionale e riprendendo una delle osservazioni poste a presupposto dei ragionamenti, inserisco le logiche tipiche del marketing emozionale. Il consumatore passa dall’essere considerato un mero operatore razionale, che paragona le differenti offerte secondo funzionalità e prezzi offerti, per divenire un più “romantico” consumatore emotivo che nella sua scelta d’acquisto cerca un piacere che va al di là della merce acquistata. In questa ottica la capacità del PV di interagire con tutti i sensi del suo fruitore appare fattore determinante; dal solo arredo si passa alla oculata scelta delle luci, dei colori, delle musiche, dei profumi e oggi sempre più spesso dei sapori.

Proseguo il mio ragionamento riportandovi un’altra delle terribili definizioni delle disciplina: visual merchandising. Si tratta della teatralizzazione del prodotto ovvero del processo della spettacolarizzazione della merce in cui il punto vendita diventa il palcoscenico ove viene messo in scena per il cliente ciò che si vende.
In questa logica appaiono molteplici le possibilità di un brand di comunicare attraverso diversi artifici architettonici i valori di cui è portatore. E’ sempre più vero che con un PV così strutturato si acquisti la marca e gli attributi che si riescono a far rivivere nella location.

Chiudo la presentazione con un irrinunciabile riferimento ai concept store; anche in questo caso la materia non offre definizioni univoche. Mi limito a mutuarne un abbozzo dall’idea di concept di prodotto cioè una forma di sperimentazione. Il concept store è appunto un luogo di sperimentazione in cui si possono fondere stili, prodotti, ambientazioni e servizi che in altrove potrebbero risultare incompatibili.

Credo che in queste ultime osservazioni risieda il punto di contatto, il denominator comune che andavo ricercando: la capacità di innovare, di creare un punto vendita che veramente sia di appeal per il consumatore. La capacità di offrire una novità soddisfando il modo di concepire lo shopping da parte del consumatore. Il negozio temporaneo, la multi-sensorialità, il negozio teatro sono tutti tentativi di fornire novità al cliente. Ricordatevi che se create un negozio straordinario non dovrete spendere in comunicazione in quanto i clienti stessi ne parleranno e l’idea girerà autonomamente tra i diversi media.

Un punto vendita avrà successo se saprà andare oltre le normali regole e convenzioni con cui normalmente veniva progettato, risultando portatore di novità per il cliente.

Dario Ferrigato

 
Di Altri Autori (del 21/01/2009 @ 07:27:07, in Marketing, linkato 2076 volte)

Nel 2008, quaranta miliardi di file musicali, il 95 per cento di tutti i download musicali, sono stati "piratati" dal web e condivisi sul web. Le cifre sono pubblicate dall'Ifpi (international federation of the phonographic industry), associazione industriale che riunisce più di 1400 etichette in 72 paesi del mondo. Tutto questo nonostante il lancio massiccio di piattaforme di musica digitale del tutto legale. Come dire, gratis piace sempre di più a uno zoccolo duro di imperterriti downloader.

A quanto pare, la pirateria impatta negativamente soprattutto sul repertorio di artisti locali; un fenomeno che assume caratteristiche rilevanti in Francia e in Spagna. Il tutto, si inserisce in un contesto di mercato che registra una crescita molto forte, intorno al 25%, del business della musica online, che porta il fatturato mondiale del mercato legale a 3,7 miliardi di dollari. Per la cronaca, si tratta in termini percentuali di ricavi maggiori realizzati dall'industria editoriale in generale. In questo senso, la musica è la frontiera della rivoluzione online e mobile.

Resta il danno grave che la pirateria arreca al mondo delle sette note. Quale la risposta del settore ai downloader incalliti? Più che puntare su misure repressive (che pure ci sono), l'industria discografica risponde con nuovi modelli di business, con l'obiettivo di offrire ai consumatori una scelta più ampia di servizi nuovi, realizzati con partner tecnologici di prima grandezza, la collaborazione con Isp e fornitori di banda larga, l'avvento di nuovi servizi in abbonamento (Music phone di Nokia, PlayNow plus di Sony Ericsson, per esempio), servizi à-la-carte music, il sorgere di nuovi canali. In questo contesto, non può che far bene l'avvento del web 2.0, con le sue reti sociali e i suoi blog.

di Pino Fondati su ILSOLE24ORE.COM

 
Di Roberto Venturini (del 12/12/2008 @ 07:24:44, in Marketing, linkato 1659 volte)

Torniamo, dopo un bel po' di tempo, a parlare di product placement, di product integration e di comunicazione.

Il Product Placement è da anni uno strumento importante per la promozione di marche e prodotti, attraverso l'inserimento dei "simboli" appropriati all'interno di fim o serial TV.

Ha raggiunto apici di importanza tali che alcune grandi marche avevano (o hanno ancora?) un ufficio permanente ad Hollywood, con l'esclusivo compito di negoziare accordi con le major per l'inclusione dei propri prodotti nelle più importanti produzioni.

In tempi di vacche magre e di advertising classico nel mirino, il placement si ritrova sotto i riflettori, nella speranza sia un modo per aggirare la disattenzione, il disinteresse o semplicemente il fatto che l'adv spesso non raggiunge nemmeno più il target.

In questo scenario potenzialmente favorevole al placement è entrato a gamba tesa Martin Lindstrom, noto esperto di branding e comunicazione (una vera star, nel suo piccolo) che nel suo recente libro "Buyology" riporta i risultati di esperimenti sull'efficacia del placement sui neuroni della gente (vedi alla voce neuromarketing).

Attaccando (in estrema sintesi) dei volontari ad un elettroencefalografo è stato dimostrato (su un campione di 2000 casi) che il placement non funziona (più) nella maggior parte dei casi, non portando ad un aumento del ricordo della marca (resta poi davero da vedere se a livello ultra sub-conscio/sotterraneo un qualche effetto subliminale ci posa essere anche in assenza di ricordo, ma appare una teoria un tantinello improbabile).

L'eccezione sarebbe rappresentata da quei casi in cui la marca è funzionale alla storia, è fortemente integrata nel plot narrativo... quello che si chiama product integration - dove marca o prodotto non sono una presenza più o meno casuale, ma sono un componente di fondo della storia (pensate ad es. se gli amici di "Friends" si fossero ritrovati in uno Starbucks invece che al "Central Perk"....).

 
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